{"id":293702,"date":"2026-01-06T13:33:12","date_gmt":"2026-01-06T13:33:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/293702\/"},"modified":"2026-01-06T13:33:12","modified_gmt":"2026-01-06T13:33:12","slug":"alimenti-ultra-processati-riconoscerli-e-imparare-a-limitarli-perche-fanno-male-qualche-consiglio-utile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/293702\/","title":{"rendered":"Alimenti ultra processati: riconoscerli e imparare a limitarli perch\u00e9 fanno male. Qualche consiglio utile"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Anna Fregonara<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Nonostante il consumo in Italia sia meno della met\u00e0 rispetto ai Paesi anglosassoni, sarebbe bene ritornare alle origini dell&#8217;alimentazione mediterranea. In casa \u00e8 pi\u00f9 facile; al supermercato, attenzione alle etichette<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Una delle revisioni scientifiche pi\u00f9 recenti e complete dedicata ai possibili effetti sulla salute degli alimenti <b>ultra processati<\/b> (UPF acronimo di Ultra-Processed Foods) arriva in un momento in cui milioni di persone in tutto il mondo consumano sempre di pi\u00f9 questi alimenti sottoposti a estesa trasformazione tecnologica.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il contributo energetico stimato degli UPF sul totale degli acquisti alimentari domestici o dell\u2019assunzione giornaliera di cibo \u00e8 <b>triplicato in Spagna<\/b> (dall\u201911% al 32%) <b>e in Cina<\/b> (dal 4% al 10%) negli ultimi trent\u2019anni ed \u00e8 aumentato (dal 10% al 23%) in Messico e in Brasile negli ultimi quarant\u2019anni.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Anche depressione tra gli effetti\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La revisione \u00e8 stata pubblicata a novembre scorso all\u2019interno delle <a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/series-do\/ultra-processed-food\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Lancet Series<\/a>, le collezioni tematiche di articoli scientifici curate dalla rivista medica The Lancet, ed \u00e8 stata realizzata da un gruppo internazionale di 43 esperti tra cui l\u2019italiana <b>Marialaura Bonaccio<\/b>, epidemiologa dell\u2019Unit\u00e0 di Ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell\u2019IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia): \u00abGli studi sono coerenti nell\u2019indicare un aumento del rischio di una dozzina di patologie, tra cui <b>obesit\u00e0, diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e metaboliche, depressione, disturbi dell\u2019umore<\/b>, in presenza di un consumo elevato di UPF\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    Quanti ne mangiamo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma cosa si intende per consumo elevato? La risposta pu\u00f2 variare in modo marcato da un Paese all\u2019altro. \u00ab<b>Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, gli alimenti ultra processati rappresentano oggi oltre il 50% dell\u2019apporto calorico quotidiano <\/b>e in alcuni gruppi di popolazione si avvicinano al 60%\u00bb, continua Bonaccio.\u00a0<\/p>\n<p>    Il progetto Moli-sani<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00ab<b>In Italia, invece, la quota si ferma intorno al 20%<\/b>: meno della met\u00e0 rispetto ai Paesi anglosassoni. Tuttavia, anche in Paesi come il nostro, dove il consumo di questi alimenti non \u00e8 particolarmente elevato in assoluto, si registra <b>un aumento del rischio di mortalit\u00e0<\/b>, in particolare per malattie cardiovascolari, associato a consumi crescenti di UPF. Nel nostro studio Moli-sani, abbiamo osservato che <b>il rischio cresce man mano che se ne mangiano di pi\u00f9<\/b>, il che fa pensare che la situazione migliore sia non consumarli. Va, per\u00f2, detto che chi li assume solo saltuariamente non sembra esposto a pericoli significativi rispetto a chi non li mangia mai\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il progetto Moli-sani \u00e8 uno dei pi\u00f9 ampi studi di popolazione mai realizzati in Italia e ha l\u2019obiettivo di indagare i determinanti genetici, ambientali e comportamentali delle malattie cardiovascolari, oncologiche e neurodegenerative.<\/p>\n<p>    La proiezione \u00e8 di crescita<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Complice lo stile di vita sempre pi\u00f9 frenetico e la crescente ricerca di scorciatoie salva-tempo in cucina, il dossier evidenzia la proiezione di un aumento globale del consumo di alimenti UPF. \u00abAnche in contesti come quello mediterraneo, tradizionalmente riconosciuto come modello di equilibrio e salute, stiamo assistendo a una <b>progressiva sostituzione di cibi freschi e preparazioni domestiche con prodotti industriali<\/b> pronti al consumo, spesso ricchi di zuccheri, grassi e additivi finalizzati a esaltarne il sapore e a promuovere il sovraconsumo\u00bb, continua Bonaccio.