{"id":296725,"date":"2026-01-08T12:22:13","date_gmt":"2026-01-08T12:22:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/296725\/"},"modified":"2026-01-08T12:22:13","modified_gmt":"2026-01-08T12:22:13","slug":"i-silenzi-di-jarmusch-giampiero-frasca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/296725\/","title":{"rendered":"I silenzi di Jarmusch | Giampiero Frasca"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 fatto un gran parlare dei silenzi di un film come Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, soprattutto <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/venezia-823-leoni-e-rimozioni\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dopo la sua vittoria all\u2019ultima Mostra del cinema di Venezia<\/a> da totale outsider, quando tutti gi\u00e0 preconizzavano i favoriti <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/definisci-bambina-la-voce-di-hind-rajab\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La voce di Hind Rajab<\/a>,<strong> <\/strong>No Other Choice, <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/kathryn-bigelow-cinema-di-guerra-dautrice\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">A House of Dynamite<\/a>, Sotto le nuvole e La grazia. E di silenzi si \u00e8 parlato anche negli articoli che hanno accompagnato l\u2019uscita del film, come se il tratto distintivo di un lavoro sulla crisi della famiglia fosse tutto in questi momenti in cui il dialogo si ferma, balbetta, resta in attesa di qualcosa che probabilmente non avverr\u00e0. Ma il silenzio nel film di Jarmusch \u00e8 solo uno degli aspetti di cui si compone un lavoro complesso, stratificato, probabilmente meno coinvolgente sul piano emotivo di La voce di Hind Rajab, dalle soluzioni visive pi\u00f9 discrete rispetto a No Other Choice e dalla struttura pi\u00f9 lineare, con i suoi tre episodi giustapposti, in paragone ad A House of Dynamite, tanto per restare nell\u2019ambito delle polemiche veneziane, ma certo non meno ricco di questi stessi lavori sul piano della densit\u00e0 degli elementi significanti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c85eeb1e-f25c-4754-b3c4-cec1740108f7\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fig 1_78.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nJim Jarmusch alla premiere veneziana del film.<\/p>\n<p>A ben guardare, il silenzio nei film di Jarmusch non \u00e8 una novit\u00e0, quanto una delle sue riconoscibili cifre stilistiche. Da sempre, infatti, il suo cinema ha nelle pause, nel non detto, nell\u2019ineffabilit\u00e0 di molte situazioni, una delle forme di maggiore espressivit\u00e0. Ci\u00f2 che \u00e8 cambiato, in qualche modo si \u00e8 evoluto in un discorso nel quale il trascorrere dei tempi entra in diretta relazione con la poetica, \u00e8 la sua natura, il motivo del suo utilizzo. Non si tratta solo di rarefazione narrativa o di pausa dialogica: se nei primi lavori, come Permanent Vacation o Stranger Than Paradise, era introiezione insondabile di un\u2019incomunicabilit\u00e0 perfettamente coerente con le dinamiche estetiche di quella New Wave indipendente newyorchese di cui Jarmusch era uno dei nomi pi\u00f9 rappresentativi, in seguito si \u00e8 raffinata, diventando una forma ricercata di preterizione. Era infatti la consistenza esistenzialista del silenzio a fornire al pubblico, se il titolo non fosse gi\u00e0 stato sufficiente, le coordinate per interpretare la sostanza metafisica di Johnny Depp in quel capolavoro tardo western che fu Dead Man, ed era lo sguardo attonito di Bill Murray alla ricerca di una certezza impossibile nelle ultime inquadrature di Broken Flowers a far tramontare definitivamente il tentativo di riconoscere la paternit\u00e0 ignorata fino a quel momento.<\/p>\n<p>In Father Mother Sister Brother i silenzi assumono una nuova funzione. Nell\u2019illustrare la relazione tra genitori e figli a varie latitudini lungo tre episodi indipendenti (New Jersey agreste, periferia dublinese e Parigi), il silenzio si carica di un valore aggiunto. Che va oltre la semplice difficolt\u00e0 di comunicazione dovuta al gap generazionale o alle incomprensioni familiari pregresse, perch\u00e9 \u00e8 un silenzio che sostituisce le parole con l\u2019imbarazzo, con l\u2019incapacit\u00e0 di sostenere una conversazione che vada oltre la semplice circostanza o la visita di cortesia dovuta alle consuetudini del rapporto. E questo \u00e8 evidente soprattutto nei primi due episodi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"fe2fb3b3-c84f-4a97-aefd-1753bd4e4ee6\" height=\"439\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fig 2_62.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nTom Waits.