{"id":293361,"date":"2026-01-06T08:38:10","date_gmt":"2026-01-06T08:38:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/293361\/"},"modified":"2026-01-06T08:38:10","modified_gmt":"2026-01-06T08:38:10","slug":"clima-studio-sui-ghiacci-della-groenlandia-smonta-decenni-di-bufale-catastrofiste-sul-cambiamento-climatico-in-passato-faceva-molto-piu-caldo-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/293361\/","title":{"rendered":"Clima, studio sui ghiacci della Groenlandia smonta decenni di bufale catastrofiste sul cambiamento climatico: in passato faceva molto pi\u00f9 caldo di oggi"},"content":{"rendered":"\n<p>Sotto il ghiaccio della <strong>Groenlandia<\/strong> si nasconde una storia che sfida le moderne convinzioni sull\u2019eccezionalit\u00e0 del riscaldamento attuale. Una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Geoscience ha portato alla luce prove inconfutabili di un passato in cui la calotta groenlandese era molto pi\u00f9 piccola di oggi, arrivando a scomparire del tutto in alcune sue parti. Protagonista di questa scoperta \u00e8 il <strong>Prudhoe Dome<\/strong>, una massiccia cupola di ghiaccio situata nella regione nord-occidentale dell\u2019isola, che <strong>oggi raggiunge spessori di oltre cinquecento metri<\/strong> ma che, appena <strong>settemila anni fa<\/strong>, semplicemente <strong>non esisteva<\/strong>.<\/p>\n<p>Il team di scienziati del Dipartimento di Scienze della Terra dell\u2019Universit\u00e0 di Buffalo (New York) e del Dipartimento di Scienze della Terra e dell\u2019Ambiente dell\u2019Universit\u00e0 del Kentucky di Lexington, guidato da <strong>Caleb Walcott-George<\/strong>, ha intrapreso una <strong>missione di perforazione estrema<\/strong>, attraversando <strong>509 metri di ghiaccio compatto per raggiungere il letto roccioso sottostante<\/strong>. L\u2019obiettivo era recuperare il materiale sepolto per miliardi di anni, trasformando i sedimenti in una sorta di archivio naturale capace di <strong>raccontare le oscillazioni climatiche dell\u2019Olocene<\/strong>, il periodo geologico in cui viviamo. Quello che hanno trovato ha scosso le fondamenta della narrazione catastrofista che vede ogni variazione del ghiaccio come un evento senza precedenti storici.<\/p>\n<p>Attraverso una tecnica sofisticata chiamata <strong>luminescenza stimolata all\u2019infrarosso<\/strong>, i ricercatori hanno analizzato i granelli di sabbia e i sedimenti estratti dal fondo. Questa metodologia permette di stabilire con precisione l\u2019ultima volta che un granello di minerale \u00e8 stato esposto alla luce del sole. I risultati sono stati sorprendenti: <strong>gli strati superficiali del terreno sotto la cupola di ghiaccio sono stati illuminati dal sole circa 7.100 anni fa<\/strong>. Questo significa che in quel periodo il Prudhoe Dome era <strong>completamente fuso<\/strong>, lasciando il suolo nudo ed esposto agli agenti atmosferici per un lungo intervallo di tempo.<\/p>\n<p>La scomparsa del ghiaccio non \u00e8 stata un evento casuale, ma <strong>la risposta diretta a temperature estive che erano significativamente pi\u00f9 alte di quelle odierne<\/strong>. Le stime paleoclimatiche indicano che, durante l\u2019Olocene medio, la Groenlandia nord-occidentale era <strong>tra i tre e i cinque gradi pi\u00f9 calda rispetto ad oggi<\/strong>. Questo dato \u00e8 fondamentale perch\u00e9 quel livello di calore, raggiunto in modo <strong>del tutto naturale<\/strong> migliaia di anni prima della rivoluzione industriale, \u00e8 molto simile alle proiezioni termiche pi\u00f9 catastrofiste ed estreme che i modelli climatici prevedono per l\u2019anno <strong>2100<\/strong>. E che in ogni caso sembrano assolutamente irrealistiche e inverosimili. In altre parole, lo studio dimostra inequivocabilmente come <strong>il nostro pianeta abbia gi\u00e0 vissuto e superato scenari di riscaldamento analoghi a quelli che oggi vengono definiti apocalittici<\/strong>.<\/p>\n<p>A rafforzare questa tesi contribuiscono le analisi degli isotopi dell\u2019ossigeno effettuate sulla colonna di ghiaccio sovrastante. I ricercatori hanno notato una totale assenza di ghiaccio risalente all\u2019ultima era glaciale, il Pleistocene. Mentre in altre zone della <strong>Groenlandia<\/strong>, come nel sito di <strong>Camp Century<\/strong>, il ghiaccio antico \u00e8 ancora presente, al <strong>Prudhoe Dome<\/strong> <strong>tutto il materiale congelato \u00e8 di formazione recente<\/strong>. Questo conferma che <strong>la cupola si \u00e8 fusa integralmente dopo l\u2019ultima glaciazione e si \u00e8 riformata solo successivamente<\/strong>, quando le temperature sono tornate a scendere.<\/p>\n<p>Questa scoperta <strong>smonta la narrazione di una calotta glaciale fragile e sull\u2019orlo di un collasso irreversibile causato dall\u2019uomo<\/strong>. Al contrario, dimostra che <strong>il ghiaccio groenlandese possiede una dinamica ciclica di crescita e ritiro estremamente resiliente<\/strong>. Se settemila anni fa la Groenlandia era molto pi\u00f9 calda e priva di ghiacci in vaste aree costiere e interne, e se nonostante ci\u00f2 la calotta \u00e8 stata in grado di rigenerarsi e tornare agli spessori attuali, allora <strong>il concetto di punto di non ritorno appare pi\u00f9 come uno spauracchio ideologico che come una realt\u00e0 climatologica<\/strong>.