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abComprendere questa trasformazione \u00e8 una priorit\u00e0 di salute pubblica che richiede politiche mirate e un rinnovato impegno nella promozione di abitudini alimentari sane e sostenibili. Una delle indicazioni pi\u00f9 forti che emergono dagli studi \u00e8, infatti, la necessit\u00e0 di aumentare l\u2019aderenza ai modelli alimentari tradizionali\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    Pi\u00f9 modelli alimentari tradizionali<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abIn quasi tutte le coorti osservate, l\u2019aderenza alle diete tradizionali, per loro natura, limitano in modo spontaneo il ricorso a prodotti industriali ad alta trasformazione. Quindi, pi\u00f9 che dire cosa non mangiare, la strategia pi\u00f9 efficace potrebbe essere quella di promuovere questi modelli alimentari\u00bb, chiarisce la ricercatrice. \u00abSignifica <b>valorizzare ci\u00f2 che ogni cultura gi\u00e0 conosce e pratica<\/b>: in Italia, per esempio, sostenere l\u2019adesione alla vera dieta mediterranea, in Giappone a quella di Okinawa. Non avrebbe senso esportare modelli alimentari da un Paese all\u2019altro: ci\u00f2 che conta \u00e8 <b>ritrovare le proprie radici alimentari<\/b>, perch\u00e9 sono proprio le diete tradizionali, nella loro variet\u00e0 e stagionalit\u00e0, a contenere naturalmente un basso apporto di alimenti ultra processati\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    Rivedere le etichette<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un\u2019altra proposta degli studiosi \u00e8 di informare meglio i consumatori. \u00abOggi l\u2019unico strumento informativo a disposizione sugli scaffali \u00e8 l\u2019<b>etichettatura nutrizionale, ma manca del tutto un\u2019indicazione sul livello di lavorazione dell\u2019alimento<\/b>\u00bb, commenta l\u2019epidemiologa.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abDa qui l\u2019idea di potenziare i sistemi di etichettatura, introducendo, accanto ai valori nutrizionali, anche un\u2019informazione sul grado di trasformazione industriale. Tra le strategie proposte, inoltre, figura la possibilit\u00e0 di <b>regolamentare le pratiche di marketing<\/b> degli UPF. Secondo gli esperti, intervenire su questo fronte, come gi\u00e0 accade in parte con il tabacco o l\u2019alcol, potrebbe contribuire a ridurre il consumo soprattutto nelle fasce pi\u00f9 vulnerabili della popolazione. Un esempio considerato virtuoso \u00e8 il <b>programma nazionale brasiliano per l\u2019alimentazione scolastica <\/b>che ha gi\u00e0 eliminato la maggior parte degli ultra processati dai menu scolastici e prevede, entro il 2026, che il 90% dei pasti sia composto da alimenti freschi o minimamente trasformati. Accanto alle misure di regolamentazione, \u00e8 fondamentale ampliare l\u2019accesso agli alimenti freschi. Tra le soluzioni proposte, tassare alcune categorie di UPF e destinare le entrate raccolte a sussidi per le famiglie a basso reddito\u00bb.<\/p>\n<p>    Le critiche<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>I critici sostengono che gli UPF siano una categoria mal definita <\/b>e che le attuali politiche sanitarie, come quelle volte a ridurre il consumo di zucchero e sale, siano sufficienti.\u00a0<br \/>Gli studiosi riconoscono la validit\u00e0 di alcune critiche scientifiche rivolte al <b>sistema di classificazione Nova degli alimenti<\/b>, basato sul loro grado di trasformazione sviluppato nel 2009 dal professor Carlos Monteiro e dal suo gruppo. Tra le principali criticit\u00e0 evidenziate ci sono la <b>scarsit\u00e0 di studi clinici e di comunit\u00e0 di lungo periodo<\/b>, la <b>comprensione ancora parziale dei meccanismi biologici <\/b>alla base degli effetti sulla salute e la presenza, all\u2019interno degli stessi UPF, di <b>sottogruppi <\/b>con profili nutrizionali differenti.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I ricercatori indicano questi aspetti come aree da approfondire nelle ricerche future, ma sottolineano che, pur in presenza di incertezze, le evidenze attuali sono sufficienti per giustificare l\u2019adozione di misure precauzionali di salute pubblica.