{"id":294054,"date":"2026-01-06T18:33:15","date_gmt":"2026-01-06T18:33:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/294054\/"},"modified":"2026-01-06T18:33:15","modified_gmt":"2026-01-06T18:33:15","slug":"perche-trump-potra-vincere-la-guerra-sul-gas-ma-potrebbe-rimanere-deluso-da-quella-sul-petrolio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/294054\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Trump potr\u00e0 vincere la guerra sul gas ma potrebbe rimanere deluso da quella sul petrolio"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Fausta Chiesa<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Gli Usa sono diventati il primo fornitore di Gnl della Ue. Ma per il greggio la quota \u00e8 del 16% e difficilmente salir\u00e0. I motivi? Eccoli<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Che Donald Trump fosse interessato a scatenare la guerra sull\u2019energia &#8211;\u00a0 contro la Russia, in chiave anti Cina e per prendersi fette di mercato &#8211; lo si sapeva sin da quando, nell\u2019estate scorsa, ha imposto all\u2019Unione europea di acquistare prodotti energetici per 750 miliardi di dollari (640 miliardi di euro)\u00a0in tre anni (2026-2028) nell\u2019ambito dell\u2019accordo sui dazi. Una cifra enorme, se si considera che nel 2024, in base agli ultimi dati annuali disponibili di Eurostat, l\u2019Europa nel 2024 ha importato oil&amp;gas\u00abenergia\u00bb per 375 miliardi di euro, di cui solo 76 miliardi dagli Stati Uniti,\u00a0circa 85 miliardi di dollari, quindi molto meno rispetto ai 250 miliardi annui previsti dall\u2019accordo commerciale.\u00a0<\/p>\n<p>    Usa primi per export di Gnl nella Ue<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma se per il gas Trump pu\u00f2 dire di aver compiuto la missione, perch\u00e9 gli Stati Uniti con il gas naturale liquefatto (Gnl) sono il principale fornitore dell&#8217;Ue<\/b>, con il 59,9% di tutte le importazioni nel terzo trimestre del 2025, la stessa cosa non pu\u00f2 dire &#8211; e forse non potr\u00e0 mai dirlo &#8211; del petrolio. Per il metano, la Ue si sta affrancando dalla Russia (che ha ancora una fetta del 12,7% di Gnl e poco metano che arriva via tubo) e lo ha fatto spostando gli approvvigionamenti sul gas liquefatto, che viaggia via nave e pu\u00f2 arrivare da ovunque.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Perch\u00e9 Trump potr\u00e0 vincere la guerra sul gas ma potrebbe rimanere deluso da quella sul petrolio\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/695cb646c2497.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/695cb646c2497.jpeg\"\/><\/p>\n<p>    Il gas russo via tubo al 10%<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La dipendenza dai gasdotti collegati alla Russia \u00e8 ormai scesa al 10 per cento e riguarda soprattutto Paesi che non avendo accesso al mare non possono importare direttamente gas liquefatto come l\u2019Ungheria e la Slovacchia e quindi lo ricevono per la maggior parte dei quantitativi attraverso il\u00a0TurkStream.\u00a0<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Perch\u00e9 Trump potr\u00e0 vincere la guerra sul gas ma potrebbe rimanere deluso da quella sul petrolio\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/695cd843124d4.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/695cd843124d4.jpeg\"\/><\/p>\n<p>    La Russia non torner\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La Russia<\/b>, che fino al 2022 anno di inizio dell\u2019invasione dell\u2019Ucraina era il principale fornitore della Ue ( e dell\u2019Italia) con il 40% circa del metano (che arrivava via tubo), <b>oggi nelle vendite all\u2019Europa conta poco e con la decisione di Bruxelles sar\u00e0 estromessa del tutto entro fine 2027. <\/b>Mosca gi\u00e0\u00a0 non vende pi\u00f9 gas all\u2019Italia, anche perch\u00e9 il gasdotto passava dall\u2019Ucraina che il primo gennaio 2025 non ha rinnovato il contratto di passaggio scaduto il 31 dicembre 2024 con la Russia. Inoltre, Eni ha in corso un arbitrato internazionale con Gazprom per il non rispetto del contratto sui quantitativi forniti dopo la crisi con l\u2019Ucraina e il ceo Claudio Descalzi ha dichiarato che per quanto riguarda il Cane a sei zampe le forniture russe non ripartiranno, anche perch\u00e9 nel frattempo il gruppo ha stretto contratti con altri fornutori (in primis Usa e Qatar). <b>Per il gas di Putin difficilmente si aprir\u00e0 una nuova porta verso l\u2019Europa. Mentre Trump si \u00e8 aperto un varco.