{"id":293521,"date":"2026-01-06T10:55:12","date_gmt":"2026-01-06T10:55:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/293521\/"},"modified":"2026-01-06T10:55:12","modified_gmt":"2026-01-06T10:55:12","slug":"dai-minerali-allo-scontro-con-la-cina-gli-interessi-usa-nei-paesi-nel-mirino-del-tycoon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/293521\/","title":{"rendered":"dai minerali allo scontro con la Cina, gli interessi Usa nei Paesi nel mirino del tycoon"},"content":{"rendered":"<p>Che sia il <strong>traffico di droga<\/strong>, una presunta preoccupazione per il <strong>rispetto dei diritti umani<\/strong>, motivi di <strong>sicurezza nazionale<\/strong> o altro, ogni scusa \u00e8 buona per <strong>Donald Trump<\/strong> per giustificare ipotetici attacchi nel cortile di casa americano. Dopo aver autorizzato il blitz che ha portato all\u2019arresto del presidente venezuelano, <strong>Nicol\u00e1s Maduro<\/strong>, le mire del presidente americano si sono spostate su altri Paesi, non tutti cos\u00ec vicini ai confini statunitensi, col rischio di alimentare le critiche di quel mondo <strong>Maga<\/strong> che sente tradito il mantra dell\u2019<strong>America First<\/strong> in nome della nuova <strong>Dottrina Monroe<\/strong> (anzi \u201c<strong>Donroe<\/strong>\u201c, come l\u2019hanno ribattezzata a <strong>Mar-A-Lago<\/strong>). Tra questi c\u2019\u00e8 la <strong>Groenlandia<\/strong>, territorio danese, che il tycoon aveva dichiarato di voler annettere fin dall\u2019inizio del secondo mandato. C\u2019\u00e8 l\u2019<strong>Iran<\/strong>, gi\u00e0 bombardato nel corso del conflitto con <strong>Israele<\/strong> e nemico storico degli Usa nell\u2019area mediorientale. Ci sono anche la <strong>Colombia<\/strong>, uno dei tanti Stati socialisti sudamericani invisi al leader della <strong>Casa Bianca<\/strong>, e perfino il <strong>Messico<\/strong>, con cui era almeno riuscito a stipulare un accordo sull\u2019immigrazione, e addirittura <strong>Cuba<\/strong>. Tutte le motivazioni addotte, per\u00f2, non hanno niente a che vedere con quella che \u00e8 l\u2019unica in grado di muovere la macchina militare del presidente: gli <strong>interessi economici<\/strong>. Vale per il <strong>Venezuela<\/strong>, dove l\u2019obiettivo dichiarato pubblicamente \u00e8 quello di mettere le mani sulle sterminate riserve di <strong>petrolio<\/strong> e le allettanti <strong>ricchezze minerarie<\/strong> della repubblica bolivariana, come per tutti gli altri Paesi minacciati dal tycoon.<\/p>\n<p>Groenlandia, il nuovo Eldorado<\/p>\n<p>Le motivazioni di \u201c<strong>sicurezza nazionale<\/strong>\u201d scompaiono di fronte al valore economico e strategico che avr\u00e0 nei prossimi anni il controllo di un territorio come quello della Groenlandia. <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/02\/03\/perche-trump-vuole-groenlandia-mafie-artico-inchiesta\/7846968\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">L\u2019enorme isola di ghiaccio \u00e8 al centro di una disputa internazionale<\/a>, e anche dei piani della <strong>criminalit\u00e0 organizzata<\/strong>, per accaparrarsi le enormi riserve di <strong>uranio<\/strong>, <strong>petrolio<\/strong>, <strong>piombo<\/strong>, <strong>oro<\/strong>, <strong>zinco<\/strong>, <strong>lantanoidi<\/strong>, <strong>scandio<\/strong> e <strong>ittrio<\/strong> del suo sottosuolo. Materiali, in alcuni casi, fondamentali per la produzione di componenti di <strong>smartphone<\/strong>, <strong>chip<\/strong>, <strong>batterie<\/strong> e sistemi tecnologici utilizzati nel campo delle <strong>rinnovabili<\/strong>. Settori strategici per l\u2019economia del futuro e sui quali Stati Uniti ed Europa si trovano in netto svantaggio rispetto alla <strong>Cina<\/strong> che da diversi anni ormai si \u00e8 portata avanti garantendosi il controllo delle miniere in diverse parti del mondo. Trump lo sa e mettere le mani sulla Groenlandia gli permetterebbe di colmare, almeno in parte, il gap con la Repubblica Popolare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec gli Stati Uniti si collocherebbero in prima fila nella grande corsa mondiale per l\u2019<strong>Artico<\/strong> che, con lo <strong>scioglimento dei ghiacciai<\/strong>, non solo garantir\u00e0 l\u2019accesso a nuovi giacimenti, ma aprir\u00e0 una nuova e, in futuro, primaria rotta commerciale in parte gi\u00e0 sperimentata proprio dalla <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/10\/26\/rotta-artica-cina-europa-viaggio-diretto-news\/8172959\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cina che a ottobre ha fatto passare sopra la <strong>Russia<\/strong> una nave container diretta in Europa<\/a>.<\/p>\n<p>Colombia, plata o plomo?