{"id":291172,"date":"2026-01-04T20:53:24","date_gmt":"2026-01-04T20:53:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/291172\/"},"modified":"2026-01-04T20:53:24","modified_gmt":"2026-01-04T20:53:24","slug":"lo-dimostra-un-nuovo-studio-partendo-dallepidemiologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/291172\/","title":{"rendered":"lo dimostra un nuovo studio, partendo dall\u2019epidemiologia"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019ennesimo studio dimostra che l\u2019arte fa bene alla salute: repetita juvant, per\u00f2, soprattutto quando a parlare \u00e8 una ricerca scientifica rigorosa. Negli ultimi anni, infatti, il rapporto tra pratiche artistiche e benessere fisico e mentale ha smesso di rappresentare una suggestione intuitiva per diventare un campo di indagine strutturato, con dati solidi e comparabili, ricavati sul campo. L\u2019autrice di questa ultima ricerca \u00e8 <strong>Daisy Fancourt<\/strong>, professoressa di psicobiologia ed epidemiologia allo University College London. Il suo lavoro sugli effetti dell\u2019arte sulla salute parte da una domanda: come dimostrare che i benefici attribuiti all\u2019arte non siano il risultato di statistiche parziali o di correlazioni fuorvianti?<\/p>\n<p>La risposta sta nel metodo. Fancourt ha individuato un patrimonio di dati gi\u00e0 esistente ma poco esplorato: i grandi studi condotti nel Regno Unito per fini epidemiologici, basati su decine di migliaia di persone seguite per anni, talvolta per decenni. Questi studi raccolgono informazioni dettagliate su salute fisica e mentale, condizioni economiche, istruzione, stili di vita e relazioni sociali. In sette dei principali comparivano anche domande sull\u2019impegno culturale: visitare musei, suonare uno strumento, leggere poesia, dipingere, danzare, partecipare a spettacoli teatrali.<\/p>\n<p>Uno dei primi risultati di rilievo arriva dall\u2019English Longitudinal Study of Ageing, avviato nel 2002 e tuttora in corso. Analizzando i dati di oltre 12mila persone nate prima del 1952, Fancourt ha isolato un gruppo di individui senza precedenti di depressione e ne ha osservato l\u2019evoluzione nel tempo. Il risultato, pubblicato nel 2019, \u00e8 netto: chi partecipava regolarmente ad attivit\u00e0 culturali sviluppava forme depressive a un tasso significativamente inferiore rispetto a chi non lo faceva. Anche tenendo conto di fattori come reddito, stato di salute iniziale o livello di socialit\u00e0, la differenza restava marcata: nel giro di dieci anni, la depressione colpiva il 35% del gruppo culturalmente inattivo, contro il 23% di quello attivo.<\/p>\n<p>Da allora, le analisi si sono moltiplicate, estendendosi a milioni di persone e a contesti geografici molto diversi, dalla Finlandia alla Cina. Le conclusioni convergono: l\u2019arte non incide solo sulla salute mentale ma ha effetti misurabili anche su quella fisica. Pu\u00f2 contribuire ad abbassare la pressione sanguigna, ridurre i livelli di stress, attenuare i sintomi del disturbo post-traumatico, diminuire il ricorso ad anestesie invasive e persino riattivare funzioni cognitive compromesse nei casi di demenza.<\/p>\n<p>Allora, cosa accade nel corpo quando ci si confronta con un\u2019esperienza artistica? Le neuroscienze e la medicina hanno iniziato a fornire risposte sempre pi\u00f9 precise. Studi basati su risonanze magnetiche, PET scan e analisi ormonali mostrano una riduzione dei livelli di cortisolo \u2013 l\u2019ormone dello stress \u2013 e un aumento della dopamina, con effetti positivi su memoria e apprendimento. In un esperimento recente condotto dal King\u2019s College London, alcuni parametri fisiologici di un gruppo di volontari risultavano pi\u00f9 favorevoli quando osservavano opere originali in un museo rispetto a riproduzioni viste in contesti neutri. Un dato che, pur confermando scientificamente qualcosa di intuitivo, rafforza l\u2019idea che l\u2019esperienza estetica sia inseparabile dal contesto e dalla qualit\u00e0 dell\u2019attenzione.<\/p>\n<p>Il punto, sottolinea Fancourt nel suo libro <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Art-Cure-science-transform-health\/dp\/1529935539\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Art Cure: The Science of How the Arts Transform Our Health<\/a>, di imminente pubblicazione, non \u00e8 un consumo superficiale dell\u2019arte ma il coinvolgimento reale. Ascoltare musica con attenzione, partecipare a una performance attivamente, disegnare, sostare davanti a un\u2019opera senza mediazioni tecnologiche. L\u2019arte funziona quando si introietta come esperienza.<\/p>\n<p>Eppure, mentre le evidenze scientifiche si accumulano, i finanziamenti pubblici alla cultura continuano a diminuire in molti Paesi. Eppure, se l\u2019arte contribuisce in modo significativo alla prevenzione e al benessere, il suo ruolo non \u00e8 solo culturale ma anche economico, in termini di risparmio sui sistemi sanitari, un tema che dovrebbe essere caro anche e soprattutto al pensiero liberal. Forse la questione non riguarda pi\u00f9 se investire o meno nella cultura ma perch\u00e9 continuiamo a considerarla un lusso e non una componente strutturale del benessere collettivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019ennesimo studio dimostra che l\u2019arte fa bene alla salute: repetita juvant, per\u00f2, soprattutto quando a parlare \u00e8 una&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":291173,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-291172","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115838818911857651","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/291172","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=291172"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/291172\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/291173"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=291172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=291172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=291172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}