{"id":290468,"date":"2026-01-04T10:14:11","date_gmt":"2026-01-04T10:14:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/290468\/"},"modified":"2026-01-04T10:14:11","modified_gmt":"2026-01-04T10:14:11","slug":"fiat-600-multipla-storia-70-anni-fa-la-prima-monovolume","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/290468\/","title":{"rendered":"Fiat 600 Multipla: storia, 70 anni fa la prima monovolume"},"content":{"rendered":"<p>                                La geniale invenzione di Dante Giacosa spegne settanta candeline il 4 gennaio. Per dare pi\u00f9 spazio alle famiglie italiane, spost\u00f2 i sedili sopra l&#8217;asse anteriore, anticipando di fatto il concetto di monovolume<\/p>\n<p>\n                                                                    Emilio Deleidi\n                            <\/p>\n<p>                    4 gennaio &#8211; 08:00  &#8211; MILANO<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Era un\u2019Italia in movimento, quella del 1956. Non pi\u00f9 in fuga, perch\u00e9 la guerra era ormai un ricordo &#8211; pur indelebile &#8211; di oltre dieci anni prima, ma pur sempre in movimento: da Sud verso Nord, alla ricerca di un lavoro in quello che si stava affermando come il grande triangolo industriale, Milano-Genova-Torino. Un\u2019Italia che produceva a ritmo sostenuto e che, per questo, aveva bisogno di manodopera: in 25 anni, tra il 1951 e il 1975, <b>circa 3,7 milioni di persone lasciarono il Mezzogiorno per le regioni del Settentrione<\/b>, ma il picco della migrazione interna si registr\u00f2 tra il 1958 e il 1963, con circa 1,5 milioni di spostamenti. Le citt\u00e0 cambiavano volto: Torino vide il numero dei suoi residenti passare dai 725.670 del 1950 agli 853.180 del 1956 fino ai 994.089 del 1960, con una quota di immigrati ogni 1.000 abitanti che saliva dai 28 del 1950 ai quasi 67 del 1960. A stravolgere aspetto e tessuto sociale delle metropoli del Nord erano le grandi fabbriche: <b>Mirafiori <\/b>aveva 15.389 dipendenti nel 1953, 20.922 nel 1960, per arrivare a <b>36.575 nel 1965<\/b>. Era diventata un\u2019intera citt\u00e0 nella citt\u00e0, cos\u00ec come il nuovo impianto di <b>Arese <\/b>dell\u2019Alfa Romeo, che aveva preso il posto del Portello, lo era per l\u2019hinterland milanese, con i suoi 23 mila lavoratori del 1963. La gente si spostava di pi\u00f9 e per farlo aveva bisogno di auto: nel 1956 le immatricolazioni di vetture nuove furono 202.373, dieci anni dopo arriveranno a 1.014.974. Tra questi due estremi c\u2019era in mezzo la <a href=\"https:\/\/www.gazzetta.it\/motori\/la-mia-auto\/storie\/11-07-2024\/fiat-125-anni-le-10-fiat-piu-importanti-della-storia\/\" title=\"Dieci Fiat indimenticabili in 125 anni di storia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Fiat<\/a>, che agli italiani stava dando le auto giuste per viaggiare: <b>la 600 prima, la Nuova 500 poco dopo<\/b>.<\/p>\n<p>    prima lei\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph is-inline\" spellcheck=\"true\">Salone di Ginevra, 9 marzo 1955: c\u2019\u00e8 un debutto importante. Nello stand della <a href=\"https:\/\/www.gazzetta.it\/motori\/la-mia-auto\/12-03-2021\/i-100-anni-gianni-agnelli-fiat-avvocato-anniversario-4001334122328.shtml?intcmp=hyperlink-articolo-gazit\" title=\"I 100 anni di Gianni Agnelli: la Fiat dell&#039;Avvocato\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Fiat<\/a>, un modello nuovo, che <b>si chiama 600<\/b> ed \u00e8 chiamato a prendere il posto di una colonna portante della produzione italiana, la precedente 500, detta Topolino. Come quest\u2019ultima, nata vent\u2019anni prima, la 600 \u00e8 frutto del lavoro di un geniale ingegnere, <b>Dante Giacosa<\/b>, che concepisce un\u2019architettura ideale per le esigenze della famiglia italiana: l\u2019auto \u00e8 piccola fuori (arriva a 3 metri e 20 di lunghezza), ma spaziosa dentro, con quattro comodi posti, grazie al fatto che <b>la meccanica \u00e8 concentrata tutta al