<\/p>\n<p>Nel primo, Tom Waits, che con il passare del tempo diventa sempre pi\u00f9 tassidermicamente stagionato quanto la sua voce, vive isolato in un\u2019amena localit\u00e0 del New Jersey (West Milford) e riceve la visita quanto mai episodica dei due figli, Adam Driver e Mayim Bialik. Dei due, il primo pare pi\u00f9 preoccupato per le sorti del padre, mentre la figlia \u00e8 pi\u00f9 distaccata, ma la conversazione non esce dai binari della convenzionalit\u00e0. Non a causa di una sceneggiatura insulsa, sia chiaro; anzi, lo script banalizza i suoi dialoghi per ricreare autentici momenti interlocutori, di domande e risposte che paiono tentare solo di riempire un vuoto, non di propendere realmente verso l\u2019altro, interessandosene. La conversazione \u00e8 essenziale, condotta per trascorrere il tempo della visita, scandita dai riempitivi fonetici gutturali del padre, autentici gap fillers che rimettono faticosamente sui binari un dialogo mai davvero iniziato, e intervallata da momenti di stasi che invece dicono molto di pi\u00f9 sulla qualit\u00e0 del rapporto. In modo simile procede il secondo episodio, quello irlandese, nel quale un\u2019anziana scrittrice di successo, Charlotte Rampling, ospita per una delle due visite annuali le sue figlie, l\u2019impacciata Cate Blanchett e la spiantata Vicky Krieps, accogliendole con un senso di malcelata superiorit\u00e0 e di evidente rassegnazione. Qua il silenzio \u00e8 attesa timorosa, preparazione di una rivelazione con cui sorprendere una madre che ormai non attende pi\u00f9 nulla e assume tutto con il suo sguardo fermo e la bocca atteggiata a un\u2019empatia comprensiva, pi\u00f9 che realmente partecipe.<\/p>\n<p>Il silenzio, in Father Mother Sister Brother, \u00e8 l\u2019indice retorico di un\u2019estraneit\u00e0 vicendevole. Ognuno interpreta una parte e tutti si mostrano per quello che non sono \u2013 Tom Waits come il povero vecchio accondiscendente abbandonato ai suoi ricordi, Vicky Krieps come l\u2019aggressiva imprenditrice di e-commerce \u2013, modulando se stessi in funzione delle aspirazioni che credono ancora vive nell\u2019interlocutore. Di fatto sono figure assenti l\u2019una per l\u2019altra pur nell\u2019illusione di una presenza estemporanea, che sfuma immediatamente dopo che i convenevoli, la visita di cortesia, si \u00e8 conclusa. L\u2019inerzia del dialogo ha per\u00f2 la sua compensazione in una scenografia resa sempre pregna, ingombra di oggetti, che fungono da correlativo alla languidezza scorata dei personaggi, come se le reazioni si trasferissero tutte nelle cianfrusaglie che affollano la stanza, lasciandoli esangui di autentiche emozioni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"17b39b6d-fd73-47ab-9400-4dcb9f65f830\" height=\"422\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fig 3_45.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nCharlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps.<\/p>\n<p>A dimostrazione di questa voluta reciprocit\u00e0 tra umano e organico, i gemelli del terzo episodio (Indya Moore e Luka Sabbat) sono i personaggi che parlano di pi\u00f9, evitando i silenzi dubbiosi e pieni di disagio degli altri personaggi mostrati in precedenza. Il loro dialogo \u00e8 pieno, ritmato, privo di pause, perch\u00e9 il loro rapporto \u00e8 paritetico, non influenzato dalla differenza d&#8217;et\u00e0, di carattere o dai malintesi. L\u2019episodio che li vede protagonisti \u00e8 l\u2019unico rivolto positivamente al futuro, privo degli inciampi che bloccano gli altri personaggi in un passato paludoso: il loro trauma \u00e8 la perdita dei genitori in un incidente aereo, non la loro ingombrante presenza; \u00e8 affetto nostalgico, non scoria di lunghe incomprensioni. Non \u00e8 un caso che la loro conversazione avvenga nell\u2019alloggio dei genitori completamente vuoto, privo anche dell\u2019arredamento, pronto per essere venduto, nelle cui stanze nude si libra l\u2019unico movimento di macchina dell\u2019intero film, di fatto una sottolineatura evocativa, per di pi\u00f9 circolare, che esalta la purezza del rapporto a scapito di ogni elemento estraneo. Gli oggetti che una volta erano presenti nell\u2019appartamento, gli stessi oggetti che bloccavano l\u2019espressione dei sentimenti negli altri due episodi, sono accantonati in un magazzino che i gemelli serrano prima di allontanarsi, osservati dalla macchina da presa, immobile, simbolo visivo di una giusta elaborazione e del superamento di ogni eventuale trauma possibile.