<\/p>\n<p>Il ritiro del ghiaccio durante l\u2019Olocene medio non \u00e8 stato influenzato dall\u2019innalzamento del livello del mare o dal riscaldamento degli oceani, ma \u00e8 stato guidato <strong>quasi esclusivamente dalla fusione estiva innescata dall\u2019irraggiamento solare<\/strong>. Questo indica che <strong>la Groenlandia risponde con estrema sensibilit\u00e0 a variazioni termiche naturali che sono gi\u00e0 avvenute in passato<\/strong>. Il fatto che il Prudhoe Dome sia ricresciuto nel corso dei millenni successivi suggerisce che lievi cambiamenti nelle condizioni climatiche possono innescare processi di accumulo capaci di ricostruire intere masse glaciali in tempi geologicamente brevi.<\/p>\n<p>In conclusione, lo studio del Prudhoe Dome ci offre una <strong>lezione di umilt\u00e0 e realismo<\/strong>. Ci insegna che il riscaldamento attuale, pur meritevole di attenzione, <strong>rientra in un quadro di variabilit\u00e0 naturale che la Terra ha gi\u00e0 sperimentato in tempi relativamente recenti<\/strong>. Vedere la fusione dei ghiacci come <strong>un segnale di apocalisse imminente<\/strong> ignora la storia profonda del nostro pianeta, che <strong>ha gi\u00e0 conosciuto una Groenlandia verde e senza cupole glaciali molto prima che l\u2019attivit\u00e0 umana potesse minimamente influenzare l\u2019atmosfera<\/strong>. La scienza geologica, attraverso queste perforazioni, ci invita a guardare oltre l\u2019allarmismo, riconoscendo la potenza e la naturalezza dei cicli climatici terrestri.<\/p>\n<p>A sostegno di queste evidenze climatiche, la stessa <strong>Groenlandia<\/strong> si conferma un vero e proprio spauracchio per i catastrofisti del cambiamento climatico. Proprio su questa terra, infatti, interviene anche la storia pi\u00f9 recente, quella <strong>vissuta e documentata dall\u2019uomo<\/strong>. Circa mille anni fa, durante il cosiddetto Periodo Caldo Medievale, i <strong>coloni vichinghi<\/strong> guidati da <strong>Erik il Rosso<\/strong> sbarcarono su queste coste e trovarono un territorio cos\u00ec rigoglioso da chiamarlo <strong>Greenland<\/strong>, ovvero <strong>terra verde<\/strong>. Le testimonianze storiche di <strong>insediamenti agricoli<\/strong> e <strong>pascoli<\/strong> in aree oggi lambite o ricoperte dai ghiacci confermano ci\u00f2 che i dati geologici del Prudhoe Dome suggeriscono: <strong>la calotta glaciale groenlandese ha subito ritiri significativi in tempi relativamente recenti<\/strong>, ben prima delle emissioni industriali. Ricostruzioni basate su sedimenti lacustri indicano infatti che <strong>la calotta ha raggiunto la sua estensione minima tra i 5.000 e i 3.000 anni fa<\/strong>, rimanendo pi\u00f9 piccola di quella attuale per gran parte dell\u2019Olocene. Il ghiaccio \u00e8 tornato ad avanzare fino al suo massimo storico solo molto pi\u00f9 tardi, durante la Piccola Era Glaciale terminata intorno al <strong>1850<\/strong>. Cio\u00e8 meno di due secoli fa. Questo <strong>continuo respiro della calotta<\/strong>, che passa da fasi di terra verde a fasi di espansione massima, dimostra che le variazioni osservate oggi <strong>non sono anomalie apocalittiche<\/strong>, ma parte di un <strong>ciclo naturale di lungo periodo<\/strong> che ha gi\u00e0 visto la Groenlandia molto pi\u00f9 ospitale e meno ghiacciata di quanto lo sia attualmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sotto il ghiaccio della Groenlandia si nasconde una storia che sfida le moderne convinzioni sull\u2019eccezionalit\u00e0 del riscaldamento attuale.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":293362,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[4914,42328,1537,90,89,11661,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-293361","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-cambiamento-climatico","9":"tag-groenlandia","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-riscaldamento-globale","14":"tag-science","15":"tag-science-and-technology","16":"tag-scienceandtechnology","17":"tag-scienza","18":"tag-scienza-e-tecnologia","19":"tag-scienzaetecnologia","20":"tag-technology","21":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115847253530222709","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/293361","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=293361"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/293361\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/293362"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=293361"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=293361"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=293361"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}