retrotreno<\/b>, racchiusa da una coda spiovente. Anche il motore \u00e8 frutto dell\u2019operato di Giacosa, che concepisce un 4 cilindri \u2013 collocato a sbalzo dell\u2019asse posteriore insieme a cambio e differenziale \u2013 con<b> cubatura di 633 cc<\/b>, valvole in testa, albero a camme laterale, distribuzione ad aste e bilancieri, raffreddamento ad acqua e potenza iniziale di <b>21,5 Cv<\/b>. Sar\u00e0 un successo: la 600 piace (ne compra una persino Sofia Loren), costa il giusto, si paga con pacchi di cambiali (le rate di oggi), diventa un simbolo del boom economico italiano. Nell\u2019estate del 1960 se ne sono gi\u00e0 vendute 900 mila, nel 1970, quando ceder\u00e0 il testimone alla 850, la produzione avr\u00e0 superato i due milioni, senza contare gli esemplari che saranno fabbricati ancora per decenni su licenza in tutto il mondo, dalla Zastava jugoslava alla Seat spagnola fino alla Someca argentina. E senza dimenticare quelle 600 davvero speciali che passavano per le mani di<b> <a href=\"https:\/\/www.gazzetta.it\/motori\/la-mia-auto\/storie\/28-11-2022\/abarth-la-storia-e-le-auto-piu-veloci-1669637832\/\" title=\"Abarth: le auto pi\u00f9 pungenti della sua storia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Carlo Abarth<\/a><\/b> e trionfavano sui circuiti di tutto il mondo.<\/p>\n<p>    la sorpresa\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph is-inline\" spellcheck=\"true\">Il <b>4 gennaio del 1956<\/b>, per\u00f2, la 600 riserva un\u2019altra sorpresa. \u00c8 trascorso meno di un anno dal lancio della versione berlina ed ecco che, al <b>Salone di Bruxelles<\/b>, il pubblico resta colpito da una Fiat mai vista, destinata a entrare nella storia dell\u2019automobile come la &#8220;mamma&#8221; di tutte le monovolume moderne. Ha un muso piatto, che mette quasi gli occupanti anteriori a contatto della strada, la coda spiovente che, come nella 600, ospita tutta la meccanica e un\u2019abitabilit\u00e0 interna enorme. <b>Si chiama sempre 600, ma con l\u2019aggiunta del nome Multipla<\/b>. Le porte sono quattro, invece delle due della 600, i posti possono essere due, quattro o sei, si possono trasportare 400 kg di merce oppure, se si ribaltano tutti i sedili, ottenere due &#8220;comode&#8221; cuccette. Polivalente, intelligente, all\u2019avanguardia, ha il compito di sostituire la 500 C Belvedere, minuscola station wagon derivata dalla Topolino. L\u2019idea rivoluzionaria, anche questa volta di Giacosa, \u00e8 spostare l\u2019abitacolo in avanti, posizionando la prima fila dei sedili sull\u2019asse anteriore: non importa se la forma \u00e8 un non senso dal punto di vista delle leggi dell\u2019aerodinamica, che imporrebbero una sezione frontale ridotta, perch\u00e9 l\u2019intento \u00e8 assecondare le esigenze di chi con l\u2019auto lavora, offrendo le soluzioni pi\u00f9 pratiche ed efficaci. Come le quattro portiere incernierate sul montante centrale, i tre finestrini laterali che donano luminosit\u00e0 all\u2019interno, le feritoie sul cofano posteriore, indispensabili per raffreddare un motore che tende a surriscaldarsi. All\u2019interno, dietro all\u2019ampio divano anteriore, ci possono essere una panca e un ampio bagagliaio tra questa e il motore, oppure (per la versione a sei posti) quattro strapuntini ripiegabili, in grado di scomparire nel pavimento, una novit\u00e0 non trascurabile apprezzata soprattutto dai tassisti. C\u2019\u00e8 tanta intelligenza progettuale, in questo lavoro, anche se non sempre e non completamente sar\u00e0 capita.