{"id":291109,"date":"2026-01-04T19:59:24","date_gmt":"2026-01-04T19:59:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/291109\/"},"modified":"2026-01-04T19:59:24","modified_gmt":"2026-01-04T19:59:24","slug":"letizia-battaglia-le-foto-di-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/291109\/","title":{"rendered":"Letizia Battaglia: le \u201cfoto di silenzio\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Presentato nel 2024 al Jeu de Paume di Tours e al festival internazionale Rencontres d\u2019Arles nel 2025, il progetto \u00e8 stato aggiornato e arricchito arrivando a comprendere alcune fotografie inedite, oltre a 22 riviste con cui la fotografa ha collaborato e delle quali, in alcuni casi, \u00e8 stata anche fondatrice, nonch\u00e9 un docufilm sulla sua vita.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/07_BATTAGLIA_24_BER0834_resize.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-81391\"  \/><\/p>\n<p>Letizia Battaglia esordisce tra Palermo e Milano all\u2019inizio degli anni Settanta, realizzando reportage sull\u2019evoluzione dei costumi per diverse riviste italiane per le quali scriveva articoli e scattava fotografie. Il periodo pi\u00f9 noto del suo lavoro inizia qualche anno dopo, a Palermo, sua citt\u00e0 d\u2019origine dove torna a vivere definitivamente nel 1974; inizia qui la sua storica collaborazione con il quotidiano L\u2019Ora, segnata dalle fotografie sui tragici eventi di mafia che hanno insanguinato il capoluogo siciliano per pi\u00f9 di un decennio. Immagini divenute drammaticamente celebri, nelle quali la cronaca si unisce alla denuncia, in una coraggiosa interpretazione del lavoro di fotoreporter, peraltro realizzato da una donna all\u2019interno di un mondo prevalentemente maschile.<br \/>A fianco di questi scatti che hanno reso Letizia Battaglia una fotografa nota in tutto il mondo, la mostra vuole mettere in luce anche il suo desiderio di ritrarre Palermo e la Sicilia nella variet\u00e0 della loro anima: documenta e racconta con amore e gioia la miseria e la nobilt\u00e0, la bellezza dei volti, le tradizioni e le feste religiose, restituendo anche un importante resoconto della vita in un ospedale psichiatrico. <br \/>Le immagini, che non sono solo scatti rubati alla vita di tutti i giorni, diventano icone e simboli di un territorio ferito e fiero, intriso di contraddizioni dove la violenza convive con la grazia e il dolore con una struggente vitalit\u00e0. <\/p>\n<p>Vincitrice nel 1985 del prestigioso premio di fotografia W. Eugene Smith, Letizia Battaglia si \u00e8 aperta al mondo (dall\u2019Unione Sovietica agli Stati Uniti, dalla Turchia all\u2019Islanda) mantenendo per\u00f2 salda la propria poetica, che lei stessa descrive in questi termini: \u201cLa fotografia diventa o, meglio, \u00e8 la vita raccontata: m\u2019infilo in una fotografia che \u00e8 il mondo, cio\u00e8, io divento il mondo e il mondo diventa me\u201d.<br \/>Dalla met\u00e0 degli anni Ottanta Letizia Battaglia ha affiancato all\u2019attivit\u00e0 di fotografa un diretto impegno politico e civile: assessore nella giunta di rinnovamento guidata da Leoluca Orlando nel capoluogo, consigliere regionale, ha fondato riviste, una casa editrice e, nel 2017, il Centro Internazionale di Fotografia nei Cantieri Culturali alla Zisa, tutti impegni che offrono una nuova prospettiva sulla sua storia e produzione. Letizia Battaglia muore a Palermo il 13 aprile 2022. <\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fotografiapuntoit_BATTAGLIA_LB-05_resize.jpg\" alt=\"Villa Airoldi, Letizia Battaglia\" class=\"wp-image-81389\"  \/>\u201cA Villa Airoldi fotografavo l\u2019indifferenza. Era quella l\u2019arma pi\u00f9 forte della mafia: la Palermo \u2018bene\u2019 continuava a ballare mentre la citt\u00e0 moriva.