{"id":286965,"date":"2026-01-01T23:45:18","date_gmt":"2026-01-01T23:45:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/286965\/"},"modified":"2026-01-01T23:45:18","modified_gmt":"2026-01-01T23:45:18","slug":"cina-il-presidente-jinping-nel-2026-vuole-avviare-la-modernizzazione-socialista-con-un-nuovo-piano-quinquennale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/286965\/","title":{"rendered":"Cina, il presidente Jinping nel 2026 vuole avviare la &#8220;modernizzazione socialista&#8221; con un nuovo piano quinquennale"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<strong>Mao Zedong<\/strong> ha fatto rialzare la Cina, <strong>Deng Xiaoping<\/strong> l\u2019ha resa ricca e <strong>Xi Jinping<\/strong> l\u2019ha fatta diventare forte\u201d. Non ha usato esattamente queste parole, ma era proprio questo che intendeva il presidente cinese quando <strong>nel 2017<\/strong> arring\u00f2 il partito all\u2019alba del secondo mandato. A cinquant\u2019anni esatti dalla morte del <strong>Grande Timoniere,<\/strong> le ambizioni di Xi per la nazione entrano in una nuova fase. I prossimi dodici mesi saranno cruciali per la Repubblica popolare.<\/p>\n<p>Il<strong> 2026<\/strong> sancir\u00e0 l\u2019inizio del nuovo piano quinquennale, la strategia politico-economica con cui Pechino punta a compiere un grande balzo in avanti verso la <strong>\u201cmodernizzazione socialista\u201d<\/strong>. Che tradotto vuol dire trasformare la Cina in un \u201cpaese di sviluppo medio\u201d, raddoppiando il <strong>Pil pro capite<\/strong> del 2020 entro il 2035, per poi renderla \u201cun paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso\u201d prima del 2049. Giusto in tempo per il centenario della Repubblica popolare. Un traguardo che \u2013 stando ai comunicati ufficiali \u2013 richieder\u00e0 <strong>un tasso di crescita di almeno il 4,17%<\/strong> nel prossimo decennio.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 semplice. Il contesto internazionale non facilita il lavoro del governo cinese: <strong>la tregua con gli Stati Uniti<\/strong> \u00e8 tutt\u2019altro che solida mentre le tensioni con<strong> l\u2019Unione Europea<\/strong> sembrano destinate a diventare la nuova normalit\u00e0. Guardare al Sud del mondo potrebbe non bastare a compensare la crescente chiusura dei mercati occidentali.<\/p>\n<p>Il testo del piano, presentato a ottobre durante il <strong>IV Plenum del partito<\/strong>, verr\u00e0 ratificato durante la plenaria del parlamento, attesa nel mese di marzo. Ma il grosso gi\u00e0 si sa. Secondo la roadmap, si punter\u00e0 su una maggiore autosufficienza tecnologica, nonch\u00e9 su un migliore coordinamento tra circolazione interna ed esterna, ovvero tra mercato domestico e commercio internazionale. I consumi, soprattutto nei servizi, restano la stella polare. Il \u201csalvagente\u201d economico che la leadership cinese ritiene indispensabile nel quadro delle tensioni commerciali con Stati Uniti e Unione europea. Ma adesso l\u2019intenzione \u00e8 quella di lavorare di pi\u00f9 sull\u2019offerta regolamentando i comparti affetti da <strong>sovracapacit\u00e0<\/strong> <strong>produttiva<\/strong>, come automotive e rinnovabili.<\/p>\n<p>Per chi segue la Cina, non \u00e8 nulla di particolarmente nuovo. Pechino si muove in questa direzione dall\u2019immediato post-Covid. Se non fosse per l\u2019inedita enfasi attribuita alla necessit\u00e0 di costruire un sistema industriale moderno. Secondo la rivista finanziaria Caixin, \u201cmantenere una quota ragionevole\u201d del settore manifatturiero, trasformando la produzione avanzata grazie all\u2019<strong>hi-tech<\/strong> (le cosiddette \u201cnuove forze produttive\u201d), permetter\u00e0 di evitare lo \u201csvuotamento dell\u2019industria sperimentato da alcune importanti economie\u201d. Specialmente alla luce della <strong>crisi dell\u2019immobiliare<\/strong> che, fino all\u2019esplosione della bolla nel 2023, rappresentava circa il 30% del pil nazionale. Nonostante le misure adottate finora abbiano attutito il calo dei prezzi delle case, stando <strong>all\u2019ex ministro delle Finanze, Lou Jiwei,<\/strong> il settore continuer\u00e0 ad attraversare una fase instabilit\u00e0 per almeno altri cinque anni, rallentando la crescita.