{"id":287405,"date":"2026-01-02T09:06:15","date_gmt":"2026-01-02T09:06:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/287405\/"},"modified":"2026-01-02T09:06:15","modified_gmt":"2026-01-02T09:06:15","slug":"no-other-choice-al-cinema-il-grottesco-della-competizione-distruttiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/287405\/","title":{"rendered":"&#8220;No Other Choice\u201d: al cinema il grottesco della competizione distruttiva"},"content":{"rendered":"<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/no_other_choice_scena_del_film.jpg\" alt=\"no other choice Non c\u2019\u00e8 altra scelta scena del film\" title=\"no other choice non c'\u00e8 altra scelta scena del film\"\/><\/p>\n<p>Da venticinque anni sei impiegato nella stessa azienda, hai fatto carriera, le tue competenze sono solide, hai una moglie, due figli, due cani e una casa con un bel giardino. Ti svegli sempre alla stessa ora, sai chi sei e ti senti al sicuro. Poi un giorno, all\u2019improvviso, perdi il lavoro perch\u00e9 sei stato sostituito da una macchina.<br \/>In No Other Choice \u2013 Non c\u2019\u00e8 altra scelta Park Chan-wook torna a raccontare una storia di sopravvivenza, ma questa volta il campo di battaglia non \u00e8 un carcere, una vendetta privata o una passione ossessiva: qui siamo di fronte a una situazione molto vicina, molto comune, in cui potenzialmente gli spettatori potrebbero riconoscersi, cio\u00e8 quando il panico ti attanaglia al punto che ogni collega, o potenziale tale, diventa un nemico.<br \/>Il film parte dal vuoto silenzioso e destabilizzante che si apre quando <strong>la quotidianit\u00e0 si rivela per quello che \u00e8 sempre stata: una promessa revocabile in ogni momento.<\/strong><\/p>\n<p>Presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, il film arriva ora nelle sale dopo un percorso festivaliero che lo ha gi\u00e0 imposto come uno dei titoli pi\u00f9 discussi, ma anche apprezzati, della stagione. Non sorprende che sia entrato anche nel radar dei premi internazionali, con candidature importanti, Golden Globes compresi, che ne certificano l\u2019ambizione e il peso autoriale. Ma al di l\u00e0 del palmar\u00e8s, No Other Choice \u00e8 soprattutto un film che parla in modo diretto e scomodo del nostro presente, scegliendo di farlo attraverso una figura drammatica nella sua ordinariet\u00e0, il tipo di persona che incarna perfettamente l\u2019ideale meritocratico: lavora, si sacrifica, e in cambio ottiene sicurezza. Insomma, una persona che ha sempre fatto ci\u00f2 che doveva per ottenere una vita dignitosa e che si rende conto che all\u2019improvviso questo non basta pi\u00f9 e diventa necessario superare i propri limiti, compresi quelli etici.<\/p>\n<p>    Trailer del film\n<\/p>\n<p>            Non c\u2019\u00e8 altra scelta, neanche per i dipendenti<\/p>\n<p>Il mondo di Man-su, questo \u00e8 il nome del protagonista, si spezza con una formula tanto cortese quanto definitiva: \u201cnon c\u2019\u00e8 altra scelta\u201d, come gli dicono mentre lo licenziano. Da qui scatta il progressivo slittamento in un\u2019instabile nuova routine: all\u2019inizio Man-su \u00e8 certo che trover\u00e0 presto un nuovo lavoro, ma poi arrivano i colloqui, i rifiuti, le umiliazioni e la crisi di identit\u00e0. Con loro, una domanda che \u00e8 il leitmotiv di tutto il film: chi sei, quando non puoi pi\u00f9 fare quello che hai sempre fatto?<\/p>\n<p>\u00c8 qui che Park Chan-wook innesta <strong>il discorso pi\u00f9 interessante che riguarda lo sgretolarsi della classe media contemporanea<\/strong>. Man-su non \u00e8 povero, non \u00e8 uno degli ultimi, non \u00e8 la bassa manovalanza sostituibile di un altro film uscito quest\u2019anno sempre a Venezia, <a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/cultura\/venezia-82-grand-ciel-alienazione-horror-lavoro\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Grand Ciel<\/a>: lui \u00e8 uno di quelli bravi, uno di quelli che ha sempre fatto il suo dovere, uno che si sentiva al sicuro, <strong>il prodotto pi\u00f9 riuscito di un sistema che promette stabilit\u00e0 in cambio di obbedienza<\/strong>. Lui e l\u2019intera classe sociale a cui appartiene vivono sospesi su una soglia: abbastanza protetta da credersi al sicuro, abbastanza esposta da poter perdere tutto in tempi brevissimi.