{"id":295921,"date":"2026-01-07T23:42:14","date_gmt":"2026-01-07T23:42:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/295921\/"},"modified":"2026-01-07T23:42:14","modified_gmt":"2026-01-07T23:42:14","slug":"il-muciv-museo-delle-civilita-di-roma-e-una-grande-istituzione-ma-senza-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/295921\/","title":{"rendered":"Il MuCiv \u2013 Museo delle Civilit\u00e0 di Roma \u00e8 una grande istituzione, ma senza pubblico"},"content":{"rendered":"<p>Pare che Abdoulaye N., noto come Doudou, ovvero il (presunto) autore, insieme ad altri tre complici, del <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/attualita\/2025\/10\/furto-gioielli-louvre-lacan\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/attualita\/2025\/10\/furto-gioielli-louvre-lacan\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">leggendario furto<\/a><\/strong> al pi\u00f9 importante museo di Francia, abbia dichiarato alla polizia che \u201cnon sapeva che fosse il Louvre\u201d \u2013 affermazioni giustamente definite sconcertanti dagli inquirenti. Questa uscita fa, per\u00f2, il paio con l\u2019abbigliamento vistoso indossato dai ladri per compiere un furto che avrebbe dovuto essere eseguito nell\u2019anonimato pi\u00f9 totale \u2013 insomma, un autentico <strong>rovesciamento<\/strong> <strong>dialettico<\/strong> da far invidia a Guy Debord, dato il versante decisamente spettacolare di tutta la vicenda.\u00a0Ma di gente che \u201cnon sapeva che fosse il Louvre\u201d ce n\u2019\u00e8 parecchia anche da noi. Anzi, a ben guardare, rischiamo di essere noi stessi quei ladri distratti ogni volta che mettiamo piede nel quartiere dell\u2019EUR a Roma.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il MuCiv \u2013 Museo delle Civilt\u00e0 di Roma<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Perch\u00e9 proprio l\u00ec, incastonato tra le architetture metafisiche di un impero mai nato e le nuove cattedrali del business, esiste un luogo che \u00e8 quanto di pi\u00f9 vicino a <strong>un \u201cLouvre nostrano\u201d<\/strong> si possa immaginare, eppure la maggior parte di noi continua a passargli davanti ignorando di avere sotto il naso un tesoro inestimabile. Sto parlando del <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/museo-delle-civilta\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/museo-delle-civilta\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">MuCiv<\/a>, il Museo delle Civilt\u00e0<\/strong>. Un gigante istituzionale, un Leviatano della cultura che <strong>ha inghiottito e digerito collezioni storiche immense<\/strong>: dal preistorico Museo Pigorini al Museo dell\u2019Alto Medioevo, dal Museo d\u2019Arte Orientale fino a quello delle Arti e Tradizioni Popolari. Entrare al MuCiv \u00e8 un\u2019esperienza straniante. Si viene accolti da spazi enormi, razionalisti, marmorei, che spesso risuonano del vuoto pneumatico di visitatori. E qui scatta il paradosso. Perch\u00e9 se il Louvre parigino \u00e8 una macchina da guerra del turismo globale, costretta a gestire flussi oceanici che consumano la Gioconda come un fast food visivo, il nostro Louvre romano <strong>\u00e8 un\u2019isola deserta<\/strong>. Un lusso per il fl\u00e2neur solitario, certo, ma una ferita aperta per la nostra autocoscienza culturale.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"804\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/gbe7884-804x1024.jpg\" alt=\"Installation view LABORATORIO NEANDERTHAL. Le scoperte di Grotta Guattari. MUCIV-Museo delle Civilt\u00e0, Roma. Foto Giorgio Benni\" class=\"wp-image-1201398\"  \/><br \/>\nInstallation view LABORATORIO NEANDERTHAL. Le scoperte di Grotta Guattari.  