<\/p>\n<p>Come sempre nei periodi di incertezze, il Partito-Stato serra i ranghi. Il prossimo anno sar\u00e0 contraddistinto da <strong>nuove nomine<\/strong> in vista del XXI Congresso del Pcc. Il consesso, che si terr\u00e0 nell\u2019autunno 2027, segner\u00e0 la fine dello storico terzo mandato di Xi Jinping. Con ogni probabilit\u00e0 anche l\u2019inizio di un quarto. Senza segnali di un favorito alla successione, \u00e8 lecito aspettarsi un ulteriore consolidamento del suo potere, sia attraverso <strong>epurazioni interne<\/strong> sia con l\u2019ascesa dei prot\u00e9g\u00e9e nelle posizioni apicali. Secondo l\u2019agenzia di stampa statale Xinhua, nel 2025 la campagna anticorruzione ha preso di mira numerosi funzionari, di cui almeno cinque a livello ministeriale. Le forze armate sono state uno dei principali obiettivi della pulizia. A ottobre, subito prima del quarto plenum, <strong>nove alti ufficiali<\/strong> sono stati rimossi dal partito per violazioni della disciplina. <strong>He Weidong<\/strong>, vicepresidente della CMC, \u00e8 diventato il primo membro del Politburo dal 2017 a venire indagato mentre ancora in carica.<\/p>\n<p>Considerato che \u201cla rettificazione politica\u201d compare tra gli obiettivi del nuovo piano quinquennale, difficilmente il prossimo anno l\u2019esercito avr\u00e0 maggiore respiro. Anche perch\u00e9 il tempo stringe: <strong>il 2027<\/strong> infatti non solo coincide con il centenario delle forze armate cinesi. \u00c8 soprattutto l\u2019anno in cui, secondo i piani del presidente cinese, Pechino dovr\u00e0 aver ottenuto la capacit\u00e0 \u2013 qualora lo voglia \u2013 di riconquistare Taiwan manu militari. Capacit\u00e0 che, anche al netto delle massicce esercitazioni di fine dicembre, \u00e8 ancora in buona parte da dimostrare.<\/p>\n<p>Contro i pronostici americani \u00e8 improbabile che la Cina alzer\u00e0 troppo il tiro. Le rimozioni dei militari corrotti \u2013 molti dei quali legati alla provincia del <strong>Fujian<\/strong> con affaccio su Taiwan \u2013 potrebbero richiedere un ripensamento della strategia muscolare attuata finora nello Stretto. Senza contare che nel 2026 sull\u2019isola si terranno le elezioni amministrative. Per la Cina potrebbe essere pi\u00f9 prudente lasciare <strong>il presidente William Lai<\/strong> cuocere nel suo brodo per approfittare dell\u2019impopolarit\u00e0 di alcune politiche che avrebbero dovuto colpire <strong>i nazionalisti del Guomindang<\/strong> e Pechino, ma che invece hanno gettato ombre fosche sul Partito progressista democratico e lo stato della democrazia taiwanese.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, la carta Taiwan non va sprecata, va giocata con astuzia. Quello in arrivo sar\u00e0 infatti l\u2019anno dell\u2019accordo commerciale tanto voluto da <strong>Donald Trump<\/strong>. Non \u00e8 escluso che Pechino possa cercare di sfruttare il pragmatismo del presidente americano per ottenere qualche compromesso. Magari un\u2019opposizione ufficiale di <strong>Washington<\/strong> all\u2019indipendenza dell\u2019isola in cambio di una corsia privilegiata nelle forniture di minerali critici. Mentre scriviamo manca ancora la firma, ma si sa gi\u00e0 che la tregua su terre rare e reciproche ritorsioni economiche durer\u00e0 un anno, con possibilit\u00e0 di proroga solo dopo verifiche periodiche. Nei prossimi mesi spetter\u00e0 ai leader superare gli ostacoli rimasti. Le occasioni di incontro, peraltro, non mancano. Secondo il <strong>Segretario al Tesoro Scott Bessent<\/strong>, oltre alle rispettive due visite di Stato,<strong> nel 2026 Xi e Trump<\/strong> si dovrebbero incrociare anche a novembre durante il <strong>vertice APEC di Shenzhen<\/strong> e a dicembre per il <strong>G20<\/strong> organizzato da The Donald al Doral Golf Club di Miami.