<\/p>\n<p>A questo punto, per\u00f2, mentre la famiglia passa da una rinuncia all\u2019altra fino ad affidare i cani ai genitori anziani, la situazione per Man-su comincia a farsi pi\u00f9 chiara: e se anche lui, come l\u2019azienda, non avesse scelta? E se la lotta per trovare un nuovo lavoro fosse pi\u00f9 cruenta di quanto la societ\u00e0 civile potrebbe immaginare?<\/p>\n<p>\u00a0\u201cNo Other Choice\u201d \u00e8 Park Chan-wook all\u2019ennesima potenza<\/p>\n<p>Dal punto di vista narrativo, No Other Choice riprende alcuni temi ricorrenti nel cinema di Park Chan-wook, ma li declina in modo diverso. Come in Oldboy e in generale nella trilogia della vendetta, c\u2019\u00e8 un uomo che viene privato di qualcosa di fondamentale e che reagisce trasformando la propria frustrazione in un progetto ossessivo. Qui per\u00f2 manca un antagonista, o meglio, il \u201ccattivo\u201d \u00e8 l\u2019intero sistema, ma non lo puoi sconfiggere, e allora puoi rivalerti solo su chi naviga nelle tue stesse acque. Il vero nemico \u00e8 impersonale, fatto di procedure, colloqui HR, sorrisi di circostanza, ma non lo devi combattere, devi solo trovare un modo per starci dentro: <strong>il premio sar\u00e0 il ripristino di un ordine simbolico che ti legittima di nuovo come membro rispettabile della societ\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Il film costruisce questa deriva con una messa in scena impeccabile. Gli spazi domestici, la casa con il giardino, i bonsai curati con maniacale attenzione, diventano il riflesso di un\u2019identit\u00e0 che cerca disperatamente di restare integra mentre tutto intorno si sfalda. Come spesso accade nel cinema di Park Chan-wook, l\u2019ambiente \u00e8 una proiezione dello stato mentale dei personaggi. Qui, per\u00f2, la raffinatezza visiva non serve a creare distanza ma a rendere ancora pi\u00f9 doloroso il contrasto tra ci\u00f2 che Man-su ha costruito e ci\u00f2 che rischia di perdere.<\/p>\n<p>\u201cNo other choice\u201d \u00e8 l\u2019anti \u201cStroker\u201d<\/p>\n<p>Un confronto interessante \u00e8 quello con Stoker (2013), l\u2019opera americana di Park Chan-wook, spesso considerata una parentesi stilistica nella sua filmografia, quasi un incidente di percorso dovuto alle dinamiche diverse del cinema hollywoodiano. Le due pellicole per\u00f2 hanno in comune un senso di inquietudine costante, che per\u00f2 viene creato con artifici molto diversi: in Stroker il regista aveva lavorato per sottrazione e la suspense nasceva da ci\u00f2 che non veniva detto, dai silenzi, dagli sguardi troppo lunghi, da una messa in scena elegantissima che suggeriva la violenza senza quasi mai mostrarla apertamente, e tutto era calibrato per insinuarsi sotto la pelle, come un rumore di fondo che cresce lentamente senza mai esplodere. In No Other Choice, invece, Park Chan-wook sceglie consapevolmente la strada opposta: <strong>l\u2019inquietudine nasce da una situazione sociale claustrofobica, ma si estrinseca nella logica cristallina che porta a una violenza esibita<\/strong> (anche se forse un po\u2019 meno che in altri suoi film) come a suggellare un paradosso: se non abbiamo scelta, possiamo essere giudicati per le nostre azioni?<\/p>\n<p>Qui ci troviamo di fronte a un personaggio che sembra spingersi sempre un passo oltre il realismo e a battute che interrompono il flusso drammatico per creare uno straniamento immediato. Il risultato \u00e8 un disagio pi\u00f9 esplicito, che rompe continuamente il patto emotivo con lo spettatore. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla dell\u2019eleganza di Stoker,\u00a0che turbava\u00a0perch\u00e9 il flusso era continuamente trattenuto, mentre No Other Choice spiazza perch\u00e9 non si trattiene quasi mai.<\/p>\n<p>Leggi anche: <a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/cultura\/venezia-82-bugonia-complottismo-paranoia-lanthimos-emma-stone\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Bugonia, tra complottismo e paranoia Lanthimos convince meno<\/a><\/p>\n<p>Quando il grottesco travalica la trama<\/p>\n<p>Questa scelta per\u00f2 ha delle conseguenze. In Stroker il controllo formale serviva a rendere l\u2019orrore quasi astratto, qui l\u2019eccesso rende il disagio fin troppo concreto. <strong>Il grottesco applicato a una storia di perdita del lavoro e declassamento sociale produce un cortocircuito: lo spettatore non ha il tempo di metabolizzare il dolore,<\/strong> perch\u00e9 viene continuamente spinto fuori dalla scena da una risata amara o da una situazione assurda. Passiamo da un veleno lento e invisibile a una ferita che viene toccata di continuo, e non sempre lo spettatore \u00e8 pronto a reggere questo sbalzo.