<\/p>\n<p>La domanda (argento o piombo?), che richiama la celebre formula attribuita a <strong>Pablo Escobar<\/strong> per lanciare un ultimatum ai suoi avversari prima di scatenare la sua violenza contro di loro, \u00e8 stata rivolta direttamente al presidente colombiano, <strong>Gustavo Petro<\/strong>, su X da <strong>Elon Musk<\/strong>. Un messaggio diretto come quello che gli aveva inviato poche ore prima anche l\u2019omologo americano: \u201cLa Colombia \u00e8 governata da un <strong>uomo malato<\/strong> a cui piace produrre <strong>cocaina<\/strong>, ma non ancora per molto\u201d perch\u00e9 nel Paese \u00e8 possibile una \u201cmissione statunitense simile\u201d a quella venezuelana, ha dichiarato dall\u2019<strong>Air Force One<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 per\u00f2 il traffico di droga il vero problema per Donald Trump. Lo dimostra il fatto che altri Paesi produttori di cocaina in Sudamerica non abbiano ricevuto lo stesso trattamento che l\u2019inquilino della Casa Bianca ha riservato al leader chavista. Il <strong>Per\u00f9<\/strong>, ad esempio, \u00e8 il secondo produttore di cocaina mondiale, proprio dopo la Colombia, ma non \u00e8 mai stato attaccato da Washington. Cos\u00ec come la <strong>Bolivia<\/strong>, terzo produttore, e l\u2019<strong>Ecuador<\/strong>, che vede passare sul suo territorio il 70% del traffico internazionale della coca. Forse perch\u00e9 alla guida non ci sono leader socialisti, ma presidenti di destra come, rispettivamente, <strong>Jos\u00e9 Jer\u00ed<\/strong>, <strong>Rodrigo Paz<\/strong> e <strong>Daniel Noboa<\/strong>.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Petro \u00e8 finito nel mirino di Trump, allora? I motivi sono da ricercare nelle furiose critiche che <strong>Bogot\u00e0<\/strong> ha riservato al presidente americano fin dall\u2019inizio del suo mandato. La campagna di tagli alle agenzie umanitarie che operano fuori dai confini statunitensi ha colpito duramente anche il Paese sudamericano per centinaia di milioni di euro. Una situazione che \u00e8 costata a Trump le critiche di Petro, dando inizio a uno scambio d\u2019accuse tra i due che a ottobre ha portato al taglio di tutti i finanziamenti Usa al Paese. In parallelo, l\u2019aggressiva politica dei <strong>dazi<\/strong> americana ha colpito inizialmente anche la Colombia, provocando un\u2019altra reazione, salvo poi essere ridimensionata.<\/p>\n<p>Petro, quindi, oggi rappresenta una voce scomoda per la leadership trumpiana. Ma non solo. Il presidente di Bogot\u00e0 rischia di diventare, cos\u00ec come lo \u00e8 anche il Venezuela, uno dei punti di riferimento della <strong>Cina<\/strong> nel continente. Non sar\u00e0 piaciuta a Washington, ad esempio, la decisione di Petro di recarsi in Cina a maggio per annunciare la firma dell\u2019accordo sulla <strong>Nuova Via della Seta<\/strong> o <strong>Belt and Road Initiative<\/strong>.<\/p>\n<p>Messico, non varcare quel muro<\/p>\n<p>Tra le terre da annettere, all\u2019inizio del suo secondo mandato Trump non citava solo la Groenlandia. Anche i suoi vicini <strong>Canada<\/strong> e <strong>Messico<\/strong> erano finiti nella lista. Proprio il Paese latino e la sua presidente <strong>Claudia Sheinbaum<\/strong> erano stati messi fin da subito sotto pressione. Al di l\u00e0 delle provocazioni, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/01\/31\/messico-lettera-protesta-google-golfo-trump\/7858851\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">come quella cambiare il nome del <strong>Golfo del Messico<\/strong> in <strong>Golfo d\u2019America<\/strong><\/a>, il vero punto di scontro era quello dei <strong>flussi migratori<\/strong> verso gli Stati Uniti, tra i principali argomenti sfruttati da Trump in campagna elettorale. Il tycoon voleva, e ha poi ottenuto, il dispiegamento di migliaia di <strong>militari al confine<\/strong> per impedire il passaggio dei migranti. E per convincere <strong>Citt\u00e0 del Messico<\/strong> ad accettarli ha imposto <strong>tariffe<\/strong> pesantissime al Paese, salvo poi ridimensionarle una volta trovato un accordo.<\/p>\n<p>Anche le parole riservate da Trump a Sheinbaum in queste ore tradiscono maggiore distensione rispetto al passato: \u201cIl Messico deve darsi una regolata, dobbiamo fare qualcosa\u201d, anche se la sua presidente Claudia Sheinbaum \u00e8 \u201c<strong>una persona fantastica<\/strong>, le offro ogni giorno di inviare truppe\u201d, ha detto. Al momento, lo scontro sul Messico sembra puramente dialettico, anche se le frizioni non sono mancate negli scorsi mesi. In primis, lo Stato centroamericano \u00e8 uno dei grandi produttori mondiali di <strong>acciaio<\/strong> che esporta anche negli Stati Uniti. Situazione che ha portato Trump a minacciare l\u2019imposizione di nuovi dazi. Senza contare che il Paese ha rafforzato negli ultimi anni i rapporti con la Russia. Una situazione generale che, periodicamente, porta Trump a lanciare minacce isolate nei confronti del vicino, come quella di compiere <strong>raid mirati<\/strong> sul suo territorio per combattere il narcotraffico.