{"id":294845,"date":"2026-01-07T08:04:09","date_gmt":"2026-01-07T08:04:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/294845\/"},"modified":"2026-01-07T08:04:09","modified_gmt":"2026-01-07T08:04:09","slug":"lanalisi-sul-piano-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/294845\/","title":{"rendered":"l&#8217;analisi sul piano di Trump"},"content":{"rendered":"<p>Dietro l\u2019intervento muscolare degli Stati Uniti c\u2019\u00e8 un Paese alle prese con un debito fuori controllo, un dollaro indebolito e una finanza che regge solo grazie a continue iniezioni di fiducia. \u00c8 in questo spazio di fragilit\u00e0 che diventa centrale il Venezuela: non tanto per la sua economia \u2014 che secondo molti analisti avr\u00e0 per ora un impatto globale irrilevante sul prezzo del petrolio \u2014 quanto come leva finanziaria e geopolitica. <strong>Elon Musk<\/strong> si \u00e8 gi\u00e0 mosso e cos\u00ec hanno fatto i mercati: le major petrolifere americane hanno registrato rialzi netti. \u201cUna valanga di soldi di cui gli Stati Uniti hanno un disperato bisogno\u201d, ragiona <strong>Alessandro Volpi<\/strong>, docente di Storia contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Pisa e autore di La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale (Laterza, 2025). Che al Fatto spiega il filo che lega la mossa in Venezuela al circolo vizioso tra bolla finanziaria, grandi fondi d\u2019investimento e debito pubblico statunitense.<\/p>\n<p><strong>Professor Volpi, in Venezuela Trump sta mostrando i muscoli, ma lei parla di una dimostrazione di debolezza. Perch\u00e9?<br \/><\/strong>Le condizioni oggettive dell\u2019economia americana oggi sono tutt\u2019altro che solide: il gigantesco debito federale sfiora i 38 mila miliardi di dollari, gli interessi costano quasi 1.200 miliardi di dollari l\u2019anno, il dollaro \u00e8 debole e l\u2019inflazione non consente di ridurre i tassi. A queste condizioni, la reindustrializzazione promessa da Trump appare estremamente complicata. Si aggiunga un disavanzo commerciale che non si riesce a ridurre in modo significativo. N\u00e9 con i dazi, n\u00e9 con la spinta dell\u2019intelligenza artificiale. Anzi, in questo quadro il timore di una bolla finanziaria \u00e8 piuttosto fondato se consideriamo che oggi il gigante dell\u2019hardware per l\u2019IA, l\u2019americana Nvidia, vale 5.000 miliardi di dollari. E\u2019 di fronte a una situazione cos\u00ec complessa che gli Stati Uniti imboccano ora una strategia che \u00e8 anche pericolosa.<\/p>\n<p><strong>Vista cos\u00ec sembra pi\u00f9 una mossa disperata.<\/strong><br \/>La strategia di Trump in Venezuela non \u00e8 un\u2019opzione di potenza, ma una scelta quasi obbligata per acquisire risorse attraverso l\u2019unico strumento che gli resta: la forza militare. Disperato \u00e8 il bisogno di soldi perch\u00e9 il resto del mondo, a parte gli europei, non \u00e8 pi\u00f9 disposto a trasferire capitali verso Washington o a finanziare il debito Usa: i cinesi hanno smesso da tempo di acquistarlo e le petromonarchie sono ormai riluttanti. Con un dollaro cos\u00ec debole non possono pi\u00f9 semplicemente stampare moneta e devono trovare il modo di alimentare una gigantesca bolla finanziaria che non possono permettersi di lasciar esplodere.<\/p>\n<p><strong>Che c\u2019entra il Venezuela?<\/strong><br \/>Intanto per reindustrializzarsi hanno bisogno di materie prime a basso costo e terre rare, ma soprattutto del monopolio dell\u2019energia fossile, l\u2019unico settore dove pesano ancora a livello globale: gli Stati Uniti sono tra i principali esportatori di gas naturale liquefatto e dominano il comparto dello shale oil e dello shale gas. Impossessarsi delle zone energetiche \u00e8 fondamentale per loro. Da qui l\u2019interesse per aree strategiche come la Groenlandia o il Venezuela, che ha le maggiori riserve mondiali di petrolio.<\/p>\n<p><strong>Ma l\u2019industria petrolifera venezuelana \u00e8 a pezzi e ci vorranno anni di investimenti tecnici e infrastrutturali prima di vedere un solo barile extra.