{"id":293214,"date":"2026-01-06T05:52:18","date_gmt":"2026-01-06T05:52:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/293214\/"},"modified":"2026-01-06T05:52:18","modified_gmt":"2026-01-06T05:52:18","slug":"perceval-le-gallois-1978-di-eric-rohmer-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/293214\/","title":{"rendered":"Perceval le Gallois (1978) di \u00c9ric Rohmer &#8211; Recensione"},"content":{"rendered":"<p>Tra i pochi film di derivazione letteraria, e di ambientazione storica, di \u00c9ric Rohmer, <strong>Perceval le Gallois<\/strong> del 1978, tratto da Chr\u00e9tien de Troyes, appare come il pi\u00f9 radicale, il pi\u00f9 teatrale, il pi\u00f9 straniante. Gli attori recitano in versi seguendo la metrica in ottosillabi e parlando di s\u00e9 in terza persona, alternati da un coro di menestrelli. Le scenografie sono stilizzatissime, apertamente teatrali \u2013 sculture di alberi astratti a formare un bosco; castelli ridotti a semplici facciate sobrie ed essenziali \u2013 e si ispirano alla pittura medievale e ai manoscritti miniati. Sembra l\u2019antitesi di quel cinema della contemporaneit\u00e0 rohmeriano, fatto di dialoghi liberi e spontanei e personaggi reali che vivono, flirtano, in contesti conviviali della borghesia urbana. In realt\u00e0 <strong>Perceval le Gallois<\/strong> \u00e8 complementare al cinema del presente del regista, pone una questione su cosa debba essere l\u2019adattamento letterario e la visione del passato al cinema, e su cosa debba essere il cinema stesso, in quanto snodo tra spazio pittorico, architettonico e filmico.<strong><strong>Racconto del Medioevo<\/strong><\/strong>Il giovane Perceval, dopo aver visto cavalieri armati, decide di lasciare la casa materna per diventare cavaliere alla corte di Re Art\u00f9. Cresciuto isolato e ignorante delle regole della cavalleria, il giovane affronta numerose avventure, tra duelli, sfide e incontri, tra cui un episodio con il Cavaliere Vermiglio e l\u2019amata Blanchefleur. Nel corso della storia diventa cavaliere, partecipa alle imprese della Tavola Rotonda e vive anche episodi legati alla storia di Gawain e alla Passione di Cristo. [sinossi]<\/p>\n<p>Nella lunga filmografia di \u00c9ric Rohmer, fatta di 23 lungometraggi nel corso di 50 anni, cui si aggiungono i corti e i documentari televisivi, figurano pochi film espressamente tratti da opere letterarie. Sono quattro che sono anche quei pochi di ambientazione non contemporanea, insieme ad <strong>Agente speciale<\/strong> che \u00e8 una ricostruzione dell\u2019affare Miller-Skoblin nella Francia degli anni Trenta, basata su documenti storici. <strong>Perceval le Gallois<\/strong> \u00e8 il secondo di questi film storici\/letterari \u2018anomali\u2019, uscito nel 1978 a stretto giro dal primo ovvero <strong>La marchesa Von\u2026<\/strong> del 1976, tratto da Heinrich von Kleist, ambientato nel periodo napoleonico. Sarebbero arrivati poi <strong>La nobildonna e il duca<\/strong>, nel 2001, tratto dalle memorie di Grace Elliott e ambientato durante la Rivoluzione francese, e infine <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2007\/09\/03\/gli-amori-di-astrea-e-celadon\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Gli amori di Astrea e Celadon<\/a><\/strong> del 2007, ultimo film di Rohmer, ispirato al romanzo pastorale seicentesco <strong>L\u2019Astrea<\/strong> di Honor\u00e9 d\u2019Urf\u00e9, ambientato nel V secolo d.C. nella Gallia romana. L\u2019approdo a Chr\u00e9tien de Troyes e al suo poema <strong>Perceval ou le Conte du Graal<\/strong>, scritto tra il 1175 e il 1190 e rimasto incompiuto, per Rohmer parte anni prima, ovvero con il suo documentario televisivo del 1965 <strong>Perceval ou Le conte du Graal<\/strong>. Il film del 1978 \u00e8 praticamente lo sviluppo di quel documentario, in cui si spiega, per esempio, come Chr\u00e9tien de Troyes non fosse interessato a descrivere battaglie quanto a ritrarre emozioni. E coerentemente Rohmer far\u00e0 un film sobrio e anti-spettacolare, con qualche duello molto stilizzato. Si dice inoltre che i brani letti in voice over, nel documentario, rispettano la metrica antica. Cos\u00ec Rohmer allestisce una rappresentazione medioevale dove gli attori recitano in versi seguendo la metrica in ottosillabi e parlando di s\u00e9 in terza persona, raccontando le proprie azioni mentre le compiono (come Rohmer aveva teorizzato in un suo scritto sui Cahiers sui tre livelli del discorso, diretto, indiretto e iperdiretto), alternati da un coro di menestrelli che si esibisce a ogni capitolo in musiche medioevali in chiave di coro greco. Le scenografie tendono all\u2019astrazione, apertamente teatrali \u2013 castelli ridotti a semplici facciate sobrie ed essenziali, sculture di alberi stilizzati a formare un bosco, fondali trompe-l\u2019\u0153il \u2013 e si ispirano alla pittura medievale e ai manoscritti miniati, proprio a quelle stesse immagini del documentario che ora Rohmer trasferisce, ridisegna su grande schermo in un film di finzione. Tutto sembra improntato alla sobriet\u00e0 e alla smitizzazione, da Re Art\u00f9 che \u00e8 un ometto tarchiato di mezza et\u00e0 al Sacro Graal che sembra un\u2019insalatiera.