<\/p>\n<p>    Fiat 600 Multipla: meccanica\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph is-inline\" spellcheck=\"true\">Non sono tante le differenze, invece, tra la 600 Multipla e la berlina, di cui riprende sostanzialmente la meccanica: motore a\u00a04 cilindri da 633 cc e 21,5 Cv che spinge le ruote posteriori, associato a un cambio a 4 marce con prima non sincronizzata e leva di comando centrale, posata sul pianale. <b>A cambiare sono in parte le sospensioni<\/b>, con l\u2019avantreno che vede la balestra trasversale sostituita da uno schema a bracci trasversali sovrapposti, molloni elicoidali, ammortizzatori e una barra stabilizzatrice. La carrozzeria \u00e8 a scocca portante, in lamiera di acciaio: a parit\u00e0 di passo (due metri esatti), cresce di 31,5 cm rispetto alla 600 berlina la lunghezza, a causa degli sbalzi maggiori, arrivando a 3 metri e 50 cm totali. Nel 1967 verr\u00e0 adottato il motore della 600 D berlina, con cubatura portata a 767 cc e potenza di 32 Cv, in grado di migliorare le prestazioni (che, nella prima versione, si fermavano a una velocit\u00e0 massima di 90 km\/h). Forse troppo in anticipo sui tempi, non fu un grande successo, la Multipla: la linea sconcertava, il prezzo di 730 mila lire al lancio risultava sensibilmente pi\u00f9 alto di quello dell\u2019omologa berlina, che si fermava a 590 mila. La produzione prosegu\u00ec comunque per otto anni, fino al 1967, per un totale di 243 mila unit\u00e0, prima che il suo posto venisse preso da un altro veicolo Fiat a vocazione commerciale, la 850 Familiare. Oggi, invece, sul mercato delle auto storiche la Multipla trova molti estimatori, disposti a spendere, per un esemplare in perfette condizioni, anche 25 mila e pi\u00f9 euro.<\/p>\n<p>    a volte ritornano\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph is-inline\" spellcheck=\"true\">La storia della Multipla merita di concludersi con un cenno a un epilogo, avvenuto a distanza di decenni. <b>Al Salone di Torino del 1996<\/b>, infatti, la Fiat present\u00f2 <b>un nuovo modello, chiamato a sua volta Multipla<\/b>: \u00e8 una monovolume dalle forme un po\u2019 sconcertanti firmate da <b>Roberto Giolito<\/b> &#8211; futuro padre della 500 del 2007 &#8211; che si presenter\u00e0 nella sua veste definitiva e molto simile a quella del prototipo alla rassegna di Torino del 1998. L\u2019architettura prevede la realizzazione di un abitacolo &#8220;a bolla&#8221; con sei posti disposti su due file (nella formula 3+3), racchiuso in un ingombro esterno lungo solo 4 metri e mezzo, tanti rispetto al passato, ma pochi per l\u2019epoca. I gruppi ottici anteriori sono costituiti da due piccoli elementi collocati all\u2019estremit\u00e0 del cofano e dagli abbaglianti, che trovano posto direttamente sotto il parabrezza; i motori, disposti trasversalmente nel corto muso, sono un 1.600 a benzina da 103 Cv e un 1.900 diesel common-rail da 115. Ma della Multipla delle origini quella degli anni 1990 riprende soprattutto flessibilit\u00e0 e modularit\u00e0: i sedili posteriori possono essere eliminati per ottenere un vano di carico da furgone, oppure arretrati e avanzati, per dare maggiore spazio a passeggeri o bagagli, ai quali \u00e8 destinato un grande e pratico portellone posteriore. L\u2019abitacolo \u00e8 arioso, spazioso, razionale: la Multipla piace alle mamme, per trasportare con facilit\u00e0 famiglie numerose e relative amicizie, ma anche a uomini anticonformisti, per i quali l\u2019auto non \u00e8 un &#8220;feticcio&#8221;, ma uno &#8220;strumento&#8221; al proprio servizio, indipendentemente da estetica e prestazioni. Oggetto di un restyling che ne rende la linea pi\u00f9 semplice nel 2004 e ad altre modifiche due anni dopo, la nuova Multipla uscir\u00e0 di produzione nel 2010, con un totale di 342.582 unit\u00e0. Curiosit\u00e0: nella sua storia ci sono state anche una versione a propulsione elettrica, prodotta in Cina dalla Zoyte insieme a quelle con motore termico (dal 2008 al 2013) dopo la cessione da parte delle Casa italiana delle linee di assemblaggio, e una ibrida plug-in, presentata come studio al Salone di Ginevra del 2000 e realizzata poi in dieci esemplari nell\u2019ambito di un progetto pilota del Comune di Napoli.<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La geniale invenzione di Dante Giacosa spegne settanta candeline il 4 gennaio. 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