<\/strong><br \/>E\u2019 proprio questo il punto. Per valorizzare i giacimenti serviranno anni, ma dal punto di vista finanziario l\u2019effetto \u00e8 immediato. Trump sa perfettamente che basta dare il segnale di aver \u201cpreso possesso\u201d del Venezuela per far salire i titoli delle grandi major petrolifere. E cos\u00ec \u00e8 stato all\u2019apertura delle borse: le azioni Chevron, ExxonMobil, ConocoPhillips, ma anche quelle legate alla ricostruzione degli impianti estrattivi e alla loro sicurezza, come Halliburton e Baker Hughes, sono cresciute perch\u00e9 la finanza cresce in base alle aspettative. In altre parole, Trump sta gi\u00e0 vendendo l\u2019idea del petrolio venezuelano e la sta finanziarizzando.<\/p>\n<p><strong>Sta dicendo che l\u2019obiettivo primario \u00e8 creare una sorta di bolla venezuelana?<\/strong><br \/>Penso che anche l\u2019attacco all\u2019Iran fosse funzionale a trasmettere un messaggio agli operatori finanziari: \u201cCari investitori, sappiate che posso garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz\u201d. Lo stesso vale per le rotte del Mar Rosso e lo Yemen, altri teatri di interventi militari americani. Annunciare, minacciare, segnalare il controllo dell\u2019area serve ad attirare capitali verso Wall Street. Capitali che altrimenti potrebbero andare altrove, magari verso il riarmo europeo che per Trump \u00e8 tutto fuorch\u00e9 opportuno.<\/p>\n<p><strong>Invece?<\/strong><br \/>Invece operazioni come quella a Caracas si traducono subito in capitalizzazioni e dividendi gonfiati per le societ\u00e0 del comparto energetico. Che, guarda caso, sono dei grandi gestori del risparmio statunitensi. Colossi come BlackRock, Vanguard, State Street. Insomma, la grande finanza, l\u2019unica a comprare ora il debito americano che non compra pi\u00f9 nessuno. Non solo: sono gli stessi che amministrano i fondi pensione americani e i prestiti agli studenti: Trump punta molto su una ricaduta diffusa dell\u2019intervento in Venezuela, capace di attrarre consenso attorno alla sua politica, e credo che su questo avr\u00e0 ragione.<\/p>\n<p><strong>Avr\u00e0 ragione anche Musk che offre ai venezuelani un mese di internet gratis con la sua Starlink?<\/strong><br \/>La prospettiva di un ruolo centrale nel Venezuela di domani conferisce a Starlink un immediato aumento di valore, quindi la mossa \u00e8 perfettamente coerente. Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. Insieme a figure come Peter Thiel con la sua Palantir, Musk rappresenta quella \u201cfinanza alternativa\u201d che Trump sta usando per ricompattare il capitalismo finanziario americano. Il Venezuela \u00e8 un\u2019occasione anche in questo senso: da un lato ci sono i colossi tradizionali legati al petrolio, dall\u2019altro i Big Tech legati alle commesse militari e satellitari del Pentagono. Tutti beneficiano di questa strategia aggressiva, che serve a gonfiare la bolla finanziaria, attirare risparmi dal resto del mondo e, in ultima istanza, sostenere l\u2019enorme debito federale.<\/p>\n<p><strong>Cosa pu\u00f2 andare storto?<\/strong><br \/>Il grande tema \u00e8 quanto la Cina possa tollerare questa strategia. I cinesi hanno i loro interessi, basta pensare all\u2019hub che hanno costruito in Per\u00f9 per il rifornimento di gas e petrolio dall\u2019America Latina, alla centralit\u00e0 di Panama per i loro scambi commerciali, o alle forniture di cereali e altri prodotti che hanno sostituito quelli americani sul mercato cinese. Per ora la Cina osserva attentamente, ma la domanda resta: fino a quando?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dietro l\u2019intervento muscolare degli Stati Uniti c\u2019\u00e8 un Paese alle prese con un debito fuori controllo, un dollaro&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":294846,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-294845","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115852782316695288","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/294845","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=294845"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/294845\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/294846"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=294845"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=294845"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=294845"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}