{"id":292777,"date":"2026-01-05T22:20:11","date_gmt":"2026-01-05T22:20:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/292777\/"},"modified":"2026-01-05T22:20:11","modified_gmt":"2026-01-05T22:20:11","slug":"15enne-accoltellato-al-bicocca-village-difendendo-amico-da-rapina-il-fatto-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/292777\/","title":{"rendered":"15enne accoltellato al Bicocca Village difendendo amico da rapina | Il Fatto Quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>Palermo, 5 gen. (Adnkronos) &#8211; Quarantasei anni di misteri, 46 anni di silenzi e di depistaggi. E\u2019 trascorso quasi mezzo secolo dall\u2019omicidio del Presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, fratello maggiore del Capo dello Stato Sergio Mattarella, ma resta ancora il giallo attorno al nome del killer che gli spar\u00f2 a distanza ravvicinata, uccidendolo sul colpo e ferendo la moglie, Irma Chiazzese, che tent\u00f2 di salvare il marito.  Piersanti Mattarella era il Presidente che, con il suo costante richiamo, aveva cambiato in profondit\u00e0 la considerazione della Sicilia nel contesto nazionale e internazionale. E che aveva una visione del futuro della Sicilia fondata su una moderna strategia di sviluppo economico, sociale e civile, alimentata da riforme, ma anche da una politica ricca di idee e di cultura e dalla massima trasparenza. Mattarella aveva avviato in Sicilia un&#8217;azione di rinnovamento, che aveva suscitato un sentimento di speranza in tutti i siciliani onesti e stava, anche, conquistando crescenti consensi nell&#8217;intero sistema politico nazionale. Ma quest&#8217;azione di rinnovamento venne brutalmente interrotta, poco prima delle 13 del 6 gennaio del 1980, quando, mentre si trovava con la sua famiglia, con la moglie Irma, i figli Bernardo e Maria e la suocera, venne ucciso davanti alla sua abitazione in via Libert\u00e0, di ritorno dalla messa per l&#8217;Epifania. Assassinato a sangue freddo. Il nome del killer non si \u00e8 mai conosciuto. <\/p>\n<p>Da un anno risultano indagati, nell&#8217;ambito delle nuove indagini sull&#8217;omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, due boss mafiosi, Antonino Madonia, e Giuseppe Lucchese. Sono entrambi gi\u00e0 detenuti all&#8217;ergastolo. Secondo l&#8217;inchiesta della procura palermitana, a sparare quel giorno sarebbe stato materialmente Nino Madonia, figlio del potentissimo boss mafioso Ciccio che controllava mezza citt\u00e0. Lucchese, detto Lucchiseddu, guidava invece l&#8217;auto. Nino Madonia fa parte di una famiglia storica della mafia palermitana capitanata dal patriarca Ciccio &#8211; morto e gi\u00e0 condannato quale mandante dell&#8217;omicidio di Mattarella &#8211; e di cui fanno parte i fratelli dell&#8217;indagato: Giuseppe, Salvo, l&#8217;assassino di Libero Grassi, e Aldo, quest&#8217;ultimo l&#8217;unico a non essere all&#8217;ergastolo. Giuseppe Lucchese venne arrestato nell&#8217;aprile 1990 dopo 9 anni di latitanza. Era considerato un superkiller che aveva ucciso decine di persone durante la seconda guerra di mafia tra cui la sorella, la madre e la zia di Francesco Marino Mannoia.<\/p>\n<p>La Procura sta lavorando si una minuscola impronta digitale. Le operazioni si svolgono presso i laboratori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo, dove i periti stanno maneggiando il reperto con estrema cautela. I periti hanno avvertito che la \u201cnatura estremamente fragile dei reperti impone un approccio metodologico di grande precisione\u201d si legge nella comunicazione giunta all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, nella quale viene sottolineata \u201cla complessit\u00e0 analitica\u201d e \u201cla delicatezza del caso\u201d. Non si tratta di un\u2019impronta digitale nitida, ma di una strisciata di circa tre centimetri, un residuo difficile da interpretare e ancor pi\u00f9 da trattare dopo oltre quattro decenni. Prima di prelevare qualsiasi frammento biologico, sar\u00e0 necessario individuare la tecnica pi\u00f9 adatta per non compromettere la minima traccia di Dna. La fase di campionamento dovrebbe essere terminata e adesso si attendono i risultati. Previsti per i prossimi giorni. <\/p>\n<p>Pochi mesi fa l\u2019inchiesta della Procura di Palermo si \u00e8 arricchita di un nuovo, ulteriore, tassello. Lo scorso 24 ottobre \u00e8 stato arrestato un prefetto in pensione, Filippo Piritore. Ex funzionario della Squadra mobile di Palermo. L&#8217;accusa \u00e8 di avere depistato le indagini sull&#8217;omicidio Mattarella. Sentito dai pm di Palermo sul guanto trovato il giorno del delitto a bordo della Fiat 127 utilizzata dai killer, mai repertato n\u00e9 sequestrato, Piritore avrebbe reso dichiarazioni \u201crivelatesi del tutto prive di riscontro, con cui ha contribuito a sviare le indagini funzionali (anche) al rinvenimento del guanto (mai ritrovato)&#8221;, come scrive la Procura diretta da Maurizio de Lucia.<\/p>\n<p>Il funzionario, oggi in pensione, avrebbe detto di aver inizialmente affidato il guanto a un agente della Polizia scientifica, che avrebbe dovuto darlo a Pietro Grasso, allora un giovane sostituto procuratore, titolare delle indagini sul delitto. Grasso, sempre secondo il racconto di Piritore, avrebbe poi disposto di fare riavere il reperto al Gabinetto regionale di Polizia scientifica e a Piritore. E lo avrebbe poi consegnato a un altro componente della Polizia scientifica di Palermo, per lo svolgimento degli accertamenti tecnici. <\/p>\n<p>Quarantasei anni fa, il guanto di pelle marrone fu abbandonato dal killer sotto il sedile della Fiat 127, usata per la fuga. Gi\u00e0 allora era considerato un reperto fondamentale, tanto che l\u2019allora ministro dell\u2019Interno, Virginio Rognoni, ne parl\u00f2 in Parlamento. Per la Procura, Piritore non ha fatto altro che &#8220;impedire, ostacolare e sviare&#8221;, manifestando una &#8220;pervicacia nella volont\u00e0 delittuosa&#8221; che si protrae dal 1980 fino a oggi. Un comportamento infedele da parte di un funzionario dello Stato che, come ha commentato il ministro dell\u2019Interno, Matteo Piantedosi, &#8220;fa davvero male&#8221;. Pochi giorni fa il tribunale del riesame ha rigettato la richiesta dei legali di Piritore di liberare Piritore. Ma per i giudici ci sono \u201cgravi indizi di colpevolezza\u201d, sostenuti dalle intercettazioni fatte dalla Dia su disposizione della procura diretta da Maurizio de Lucia. Il collegio del riesame presieduto da Antonella Pappalardo ha parlato di \u201cspeciale disinvoltura mostrata nel compimento della condotta delittuosa\u201d. \u201cL\u2019indagato ha perseverato nell\u2019indicare una falsa pista da seguire nello svolgimento delle rinnovate indagini relative ad una delle pi\u00f9 drammatiche ed oscure pagine della storia della nazione\u201d. I misteri continuano. (di Elvira Terranova) <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Palermo, 5 gen. (Adnkronos) &#8211; Quarantasei anni di misteri, 46 anni di silenzi e di depistaggi. 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