\u201d<\/p>\n<p><strong>A Villa Airoldi fotografavo l\u2019indifferenza<\/strong><br \/>Quello del Capodanno a Villa Airoldi del 1985 non \u00e8 solo un servizio fotografico, \u00e8 uno dei capitoli pi\u00f9 potenti della narrazione che\u00a0 Letizia Battaglia ha fatto di Palermo. In quegli anni, la citt\u00e0 era dilaniata dalla seconda guerra di mafia, ma all\u2019interno dei saloni nobiliari la vita scorreva come se il sangue nelle strade appartenesse a un altro pianeta.<br \/>Letizia Battaglia non ha mai fotografato solo i mafiosi, ma la \u201cmafiosit\u00e0\u201d, quell\u2019atteggiamento di potere esibito e di distacco dalla realt\u00e0 comune. Se il lavoro per L\u2019Ora portava Letizia a fotografare tanti morti ammazzati dai Corleonesi, la sera del 31 dicembre decise di entrare a Villa Airoldi per documentare l\u2019altra faccia di Palermo: la vita della nobilt\u00e0 e dell\u2019alta borghesia. Letizia raccontava spesso come si sentisse un\u2019intrusa con la sua Leica al collo e mentre gli invitati brindavano al nuovo anno, lei cercava nei loro volti la traccia di quella decadenza morale che permetteva alla mafia di prosperare nell\u2019indifferenza. Con queste immagini Letizia voleva sottolineare non lo scandalo plateale, ma la noia, e le sue foto di quella serata ritraggono persone elegantissime, ma profondamente tristi o assenti. Foto in cui si vede una giovent\u00f9 dorata che balla sotto i lampadari di cristallo, ignara (o incurante) del fatto che, a pochi chilometri di distanza, si stava preparando il Maxiprocesso che sarebbe iniziato l\u2019anno successivo (1986).<\/p>\n<p>Letizia chiamava queste immagini \u201cfoto di silenzio\u201d, un\u2019espressione che era anche una sintesi di quella filosofia che ispirava la sua opera; se le foto di cronaca nera erano per lei \u201curla\u201d (il rumore delle sirene, dei pianti, degli spari), le \u201cfoto di silenzio\u201d erano quelle in cui Letizia cercava di\u00a0 curare le ferite di Palermo.<br \/>Usava il bianconero in modo crudo; non c\u2019erano luci morbide che abbellissero i soggetti, il flash \u201cschiaffeggiava\u201d la realt\u00e0 mettendo a nudo le rughe, il trucco pesante e l\u2019artificiosit\u00e0 dei gioielli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fotografiapuntoit_06_BATTAGLIA_LB-09_resize.jpg\" alt=\"Il Carnevale del 1986\" class=\"wp-image-81390\"  \/>Il Carnevale del 1986<\/p>\n<p><strong>La \u201cNormalit\u00e0\u201d della Follia. <\/strong><br \/>Via Pindemonte si identifica con l\u2019ospedale psichiatrico di Palermo e questa fotografia del 1986 rappresenta uno dei momenti pi\u00f9 alti e commoventi del lavoro di Letizia Battaglia. Se le foto di mafia erano il suo \u201cdovere\u201d, le foto scattate in manicomio erano la sua \u201cnecessit\u00e0\u201d. Letizia non entrava in via Pindemonte in cerca di un reportage d\u2019assalto, per circa tre anni (tra la fine degli anni Settanta e la met\u00e0 degli Ottanta) ha passato ogni giorno due ore della sua pausa pranzo all\u2019interno del manicomio. Per farsi accettare, diceva di aver fatto la \u201cruffiana\u201d: giocava a palla con i pazienti, organizzava laboratori di teatro e proiezioni cinematografiche. Coinvolse persino sua figlia\u00a0 Patrizia, che fece rasare a zero perch\u00e9 potesse partecipare a uno spettacolo teatrale insieme ai pazienti, mescolandosi a loro in un atto di estrema vicinanza umana.