{"id":289123,"date":"2026-01-03T11:20:20","date_gmt":"2026-01-03T11:20:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/289123\/"},"modified":"2026-01-03T11:20:20","modified_gmt":"2026-01-03T11:20:20","slug":"accusati-di-essere-un-pericolo-per-la-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/289123\/","title":{"rendered":"accusati di essere un pericolo per la sicurezza"},"content":{"rendered":"<p>\u201cPericolo per la sicurezza nazionale\u201d. Con questa motivazione, negli ultimi tre mesi, decine di <strong>giornalisti internazionali<\/strong>, operatori umanitari, attivisti, ricercatori, politici e fotografi sono stati bloccati da <strong>Israele<\/strong> al valico di Allenby, al confine con la Giordania, o in altri punti di frontiera, impedendo loro di entrare nei Territori Palestinesi Occupati. I casi sono diversi. Il 17 dicembre, una delegazione canadese di circa <strong>30 persone<\/strong>, tra cui parlamentari ed esperti di diritto internazionale, \u00e8 stata respinta <strong>senza spiegazioni sostanzial<\/strong>i.<\/p>\n<p>\u00c8 successo anche a chi scrive. \u201c<strong>Cosa hai fatto nella Striscia di Gaza nel 2022?<\/strong>\u201d la domanda che ha dato il via a sei ore di interrogatori al valico, iniziati con un primo agente di frontiera, in tenuta civile, con domande di vario genere: dove vai, dove alloggerai, motivi della visita, conosci qualcuno nel paese. L\u2019ultimo agente (il sesto), pi\u00f9 aggressivo dei precedenti, ha poi portato un foglio da firmare per <strong>confermare il respingimento<\/strong>, con conseguente rientro immediato in Giordania sul primo bus disponibile. Una decisione presa per \u201c<strong>minaccia alla sicurezza nazionale\u201d<\/strong>, senza alcuna precisa delucidazione. Prima ancora di poter chiedere chiarimenti, quindi, chi scrive \u00e8 stato rinchiuso e trattenuto in un bus da solo per oltre un\u2019ora, dopo aver discusso animatamente con i militari di fronte al checkpoint per il trattamento irrispettoso e violento. L\u2019autobus \u00e8 ripartito verso le 18:30, in direzione opposta: una donna palestinese piangeva, qualche fila dietro. Suo figlio era <strong>morto a Jenin<\/strong>, e lei non avrebbe potuto partecipare al funerale perch\u00e9 respinta.<\/p>\n<p>Simile l\u2019esperienza di <strong>Alessandro Levati<\/strong>, fotografo italiano: il 4 dicembre, dopo essere stato sottoposto a ore di interrogatori al valico di Allenby, Israele gli \u00e8 stato negato l\u2019ingresso. \u201cSi sono soffermati sul timbro tunisino del mio passaporto, scritto in arabo, e non me lo restituivano\u201d, racconta a Ilfattoquotidiano.it, spiegando di aver dovuto chiarire di essere stato in Tunisia per lavoro, incaricato dalla FIFA di fotografare le <strong>nazionali tunisina e giordana<\/strong>. \u201cNon sembravano credere che un italiano potesse andare a lavorare in Tunisia\u201d. Da l\u00ec, l\u2019attesa, poi l\u2019interrogatorio su una passata visita nella <strong>Striscia di Gaza<\/strong>: \u201cMi hanno chiesto con chi fossi andato e perch\u00e9, che foto avevo scattato, se ero ancora in contatto con qualcuno\u201d. Dopo un ulteriore interrogatorio, infine, la decisione. \u201cUn funzionario mi ha detto che l\u2019accesso era stato negato\u201d, spiega. Alla richiesta di chiarimenti, la motivazione \u00e8 stata lapidaria e identica a quella gi\u00e0 descritta in precedenza: \u201cPericolo per la sicurezza dello stato di Israele\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso anche di Z.F., giornalista a cui \u00e8 stato negato il visto a un giorno dal suo ingresso nel paese: \u201cIl 3 dicembre, mentre ero ad Amman, ho ricevuto un\u2019email dall\u2019autorit\u00e0 israeliana per l\u2019immigrazione che <strong>revocava il mio ETA<\/strong> (la cosiddetta Electronic Travel Authorization, un visto elettronico che, secondo le procedure ufficiali, viene rilasciato dopo alcuni giorni dalla compilazione di un form online dedicato), senza fornire motivazioni\u201d, racconta.\u201dHo tentato di contattare l\u2019ambasciata italiana e il ministero dell\u2019Interno israeliano, ma senza successo. Anche un tentativo di recarsi all\u2019ambasciata israeliana a Roma \u00e8 stato inutile, poich\u00e9 mi \u00e8 stato detto che non potevano aiutarmi e che dovevo rapportarmi direttamente con Israele\u201d.