<\/b>\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>    Petrolio, la quota Usa<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul petrolio, invece, il discorso cambia. <b>Nel 2024 gli Stati Uniti<\/b> (che oltre a essere il maggior consumatore sono anche il maggior produttore mondiale con una quota di oltre il 20%, seguiti da Arabia saudita, Russia, Canada, Cina, Iraq, Iran, Emirati Arabi, Brasile e Kuwait secondo la Aie) <b>hanno fornito il 16,1% delle importazioni dell&#8217;Ue<\/b>, appena dietro alla Norvegia (fonte Eurostat). <b>Ma difficilmente quella quota salir\u00e0 di molto. E questo sia per motivi di tipologia di greggio.\u00a0 Sia per questioni di costi di estrazione Sia per questioni di mercato globale<\/b>, che nel caso del greggio \u00e8 molto diversificato.\u00a0<\/p>\n<p>    Cento sfumature di greggio<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Se infatti il gas metano \u00e8 tutto uguale<\/b> &#8211; che sia sottoforma gassosa e trasportato via tubo o liquefatto trasportato via nave &#8211; <b>di greggi ne esistono una variet\u00e0 di tipi, che richiedono specifiche tipoligie di impianti di raffinazione per poter essere trasformati in prodotti come i carburanti. Quello americano per l\u2019Europa non va bene<\/b>.\u00a0 \u00abIl grezzo americano- spiega Gianni Murano, presidente Unem &#8211;\u00a0 \u00e8 qualitativamente pi\u00f9 leggero mentre le raffinerie europee lavorano miscele di grezzi medi e pesanti. Per utilizzarlo dobbiamo miscelarlo con grezzi di altre provenienze\u00bb.<\/p>\n<p>    Lo shale oil e i costi di estrazione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Poi <b>i costi di produzione del petrolio negli Usa<\/b>, che \u00e8 fatta principalmente dallo shale oil (greggio proveniente dalle rocce di scisto estratto tramite un processo di fratturazione idraulica, il cosiddetto fracking)\u00a0\u00a0<b>sono ai limiti della redditivit\u00e0, alle quotazione attuali del Wti poco sopra i 58 dollari al barile<\/b>.\u00a0\u00abCon prezzi bassi &#8211; <b>spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia &#8211; cala la produzione interna da fracking, quella che a partire dai tempi di Obama ha consentito agli Usa di diventare indipendenti<\/b> energeticamente e di non curarsi delle dinamiche del mercato petroliofero internazionale da dove invece erano fortemente dipendenti\u00bb.<\/p>\n<p>    Un mercato molto rifornito\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Poi c\u2019\u00e8 il mercato globale, che \u00e8 molto rifornito<\/b>.\u00a0\u00abLa domanda petrolifera mondiale aumenta, ma oggi pi\u00f9 lentamente della produzione &#8211; spiega Tabarelli &#8211; e ogni anno occorre sostituire enormi riserve sfuttate. Le risorse pi\u00f9 facili da accedere sono sempre nei Paesi Opec, fra cui il Venezuela, ma anche Iran, Nigeria, Libia, tutti Paesi nel mirino degli Usa per una ragione o per l&#8217;altra che sono costretti oggi a esportare meno\u00bb.