{"id":287460,"date":"2026-01-02T09:56:12","date_gmt":"2026-01-02T09:56:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/287460\/"},"modified":"2026-01-02T09:56:12","modified_gmt":"2026-01-02T09:56:12","slug":"le-opere-di-sergio-vacchi-a-capodimonte-a-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/287460\/","title":{"rendered":"Le opere di Sergio Vacchi a Capodimonte a Napoli"},"content":{"rendered":"<p>Un immaginario interiore che fuori esce dalla tela e penetra nell\u2019animo di chi la interroga. L\u2019(oltre) informale maestro Sergio Vacchi riesce a evocare questo nelle sue pennellate cariche di narrazione e d\u2019azione emotiva.\u00a0<\/p>\n<p>In occasione del centenario della nascita del pittore bolognese <strong>Sergio Vacchi <\/strong>(Castenaso, 1925 \u2013 Siena, 2016), il Museo e Real Bosco di Capodimonte gli rende omaggio ospitando la mostra \u2018Sogno mediterraneo. Sergio Vacchi\u2019 che offre un focus sul corpus di opere prodotte dal 1959 al 2006.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"844\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/iter-itineris-secondo-2005-smalto-su-tela-courtesy-fondazione-vacchi-1024x844.jpg\" alt=\"Iter itineris secondo, 2005, smalto su tela, Courtesy Fondazione Vacchi\" class=\"wp-image-1203730\"  \/>Iter itineris secondo, 2005, smalto su tela, Courtesy Fondazione Vacchi<strong>Il legame di Vacchi con Napoli<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Il 1965 rappresenta un momento cruciale per la storia dell\u2019arte partenopea, in cui Vacchi si inserisce con una mostra presso la galleria \u2018Il Centro\u2019. In un acceso fermento culturale, Napoli si fa spazio come nuovo polo di riferimento per l\u2019arte contemporanea: Sergio Vacchi conquista il suo posto con una pittura visionaria ed erudita. Le sue opere sono apprezzate e sostenute da due collezionisti napoletani che consacrano Vacchi come un visionario avanguardista. Sono Sophia Loren e Carlo Ponti le figure di spicco che acquistano pi\u00f9 di cento opere del maestro, alcune gi\u00e0 esposte nella sua prima mostra sul territorio campano. Arricchisce l\u2019allestimento in corso la fotografia di Dan Forer, che nel 1967 coglie Sophia Loren nel contesto domestico mentre posa accanto al suo ritratto dipinto da Vacchi. Un\u2019immagine che, oltre al valore documentario, rivela i meccanismi di dialogo tra arte, identit\u00e0 e rappresentazione tra il volto reale e quello filtrato da due artisti.\u00a0<\/p>\n<p>A solidificare il rapporto sempre pi\u00f9 viscerale con la citt\u00e0 \u00e8 il ciclo di opere su Federico II, di cui in mostra \u2018La telefonata di marmo\u2019 e \u2018L\u2019amante di Federico II di Hohenstaufen\u2019, entrambe dipinte nel 1966. Le tele sono una rappresentazione combinata di una sottile ironia con una tensione visiva che nasce da figure volutamente alterate. I riferimenti allusivi a un immaginario nascosto nel territorio napoletano sono frammenti al chiaro di luna; una riflessione enigmatica sulle azioni custodite nella storia del golfo.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"735\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/lamante-di-federico-ii-di-hohenstaufen-1966-courtesy-fondazione-vacchi-735x1024.jpg\" alt=\"L'amante di Federico II di Hohenstaufen, 1966, Courtesy Fondazione Vacchi\" class=\"wp-image-1203731\"  \/>L\u2019amante di Federico II di Hohenstaufen, 1966, Courtesy Fondazione Vacchi<strong>Il linguaggio poetico di Vacchi<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Le altre opere in mostra sono rappresentative della ricerca viscerale dell\u2019artista, un\u2019indagine profonda delle dinamiche dell\u2019inconscio e del mondo fiabesco, quasi mitologico.