<br \/>Sembra quasi che Park Chan-wook non si fidi completamente della forza di quello che ha gi\u00e0 tra le mani, che invece \u00e8 molto. Il ricorso insistito al grottesco e all\u2019eccesso rischia di indebolire proprio ci\u00f2 che il film dovrebbe sottolineare: la banalit\u00e0 del crollo. La classe media non precipita in modo spettacolare, ma scivola lentamente, tra colloqui falliti e piccole umiliazioni quotidiane. Quando il film accentua troppo l\u2019ironia, quest\u2019inquietudine che serpeggia in ogni scena viene compressa, e lo spettatore pu\u00f2 sentirsi spiazzato, se non respinto.<\/p>\n<p>Lo stesso regista ha dichiarato che in No Other Choice l\u2019umorismo \u00e8 pi\u00f9 esplicito rispetto ad altri suoi lavori, e il film \u00e8 attraversato da momenti cos\u00ec grotteschi che lo spettatore pu\u00f2 infastidirsi, perch\u00e9 la tensione \u00e8 continuamente interrotta da una sceneggiatura e una regia abbastanza aggressive. Nei momenti in cui il film insiste troppo sul grottesco, il rischio \u00e8 che la sofferenza di Man-su venga percepita come un dispositivo narrativo pi\u00f9 che come un\u2019esperienza condivisibile, e l\u2019empatia potenziale si spezza.<\/p>\n<p>Adattarsi alla caduta o perdere se stessi?<\/p>\n<p>La figura di Miri, la moglie, introduce un ulteriore livello di complessit\u00e0. \u00c8 razionale, pragmatica, capace di riconoscere la crisi senza farsi travolgere: taglia le spese, fa piani economici, prende in considerazione le ipotesi peggiori. In un altro film avrebbe potuto essere la voce della speranza, qui \u00e8 piuttosto lo specchio di ci\u00f2 che Man-su non riesce ad accettare: l\u2019idea che la vita vada ridimensionata, che lo status non sia un diritto acquisito e che si pu\u00f2 rinegoziare all\u2019occorrenza. La loro dinamica racconta una frattura interna alla classe media stessa, tra chi \u00e8 disposto ad adattarsi e chi vive ogni rinuncia come una perdita identitaria irreversibile.<\/p>\n<p>Alla fine, No Other Choice \u00e8 un film che non offre consolazioni. Non c\u2019\u00e8 una vera catarsi, non c\u2019\u00e8 una soluzione accettabile. Il titolo smette presto di riferirsi solo al licenziamento e diventa una condizione esistenziale: non c\u2019\u00e8 altra scelta che restare dentro un sistema che ti ha gi\u00e0 espulso simbolicamente, e per farlo devi accettare qualunque prezzo. \u00c8 un film di grande spessore proprio perch\u00e9 mette lo spettatore davanti a una possibilit\u00e0 concreta, condivisibile da quasi tutti: nei vari giri del destino, tutte le nostre sicurezze possono ridursi a un pugno di sabbia che ci sfugge dalle mani.<\/p>\n<p><strong>Forse Park Chan-wook spinge troppo sul grottesco, forse alcune battute arrivano quando il silenzio avrebbe fatto pi\u00f9 male, ma il disagio che resta addosso \u00e8 la prova che nel complesso \u00e8 un lavoro attento<\/strong> ed efficace, che non racconta un\u2019eccezione, ma la regola che sta emergendo sotto i nostri occhi anche quando cerchiamo di non vederla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da venticinque anni sei impiegato nella stessa azienda, hai fatto carriera, le tue competenze sono solide, hai una&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":287406,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521,47493,57989],"class_list":{"0":"post-287405","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies","16":"tag-no-other-choice","17":"tag-park-chan-wook"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115824714490938584","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/287405","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=287405"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/287405\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/287406"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=287405"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=287405"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=287405"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}