{"id":29582,"date":"2025-08-05T11:18:19","date_gmt":"2025-08-05T11:18:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/29582\/"},"modified":"2025-08-05T11:18:19","modified_gmt":"2025-08-05T11:18:19","slug":"henri-cartier-bresson-il-padre-del-fotogiornalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/29582\/","title":{"rendered":"Henri Cartier-Bresson, il padre del fotogiornalismo"},"content":{"rendered":"<p>Nato il ventidue agosto 1908 in una famiglia benestante di Parigi, Henri Cartier-Bresson ha sempre avuto un forte interesse per la fotografia. Da bambino suo zio Louis gli insegn\u00f2 a dipingere, una passione che conserv\u00f2 anche dopo la morte dello zio durante la <a href=\"https:\/\/www.storicang.it\/t\/prima-guerra-mondiale\/fotos\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Prima guerra mondiale<\/a>. <strong>Dopo aver terminato gli studi elementari, decise di intraprendere la carriera artistica sotto la guida di diversi artisti<\/strong>, tra cui spicca Andr\u00e9 Lhote, pittore e scultore cubista che risvegli\u00f2 il suo interesse per l&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n<p><strong>La Parigi degli anni venti era in pieno fermento surrealista<\/strong> e Cartier-Bresson ebbe l&#8217;opportunit\u00e0 di conoscere artisti di diverse discipline e nazionalit\u00e0. Egli stesso speriment\u00f2 la pittura surrealista, ma non fu mai del tutto soddisfatto delle sue opere e ne distrusse la maggior parte; tuttavia, questo movimento artistico influenz\u00f2 in modo decisivo uno dei principi della sua futura carriera fotografica: l&#8217;idea di catturare l&#8217;essenza del momento che immortalava.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.storicang.it\/a\/louis-daguerre-il-mago-dellimmagine-precursore-della-fotografia_17035\" class=\"rel\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">&#13;&#13;<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fotografia-di-louis-daguerre_4b40e860_240220124538_241115122435_800x800.jpg\" alt=\"Fotografia di Louis Daguerre\" class=\"image imagenRelacionado lazyload\"\/>&#13;&#13;<\/p>\n<p class=\"info\">Leggi anche<\/p>\n<p class=\"title trans-background-yellow\">Louis Daguerre, il precursore della fotografia<\/p>\n<p> <\/a><\/p>\n<p>Henri Cartier-Bresson speriment\u00f2 la pittura surrealista, ma non ne fu mai del tutto soddisfatto. La sua traiettoria professionale, per\u00f2, sub\u00ec una svolta inaspettata nel 1929.\u00a0<\/p>\n<p>Mentre stava svolgendo il servizio militare venne arrestato per aver cacciato senza licenza. Fu allora che entr\u00f2 in scena Harry Crosby, scrittore bohemien ed ex combattente della Grande guerra, il quale convinse il comandante a lasciare Cartier-Bresson sotto la sua custodia, poich\u00e9 entrambi condividevano un vivo interesse per la fotografia. Crosby gli regal\u00f2 la sua prima macchina fotografica e gli impart\u00ec alcune lezioni, che per\u00f2 durarono poco: nel dicembre del 1929, infatti, si tolse la vita.<\/p>\n<p>La nascita del fotoreporter<\/p>\n<p>Nel 1931 Cartier-Bresson part\u00ec per la Costa d&#8217;Avorio, allora colonia francese, per quello che sarebbe stato il <strong>suo viaggio iniziatico come fotografo<\/strong>. Durante i mesi trascorsi in Africa sopravvisse come cacciatore, un&#8217;attivit\u00e0 che, secondo lui, gli insegn\u00f2 a muoversi con discrezione.<\/p>\n<p><strong>Al suo ritorno in Francia entr\u00f2 in contatto con altri fotografi che avevano lavorato nel continente africano<\/strong>: uno di questi era Martin Munk\u00e1csi, un fotoreporter specializzato in scatti d&#8217;azione, che gli mostr\u00f2 la foto che aveva scattato a tre ragazzi che correvano sulle rive del lago Tanganica. Quell&#8217;immagine ebbe un profondo impatto su Cartier-Bresson, che in quel momento <strong>cap\u00ec <\/strong>\u00ab<strong>che una fotografia poteva fissare l&#8217;eternit\u00e0 in un istante<\/strong>\u00bb<strong> e decise di abbandonare la pittura a favore della pellicola<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\"   src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/leica-standard_8fa82751_250731102747_800x533.webp.webp\" alt=\"Leica Standard\" class=\"lazyload\" width=\"800\" height=\"533\" data-aspectratio=\"800\/533\"\/><\/p>\n<p>&#13;Leica Standard<\/p>\n<p>&#13;CC<\/p>\n<p>Leica Standard<\/p>\n<p>La Leica rappresent\u00f2 un grande passo avanti nel mondo della fotografia e in particolare nel giornalismo, poich\u00e9 era piccola, compatta, consentiva di scattare foto in movimento (fino a 36 consecutive), il suo obiettivo garantiva una grande nitidezza e aveva un prezzo molto accessibile.<\/p>\n<p>Nei quaranta anni successivi dedic\u00f2 la sua vita alla fotografia. Acquist\u00f2 una macchina fotografica Leica che sarebbe stata la sua compagna per molti anni: le sue dimensioni ridotte gli permettevano di passare inosservato e, per maggiore discrezione, dipingeva di nero le parti lucide della macchina. Con la macchina fotografica in mano, <strong>Cartier-Bresson inizi\u00f2 a immortalare i momenti decisivi del suo tempo<\/strong>. Nel 1937 realizz\u00f2 il suo primo reportage fotografico di successo, l&#8217;incoronazione di Giorgio VI d&#8217;Inghilterra, che si distinse da tutti gli altri fotografi per l&#8217;approccio che gli diede: non scatt\u00f2 foto al re, ma alla folla che lo acclamava, che a suo avviso costituiva l&#8217;essenza dell&#8217;evento, un principio che avrebbe caratterizzato la sua carriera.