{"id":296406,"date":"2026-01-08T07:52:13","date_gmt":"2026-01-08T07:52:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/296406\/"},"modified":"2026-01-08T07:52:13","modified_gmt":"2026-01-08T07:52:13","slug":"bela-tarr-era-talmente-diverso-che-si-e-inventato-un-cinema-che-solo-lui-poteva-fare-e-nessuno-potra-mai-imitare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/296406\/","title":{"rendered":"B\u00e9la Tarr era talmente diverso che si \u00e8 inventato un cinema che solo lui poteva fare e nessuno potr\u00e0 mai imitare"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">Come tutti gli uomini di cultura vera e raffinata, <strong>B\u00e9la Tarr amava la volgarit\u00e0<\/strong>. Tutte le sue interviste sono piene di parolacce, imprecazioni, lamentele, arrabbiature, insulti. Il primo lavoro della sua vita era stato operaio presso un cantiere navale, quando aveva sedici anni. L\u00ec non si andava troppo per il sottile, le barche si costruivano con sudore, sputi e bestemmie, Tarr \u2013 figlio della piccolissima borghesia di Pecs, genitori che lavoravano entrambi al teatro, padre scenografo, madre suggeritrice \u2013 impar\u00f2 presto a navigare quel mare. Furono anni assai formativi, anni che gli insegnarono che la risposta giusta a quasi tutte le domande \u00e8 quasi sempre vaffanculo. Un esempio: nel 2023 l\u2019American Cinematheque organizz\u00f2 a Los Angeles una retrospettiva a lui dedicata che comprendeva una proiezione di Satantango e soprattutto una versione di Werckmeister Harmonies restaurata in 4k. Il titolo scelto per la retrospettiva fu Boundless Damnation, dannazione sconfinata, che dice poco del cinema di Tarr ma molto dei suoi amanti. In ogni caso, per la retrospettiva c\u2019era il tutto esaurito, cosa che sorprese non poco gli assistenti di Tarr, che lo accompagnarono in quel viaggio a Los Angeles. Continuavano a ironizzare sul fatto che chi lo avrebbe mai detto che al mondo ci fossero cos\u00ec tante persone che vogliono vedere i film lunghi. La risposta di Tarr fu: \u00abMa andatevene affanculo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Tarr non sarebbe stato n\u00e9 quest\u2019uomo n\u00e9 quel regista se non fosse stato per il comunismo. Non sono molti i meriti da riconoscere al Partito socialista operaio ungherese di J\u00e1nos K\u00e1d\u00e1r, ma uno di questi \u00e8 certamente aver dato al mondo il regista B\u00e9la Tarr. <strong>Da ragazzo, Tarr sognava di diventare filosofo, finite le scuole superiori voleva iscriversi all\u2019universit\u00e0 e mettersi a studiare<\/strong>. Ma il Partito socialista operaio ungherese non era convinto che Tarr appartenesse alla meglio giovent\u00f9 ungherese che meritava l\u2019istruzione accademica. Aveva soltanto 16 anni ma era gi\u00e0 noto alle autorit\u00e0 per via di questo filmetto che aveva girato assieme a una banda di scappati di casa come lui a cui aveva assegnato il pretenziosissimo nome di battaglia Dziga Vertov. Questo film aveva vinto il primo premio a una festival cinematografico locale, e tanto bast\u00f2 perch\u00e9 le autorit\u00e0 interrogassero tutti i membri del gruppo Dziga Vertov. Sar\u00e0 un caso, ma dopo questo fatto nessuna universit\u00e0 del Paese volle Tarr tra i suoi iscritti. Fu cos\u00ec che fin\u00ec a lavorare al cantiere navale, poi come impiegato\/custode della sede nazionale dalla Casa per la cultura e il divertimento, poi come regista. <strong>Ha sempre detto, Tarr, che se le cose non fossero andate come sono andate, il cinema per lui sarebbe rimasto quello che era stato all\u2019inizio: un hobby<\/strong>, un modo per ammazzare il tempo in un posto in cui non c\u2019era granch\u00e9 da divertirsi.