<\/p>\n<p><strong>Perceval le Gallois<\/strong> funziona cos\u00ec in una dimensione di straniamento brechtiano puro, un impianto teatrale per un autore cinematografico che assai raramente si \u00e8 fatto tentare dalle sirene del palcoscenico. Considerava il teatro come un\u2019arte effimera e deperibile in luogo della persistenza del cinema, anche se poi ha rivisto questa sua convinzione. Il suo testo teatrale <strong>Il trio in mi bemolle<\/strong>, per esempio, \u00e8 un racconto contemporaneo coerente con i suoi canoni riconosciuti, mentre risulta solo un\u2019altra regia teatrale, di un testo non suo ma del prediletto von Kleist, ovvero <strong>Caterina di Heilbronn<\/strong>. In fondo <strong>Perceval le Gallois<\/strong> corrisponde a un teatro fissato, reso imperituro venendo impresso su pellicola. Il film si configura quindi come un\u2019antitesi rispetto a un cinema strettamente collocato nel presente come \u00e8 universalmente riconosciuto quello del grande regista francese. Un cinema fatto di spontaneit\u00e0 e leggerezza, un cinema estremamente parlato costruito su lunghi dialoghi liberi, in presa diretta, tanto da essere fortemente snaturato nel doppiaggio. Un cinema urbano contemporaneo, molto connotato dagli spazi parigini, nei caff\u00e8 e nei bistr\u00f2, teatri di tanti momenti di convivialit\u00e0 dove si sviluppano le storie di giovani borghesi care al regista. Un cinema povero che non ricorre a teatri di posa, costumi, set esotici anche in ossequio ai canoni pauperistici esibiti della Nouvelle Vague. Eppure, anche questo cinema, maggioritario in Rohmer, \u00e8 fortemente letterario, seppur non tratto da opere specifiche. Rohmer \u00e8 influenzato da una tradizione letteraria e filosofica francese, da Marivaux, Balzac, La Fontaine, Pascal. Nel ciclo Commedie e proverbi, ogni film parte da proverbi o citazioni letterarie. Proprio una di Chr\u00e9tien de Troyes, \u00abChi parla troppo si danneggia\u00bb \u00e8 alla base di <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2024\/03\/14\/pauline-alla-spiaggia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Pauline alla spiaggia<\/a><\/strong>. In un suo saggio del 1949 Rohmer discettava dell\u2019et\u00e0 classica del cinema raffrontando la giovane settima arte con le altre arti e la loro maturazione. Il futuro regista rimpiange la letteratura che \u00e8 esistita prima del cinema, a cui \u00e8 preferibile attingere, affermando come Diderot sia uno sceneggiatore pi\u00f9 moderno di Faulkner. In fondo in un autore medievale come Chr\u00e9tien de Troyes, Rohmer trova gli archetipi del suo cinema. Perceval \u00e8 un giovane rohmeriano, ingenuo, in formazione, che esce dal nido materno e vaga facendo esperienza di amori e incontri, tra banchetti imbanditi \u2013 in luogo dei bistrot parigini \u2013 sulla base di precetti e codici morali.<\/p>\n<p>Con <strong>Perceval le Gallois<\/strong>, e gli altri succitati film, Rohmer imposta un problema sul cinema storico che non pu\u00f2 essere tale se non mettendo in scena la letteratura, come la pittura, ovvero ci\u00f2 che sopravvive oggi di un periodo storico, la sua arte, ci\u00f2 che quell\u2019epoca ha voluto che si tramandasse. E la letteratura del passato, che non \u00e8 cronaca ma racconta storie di finzione, deve comunque essere messa in scena nell\u2019ottica di una sacralit\u00e0, o un feticismo dei testi, il che significa la lingua tedesca di von Kleist per <strong>La marchesa Von\u2026<\/strong> e quel linguaggio in versi di <strong>Perceval le Gallois<\/strong>. Linguaggi che cos\u00ec si configurano come linguaggi del presente, al pari di quelli di un film contemporaneo di Rohmer, laddove i secondi esprimono il parlato e i primi lo scritto di una societ\u00e0, ci\u00f2 che si pu\u00f2 leggere perch\u00e9 fissato in un libro. Nel caso poi di Chr\u00e9tien de Troyes, Rohmer opera una molteplice mediazione, un distacco all\u2019ennesima potenza. Con <strong>Perceval le Gallois<\/strong> Rohmer rid\u00e0 vita a un testo del XII secolo, peraltro incompiuto, monco, che a sua volta racconta le gesta leggendarie e mitiche del ciclo arturiano ambientato nella Britannia del V e VI secolo d.C. E dove c\u2019\u00e8 un\u2019ulteriore narrazione interna, quella della passione di Cristo rivissuta da Perceval nell\u2019ultimo episodio, quello del