<\/p>\n<p>    La definizione di ultra-processati<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La classificazione Nova comprende quattro gruppi:\u00a0<\/p>\n<ul>\n<li>alimenti non trasformati o poco trasformati;\u00a0<\/li>\n<li>ingredienti culinari trasformati (ossia sostanze derivate da alimenti della precedente categoria tramite processi come spremitura, raffinazione o macinazione, usati per preparare piatti fatti in casa, ma non si consumano da soli);\u00a0<\/li>\n<li>alimenti trasformati che combinano i primi due gruppi usando metodi come cottura, fermentazione, conservazione con sale o zucchero e in genere contengono pochi ingredienti e non includono additivi artificiali;\u00a0<\/li>\n<li>alimenti ultra processati.\u00a0<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra gli esempi pi\u00f9 comuni di UPF ci sono <b>bevande zuccherate, snack dolci e salati confezionati, piatti pronti da riscaldare.<\/b><\/p>\n<p>    Qualche consiglio pratico<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per iniziare a diventare pi\u00f9 consapevoli di cosa mettiamo nel carrello, si possono seguire alcune semplici regole. \u00abPer esempio, controllare la lista degli ingredienti:<b> l\u2019ideale \u00e8 che non siano pi\u00f9 di cinque<\/b>. Oppure notare se in etichetta compaiono <b>ingredienti che non useremmo in cucina<\/b> come addensanti, emulsionanti, aromi artificiali, proteine isolate, edulcoranti o altri additivi tecnici\u00bb, conclude Bonaccio.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-12-17T10:32:25+01:00\">5 gennaio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Anna Fregonara Nonostante il consumo in Italia sia meno della met\u00e0 rispetto ai Paesi anglosassoni, sarebbe bene&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":293703,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[5781,88678,31469,3960,8660,172653,8165,911,172654,172655,31457,31458,53214,31471,5929,1304,737,172656,4189,172649,40963,3080,483,155595,172657,116795,9002,31459,172658,934,172659,9182,5221,2144,39443,172660,2096,40806,47714,172661,5056,172662,92624,34258,4941,172663,4067,239,4943,10104,955,1537,90,89,23487,616,47863,7653,3334,172664,172665,2505,5919,172650,172666,172651,172652,77007,75371,857,172667,976,8158,29797,2441,1270,240,36944,29798,17760,172648,7942,31455,31456,31468],"class_list":{"0":"post-293702","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-accanto","9":"tag-additivi","10":"tag-aderenza","11":"tag-alcune","12":"tag-alimentari","13":"tag-alimentari-tradizionali","14":"tag-alimentazione","15":"tag-alimenti","16":"tag-alimenti-freschi","17":"tag-alimenti-trasformati","18":"tag-alimenti-ultra","19":"tag-alimenti-ultra-processati","20":"tag-anglosassoni","21":"tag-apporto","22":"tag-artificiali","23":"tag-attuali","24":"tag-aumento","25":"tag-aumento-rischio","26":"tag-basso","27":"tag-bonaccio","28":"tag-cardiovascolari","29":"tag-categoria","30":"tag-cio","31":"tag-classificazione","32":"tag-classificazione-nova","33":"tag-consumano","34":"tag-consumo","35":"tag-consumo-alimenti","36":"tag-consumo-elevato","37":"tag-continua","38":"tag-continua-bonaccio","39":"tag-critiche","40":"tag-cucina","41":"tag-depressione","42":"tag-diete","43":"tag-diete-tradizionali","44":"tag-effetti","45":"tag-effetti-salute","46":"tag-elevato","47":"tag-epidemiologa","48":"tag-esperti","49":"tag-etichettatura","50":"tag-etichette","51":"tag-freschi","52":"tag-grado","53":"tag-grado-trasformazione","54":"tag-gruppi","55":"tag-health","56":"tag-industriali","57":"tag-ingredienti","58":"tag-interno","59":"tag-it","60":"tag-italia","61":"tag-italy","62":"tag-lancet","63":"tag-malattie","64":"tag-malattie-cardiovascolari","65":"tag-mediterranea","66":"tag-meta","67":"tag-meta-rispetto","68":"tag-meta-rispetto-paesi","69":"tag-misure","70":"tag-modelli","71":"tag-modelli-alimentari","72":"tag-modelli-alimentari-tradizionali","73":"tag-moli","74":"tag-moli-sani","75":"tag-nova","76":"tag-nutrizionali","77":"tag-paesi","78":"tag-paesi-anglosassoni","79":"tag-popolazione","80":"tag-presenza","81":"tag-processati","82":"tag-rischio","83":"tag-rispetto","84":"tag-salute","85":"tag-sani","86":"tag-studi","87":"tag-tradizionali","88":"tag-trasformati","89":"tag-trasformazione","90":"tag-ultra","91":"tag-ultra-processati","92":"tag-upf"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/293702","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=293702"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/293702\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/293703"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=293702"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=293702"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=293702"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}