MUCIV-Museo delle Civilt\u00e0, Roma. Foto Giorgio Benni<strong>Il MuCiv: dall\u2019eredit\u00e0 coloniale al museo contemporaneo<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Eppure, a differenza del cugino francese \u2013 che, diciamocelo, fatica non poco a scrollarsi di dosso quell\u2019aura un po\u2019 sinistra di magazzino delle spoliazioni imperiali e coloniali \u2013 il Museo delle Civilt\u00e0 ha compiuto quel salto quantico che ogni istituzione contemporanea dovrebbe sognare di fare. Ha trasformato la sua ingombrante eredit\u00e0 coloniale (perch\u00e9 s\u00ec, il nucleo del Pigorini nasceva proprio da l\u00ec, dalle ambizioni espansionistiche dell\u2019Italia sabauda e fascista) in una piattaforma critica radicale. \u00c8 qui che il museo smette di essere un deposito di oggetti e diventa filosofia applicata. Camminando tra le teche che custodiscono i manufatti africani, le maschere oceaniche o i tessuti delle Ande, <strong>non si ha l\u2019impressione di assistere alla solita parata tassonomica occidentale<\/strong>, quella che illumina tutto con la luce bianca della scienza per renderlo \u201ccomprensibile\u201d (e dunque dominabile). Al contrario.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Curatela e allestimento al MuCiv<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Il team curatoriale del MuCiv, diretto da <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/curatore-critico-arte\/andrea-viliani\/\" data-type=\"curator\" data-id=\"391726\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Andrea Viliani<\/a>, ha avuto il coraggio di evocare lo spettro di \u00c9douard Glissant. Il grande pensatore martinicano parlava del \u201cdiritto all\u2019opacit\u00e0\u201d: il diritto sacrosanto di ogni cultura, e di ogni individuo, a non essere completamente trasparenti all\u2019Altro, a <strong>non essere ridotti a una formula<\/strong>, a un\u2019etichetta da museo. Il MuCiv ha fatto proprio questo concetto. Invece di spiegare tutto, preserva il mistero. Le didascalie non chiudono il discorso, lo aprono come una ferita. Gli oggetti non sono l\u00ec per rassicurarci sulla nostra superiorit\u00e0 tecnologica o estetica, ma per interrogarci. \u00c8 un museo che non ti dice: \u201cGuarda come erano primitivi\u201d, ma ti chiede: \u201cE tu, chi credi di essere?\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><strong>L\u2019ex Museo delle Arti e Tradizioni Popolari a Roma<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Questa operazione di decolonizzazione dello sguardo diventa ancora pi\u00f9 vertiginosa quando si attraversa il piazzale e si entra nell\u2019adiacente ex Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, ora parte integrante del complesso. Qui il cortocircuito \u00e8 totale. Quelle sale, nate decenni fa per celebrare il <strong>folklore italiano<\/strong> in un\u2019ottica spesso paternalistica o nazionalista (il buon contadino, il meridionale superstizioso, l\u2019artigiano felice), oggi dialogano faccia a faccia con le <strong>collezioni extraeuropee<\/strong>. E all\u2019improvviso capisci. Capisci che l\u2019Italia stessa ha costruito i suoi \u201caltri\u201d interni con le stesse categorie usate per le colonie. Scopriamo di essere stati, <strong>allo stesso tempo, colonizzatori e indigeni<\/strong>, osservatori scientifici e oggetti da vetrina. \u00c8 una lezione di antropologia che vale pi\u00f9 di mille manuali, perch\u00e9 ti entra negli occhi e non ti lascia pi\u00f9.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"704\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/elisa-montessori-il-sogno-della-camera-rossa-2025-installation-view-photo-giorgio-benni-courtesy-muc.jpeg\" alt=\"Elisa Montessori, Il sogno della camera rossa, 2025, installation view. Photo Giorgio Benni. Courtesy MUCIV-Museo delle Civilt\u00e0\" class=\"wp-image-1189163\"  \/>Elisa Montessori, Il sogno della camera rossa, 2025, installation view. Photo Giorgio Benni. Courtesy MUCIV-Museo delle Civilt\u00e0<strong>Un grande museo, ma senza pubblico<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Il MuCiv \u00e8 dunque un museo <strong>sintonizzato