{"id":295854,"date":"2026-01-07T22:48:27","date_gmt":"2026-01-07T22:48:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/295854\/"},"modified":"2026-01-07T22:48:27","modified_gmt":"2026-01-07T22:48:27","slug":"tereska-la-bambina-di-7-anni-diventata-simbolo-dellorrore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/295854\/","title":{"rendered":"Tereska, la bambina di 7 anni diventata simbolo dell\u2019orrore"},"content":{"rendered":"<p>A Gorizia in questi giorni sono esposti gli scatti della leggendaria agenzia Magnum, ammiraglia mondiale del racconto fotografico. <a href=\"https:\/\/www.ilpiccolo.it\/speciali\/go2025-gorizia-nova-gorica-capitale-europea-cultura-2025\/back-to-peace-mostra-gorizia-andrea-holzherr-wqzh9051\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La mostra di Palazzo Attems-Petzenstein si intitola \u201cBack to peace?\u201d<\/a>, tornare alla pace. C\u2019\u00e8 quel punto interrogativo, ambiguo e inquietante, che ci meritiamo come mondo e come umanit\u00e0. Tra tutti quei capolavori, c\u2019\u00e8 \u201cTereska disegna la sua casa\u201d, di David \u201cChim\u201d Seymour. \u00c8 una foto diversa dalle altre. E bisogna spiegare perch\u00e9. <\/p>\n<p>I bambini sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale, spesso, non hanno avuto una casa degna di questo nome. Hanno affollato gli istituti con i loro traumi e le loro ferite. Sono stati testimoni di orrori. In uno scenario simile, <strong>Chim incontra una bambina che lo colpisce profondamente<\/strong>. Il suo nome \u00e8 Tereska, ha circa sette anni e vive a Varsavia. \u00c8 il 1948.  <\/p>\n<p>Seymour le scatta la foto mentre \u00e8 intenta a svolgere un compito assegnatole dalla maestra; un compito semplice, deve solo disegnare quella che una volta era la sua casa. Ma Tereska pensa al frastuono e alla distruzione, ai corpi straziati e alle grida. <strong>L\u2019unica cosa che riesce a disegnare su quella lavagna \u00e8 un groviglio di linee curve<\/strong>, un gomitolo sconnesso e doloroso, mentre fissa l\u2019obiettivo con smarrimento e angoscia. Alla parola \u201ccasa\u201d pu\u00f2 accostare solo gli incubi. E cos\u00ec riesce solo a disegnare una figura confusa, senza senso per tutti tranne che per lei.  <\/p>\n<p>La storia della foto, in grande sintesi, \u00e8 tutta qui. Ma c\u2019\u00e8 poi la storia \u201cdopo\u201d la foto. Chi era quella bambina? <strong>L\u2019identit\u00e0 di Tereska \u00e8 rimasta un mistero<\/strong> per un tempo lunghissimo. Nel 2017, quasi settant\u2019anni dopo che Seymour scatt\u00f2 la foto, due giovani polacchi risolvettero il mistero con una ricerca accurata; e scoprirono una storia amarissima.  <\/p>\n<p>Su iniziativa di Gregor Siebenkotten, direttore della Fondazione Tereska, fu condotto un lavoro approfondito da Patryk Gra\u017cewicz, ricercatore polacco, e da Aneta Wawrzy\u0144czak, giornalista specializzata in diritti umani. Matthew Murphy, redattore dell\u2019ufficio di New York della Magnum Photos, e Carole Naggar li hanno assistiti fornendo dettagli sulla biografia di Chim. E su Time, <strong>Naggar ha spiegato benissimo il lavoro che ha portato a svelare la verit\u00e0<\/strong>.  <\/p>\n<p>Le didascalie e i provini, scattati con una 35 mm e con una Rolleiflex, hanno permesso di <strong>seguire il fotografo in una mattina di settembre del 1948<\/strong>. Immaginiamo di essere con lui, a Varsavia. Chim prima fotografa lo stadio del Legia, poi cammina tra le macerie. Incontra un gruppo di scolari che spingono carriole piene di detriti e li segue, scoprendone in un orto.<\/p>\n<p>Li ritrae, infine, davanti a un gruppo di edifici. Grazie a uno storico dell\u2019architettura del gruppo no profit Warszawska Identyfikacja, <strong>quegli edifici sono stati individuati uno per uno<\/strong>. E nonostante la distruzione bellica, uno era ancora in piedi. In via Okopowa, nel quartiere di Muran\u00f3w. <\/p>\n<p>Il passo successivo \u00e8 quello di dare un nome alla scuola di Tereska. La scuola compare in un cortometraggio del 1948, dove si riscontrano elementi fotografati da Chim: pavimenti in legno, pitture murali simili, una cornice nera sulla parete e un grande cicalino nero, metallico. Non \u00e8 pi\u00f9 un istituto per bambini con bisogni speciali; <strong>\u00e8 diventata la Scuola Primaria 177 in via Tarczynska, quartiere di Stara Ochota<\/strong>.<\/p>\n<p>A questo punto i ricercatori ottengono di consultare gli archivi dell\u2019istituto, trasferiti nella nuova sede; l\u00ec ci sono <strong>le annotazioni commoventi degli insegnanti di Tereska<\/strong>. \u00ab\u00c8 loquace, appassionata dei compiti scolastici e contribuisce attivamente alle lezioni di lettura e matematica\u00bb. Tre possibili Tereska vengono intercettate nella classe del 1948. Due di loro non corrispondono all\u2019et\u00e0 della bambina nella foto, sono pi\u00f9 grandi. La terza invece pare avere 7 o 8 anni, il che corrisponde alla foto. La piccola aveva lasciato la scuola dopo un anno. \u00c8 lei. Tereska. Il suo cognome \u00e8 Adwentowska.  <\/p>\n<p>Il team di ricerca compie un\u2019altra impresa: <strong>rintraccia il fratello e la cognata di Tereska e cos\u00ec ricostruisce alcuni elementi della sua vita<\/strong>. Il padre di Tereska, Jan Klemens, aveva un negozio di dolciumi a Varsavia. La madre, Franciszka, faceva lavori saltuari, come piccoli commerci nel ghetto ebraico. <\/p>\n<p>Crescere in un negozio di dolciumi sembra un sogno per i bambini, ma non in questo caso. Ci sono la guerra e il terrore. Quando Tereska nasce, <strong>la Polonia \u00e8 gi\u00e0 occupata dall\u2019esercito tedesco<\/strong>. Suo padre diventa un attivista della resistenza polacca ma durante la rivolta di Varsavia (agosto-ottobre \u201844) viene catturato dalla Gestapo. Lo torturano fino a fargli perdere tutti i denti.  <\/p>\n<p><strong>Tereska e sua sorella Jadzia (14 anni) rimangono con la nonna<\/strong>. Arriva la Rivolta di Varsavia nell\u2019agosto 1944, le truppe tedesche e le forze collaborazioniste perpetrano il massacro di Wola, trucidando tra i 40 e i 50 mila civili polacchi insieme ai partigiani dell\u2019Esercito Nazionale, arrestati nel quartiere di Wola, dove vive Tereska.  <\/p>\n<p>La casa viene attaccata. Jadzia e la piccola Tereska, di quattro anni, fuggono seguendo la nonna. La donna per\u00f2 rientra nell\u2019appartamento per prendere qualcosa. <strong>Non torner\u00e0 pi\u00f9<\/strong>, probabilmente assassinata. La casa salta in aria e l\u2019esplosione travolge tutto e tutti.  <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una scheggia. La sua traiettoria \u00e8 terribile: <strong>colpisce Tereska alla testa, ferendole l\u2019emisfero sinistro del cervello<\/strong>. Jadzia per\u00f2 non abbandona la sorellina. Le ragazze riescono ad allontanarsi da Varsavia e camminano per due o tre settimane fino a un villaggio a 65 chilometri di distanza, denutrite e ammalate, a piedi. Tre settimane di fame.  <\/p>\n<p>Alla fine della guerra <strong>Tereska frequenta la scuola elementare speciale<\/strong>; \u00e8 l\u00ec che Seymour la incontra per la prima volta. La bimba ha un buon comportamento, a scuola brilla per il canto, il disegno e il lavoro manuale. Ma \u00e8 in preda a turbe, inizia a comportarsi in modo violento e pericoloso per se stessa e per gli altri. Finisce per essere ricoverata in un ospedale psichiatrico. A parte i sedativi, sembra che non vi siano soluzioni. La bambina cresce, nella sofferenza; da adolescente inizia a bere e a fumare molto. Una sola cosa riesce a calmarla: disegnare. Disegna fiori, animali, la natura.  <\/p>\n<p>Intorno al 1962 le sue condizioni si fanno talmente difficili da motivare un secondo ricovero in un centro dove rimarr\u00e0 per il resto della vita. \u00c8 il manicomio di Tworki. Anno dopo anno, <strong>le uniche cose che desidera sono le sigarette, il cibo e dei pastelli. Il cibo, soprattutto<\/strong>. Non \u00e8 appetito, non \u00e8 un\u2019istanza normale. Da quando \u00e8 fuggita da Varsavia, non si \u00e8 sentita mai sazia. Il 27 gennaio 1978 si rifugia in bagno per mangiare in fretta prima che qualcuno la scopra; ingurgita un boccone troppo grande e ne resta soffocata. Muore cos\u00ec.  <\/p>\n<p>La sofferenza di Tereska non \u00e8 un risvolto del destino. <strong>\u00c8 il risultato esclusivo della crudelt\u00e0 umana<\/strong>. Era gi\u00e0 scritto tutto, in quel groviglio sulla lavagna a Varsavia.  <\/p>\n<p>Ora \u00e8 il caso di riguardare la fotografia. Tereska con gli occhi spalancati guarda l\u2019obiettivo, <strong>guarda Seymour come persona e, di fatto, guarda noi<\/strong>. Ci parla. Questo \u00e8 ci\u00f2 che la guerra fa ai bambini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"A Gorizia in questi giorni sono esposti gli scatti della leggendaria agenzia Magnum, ammiraglia mondiale del racconto fotografico.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":295855,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-295854","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115856258030894587","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/295854","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=295854"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/295854\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/295855"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=295854"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=295854"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=295854"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}