\u00a0\u00a0<br \/>L\u2019Ocse e l\u2019Ocse plus, in cui rientra anche la Russia, possono decidere di aumentare la produzione e mettere sul mercato una quantit\u00e0 maggiore, quindi non ci sarebbero problemi di approvvigionamento. \u00abL&#8217;Opec &#8211; ricorda Tabarelli &#8211; nacque proprio nel settembre del 1960 per contrapporsi al capitalismo delle Sette Sorelle, termine non a caso cognato da Mattei. E <b>l&#8217;Opec ha la capacit\u00e0 di petrolio non utilizzata, circa 4 milioni di barili giorno e se volesse potrebbe portare i prezzi verso i 20 dollari e far crollare la produzione Usa che ha costi intorno ai 50 dollari<\/b>. L&#8217;Arabia Saudita, il deus ex machina dell&#8217;Opec, lo ha gi\u00e0 fatto nel 1985, nel 1998 e nel 2016. Ci mette poco, anche perch\u00e9 \u00e8 aiutato dagli altri dell&#8217;Opec Plus, in particolare Russia, Azerbaijan e Messico\u00bb. <b>A dimostrazione di questo sono state le reazioni dei mercati internazionali: le quotazioni  del petrolio sono rimaste pressoch\u00e9 invariate dopo il blitz Usa in Venezuela<\/b>. Salvo ricatti politici, l\u2019Europa \u00e8 libera di acquistare greggio da chi vuole.\u00a0<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Perch\u00e9 Trump potr\u00e0 vincere la guerra sul gas ma potrebbe rimanere deluso da quella sul petrolio\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/695cc2509a85d.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/695cc2509a85d.jpeg\"\/><\/p>\n<p>    Con Pechino ricatto impossibile\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Poi c\u2019\u00e8 il petrolio del Venezuela, che ha le riserve pi\u00f9 alte del mondo. Caracas\u00a0<\/b>a causa di mancati investimenti <b>da anni produce meno delle sue potenzialit\u00e0: circa un milione di barili al giorno, spesso meno. E vende oltre l\u201980% del greggio estratto alla Cina. Si tratta di una percentuale trascurabile (molto meno del 10%) <\/b>dell\u2019import di petrolio di Pechino, che nel 2025 ne ha comprati oltre 16 milioni di barili al giorno (fonti Opec e Aie) e che ha tra i suoi fornitori principali il Medio Oriente, la Russia e l\u2019Arabia Saudita. Dunque ci vuole ben altri per intimorire la Cina dal punto di vista della sicurezza energetica, che si basa su un solido rapporto con la Russia, che ne \u00e8 il fornitore pi\u00f9 importante.\u00a0<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Perch\u00e9 Trump potr\u00e0 vincere la guerra sul gas ma potrebbe rimanere deluso da quella sul petrolio\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/695cdd1d50dbb.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/695cdd1d50dbb.jpeg\"\/><\/p>\n<p>    Il petrolio non \u00e8 tutto uguale<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il tipo di greggio venezuelano e altri prodotti petroliferi di Caracas come l\u2019Rbob interessano agli Usa per s\u00e9 stessi (<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/energie\/26_gennaio_04\/gli-interessi-usa-sul-petrolio-del-venezuela-il-greggio-adatto-alle-raffinerie-e-l-rbob-che-rende-la-benzina-meno-inquinante-fc5ae012-5175-45cd-b850-59b13d1d8xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">come spiegato qui<\/a>). In futuro, se le major americane torneranno nel Paese latinoamericano (\u00e8 rimasta solo Chevron in minima parte) il greggio venezuelano potrebbe avere uno sbocco anche in Europa.\u00a0<\/b>\u00abIl petrolio venezuelano &#8211; spiega ancora Murano di Unem &#8211; \u00e8 del tipo pesante idoneo quindi per produzioni di bitumi o per raffinerie ad alto grado di conversione ovvero con impianti cocker.\u00a0 In Italia \u00e8 adatto per gli impianti pi\u00f9 complessi (come la Saras) e dedicati a lubrificanti\/asfalti (Augusta\/Ravenna). In Europa, sia per le sanzioni sia per la difficile situazione venezuelana, se ne importa sempre meno ma per Spagna e Italia nel passato era un buon riferimento. Pu\u00f2 quindi rappresentare una alternativa anche al grezzo russo Urals per molte raffinerie quando la produzione riprender\u00e0 a livelli adeguati\u00bb. <b>Ma ci vorranno anni perch\u00e9 il Venezuela possa aumentare la produzione, che oggi rappresenta soltanto l\u20191% a livello mondiale. <\/b>E questo perch\u00e9 servono investimenti ingenti (si stima 100 miliardi di dollari) e tempo per rifare le infrastutture. Per raddoppiare o triplicare la produzione serviranno anni.\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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