{"id":28796,"date":"2025-08-05T01:00:11","date_gmt":"2025-08-05T01:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/28796\/"},"modified":"2025-08-05T01:00:11","modified_gmt":"2025-08-05T01:00:11","slug":"recensione-defenders-of-the-faith-odes-to-the-gods","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/28796\/","title":{"rendered":"Recensione Defenders of the Faith Odes to the Gods"},"content":{"rendered":"<p>&#13;<br \/>\n                    &#13;<br \/>\n                    &#13;<\/p>\n<p class=\"article_disclaimer\">Truemetal vive grazie al suo pubblico. 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Cos\u00ec hanno tirato fuori i vecchi chiodi borchiati, si sono infilati le magliette di <strong>Saxon<\/strong> e <strong>Iron Maiden<\/strong> e, dopo aver coinvolto anche un paio di amici, si sono messi a suonare heavy metal anni 80. In sintesi, si possono descrivere cos\u00ec i <strong>Defenders Of The Faith<\/strong>, progetto nato per iniziativa del chitarrista <strong>Christofer Johnsson<\/strong>, con l\u2019intento di rendere il suo personale omaggio alle band della sua giovinezza. Nomi come <strong>Judas Priest<\/strong>, <strong>Accept<\/strong>, <strong>Scorpions<\/strong>, <strong>Saxon<\/strong>, <strong>Iron Maiden<\/strong> ed altre compagini che sono state gli idoli di una generazione di teenagers ormai gi\u00e0 entrata nell\u2019et\u00e0 degli \u201c\u2026anta\u201d. Il resto della formazione dei Defender Of The Faith, vede coinvolti <strong>Nalle P\u00e5hlsson<\/strong> (basso), <strong>Sami Karppinen<\/strong> (batteria), <strong>Christian Vidal<\/strong> (chitarra), <strong>Thomas Vikstr\u00f6m<\/strong> (voce), praticamente gi\u00e0 tutti compagni di <strong>Johnsson<\/strong> nei <strong>Therion<\/strong>, ai quali si vanno ad aggiungere ospiti come <strong>Bj\u00f6rn H\u00f6glund<\/strong>, <strong>Chris Davidsson<\/strong>,<strong> Diego Valdez<\/strong> e <strong>Ripper Owens<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 prima di aver ascoltato il disco, si notano i riferimenti e le citazioni che il combo svedese ha rivolto nei confronti delle grandi icone del passato. A cominciare dal nome della band, <strong>Defenders Of The Faith<\/strong>, che prende inequivocabilmente spunto dall\u2019omonimo disco dei<strong> Judas Priest<\/strong> pubblicato nel 1984 e divenuto col tempo una vera pietra miliare del genere. Lo stesso titolo dell\u2019album, \u201c<strong>Odes to the Gods<\/strong>\u201c, \u00e8 un omaggio ai nomi storici della scena metal, a quegli Dei del metallo autori di capolavori entrati ormai nella leggenda. Non \u00e8 da meno neanche la copertina di questo lavoro, un\u2019immagine quasi scippata all\u2019esordio dei <strong>Rainbow<\/strong>, alla quale \u00e8 stata aggiunta una Flying V presa in prestito da <strong>Restless and Wild<\/strong> degli <strong>Accept<\/strong>.<\/p>\n<p data-insertion=\"1\">Passando all\u2019ascolto del disco, si viene subito travolti dalla ritmica killer di \u201c<strong>Heavy Metal Shakedown<\/strong>\u201c, uno speed metal ribaldo alla maniera dei Judas Priest su cui si erge la voce abrasiva di Chris Davidsson. \u201c<strong>I\u2019m in Love with My Tank<\/strong>\u201d \u00e8 un tempo medio con un ritornello orecchiabile di stampo hard rock che vede alternarsi al microfono Thomas Vikstr\u00f6m ed il cantante argentino <strong>Diego Valdez<\/strong>, gi\u00e0 distintosi con i <strong>Dio Disciples<\/strong>. \u201c<strong>The Time Machine<\/strong>\u201c, la traccia pi\u00f9 lunga del disco, inizia con un\u2019andatura epica dalle sfumature orientaleggianti che ricorda qualcosa dei Rainbow. Dopo un paio di cambi di tempo, il pezzo assume un\u2019attitudine molto maideniana con chitarre galoppanti