<\/p>\n<p>Una vita dietro l&#8217;obiettivo<\/p>\n<p>Fino all&#8217;inizio della <a href=\"https:\/\/www.storicang.it\/a\/seconda-guerra-mondiale-nella-sua-interezza-storia-di-conflitto-che-ha-cambiato-il-mondo_17206\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Seconda guerra mondiale<\/a> lavor\u00f2 per Ce Soir, il giornale del Partito comunista francese, dove incontr\u00f2 due reporter che sarebbero diventati suoi compagni per molti anni: David Szymin, soprannominato Chim, e Endr\u00e9 Friedmann, che lavorava con lo pseudonimo di Robert Capa. <strong>Si ciment\u00f2 anche nel cinema come assistente di Jean Renoir in film sulla guerra civile spagnola<\/strong>, al servizio della fazione repubblicana.<\/p>\n<p><strong>Nel 1939 scoppi\u00f2 la Seconda guerra mondiale e Cartier-Bresson venne arruolato nel corpo di fotografia e cinema<\/strong>, incaricato di lavori di documentazione e propaganda. Durante la battaglia di Francia venne catturato dai tedeschi e trascorse quasi tre anni in un campo di prigionia, da cui riusc\u00ec a fuggire per continuare a collaborare con la resistenza: abbandon\u00f2 per un certo periodo la fotografia a favore del cinema, realizzando il reportage Le Retour sui prigionieri e gli sfollati.<\/p>\n<blockquote>\n<p>Per quarant&#8217;anni Henri Cartier-Bresson dedic\u00f2 la sua vita alla fotografia. Nel 1947 fond\u00f2 l&#8217;agenzia Magnum insieme a David Szymin, Robert Capa, George Rodger e William Vandivert.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Terminata la guerra, nel 1947 si riun\u00ec con i suoi compagni Chim e Capa e, insieme a George Rodger e William Vandivert, diede il via a un progetto che Capa stava maturando da tempo:<strong> la creazione di un&#8217;agenzia fotografica di tipo cooperativo, che fondarono nel 1947 con il nome di Magnum Photos<\/strong>. I membri si sarebbero divisi gli incarichi per aree geografiche e <strong>Cartier-Bresson si sarebbe occupato dell&#8217;India e della Cina<\/strong>. L\u00ec realizz\u00f2 alcuni dei lavori pi\u00f9 celebri della sua carriera, come il funerale di <a href=\"https:\/\/www.storicang.it\/a\/gandhi-il-maestro-della-non-violenza_16941\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gandhi<\/a>, la conquista di Pechino da parte dei maoisti e l&#8217;indipendenza dell&#8217;Indonesia; il suo obiettivo e il suo talento erano quelli di catturare nell&#8217;immagine l&#8217;atmosfera dei momenti che ritraeva.<\/p>\n<p>Il ritorno del pittore<\/p>\n<p>Nonostante il successo come fotoreporter, dopo alcuni anni di lavoro Cartier-Bresson si concentr\u00f2 sempre pi\u00f9 sui ritratti di persone e paesaggi: nel 1966 lasci\u00f2 la Magnum per dedicarsi ai libri di fotografia. Si concentr\u00f2 su un genere noto come <strong>fotografia di strada, caratterizzato dalla naturalezza dei soggetti e dai temi semplici della vita quotidiana<\/strong>, seguendo il principio di \u00abcogliere l&#8217;attimo\u00bb che aveva guidato la sua carriera.<\/p>\n<p>Questo tipo di fotografia lo riport\u00f2 alle sue origini di pittore. Verso il 1970 si ritir\u00f2 progressivamente dalla fotografia, ritenendo di aver gi\u00e0 espresso tutto ci\u00f2 che poteva attraverso questo mezzo. Riprese invece attivamente la sua antica passione per la pittura e il disegno e, a quasi settant&#8217;anni, inizi\u00f2 una seconda carriera con i pennelli fino al suo ritiro definitivo; questa sua vena artistica, tuttavia, venne sempre eclissata dal suo lavoro con la macchina fotografica. Il tre agosto 2004, a quasi novantasei anni, mor\u00ec nella sua Francia natale colui che <strong>venne definito <\/strong>\u00ab<strong>l&#8217;occhio del secolo<\/strong>\u00bb<strong> per la sua capacit\u00e0 di immortalare la storia con il suo obiettivo<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nato il ventidue agosto 1908 in una famiglia benestante di Parigi, Henri Cartier-Bresson ha sempre avuto un forte&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":29583,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1705,1612,203,1704,1707,204,1537,90,89,1703,1706,1708],"class_list":{"0":"post-29582","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-ciencia","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-geographic","17":"tag-historia","18":"tag-intrattenimento","19":"tag-it","20":"tag-italia","21":"tag-italy","22":"tag-national","23":"tag-naturaleza","24":"tag-viajes"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29582","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29582"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29582\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29583"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29582"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29582"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29582"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}