<\/p>\n<p>Per operare come giornalista nel Paese \u00e8 \u201c<strong>consigliato<\/strong>\u201d \u2013 non obbligatorio \u2013 ottenere la GPO card, un documento rilasciato dal Government Press Office (GPO) israeliano che attesta lo svolgimento della professione giornalistica in Israele per un determinato periodo. La richiesta \u00e8 sottoposta a uno screening <strong>caso per caso<\/strong>, basato sulla \u201cmotivazione della visita giornalistica\u201d e sulla \u201crilevanza\u201d della testata per cui si lavora. Criteri vaghi e mutevoli, che aprono la porta a decisioni arbitrarie. In ogni caso, come riferito da un funzionario israeliano contattato, essere in possesso della carta <strong>non \u00e8 prerequisito fondamentale<\/strong> per esercitare la professione giornalistica sul territorio dello Stato ebraico, in quanto \u201cil giornalismo \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 libera su tutto il territorio di Israele, e anche se la GPO card pu\u00f2 essere utile in alcuni precisi casi, si pu\u00f2 esercitare tranquillamente la professione senza accredito per un periodo fino a tre mesi all\u2019anno\u201d. Una versione presto contraddetta per\u00f2 dai controlli di frontiera, dove l\u2019assenza del documento diventa motivo di sospetto e interrogatori prolungati.<\/p>\n<p>La pratica si inserisce in un quadro che vede Israele in fondo all\u2019<a href=\"https:\/\/rsf.org\/en\/index?year\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Indice di libert\u00e0 di stampa stilato dalla World Bank e da Reporter Senza Frontiere: il Paese occupa la <strong>112esima posizione su 180<\/strong><\/a> non solo per gli oltre trecento giornalisti e operatori dell\u2019informazione uccisi a Gaza da ottobre 2023, ma anche per la moltiplicazione di <strong>leggi repressive<\/strong>, disinformazione e pressioni crescenti sulla stampa internazionale e locale. Un quadro confermato dalla recente approvazione di un emendamento da parte della <strong>Knesset<\/strong>, il parlamento israeliano, che consente di prorogare fino alla fine del 2027 il <strong>divieto di trasmissione<\/strong> per media stranieri ritenuti una minaccia alla sicurezza dello stato. La norma, adottata inizialmente nell\u2019aprile 2024 durante la guerra a Gaza e nota come \u201c<strong>legge Al Jazeera<\/strong>\u201d, supera i limiti dello stato di emergenza: su decisione del primo ministro e con l\u2019ok del governo, le autorit\u00e0 potranno sospendere le trasmissioni, chiudere redazioni, sequestrare attrezzature e bloccare i siti web delle emittenti coinvolte, rafforzando ulteriormente il controllo sull\u2019informazione internazionale e favorendo i respingimenti dei professionisti dell\u2019informazione.<\/p>\n<p>Ma la stretta non tocca solo i giornalisti internazionali. Ci sono <strong>migliaia di famiglie palestinesi<\/strong> trattenute sullo stesso confine, oltre cui c\u2019\u00e8 la loro casa, che vivono questo incubo all\u2019ennesima potenza. Al valico di Allenby, sul lato giordano, dopo aver superato un enorme cancello in cemento e ferro, i palestinesi si mettono in coda su una fila dedicata ai controlli di sicurezza, mentre i turisti passano rapidamente dall\u2019altro lato. Si sale quindi su un pullman, in direzione del valico israeliano. La struttura in cui si entra dopo aver superato una prima fase di controlli del veicolo, attraverso un casello, sembra un terminal aeroportuale, molto simile nell\u2019aspetto al valico di Eretz, dove fino a ottobre 2023 si accedeva alla Striscia di Gaza da Israele. Si passano quindi i bagagli in un <strong>metal detector<\/strong>, prima di accedere in una sala di circa cento metri quadri, in cui migliaia di persone vanno e vengono.<br \/>Qui, centinaia di cittadini palestinesi vengono<strong> fermati e respinti<\/strong>, alcuni dopo controlli di sicurezza estenuanti e interrogatori ben pi\u00f9 serrati di quelli descritti in precedenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cPericolo per la sicurezza nazionale\u201d. 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