sulle frequenze pi\u00f9 avanzate della museologia<\/strong> internazionale, da Berlino a Dakar a New York. \u00c8 un luogo dove l\u2019arte contemporanea viene spesso chiamata non a decorare, ma a fare da reagente chimico, inserendosi tra i reperti storici per far esplodere le contraddizioni latenti e rivelare le narrazioni nascoste. Eppure, dicevamo, \u00e8 vuoto. O quasi. La beffa \u00e8 che tutto questo accade a pochi metri dalla Nuvola di Fuksas. Quell\u2019enorme polmone di vetro e acciaio, nuovo simbolo della Roma contemporanea, attira l\u2019attenzione, ospita fiere, eventi corporate, sfilate e di recente una bella edizione di RomaArteFiera a cura di Adriana Polveroni. La Nuvola \u00e8 lo spettacolo puro: una forma perfetta, fluida, trasparente, ma \u00e8 il contenitore che diventa contenuto. Di fronte a lei, il Museo delle Civilt\u00e0 sembra <strong>un monolite silenzioso e opaco<\/strong>.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 non sappiamo vedere quel che c\u2019\u00e8?<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Ma forse il problema \u00e8 proprio questo. Siamo diventati incapaci di sostenere l\u2019opacit\u00e0? Preferiamo la trasparenza luccicante di un centro congressi \u2013 dove tutto \u00e8 merce e superficie \u2013 alla densit\u00e0 problematica di un museo che ci chiede di riflettere? Non frequentare il MuCiv \u00e8 un peccato capitale. Non solo perch\u00e9 ci perdiamo opere di una bellezza sconvolgente, ma perch\u00e9 rinunciamo a uno strumento fondamentale per decifrare il presente. In un\u2019epoca dominata dalla semplificazione binaria dei social media, dove tutto deve essere bianco o nero, like o dislike, amico o nemico, <strong>abbiamo un disperato bisogno di<\/strong> <strong>palestre per il pensiero complesso<\/strong>. Abbiamo bisogno di luoghi che ci educhino alla sfumatura, all\u2019intreccio, alla non-comprensione immediata.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il MuCiv nel contesto dell\u2019EUR a Roma<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Uscendo dal museo, ritrovandosi di nuovo tra i marmi metafisici dell\u2019EUR, si ha la netta sensazione che quell\u2019edificio non sia solo un deposito di cose morte. \u00c8 un dispositivo attivo. \u00c8 <strong>un ingranaggio mentale<\/strong> che continua a girare anche dopo che si \u00e8 varcata l\u2019uscita. Forse dovremmo smettere di pensare ai musei come a luoghi di conservazione o, peggio, come a semplici attrattori turistici da \u201cvalorizzare\u201d. Il caso del Museo delle Civilt\u00e0 ci dimostra che i musei, quando funzionano davvero, sono tutt\u2019altro. Sono formidabili macchine di consapevolezza collettiva. E se non impariamo a usarle, <strong>saremo sempre come il ladro del Louvre<\/strong>: circondati da tesori che siamo disposti a rubare, senza nemmeno sapere dove ci troviamo.\u00a0<\/p>\n<p>Marco Senaldi\u00a0<\/p>\n<p>            <strong>Libri consigliati:<\/strong><br \/> <br \/>\n            (Grazie all&#8217;affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)        <\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pare che Abdoulaye N., noto come Doudou, ovvero il (presunto) autore, insieme ad altri tre complici, del leggendario&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":295922,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-295921","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115856470406108486","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/295921","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=295921"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/295921\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/295922"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=295921"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=295921"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=295921"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}