Venerd\u00ec Santo. Rohmer, nella sua vasta produzione saggistica, ha sempre visto il cinema come un\u2019arte della spazialit\u00e0, rivendicando l\u2019interesse per le sue componenti plastiche, in luogo della sua connotazione di semplice arte visiva. Un anno prima dell\u2019uscita di <strong>Perceval le Gallois<\/strong>, nel 1977, il regista d\u00e0 alla luce quello che \u00e8 il suo scritto seminale, ovvero L\u2019organisation de l\u2019espace dans le Faust de Murnau, approdo delle sue riflessioni teoriche sviluppate nel corso degli anni. Qui Rohmer distingue nella settima arte di Murnau tre componenti, ovvero lo spazio pittorico, quello architettonico e quello filmico. Il primo \u00e8 rappresentato dall\u2019immagine visiva, cinematografica iscritta nello schermo; il secondo \u00e8 il profilmico, ci\u00f2 che viene ripreso, sia esso reale, artificiale o ricostruito come scenografia, quella parte del mondo che ci viene rappresentata nella proiezione; mentre il terzo rappresenta quella dimensione mentale che il film genera nello spettatore, ci\u00f2 che \u00e8 non visto, fuori campo che viene ricostruito nella mente. Rohmer, nel suo cinema contemporaneo, ha spesso cercato degli spazi architettonici urbani modernisti, trionfo delle forme, come la nuova periferia razionalista Cergy-Pontoise, o gli angoli urbani eccentrici di Incontri a Parigi. Tutto ci\u00f2 per generare il suo peculiare spazio pittorico secondo una poetica di a-spazialit\u00e0, di labilit\u00e0 degli spazi, nella tendenziale assenza di architetture riconducibili come storiche. In <strong>Perceval le Gallois<\/strong> il corrispettivo di quegli spazi asettici sono i castelli che esistono solo come facciate piatte tratteggiate. Qui lo spazio architettonico \u00e8 generato ex-novo per il film, ed \u00e8 assoggettato allo spazio pittorico. Con ci\u00f2 Rohmer espande fino al limite le potenzialit\u00e0 delle scenografie di set ricostruiti che possono essere totalmente scevri di realismo. Non a caso il cineasta utilizzer\u00e0 da pioniere la tecnologia digitale nel 2001 per <strong>La nobildonna e il duca<\/strong>, ancora per plasmare lo spazio architettonico su quello pittorico, ricreare la Parigi settecentesca con un effetto dipinto. Rohmer loda di Murnau gli ambienti che agiscono attivamente nel film. In <strong>Perceval le Gallois<\/strong> il cineasta della Nouvelle Vague fa ancora uso di quegli elementi del paesaggio che riprende dal regista tedesco e che attraversano il suo cinema. Il lago di <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2018\/02\/26\/aurora\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Aurora<\/a><\/strong> che poi torna in <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2024\/03\/18\/il-ginocchio-di-claire\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Il ginocchio di Claire<\/a><\/strong>, il mare, la spiaggia (resa con sabbia vera in un contesto dove tutto \u00e8 finta scenografia), lo scoglio da <strong>Tab\u00f9<\/strong>, ripresi in <strong>Pauline alla spiaggia<\/strong>, <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2025\/01\/22\/il-raggio-verde\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Il raggio verde<\/a><\/strong> e <strong>Racconto d\u2019estate<\/strong>, il bosco, come quelli di <strong><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2019\/01\/16\/nosferatu-il-vampiro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Nosferatu<\/a> <\/strong>e<strong> Faust<\/strong>. In questo senso <strong>Perceval le Gallois<\/strong> non \u00e8 una deviazione ma una cristallizzazione estrema del cinema di Rohmer, che ritrova, spogliato del tempo e del realismo, quegli archetipi morali e formali che attraversano tutta la sua opera.<\/p>\n<p><strong>Info<\/strong><br \/>Il <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hnf2-YjBLRA\" rel=\"noopener nofollow\" target=\"_blank\">trailer<\/a> di Perceval.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tra i pochi film di derivazione letteraria, e di ambientazione storica, di \u00c9ric Rohmer, Perceval le Gallois del&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":293215,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-293214","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115846600753892951","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/293214","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=293214"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/293214\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/293215"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=293214"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=293214"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=293214"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}