in bella mostra. Il brano, stando alle intenzioni di Johnsson, vuole appunto essere un tributo a quanto fatto, o in questo caso sarebbe meglio dire quanto non fatto dagli Iron Maiden. Come spiega il chitarrista svedese, la genesi del pezzo nasce quando, leggendo la tracklist dell\u2019ultimo album della vergine di ferro, \u201c<strong>Senjutsu<\/strong>\u201c, rimase incuriosito dal titolo \u201c<strong>The Time Machine<\/strong>\u201c. Quando poi ascolt\u00f2 il brano, questo si rivel\u00f2 molto differente da come Johnsson lo aveva inizialmente immaginato. Da qui allora la decisione di scriverne una sua versione, ricalcando lo stile di <strong>Steve Harris<\/strong> e soci. Anche \u201c<strong>Intruder<\/strong>\u201d nasconde un aneddoto curioso in merito alla sua realizzazione. La traccia inizialmente era stata composta da Johnsson per una sua eventuale collaborazione con i <strong>KK\u2019s Priest<\/strong>, ma la cosa non \u00e8 mai andata in porto. Cos\u00ec la canzone \u00e8 stata inclusa su \u201c<strong>Odes to the Gods<\/strong>\u201d facendola cantare da <strong>Ripper Owens<\/strong>. Il risultato \u00e8 una ruvida bomba alla Accept che ben si adatta alla voce al vetriolo di Owens. Procedendo con l\u2019ascolto, ci imbattiamo in \u201c<strong>Northern Stones<\/strong>\u201c, traccia che poggia su un riff di quelli che, in passato, hanno fatto la fortuna degli <strong>Scorpions<\/strong>, anche se, a dir la verit\u00e0, al pezzo in questione manca un po\u2019 l\u2019esplosivit\u00e0 di <strong>Klaus Meine &amp;Co<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>Funeral Pyre<\/strong>\u201d invece \u00e8 un godibile hard n\u2019heavy dallo stampo quasi marziale. L\u2019anthemica \u201c<strong>Darkside Brigade<\/strong>\u201d vede schierati in campo ben tre vocalist, con <strong>Valdez<\/strong> e <strong>Davidsson<\/strong> a recitare il ruolo principale e <strong>Vikstr\u00f6m<\/strong> ad occuparsi dei cori. Su \u201c<strong>Our Saviour<\/strong>\u201c, i Defenders Of The Faith sconfinano un po\u2019 nel power degli anni 2000, con le chitarre che si lasciano andare in alcuni passaggi dal gusto neoclassico.<br \/>Si chiude con \u201c<strong>The End of the World<\/strong>\u201c, una marcia che trae spunto dalle scorribande sonore di Accept e Judas Priest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<strong>Odes to the Gods<\/strong>\u201d \u00e8, tutto sommato, un disco gradevole. Non si tratta di un capolavoro, certo, ma probabilmente non era nemmeno questo l\u2019obiettivo prefissato. Come lo stesso <strong>Christofer Johnsson<\/strong> spiega, il suo intento in quest\u2019opera, era provare a recuperare quel groove, quel suono caldo, in cui si possa sentire il legno della chitarra cantare, che il metal avrebbe perso, amalgamandosi con il thrash nel corso degli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" data-insertion=\"1\">In definitiva, \u201c<strong>Odes to the Gods<\/strong>\u2018 \u00e8 un album fatto per puro divertimento, senza pressioni e senza la paura di dover dimostrare niente a nessuno. Un disco realizzato da un fan del metal per altri appassionati come lui. Non sar\u00e0 un lavoro imperdibile, ma un paio di ascolti se li pu\u00f2 meritare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=61559792368888\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=61559792368888<\/a><\/p>\n<p>                    &#13;<br \/>\n                    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n                    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n                    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#13; &#13; &#13; Truemetal vive grazie al suo pubblico. 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