<\/p>\n<p>Il rivoluzionario e il maestro<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">La repressione subita per la prima volta ad appena 16 anni pu\u00f2 trasformare il represso in una tra due cose: un reazionario o un rivoluzionario. Per Tarr sappiamo come \u00e8 andata. Finita la sua vita da regista \u2013 quello che dovevo dire l\u2019ho detto, sono soddisfatto, basta cos\u00ec, spieg\u00f2 annunciano che Il cavallo di Torino sarebbe stato il suo ultimo film \u2013 Tarr \u00e8 diventato maestro. Non nel senso arbasiniano di venerato maestro, riconoscimento di cui non gli \u00e8 mai importato un fico secco. Maestro in senso letterale: nel 2012 lascia Budapest e se ne va a Sarajevo, anche per colpa di uno sgradevole incontro con degli sgherri del governo di Orban, che vanno da lui a dirgli che da adesso per fare i film bisogna si assuma certe responsabilit\u00e0 e rispetti certe aspettative. \u00abQueste merde, queste merde di destra. Fanculo, [\u2026] me ne vado perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 speranza\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\"><strong>E se ne va davvero, a Sarajevo, appunto, dove apre la sua scuola di cinema, l\u2019ormai leggendaria film.factory. Il suo programma accademico Tarr lo riassumeva in quattro parole: \u00abNessuna istruzione, solo liberazione\u00bb<\/strong>. I semi della rivoluzione che il regime ungherese aveva piantato in un ragazzino di 16 anni hanno fatto nascere una pianta che continuava a dare frutti anche 40 anni dopo. La film.factory si potrebbe definire, prendendo in prestito le parole del poeta Jay-Z, una scuola in cui Tarr insegnava ai suoi studenti a vivere la hard knock life. \u00abDovete buttare gi\u00f9 le porte a calci\u00bb, diceva ai suoi studenti che gli chiedevano come entrare nel mondo del cinema. Fare tutto quello che volete, esattamente come lo volete, proprio come aveva fatto lui. Anche perch\u00e9 questa \u00e8 l\u2019unica vita in cui a un certo punto ci si pu\u00f2 permettere di dire \u00abquel che \u00e8 fatto \u00e8 fatto, adesso non me ne frega pi\u00f9 niente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Certo, si prova una certa tenerezza a immaginare quei ragazzi. Il regista di Nido familiare, L\u2019outsider, Rapporti prefabbricati, Almanacco d\u2019autunno, Perdizione, Satantango, Le armonie di Werckmeister, L\u2019uomo di Londra e Il cavallo di Torino che ti dice di fare quello che ha fatto lui. Certo, facile, che ci vuole, mo\u2019 me lo segno, adesso mi ci metto, giusto il tempo di trovarmi anche io un mio L\u00e1szl\u00f3 Krasznahorkai con cui scrivere le sceneggiature e un Mih\u00e1ly V\u00edg che mi componga le colonne sonore. Come tutti i radicali, Tarr non ha mai davvero capito che la radicalit\u00e0 \u00e8 una forma di ascetismo e che l\u2019ascetismo visto da fuori \u00e8 solo una delle tante pratiche della pazzia. <strong>Solo un regista pazzo pu\u00f2 decidere di girare tutti i suoi film in bianco e nero per protestare contro le scelte industriali di una multinazionale<\/strong>. Quando negli anni \u201980 Kodak pass\u00f2 dalla pellicola in celluloide a quelle di poliestere, Tarr smise di usare quella pellicola. Per sempre. Decise che da quel momento avrebbe girato solo in bianco e nero, perch\u00e9 \u00abi colori in poliestere sono finti. Il rosso \u00e8 troppo rosso. Il giallo \u00e8 troppo giallo. Poi finisce che mi incazzo perch\u00e9 non riesco ad aggiustare la drammaturgia del colore\u00bb.<\/p>\n<p>Uomini forti, film forti<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Sembrano davvero i pensieri di un pazzo, ma in realt\u00e0 sono i ragionamenti di un uomo con una missione (non che le due cose non siano la stessa cosa, spesso e volentieri). I film di Tarr sono quasi impossibili da raccontare, ragione per la quale sono diventati una sorta di prova del fuoco per il cinefilo in divenire: per sapere devi vedere, se vedrai allora crederai, ma non c\u2019\u00e8 scorciatoia, devi startene nel suo mondo per tutto il tempo che lui ritiene necessario e fare tutto quello che lui ti dice di fare. Quando uscirai, potrai farti la domanda che lui si aspettava il pubblico si facesse alla fine dei suoi film: <strong>\u00abCome mi sento? Mi sento pi\u00f9 forte o pi\u00f9 debole?