<br \/>La foto della festa di Carnevale cattura un momento di rottura rispetto alla Legge Basaglia, che nel 1978 aveva stabilito la chiusura dei manicomi, ma la cui applicazione a Palermo era lentissima. In quegli anni i pazienti continuavano a stare spesso in uno stato di abbandono; la festa di Carnevale era l\u2019unico momento in cui potevano indossare una \u201cmaschera\u201d che, paradossalmente, li rendeva pi\u00f9 \u201cnormali\u201d agli occhi del mondo esterno. Letizia amava questi momenti perch\u00e9 vedeva nei \u201cmatti\u201d una purezza e una verit\u00e0 che non trovava nei salotti della nobilt\u00e0 (come a Villa Airoldi) o nei corridoi del potere. <\/p>\n<p>Letizia parlava spesso del suo legame personale con l\u2019ospedale<br \/>\npsichiatrico:\u00a0 \u201cEro attratta dalla<br \/>\nfollia perch\u00e9 io stessa ero stata psicologicamente male, per tre anni ero stata<br \/>\nin analisi. In via Pindemonte cercavo i miei simili.\u201d Per lei fotografare<br \/>\nil Carnevale in manicomio non era documentare il grottesco, ma restituire<br \/>\ndignit\u00e0; voleva che quelle persone \u201cabbrutite e non onorate\u201d dalla<br \/>\nsociet\u00e0 apparissero bellissime e protagoniste della loro vita, almeno per il<br \/>\ntempo di uno scatto.<\/p>\n<p>E\u2019 di questo periodo la tragica storia di Graziella, una paziente che<br \/>\nLetizia conobbe quando aveva 22 anni (ma in manicomio da quando ne aveva 4).<br \/>\nLetizia cerc\u00f2 di \u201csalvarla\u201d, portandola a casa sua e dandole da mangiare<br \/>\ne dormire sperando che il contatto con il mondo \u201cesterno\u201d suscitasse in lei una<br \/>\nreazione positiva; Graziella per\u00f2 le disse: \u201cVoglio rimanere ammalata<br \/>\ntutta la vita, voglio tornare in manicomio\u201d. Per Letizia fu un dolore<br \/>\nimmenso, la prova che le sue ferite erano troppo profonde perch\u00e8 bastasse<br \/>\nl\u2019amore a farle rimarginare.<\/p>\n<p>La foto di Via Pindemonte si lega a una storia che riguarda il fotografo Josef Koudelka; Letizia lo port\u00f2 con s\u00e9 all\u2019interno del manicomio: Koudelka fece molti scatti, colpito dall\u2019intensit\u00e0 di quel luogo, ma non pubblic\u00f2 mai nulla di quel servizio. Letizia lo raccontava con un pizzico di rammarico, quasi a sottolineare quanto fosse difficile per chiunque \u201creggere\u201d il peso umano di quel posto.<br \/><strong>Paolo Namias<\/strong><\/p>\n<p><strong>La mostra<\/strong><br \/>Gianfranco Brunelli, vicepresidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forl\u00ec e direttore delle Grandi Mostre, sottolinea come l\u2019esposizione dedicata a Letizia Battaglia rappresenti un significativo capitolo del percorso intrapreso dalla Fondazione per valorizzare i maestri della fotografia contemporanea, avviato nel 2023 con la retrospettiva dedicata all\u2019americana Eve Arnold.<br \/>La mostra \u00e8 accompagnata dal volume monografico dedicato a Letizia Battaglia (1935-2022) <br \/>Formato 23 x 28 cm, 264 pagine, cartonato, italiano\/inglese, \u20ac 38,00<br \/><strong>Letizia\u00a0 Battaglia. L\u2019opera: 1970-2020<\/strong><br \/>a cura di Walter Guadagnini, <br \/>Fino a 11 gennaio 2026<br \/>Museo Civico San Domenico, Forl\u00ec<\/p>\n<p>Paolo Namias<\/p>\n<p>Direttore editoriale delle pubblicazioni di Rodolfo Namias Editore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Presentato nel 2024 al Jeu de Paume di Tours e al festival internazionale Rencontres d\u2019Arles nel 2025, il&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":291110,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-291109","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115838606641757597","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/291109","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=291109"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/291109\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/291110"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=291109"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=291109"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=291109"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}