{"id":294306,"date":"2026-01-06T22:27:15","date_gmt":"2026-01-06T22:27:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/294306\/"},"modified":"2026-01-06T22:27:15","modified_gmt":"2026-01-06T22:27:15","slug":"de-chirico-sironi-e-vedova-le-stagioni-della-biennale-di-venezia-in-mostra-a-portogruaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/294306\/","title":{"rendered":"De Chirico, Sironi e Vedova: le stagioni della Biennale di Venezia in mostra a Portogruaro"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Veronica Tuzii<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">\u00abArtisti alle Biennali 1900-1960. Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento\u00bb: fino al 12 aprile al Palazzo Vescovile.  Un\u2019esposizione curata da Stefano Cecchetto<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019interno povero di una casa di pescatori, il nonno che accoglie il nipote, il verismo trasformato in racconto affettuoso. Primi passi (Vien fantolin) di Alessandro Milesi rappresenta una quotidianit\u00e0 priva di retorica. Non l\u2019enfasi del manifesto, ma l\u2019intimit\u00e0 di un\u2019immagine che trattiene memoria. Da qui prende avvio la mostra <b>\u00abArtisti alle Biennali 1900-1960. Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento\u00bb<\/b>, allestita fino al 12 aprile al <b>Palazzo Vescovile<\/b> di Portogruaro, che ripercorre per emblemi, attraverso 70 opere e tre stagioni, i primi sessant\u2019anni della rassegna veneziana. Organizzata dal Distretto Turistico Venezia Orientale in collaborazione con Demarco Arte, l\u2019esposizione \u00e8 curata da <b>Stefano Cecchetto<\/b>. \u00abLo spunto della mostra mi \u00e8 venuto leggendo una recensione di Diego Valeri alla Biennale del 1922, che chiedeva pi\u00f9 spazio per gli artisti italiani\u00bb, spiega il curatore.<br \/>Dalla figurazione all\u2019astrattismo, passando per gli artisti di Margherita Sarfatti, fino al Fronte Nuovo delle Arti e allo Spazialismo, prende forma un racconto dove i dipinti dialogano per affinit\u00e0 o scarti improvvisi.\u00a0<\/p>\n<p>    Le sezioni<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La prima sezione, dedicata al <b>Nuovo Vedutismo<\/b> e alla <b>Scuola di Burano<\/b>, vede l\u2019eredit\u00e0 di Canaletto e Guardi ritrovare nuova linfa, con autori come Guglielmo Ciardi, Ettore Tito, Luigi Nono, Pietro Fragiacomo, che restituiscono una visione lirica ma concreta della laguna. Case a Burano di Gino Rossi abbandona ogni tentazione pittoresca per una visione asciutta, dove il colore costruisce lo spazio. \u00c8 il segno di un passaggio, favorito dall\u2019intuizione di Nino Barbantini, che a Ca\u2019 Pesaro apre la strada a quella Scuola in cui, con Rossi, si affermano Umberto Moggioli, Pio Semeghini, Mario Vellani Marchi. Il secondo capitolo segna <b>la svolta tra anni Venti e Quaranta<\/b>. Qui il \u00abritorno all\u2019ordine\u00bb assume forme diverse, mai pacificate, filtrate dallo sguardo sulle avanguardie europee e dal ruolo critico di Sarfatti, attorno alla quale si coagula un\u2019idea di rinnovamento italiano colto e consapevole.\u00a0Ne La visita di Virgilio Guidi, l\u2019interno borghese \u00e8 pervaso da una sottile ansiet\u00e0: la luce alla Vermeer, il gesto protettivo della ragazza, l\u2019estraneit\u00e0 della donna velata. Nel Ritratto di Adriana, lo stesso Guidi trasforma la scena domestica in esercizio di equilibrio emotivo e cromatico, dominato dal blu dell\u2019abito. Guido Cadorin, con Frammento, traduce il paesaggio in simbolo, mentre nel Ritratto di mio figlio riafferma la dignit\u00e0 dello sguardo come valore. Attorno a questi nuclei, la mostra evoca un clima condiviso da figure come Filippo de Pisis, Mario Sironi, Felice Carena, Cagnaccio di San Pietro, testimoni di una stagione sospesa tra disciplina formale e inquietudine storica.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Le tensioni della modernit\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019excursus si apre poi alle tensioni della modernit\u00e0. Con la ripresa della Biennale nel 1948, dopo lo stop imposto dalla guerra, la pittura si misura con l\u2019<b>urgenza del presente<\/b> e con <b>nuovi linguaggi<\/b>. Figure sulla spiaggia di Massimo Campigli congela il tempo in una frontalit\u00e0 arcaica e pudica, dove la contemporaneit\u00e0 s\u2019insinua sotto forma di ombrelloni e sedie a sdraio. Con Emilio Vedova, in Composizione, la tela diventa sismografo della realt\u00e0. Ancora pi\u00f9 esplicito \u00e8 Armando Pizzinato con Un fantasma percorre l\u2019Europa del 1949, vortice pittorico e manifesto politico, oggi sorprendentemente attuale.\u00a0Accanto a loro le ricerche di Giuseppe Santomaso, Saverio Rampin, Mario Deluigi e Zoran Music. Giorgio de Chirico, con Cavallo scalpitante nel paesaggio, propone una pittura \u00abaltra\u00bb, barocca e volutamente inattuale. La mostra affianca ai grandi maestri artisti meno noti ma di solida qualit\u00e0 pittorica, come Ferruccio Ferrazzi, Carlo Cherubini, Fioravante Seibezzi, Luigi Scarpa Croce. Un video realizzato dall\u2019Associazione Carlo Montanaro, con materiali dell\u2019Istituto Luce, fa da memoria visiva delle Biennali. La presenza di Bruna Gasparini, col suo Senza titolo, del 1959, rid\u00e0 visibilit\u00e0 all\u2019<b>unica voce femminile dello Spazialismo<\/b>. \u00abIl percorso &#8211; conclude Cecchetto &#8211; si ferma qui, perch\u00e9 dagli anni Sessanta, e con la vittoria di Rauschenberg nel 1964, il mercato dell\u2019arte si sposta dall\u2019Europa agli Stati Uniti e la Biennale racconta un\u2019altra storia\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                                    <a href=\"https:\/\/corrieredelveneto.corriere.it\/belluno\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_belluno\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Belluno<\/a><br \/>\n                        <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=39&amp;intcmp=NL-artic_nd_060624_corriere_ss_veneto\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-01-04T12:04:06+01:00\">5 gennaio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Veronica Tuzii \u00abArtisti alle Biennali 1900-1960. 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