\u00bb. A seconda della risposta saprai se ti piacciono i film di B\u00e9la Tarr e, forse, se ti piace davvero il cinema<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Sembrano i pensieri di un pazzo anche questi, me ne rendo conto. Ma nonostante il cinema di Tarr sia stato uno dei pi\u00f9 fraintesi di sempre \u2013 dai critici, che gli hanno affibbiato quell\u2019odiosa etichetta di slow cinema; dai cinefili, che hanno trattato spesso i suoi film come cilicio da mettersi alla gamba per segnalare al mondo il loro fervore religioso \u2013 resta anche uno dei pi\u00f9 \u201csemplici\u201d che ci siano mai stati. <strong>Lui stesso lo descriveva usando quasi ossessivamente la parola onest\u00e0, che nella sua testa era merito e metodo, mostrare non soltanto le cose che sono ma anche le cose come sono<\/strong>. \u00abSono sempre stato una persona di una certa sensibilit\u00e0 sociale, credo si veda nei miei film, nessuno dei quali parla di gente che di solito trovi sulla copertina di Vanity Fair\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Gente come quel commerciante peruviano, protagonista assieme a Tarr della foto che tutti stanno condividendo sui social in queste ore. Il commerciante peruviano aveva un negozio a Lima in cui vendeva solo copie piratate dei film di Tarr, un giorno Tarr passa di l\u00ec, lo nota, ci entra e si fa una foto con lui (non sappiamo se abbia anche comprato dei dvd ma non \u00e8 da escludere). Tante volte hanno chiesto a Tarr perch\u00e9 la scoperta non lo avesse fatto arrabbiare: la pirateria uccide il cinema, no? Lui aveva detto che andava bene cos\u00ec: \u00abIo ci sto perdendo dei soldi, ma il tipo sicuramente non ne sta facendo, vendendo i miei film\u00bb.<\/p>\n<p>Contro lo storytelling<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Gente che non sa cosa fare n\u00e9 dove andare, in un mondo che non \u00e8 pi\u00f9 bello ma che nemmeno \u00e8 pronto a morire, per un cinema che ricorda le giornate in cui non succede assolutamente niente e che costituiscono tuttavia la stragrandissima parte dell\u2019esistenza. Una delle poche persone ad aver davvero capito la missione che Tarr si era dato fu <strong>Susan Sontag, che di Satantango disse la cosa pi\u00f9 bella che di un film del genere si possa dire: \u00abSarei felice se potessi rivederlo tutti i giorni per il resto della mia vita\u00bb<\/strong>. Il punto \u00e8 proprio questo: i film di Tarr li rivediamo tutti i giorni della nostra vita, basta guardarsi attorno. Era la sua definizione di storytelling, questa, lui che odiava la definizione ufficiale di storytelling e per questo odiava il cinema \u00abaction-cut-action\u00bb, come lo chiamava lui. Se devi raccontare la vita vera, devi raccontare la stessa cosa che succede infinitamente nello spazio e nel tempo, sosteneva. \u00abQuanto ci metti a dire una cosa dipende dalla cosa che devi dire. Non m\u2019importa cosa \u00e8 considerato accettabile e cosa no\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">B\u00e9la Tarr \u00e8 morto a 70 anni, e non mi \u00e8 chiaro perch\u00e9 ma questa informazione mi ha stranito. Pensavo fosse pi\u00f9 vecchio, molto, centenario o quasi. Penso anche questo abbia a che vedere con la leggenda che lo circondava, quella di un uomo capace di piegare alla sua volont\u00e0 lo spazio e il tempo, quello dentro e attorno a uno schermo cinematografica ma anche quello dentro i confini e attorno ai bordi del suo stesso corpo, per apparire a piacere come il 16enne enfant prodige che invita i coetanei della sua scuola di cinema a fare casino o il vecchio brontolone sopravvissuto alla sua arte. <strong>Per tutta la vita, Tarr ha invitato il pubblico a chiedersi come si sentisse dopo aver visto uno dei suoi film: pi\u00f9 forte o pi\u00f9 debole. Per tutta la vita, si \u00e8 rifiutato di azzardare lui una risposta<\/strong>. Ma nelle ultime interviste l\u2019aveva fatto, e mi piace pensare che abbia deciso di smettere di vivere per questo, per lo stesso motivo per cui aveva deciso di smettere di fare film: perch\u00e9 quello che doveva fare ormai l\u2019aveva fatto, la sua risposta ce l\u2019aveva. \u00abPenso che le persone si sentano pi\u00f9 forti. Se vedi cose terribili, la vera e propria merda della vita, e la affronti e la capisci, diventi pi\u00f9 forte. Io la vedo cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Come tutti gli uomini di cultura vera e raffinata, B\u00e9la Tarr amava la volgarit\u00e0. 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