{"id":287808,"date":"2026-01-02T14:36:10","date_gmt":"2026-01-02T14:36:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/287808\/"},"modified":"2026-01-02T14:36:10","modified_gmt":"2026-01-02T14:36:10","slug":"stefano-massoli-quando-laura-ha-scelto-di-morire-mi-ha-chiesto-di-uscire-dalla-stanza-eravamo-entrambi-prigionieri-della-sua-malattia-quando-e-arrivato-il-via-libera-per-il-suicidio-assistito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/287808\/","title":{"rendered":"Stefano Massoli: \u00abQuando Laura ha scelto di morire mi ha chiesto di uscire dalla stanza. Eravamo entrambi prigionieri della sua malattia, quando \u00e8 arrivato il via libera per il suicidio assistito abbiamo brindato: non alla morte, ma alla possibilit\u00e0 di scegliere\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><strong>Si sentiva imprigionato dentro quella situazione?<\/strong><br \/>\u00abLo ero. Laura mi diceva sempre: io sono il tuo carceriere, tu sei il mio carcerato. Io rispondevo: no, la malattia ci imprigiona entrambi. Lei non aveva nessuna colpa, non aveva scelto di ammalarsi. Se avessi avuto pi\u00f9 sostegno da parte del welfare, non tanto in termini economici, ma come prestazioni assistenziali, forse avrei potuto continuare a fare il mio lavoro, a uscire di casa e avrei passato del tempo di qualit\u00e0 con Laura. Invece, cos\u00ec ero ostaggio della situazione e spesso finivamo per litigare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Laura si sentiva in colpa per questo. Lo ha scritto spesso nella <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/article\/io-stefano-e-la-sclerosi-multipla-perche-non-si-riesce-a-capire-sofferenza\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sua rubrica su Vanity Fair.<\/a><\/strong><br \/>\u00abSi sentiva responsabile sia perch\u00e9 abbiamo rinunciato ad avere figli, per non rischiare che la sua salute peggiorasse, sia per la fatica degli ultimi anni. A volte mi diceva: \u201cBasta, la faccio finita perch\u00e9 ti stai distruggendo\u201d. Allora mi arrabbiavo e le rispondevo che quello che contava era come stava lei, non se io ero sfinito. Io avevo delle vie di fuga: avrei potuto prendermi una pausa, andarmene. Potevo fare un crowdfunding per trovare pi\u00f9 assistenza. Tutte cose che non ho fatto. Sono rimasto e basta. E l\u2019ho fatto in maniera spontanea, senza aspettarmi nulla, neanche una ricompensa divina perch\u00e9 sono ateo e sbattezzato. L\u2019ho fatto perch\u00e9 le volevo bene e le avevo promesso che le sarei stato accanto. Appena ci siamo fidanzati, mi aveva parlato della sua patologia e dei rischi. Le avevo risposto: \u201cNe prendo atto, qualsiasi cosa accada la affronteremo insieme\u201d. Cos\u00ec \u00e8 stato. Ho fatto quello che un essere umano deve fare nei confronti di un\u2019altra persona con la quale decide di condividere la vita\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando Laura ha cominciato a pensare al suicidio assistito?<\/strong><br \/>\u00abDopo che si \u00e8 aggravata e la quotidianit\u00e0 \u00e8 diventata insostenibile. Abbiamo vissuto tre vite: quando eravamo giovani, belli e gran viaggiatori. Quando lei ha iniziato a usare il bastone e in modo intermittente la carrozzina, e gli ultimi cinque anni quando, nonostante tutte le cure, la malattia \u00e8 degenerata in un modo bestiale. Un giorno mi ha fatto vedere dei fogli e mi ha detto: \u201cMi sono informata, in Svizzera c\u2019\u00e8 una clinica dove, quando non ce la far\u00f2 pi\u00f9, potr\u00f2 andarmene\u201d. \u00c8 stato un colpo. Poi, vedendo come andavano le cose, ho capito che dovevo superare il mio egoismo, che se l\u2019amavo avrei dovuto lasciarla libera. A volte mi diceva: \u201cVuoi che resti un po\u2019 di pi\u00f9?\u201d. Ma io non volevo e non potevo essere l\u2019ago della bilancia, quella era una decisione solo sua\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si sentiva imprigionato dentro quella situazione?\u00abLo ero. 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