<\/p>\n<p>Diplomazia al lavoro anche in Europa, dove sono in programma misure economiche per rendere pi\u00f9 equilibrate le relazioni con la Repubblica popolare. Sempre nell\u2019ottica dell\u2019ormai consolidato \u201cde-risking\u201d: dazi per l\u2019e-commerce a basso costo, un meccanismo di screening per gli investimenti esteri, e una strategia per allentare la dipendenza dalle terre rare cinesi, campeggiano in cima alla lista delle priorit\u00e0 di <strong>Bruxelles<\/strong>. E poi c\u2019\u00e8 la spinosa questione dei veicoli elettrici, gi\u00e0 sottoposti a limitazioni tariffarie. A complicare il quadro si aggiunge ovviamente il dossier Ucraina. La Repubblica popolare non sembra intenzionata a mediare attivamente una risoluzione del conflitto, anche se le sanzioni occidentali stanno spingendo aziende e banche cinesi a sospendere alcune attivit\u00e0 economiche con la Russia.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 quindi un anno all\u2019insegna dei negoziati con Stati Uniti e Ue. Ma questo (o proprio per questo) non distoglier\u00e0 Pechino dal suo \u201cpivot to the Global South\u201d. Ormai la leadership cinese ha manifestato chiaramente la propria predilezione per i tavoli multilaterali. Specialmente quelli che vedono protagonista <strong>il Sud del mondo<\/strong>: l\u2019ex Terzo Mondo a cui ammiccava Mao e con cui oggi la Repubblica popolare condivide la necessit\u00e0 di costruire un ordine internazionale pi\u00f9 inclusivo.<\/p>\n<p>Il vertice dei BRICS in India offrir\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 per proseguire <strong>il processo distensivo con Nuova Delhi<\/strong>, l\u2019altro gigante dell\u2019emisfero meridionale del pianeta. Domate le tensioni lungo il confine conteso, la Cina ha giovato delle frizioni commerciali tra Trump e il <strong>premier indiano Narendra Modi<\/strong>. Una possibile trasferta di Xi nel subcontinente \u2013 la prima dal 2019 \u2013 darebbe maggiore ufficialit\u00e0 alla normalizzazione dei rapporti bilaterali. Ma si tratta di una tregua fragile. La sua tenuta verr\u00e0 testata durante il summit della Shanghai Cooperation Organization, la piattaforma a guida sino-russa fondata nei primi anni Duemila con gli -Stan, che il prossimo anno sar\u00e0 ospitato dal <strong>Pakistan.<\/strong> Nuova Delhi ha spesso rifiutato di appoggiare dichiarazioni congiunte che menzionassero progetti infrastrutturali cinesi, passanti per il Kashmir conteso con Islamabad. Una posizione che in futuro potrebbe ostacolare il funzionamento della neonata Banca di sviluppo della SCO.<\/p>\n<p>Insomma, le sfide non mancano. Ora che \u00e8 ricca e forte, la Cina pu\u00f2 tenere testa a Trump, pu\u00f2 negoziare \u201ctrattati eguali\u201d con le ex potenze imperialiste. Ma molta della sicurezza ostentata serve a occultare le debolezze interne. Staremo a vedere se dopo il 2026 la grandeur promessa da Xi sar\u00e0 davvero un po\u2019 pi\u00f9 vicina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cMao Zedong ha fatto rialzare la Cina, Deng Xiaoping l\u2019ha resa ricca e Xi Jinping l\u2019ha fatta diventare&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":286966,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-286965","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115822508402910030","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/286965","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=286965"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/286965\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/286966"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=286965"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=286965"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=286965"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}