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto, Jarmusch fa evolvere la sua idea di destrutturazione familiare in tre momenti. Gi\u00e0 per due volte, nella sua filmografia, aveva affrontato il racconto antologico, creando degli indicatori di unit\u00e0 che tenessero i vari episodi concettualmente insieme: in Mystery Train &#8211; Marted\u00ec notte a Memphis era lo stesso albergo, l\u2019ideale presenza di Elvis (in un film ambientato a Memphis, d\u2019altronde&#8230;) e un improvviso colpo di pistola proveniente dall\u2019esterno; in Taxisti di notte la contemporaneit\u00e0 lungo diversi fusi orari. Father Mother Sister Brother ignora la coincidenza temporale, perch\u00e9 con il tempo ha una relazione di incidenza rievocativa, con tutte le conseguenze che si attivano rispetto a questioni familiari irrisolte. Il passato ritorna attraverso le fotografie su cui si sofferma l\u2019attenzione dei personaggi, e le immagini diventano il momento per ricordare ci\u00f2 che \u00e8 stato o chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e le sensazioni ad esso associate. Sul piano della relazione un\u2019opportunit\u00e0 di dialogo, su quello della scrittura per il film l\u2019ennesimo momento di dilatazione di silenzi e imbarazzi, un ulteriore vuoto che aumenta le distanze. Con la solita eccezione dei due gemelli, per i quali le foto di famiglia sono momento di riflessione elegiaca, commossa e funzionale a una giusta elaborazione del dolore, in un\u2019accettazione serena e rivolta al futuro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"cbcce6c7-aa69-417e-b183-44c6899ccea5\" height=\"439\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fig 4_19.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nIndya Moore e Luka Sabbat.<\/p>\n<p>Se la coincidenza temporale \u00e8 ignorata, il legame tra i vari episodi, solo apparentemente scollegati come se fossero un campionario di possibilit\u00e0 ancorate a soggetti diversi, \u00e8 dato dalle consonanze interne che Jarmusch dissemina e che ritornano in ogni situazione, seppur con gradi diversi. Father Mother Sister Brother \u00e8 un racconto in rima baciata che si nutre dei medesimi elementi, orchestrati per evidenziare le differenze, pi\u00f9 che le similarit\u00e0: il viaggio in auto di tutti i personaggi per giungere nell\u2019abitazione del genitore (o dei genitori, nel caso dell\u2019episodio parigino), la differenza di scenario che si palesa davanti agli occhi dei figli e che fornisce il mood a ci\u00f2 che seguir\u00e0, la caratterizzazione preliminare dei personaggi tratteggiati con pochi, discreti e magistrali tocchi (i calzettoni spessi e sciatti di Cate Blanchett in panne con l\u2019auto, ad esempio), le riflessioni sulla purezza e la bont\u00e0 dell\u2019acqua, la presenza dei Rolex, finti o veri, ognuno con il suo investimento emotivo o caratteriale, i rimandi a \u201cDesolandia\u201d, inteso come luogo dell\u2019anima malinconico e ghettizzante. A questo articolato panorama \u00e8 da aggiungere anche la trovata allegorica di creare un accordo cromatico tra i capi indossati dai figli, quasi a marcare un\u2019inclinazione all\u2019accordo formale laddove latita la sintonia affettiva. Gli unici a trasgredire questa tendenza sono, ovviamente, sempre i due gemelli, inizialmente vestiti entrambi di pelle, ma poi, nel vuoto dell\u2019abitazione familiare, mentre sono intenti a sfogliare le foto della loro infanzia spensierata, sdraiati uno sull\u2019altro con t-shirt di diverso colore (rosso e bianco), come a proporre una franca complementarit\u00e0, piuttosto che un\u2019artificiosa conformit\u00e0.<\/p>\n<p>E su tutto, a formare un tessuto connettivo surreale nella sua estetizzazione proposta al ralenti, la presenza per ogni episodio di un gruppo di skaters, che si muovono liberi, totalmente avulsi, incuranti del contesto. Un\u2019immagine di leggerezza, in netta controtendenza con la gravit\u00e0 degli episodi che introduce: un ponte visivo tra i mondi, uno squarcio di lirismo, forse anche un lampo di ottimismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si \u00e8 fatto un gran parlare dei silenzi di un film come Father Mother Sister Brother di Jim&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":296726,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,59065,1521],"class_list":{"0":"post-296725","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-jim-jarmusch","16":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115859458973695523","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/296725","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=296725"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/296725\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/296726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=296725"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=296725"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=296725"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}