{"id":291870,"date":"2026-01-05T09:57:11","date_gmt":"2026-01-05T09:57:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/291870\/"},"modified":"2026-01-05T09:57:11","modified_gmt":"2026-01-05T09:57:11","slug":"la-storia-della-fotografa-carla-cerati-i-dimenticati-dellarte-vita-scatti-e-parole-della-fotografa-carla-cerati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/291870\/","title":{"rendered":"La storia della fotografa Carla Cerati I dimenticati dell\u2019arte. Vita, scatti e parole della fotografa Carla Cerati"},"content":{"rendered":"<p>Ha fotografato i pazzi nei manicomi, ma anche le feste e i cocktail della Milano da bere, con immagini passate alla storia. <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/carla-cerati\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/carla-cerati\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Carla Cerati<\/a><\/strong> (Bergamo, 1926 \u2013 Milano, 2016) arriva alla fotografia quasi per caso. Nasce a Bergamo da una famiglia borghese: da ragazza desidera dedicarsi alla scultura e si iscrive all\u2019Accademia di Brera, ma a causa delle pressioni familiari abbandona gli studi a ventun anni per sposarsi e inizia a lavorare come sarta, prima a Legnano e in seguito a Milano, dove si trasferisce con il marito nel 1952. In quegli anni Cerati inizia a scattare le prime fotografie ai suoi figli e agli amici di famiglia: il padre si accorge del suo talento e le vende una Rollei professionale, che Carla paga a rate, mentre comincia ad interessarsi al mondo del teatro.\u00a0<\/p>\n<p><strong>L\u2019inizio della carriera di fotografa di Carla Cerati<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Nel 1960 riesce a fotografare le prove dello <strong>spettacolo <\/strong><strong>Niente per amore<\/strong><strong> <\/strong>di Franco Enriquez al Teatro Manzoni a Milano: il gradimento e la stima del regista la portano ad avviare una professione che esercita <strong>documentando le trasformazioni del capoluogo lombardo<\/strong>, dai giovani agli intellettuali, dagli attori come Valeria Moriconi ai poeti come Eugenio Montale. Volti che vengono pubblicati su L\u2019Illustrazione Italiana, Vie Nuove e L\u2019Espresso. Carla ama anche i reportage, come quello che illustra il viaggio in macchina da Milano alla Sicilia nel 1965 con la cartella fotografica Nove Paesaggi Italiani, presentata da Renato Guttuso, che scrive: \u201cSi guardino queste foto, lentamente e a lungo: vedremo crescere queste immagini, rivelarsi sempre di pi\u00f9\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"573\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/la-fotomodella-isa-stoppi-milano-1968-terrazza-martinimc001pr013ftdg030.jpg\" alt=\"Carla Cerati, La fotomodella Isa Stoppi. Milano 1968, Terrazza Martini\" class=\"wp-image-1204050\"  \/>Carla Cerati, La fotomodella Isa Stoppi. Milano 1968, Terrazza Martini<strong>I grandi della cultura e dell\u2019arte ritratti da Carla Cerati<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Cerati ritrae i grandi protagonisti dello spettacolo dell\u2019epoca, <strong>da Giorgio Strehler a Eduardo de Filippo, da Carmelo Bene a Monica Vitti<\/strong>. Viene folgorata dal Living Theatre e dal 1967 comincia a seguire le loro performance in tutta Italia e anche all\u2019estero. Frequenta la Libreria Einaudi a Milano, dove il suo obiettivo restituisce i volti e i gesti di <strong>Gillo Dorfles, Umberto Eco, Salvatore Quasimodo, Lamberto Vitali, Elio Vittorini<\/strong>. Per L\u2019Espresso riprende <strong>Pierpaolo Pasolini<\/strong> alla Buchmesse di Francoforte nel 1974, <strong>Laura Betti<\/strong> al Festival del cinema di Venezia nel 1968, Andy Warhol alla Galleria Apollinaire di Milano nel 1974.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Gli scatti nei manicomi italiani<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Nel 1968 incontra <strong>Franco Basaglia<\/strong> e comincia a realizzare con lui e <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/gianni-berengo-gardin\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/gianni-berengo-gardin\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Gianni Berengo Gardin<\/a> <\/strong>un reportage per documentare la situazione dei manicomi italiani. \u201cBasaglia voleva fare un libro fotografico sulle istituzioni negate. Le cose per\u00f2 \u2013 racconta Cerati \u2013 andavano troppo per le lunghe perch\u00e9 nelle caserme \u00e8 difficile entrare, nelle carceri impossibile, allora abbiamo deciso di farlo solo sui manicomi\u201d. Nasce cos\u00ec il <strong>libro Morire di Classe<\/strong>, curato da Basaglia con sua moglie Franca e pubblicato nel 1969 da Einaudi. \u201cMorire di classe \u2013 scrive Primo Levi \u2013 documentava la situazione manicomiale degli internati di alcuni ospedali psichiatrici dove due grandi fotografi, Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, coinvolti nell\u2019impresa avevano avuto il permesso di entrare e fotografare. Prima di allora non era possibile farlo, per non ledere \u2013 si diceva \u2013 la dignit\u00e0 dei malati. Sono immagini dure di donne e di uomini prigionieri, incarcerati, legati, puniti, umiliati \u00abridotti a sofferenza e bisogno\u00bb\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/08clt2-spalla.avif\" alt=\"Carla Cerati, da \" morire=\"\" di=\"\" classe=\"\" class=\"wp-image-1204051\"\/>Carla Cerati, da \u201cMorire di classe\u201d<strong>Oltre la fotografia: Carla Cerati scrittrice<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Negli anni successivi Cerati si dedica da una parte a raccontare, con un filo di ironia, il mondo della caf\u00e8 society milanese con Mondo Cocktail (1974), e dall\u2019altra riprende gli episodi pi\u00f9 drammatici degli Anni di Piombo, dal Processo Luigi Calabresi \u2013 Lotta Continua ai funerali di Giangiacomo Feltrinelli. <strong>Nel 1973 abbina alla fotografia la scrittura<\/strong> e pubblica il suo primo romanzo Un amore fraterno, seguito da Un matrimonio perfetto (1975), La condizione sentimentale (1977), La cattiva figlia (1990) e La perdita di Diego (1992), finalista al Premio Strega.<\/p>\n<p>Ludovico Pratesi\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>            <strong>Libri consigliati:<\/strong><br \/> <br \/>\n            (Grazie all&#8217;affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)        <\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ha fotografato i pazzi nei manicomi, ma anche le feste e i cocktail della Milano da bere, con&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":291871,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-291870","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115841901765287636","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/291870","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=291870"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/291870\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/291871"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=291870"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=291870"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=291870"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}