\u00a0<\/p>\n<p>La dimensione surreale dell\u2019iconografia di Vacchi si evince gi\u00e0 dalle prime sperimentazioni materiche, inizialmente molto dense, poi pi\u00f9 riflessive, testimoniando una continua ricerca delle forme rappresentative della natura, della dislocazione del soggetto nel paesaggio e della dinamica simbolica tra immagine e significato.\u00a0<\/p>\n<p>Con la sua produzione, l\u2019artista costruisce un sistema di segni che costantemente mette in tensione l\u2019immaginazione, la memoria e la realt\u00e0.\u00a0 In \u2018Primo memoriale organico\u2019 (1959), Vacchi \u00e8 ancora in contatto con Napoli. Nell\u2019opera adotta una linea pittorica irregolare che sembra sondare le profondit\u00e0 del Vesuvio pi\u00f9 che rappresentare la superficie, configurando la rappresentazione come un racconto vivo dell\u2019energia della natura.\u00a0<\/p>\n<p>\u2018Per un volto del paesaggio\u2019 (1962) suggerisce un attrito tra soggetto e intorno. La potenza del sole e la presenza di un unico soggetto, il volatile quasi caricaturale incontro ad alberi informi, crea un disequilibrio che sembra rendere muti i due elementi: condividono lo spazio, ma non dialogano serenamente. Il colore sanguinolento del cielo appare sciogliersi in un paesaggio dimenticato.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"897\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/per-un-volto-del-paesaggio-1962-courtesy-fondazione-vacchi-1024x897.jpg\" alt=\"Per un volto del paesaggio, 1962, Courtesy Fondazione Vacchi\" class=\"wp-image-1203732\"  \/>Per un volto del paesaggio, 1962, Courtesy Fondazione Vacchi\u00a0<br \/>Le opere in mostra a Napoli\u00a0<\/p>\n<p>La mostra prosegue con \u2018Iter itineris secondo\u2019 (2005), opera pi\u00f9 tarda dell\u2019artista, in cui si rielabora il tema del gregge, trasformandolo in un gruppo di figure avvolte da un rosso tagliente. Gli agnelli, caratterizzati da orecchie affilate e innaturali, sono svegli e poco ingenui. Marciano inevitabilmente lungo il percorso definito, a seguito di bianchi solchi che alludono ad ali a riposo, ma sempre salvifiche verso il futuro. In miniatura, un tempio greco introduce l\u2019idea di una memoria culturale lontana, eco quasi inaudibile.\u00a0<\/p>\n<p>Tra le ultime opere dell\u2019artista, \u2018Della Melancholia Seconda\u2019 racconta uno spazio con le sue tracce. \u00c8 testimone di un passato e narrazione di un presente. La tela propone un interno rarefatto, debitore della struttura compositiva dell\u2019ultima cena leonardesca, svuotato dai suoi commensali. Si lascia il posto, tuttavia, a figure di animali fantastici che affiorano ai margini, insieme alla mano centrale con un dito rivolto verso l\u2019alto. Ogni figura vivente sembra intrappolata tra le trame dell\u2019ambiente.\u00a0<\/p>\n<p>Il dialogo tra allegoria e interrogazione metafisica mette in evidenza la volont\u00e0 di Vacchi di esplorare le possibili dinamiche emotive dei tempi e dei luoghi.\u00a0<\/p>\n<p>Elizabeth Germana Arthur\u00a0<\/p>\n<p>            Ulteriori info<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/sergio-vacchi-il-sogno-mediterraneo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            <img width=\"300\" height=\"169\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/news408597-300x169.jpg\" class=\"attachment-medium size-medium wp-post-image\" alt=\"Sergio Vacchi - Il Sogno Mediterraneo\" loading=\"lazy\"  decoding=\"async\" \/>        <\/a><\/p>\n<p class=\"c-card_text\">In mostra uno dei pi\u00f9 originali e significativi artisti del Novecento italiano, a 60 anni dal suo debutto napoletano, in collaborazione con la Fondazione Vacchi.<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un immaginario interiore che fuori esce dalla tela e penetra nell\u2019animo di chi la interroga. 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