<\/p>\n<p>Iran, il nemico del mio amico \u00e8 mio nemico<\/p>\n<p>Le sparate contro <strong>Cuba<\/strong> sembrano pi\u00f9 di circostanza che motivate da un reale piano d\u2019attacco: l\u2019isola caraibica, massacrata da una crisi senza fine, non rappresenta pi\u00f9 un avamposto cos\u00ec strategico per gli avversari come fu durante la <strong>Guerra Fredda<\/strong> e non vanta nemmeno grandi risorse strategiche da poter attaccare. Diversa invece la situazione dell\u2019<strong>Iran<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/mondo\/live-post\/2025\/06\/22\/gli-stati-uniti-hanno-attaccato-liran-trump-colpiti-3-siti-nucleari-teheran-ora-comincia-la-guerra\/8035324\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">gi\u00e0 vittima dei missili di Washington a giugno<\/a> con l\u2019obiettivo, non si sa quanto veramente raggiunto, di fermare il processo di <strong>arricchimento dell\u2019uranio<\/strong> che il Paese ha ripreso dopo la decisione, sempre di Trump, di stracciare <strong>l\u2019accordo sul nucleare Jcpoa<\/strong> firmato nel 2015.<\/p>\n<p>La <strong>Repubblica Islamica<\/strong> rappresenta un ostacolo per gli affari di Trump per diversi motivi. Storicamente, <strong>Teheran<\/strong> \u00e8 il pi\u00f9 importante alleato della Russia nell\u2019area mediorientale, alla guida di quella <strong>Mezzaluna sciita<\/strong> oggi sgretolata che comprendeva anche la <strong>Siria<\/strong> degli <strong>Assad<\/strong> e il <strong>Libano<\/strong> degli <strong>Hezbollah<\/strong>. Ma oggi non \u00e8 tanto il ruolo strategico di Teheran a infastidire il tycoon che gode, in realt\u00e0, di buoni rapporti con <strong>Vladimir Putin<\/strong>. La repubblica degli ayatollah \u00e8 soprattutto il nemico giurato di Paesi con i quali gli Stati Uniti non solo sono alleati, ma con i quali vogliono riprendere a fare affari. Uno su tutti <strong>Israele<\/strong> che, col governo di estrema destra guidato da <strong>Benjamin Netanyahu<\/strong>, ha deciso di chiudere i conti con tutti i nemici giurati. Cos\u00ec, tra attentati e attacchi militari contro Hezbollah, oltre due anni di raid per \u201csrdaicare\u201d <strong>Hamas<\/strong> (e la popolazione di <strong>Gaza<\/strong>) e bombardamenti in collaborazione con gli Usa contro gli <strong>Houthi<\/strong> nello <strong>Yemen<\/strong>, ha attaccato per ben due volte anche l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Ma il Paese persiano rappresenta un problema anche nei rapporti con un altro gigante del Golfo: l\u2019<strong>Arabia Saudita<\/strong>. La tensione non \u00e8 alta come in passato da quando, nel 2023, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2023\/03\/11\/successo-diplomatico-della-cina-iran-e-arabia-saudita-riprendono-le-relazioni-dopo-7-anni-usa-ed-israele-spiazzate\/7093154\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">i due Paesi hanno riallacciato rapporti diplomatici<\/a>. Il problema \u00e8 che questi sono stati possibili grazie all\u2019intermediazione della Cina, non degli Usa. L\u2019Iran rimane comunque un competitor di <strong>Riyad<\/strong> che, a sua volta, \u00e8 il principale obiettivo americano per l\u2019allargamento dei tanto pubblicizzati <strong>Accordi di Abramo<\/strong>. Che sia a causa della <strong>repressione contro i manifestanti<\/strong> (\u00e8 questa l\u2019ultima giustificazione di Trump), per le minacce a Israele o per l\u2019avanzamento del programma nucleare, Teheran rappresenta certamente il principale nemico degli Stati Uniti in Medio Oriente. Un nemico che Trump potrebbe di nuovo cercare di colpire.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/x.com\/GianniRosini\" rel=\"nofollow\">X: @GianniRosini<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Che sia il traffico di droga, una presunta preoccupazione per il rispetto dei diritti umani, motivi di sicurezza&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":293522,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-293521","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115847792149337953","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/293521","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=293521"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/293521\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/293522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=293521"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=293521"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=293521"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}