{"id":289010,"date":"2026-01-03T09:41:09","date_gmt":"2026-01-03T09:41:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/289010\/"},"modified":"2026-01-03T09:41:09","modified_gmt":"2026-01-03T09:41:09","slug":"2026-cosa-dobbiamo-aspettarci-dallanno-1-dopo-il-dominio-uae","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/289010\/","title":{"rendered":"2026, COSA DOBBIAMO ASPETTARCI DALL&#8217;\u00abANNO 1 DOPO IL DOMINIO UAE\u00bb?"},"content":{"rendered":"<p>Un nuovo calendario non azzera ci\u00f2 che \u00e8 successo, ma lo mette alla prova. Il 2026 del ciclismo maschile nasce all\u2019ombra di un dominio quasi imbarazzante e di una domanda semplice:<strong> chi, davvero, pu\u00f2 cambiare il corso delle cose?<\/strong> Le risposte non stanno solo nei grandi giri, ma nelle scelte, nelle fratture interne, nei progetti che promettono pi\u00f9 di quanto garantiscano. La primavera riparte da dove si era fermata: <strong>Tadej Poga\u010dar<\/strong> contro <strong>Mathieu van der Poel<\/strong>.<br \/> \n            <\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 una rivalit\u00e0 episodica, ma un\u2019abitudine. Sanremo, Fiandre, Roubaix: stessi palcoscenici, stesso copione, con la differenza che ormai il resto del gruppo assiste. Poga\u010dar ha reso il ciclismo prevedibile; Van der Poel \u00e8 l\u2019unico che riesce, a tratti, a sabotare questa sensazione. La primavera 2026 non promette sorprese, ma conferme. E forse \u00e8 proprio questo il problema.\n            <\/p>\n<p>Il progetto Red Bull ruota tutto attorno a <strong>Remco Evenepoel<\/strong>.\u00a0Il passaggio a <strong>Red Bull Bora\u2013Hansgrohe<\/strong> non \u00e8 solo un cambio di maglia, ma un esame di maturit\u00e0. Squadra pi\u00f9 solida, ambizioni dichiarate, meno alibi. Il Tour de France diventa la misura di tutto: se Evenepoel deve colmare il divario con Poga\u010dar, \u00e8 qui che lo far\u00e0. O qui che capir\u00e0 quanto manca davvero.<\/p>\n<p>Nel frattempo, il silenzio di <strong>Jonas Vingegaard<\/strong> dice pi\u00f9 di molte conferenze stampa.\u00a0L\u2019idea del Giro come alternativa strategica al Tour aleggia da mesi. Andare in Italia significherebbe completare la collezione dei grandi giri, ma anche rinunciare \u2013 almeno in parte \u2013 al controllo ossessivo di luglio. Visma sa che il Tour resta il centro dell\u2019universo. La scelta, qualunque sia, definir\u00e0 non solo il 2026, ma il resto della carriera di Vingegaard.<\/p>\n<p>Dentro il dominio, cresce una possibile crepa: <strong>Isaac del Toro<\/strong>.\u00a0Al Tour partir\u00e0 come gregario di lusso in <strong>UAE Team Emirates-XRG<\/strong>, ma la storia della corsa \u00e8 piena di ruoli che cambiano strada facendo. Non \u00e8 ancora un dualismo, ma un\u2019ombra che accompagna Poga\u010dar. E a volte, le ombre raccontano pi\u00f9 della luce.<\/p>\n<p>Per <strong>Juan Ayuso<\/strong>, il 2026 \u00e8 l\u2019anno zero.\u00a0Fuori dall\u2019orbita UAE, dentro le responsabilit\u00e0 di <strong>Lidl\u2013Trek<\/strong>, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per spiegazioni. Il Tour come obiettivo dichiarato, i risultati come unica lingua ammessa. Il talento non \u00e8 mai stato in discussione; la continuit\u00e0 s\u00ec.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi una squadra che prova a ricordare chi era: <strong>Ineos Grenadiers<\/strong>.\u00a0L\u2019ingresso di <strong>Geraint Thomas<\/strong> nello staff e l\u2019investimento su <strong>Oscar Onley<\/strong> non promettono miracoli immediati. Ma almeno restituiscono una direzione. Dopo anni di galleggiamento, anche la semplice rilevanza diventa un traguardo.<\/p>\n<p>La Francia, intanto, guarda avanti con <strong>Paul Seixas<\/strong>.\u00a0Diciannove anni, risultati gi\u00e0 pesanti, aspettative ancora pi\u00f9 grandi. Tour o Vuelta? Qualunque sia la scelta, il problema non \u00e8 dove correr\u00e0, ma come verr\u00e0 protetto da un entusiasmo che in passato ha bruciato pi\u00f9 di un talento.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 una domanda che ritorna, quasi malinconica: <strong>Wout van Aert<\/strong> pu\u00f2 vincere ancora un Monumento?\u00a0Il tempo passa, i rivali si moltiplicano, il livello medio si alza. Per tornare a vincere nelle grandi classiche servir\u00e0 qualcosa di diverso: non pi\u00f9 forza bruta, ma invenzione.<\/p>\n<p>Anche le volate, in un ciclismo che sembra volerle evitare, restano un terreno di battaglia.\u00a0<strong>Jonathan Milan<\/strong>, <strong>Tim Merlier<\/strong>, <strong>Jasper Philipsen<\/strong>: nomi diversi, destini che raramente si incrociano. E forse \u00e8 proprio questa frammentazione a rendere le volate pi\u00f9 preziose, quasi nostalgiche, nell\u2019era del controllo totale.<\/p>\n<p>Infine, lo sfondo economico: <strong>squadre sempre pi\u00f9 distanti, budget che separano pi\u00f9 delle montagne.\u00a0<\/strong>Mentre alcuni progetti crescono grazie a sponsor ambiziosi, altri faticano a sopravvivere. Il tema del tetto salariale torna ciclicamente, respinto ma mai davvero archiviato. Il ciclismo del 2026 corre veloce, ma il suo equilibrio resta fragile, e nessuna vittoria pu\u00f2 mascherarlo del tutto.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo anno non promette rivoluzioni. Promette per\u00f2 storie. E, nel ciclismo, spesso basta questo per restare incollati alla strada.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un nuovo calendario non azzera ci\u00f2 che \u00e8 successo, ma lo mette alla prova. 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