{"id":29081,"date":"2025-08-05T05:27:09","date_gmt":"2025-08-05T05:27:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/29081\/"},"modified":"2025-08-05T05:27:09","modified_gmt":"2025-08-05T05:27:09","slug":"sullo-stato-della-critica-darte-vincenzo-trione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/29081\/","title":{"rendered":"Sullo stato della critica d\u2019arte: Vincenzo Trione"},"content":{"rendered":"<p>Pubblichiamo di seguito il contributo dello storico e critico d\u2019arte <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/vincenzo-trione\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Vincenzo Trione<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi, per ricostruire una critica significativa, occorre guardare fuori dall\u2019arte. \u00c8 paradossale che in ambiti come il cinema o la letteratura sia ancora richiesta una competenza specifica, mentre nel mondo dell\u2019arte chiunque si senta legittimato a scrivere. <strong>Questo non \u00e8 un fenomeno isolato<\/strong>, ma il risultato di vent\u2019anni di degrado culturale. Si \u00e8 spezzato quel legame fondamentale tra storia dell\u2019arte e critica, un nesso che studiosi come Francesco Arcangeli, Lionello Venturi e Giulio Carlo Argan consideravano indissolubile.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>Sullo stato della critica d\u2019arte in Italia<\/p>\n<p>Oggi ci troviamo in una situazione di confusione imbarazzante, in cui qualcuno si vanta addirittura di non avere conoscenze storico-artistiche, preferendo aderire passivamente alle tendenze del momento, con una visione quasi \u2018pellicolare\u2019. La critica si \u00e8 ridotta a poco pi\u00f9 di un comunicato stampa. <strong>Achille Bonito Oliva<\/strong> sosteneva che, mentre la curatela si occupa della \u2018manutenzione del presente\u2019, il critico \u00e8 colui che interroga e va alle radici. Tuttavia, oggi assistiamo a una netta separazione tra chi insegna storia dell\u2019arte e chi si occupa di curatela, senza che vi sia un vero dialogo tra le due professioni. <strong>Germano Celant<\/strong> fu tra i pochi a percepire questa deriva con lucidit\u00e0 e dedic\u00f2 gli ultimi anni della sua vita a ricucire il legame tra storia dell\u2019arte e critica. La figura del curatore, cos\u00ec come si \u00e8 evoluta in Italia, \u00e8 il compimento di questa deriva.<\/p>\n<p>La deriva della critica d\u2019arte in Italia<\/p>\n<p>A differenza di quanto accade in Francia, dove esistono ruoli ben distinti come il conservatore o lo storico dell\u2019arte, <strong>in Italia il curatore \u00e8 diventato una figura indefinita<\/strong>: un po\u2019 producer, un po\u2019 architetto, un po\u2019 allestitore, ma senza assumere una vera identit\u00e0. La prova pi\u00f9 evidente di questo impoverimento \u00e8 che nessun curatore oggi scrive libri: ci si limita a testi brevi, semplificati all\u2019estremo o, al contrario, inutilmente ostici.<\/p>\n<p>La Biennale d\u2019Arte del 1993 con Achille Bonito Oliva: l\u2019ultimo momento della critica<\/p>\n<p>L\u2019ultimo momento di grande rilevanza della critica in Italia fu la <strong>Biennale d\u2019Arte del 1993<\/strong>, curata da Achille Bonito Oliva: un evento visionario, accompagnato dalla pubblicazione di due grandi volumi che raccoglievano il meglio del pensiero critico dell\u2019epoca, coinvolgendo filosofi e intellettuali a interrogarsi sull\u2019arte del tempo. Dopo quel periodo, la critica ha iniziato un lento declino, complice un sistema che ha smesso di considerarla centrale. E gli epigoni di Oliva e Harald Szeemann hanno contribuito, forse inconsapevolmente, a questo impoverimento. Gi\u00e0 <strong>Umberto Eco si era accorto che la critica d\u2019arte si era ridotta a un esercizio di stile<\/strong>, riprendendo concetti e riflessioni provenienti da altri saperi, in particolare dalla filosofia e dall\u2019antropologia. In questo gioco perverso, la critica ha perso il proprio oggetto, fino ad arrivare a una resa clamorosa, come la pubblicazione di cataloghi in cui il testo critico viene sostituito da interviste, segno di una rinuncia definitiva al suo ruolo interpretativo.<\/p>\n<p>A cura di Caterina Angelucci<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pubblichiamo di seguito il contributo dello storico e critico d\u2019arte Vincenzo Trione. 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