{"id":297306,"date":"2026-01-08T20:31:12","date_gmt":"2026-01-08T20:31:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/297306\/"},"modified":"2026-01-08T20:31:12","modified_gmt":"2026-01-08T20:31:12","slug":"alzheimer-cosi-lobesita-laccelera-gli-esami-del-sangue-avvisano-in-anticipo-anche-prima-dei-sintomi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/297306\/","title":{"rendered":"Alzheimer, cos\u00ec l&#8217;obesit\u00e0 l&#8217;accelera: gli esami del sangue avvisano in anticipo anche prima dei sintomi"},"content":{"rendered":"<p>Ascolta la versione audio dell&#8217;articolo<\/p>\n<p class=\"atext\">Non solo metabolismo alterato con maggiori probabilit\u00e0 di sviluppare diabete di tipo 2, aumento del rischio cardiovascolare, anticipo di artrosi e malanni articolari, maggior rischio di apnee notturne e difficolt\u00e0 respiratorie. L&#8217;obesit\u00e0 potrebbe rappresentare anche un acceleratore subclinico per chi svilupper\u00e0 la malattia di Alzheimer, agendo ben prima che ci sia qualsiasi segno chiaro del danno, anche agli esami radiologici pi\u00f9 sofisticati come la PET. A segnalare come e quanto l&#8217;obesit\u00e0 potrebbe velocizzare la traiettoria che conduce alla neurodegenerazione, utilizzando esami del sangue che funzionano da biomarcatori, \u00e8 la prima ricerca che mostra come in presenza di questa condizione patologica si possano osservare incrementi pi\u00f9 rapidi anche fino al 95% (in confronto ai non obesi) dei biomarker della malattia neurologica. A mostrarlo \u00e8 il primo studio che dimostra la relazione tra obesit\u00e0 e Alzheimer basandosi proprio sui marcatori rivelabili dal sangue. La ricerca \u00e8 stata coordinata da<b> Cyrus Raji<\/b> e <b>Soheil Mohammadi<\/b>, del Neuroimaging Labs Research Center del Mallinckrodt Institute of Radiology (MIR) della Washington University School of Medicine di Saint Louis ed \u00e8 stata presentata al congresso della Radiological Society of North America.<\/p>\n<p>Marcatori sotto esame<\/p>\n<p class=\"atext\">Lo studio ha preso in esame approfonditamente le informazioni di 407 volontari seguiti per cinque anni nell&#8217;ambito dell&#8217;Alzheimer&#8217;s Disease Neuroimaging Initiative, con analisi delle scansioni effettuate con la Tomografia ad emissione di Positroni (PET) mirata alla ricerca di sostanza amiloide sia con campioni di sangue. Le scansioni PET consentono di verificare l&#8217;accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello sotto forma di placche amiloidi, una caratteristica tipica della malattia. Nel sangue si sono invece ricercate proteine correlate all&#8217; Alzheimer, come la pTau217 (un biomarcatore utilizzato nella diagnosi e nel monitoraggio della patologia), la catena leggera dei neurofilamenti (NfL), ovvero residui di proteine che vengono da neuroni gravemente danneggiati e la GFAP, proteina espressa principalmente negli astrociti (cellule che supportano e proteggono i neuroni nel cervello e nel midollo spinale).<\/p>\n<p>Il sangue dice di pi\u00f9 della PET<\/p>\n<p class=\"atext\">Analizzando tutti questi parametri e combinandoli con l&#8217;Indice di Massa Corporea (BMI) nel tempo, si \u00e8 visto che all&#8217;inizio dello studio un BMI pi\u00f9 elevato era associato a livelli di marcatori nel sangue pi\u00f9 bassi e a un carico complessivo di amiloide nel cervello inferiore. Il motivo? Secondo Mohammadi \u201dla riduzione dei biomarcatori nel sangue BBM negli individui obesi sarebbe dovuta alla diluizione dovuta al maggiore volume ematico\u201d. Ma \u00e8 un altro dato che preoccupa. Con il passare degli anni, sia le indicazioni dei biomarcatori per la malattia di Alzheimer che le scansioni PET cerebrali hanno mostrato pi\u00f9 indicazioni correlate all&#8217;Alzheimer nei soggetti obesi rispetto a quelli non obesi. Le persone obese hanno sperimentato un aumento pi\u00f9 rapido dei livelli plasmatici di pTau217 dal 29% al 95%. L&#8217;obesit\u00e0 all&#8217;inizio dello studio \u00e8 risultata anche associata a un aumento pi\u00f9 rapido del 24% dei livelli nel sangue di NfL e ad un incremento leggermente pi\u00f9 veloce dell&#8217;accumulo di amiloide. In termini generali, Raji segnala come stando a questi risultati gli esami del sangue potrebbero essere pi\u00f9 sensibile della PET, almeno nelle fasi iniziali di alterazioni biochimiche, per indicare l&#8217;influenza dell&#8217;obesit\u00e0 sui cambiamenti cerebrali correlati all&#8217;Alzheimer. \u201cPossiamo monitorare l&#8217;influenza predittiva dell&#8217;obesit\u00e0 sull&#8217;aumento dei biomarcatori ematici con una sensibilit\u00e0 maggiore rispetto alla PET\u201d, commenta l&#8217;esperto.<\/p>\n<p>Il ruolo della neuroinfiammazione<\/p>\n<p class=\"atext\">\u201cLo studio rafforza l&#8217;evidenza di una solida associazione tra obesit\u00e0 e malattia di Alzheimer e mostra che la relazione pu\u00f2 essere indagata attraverso biomarcatori ematici, facilmente accessibili e applicabili su larga scala negli studi clinici, anche nelle fasi precedenti all&#8217;esordio clinico \u2013 commenta <b>Mario Stampanoni Bassi<\/b>, neurologo presso l&#8217;IRCCS Neuromed\u201d. L&#8217;approccio adottato, va detto, risulta di interesse anche per lo studio di altre patologie neurodegenerative, come il Parkinson e la sclerosi multipla. Soprattutto, la ricerca consente di esplorare vie di conoscenza che confermano l&#8217;importanza dei meccanismi infiammatori come possibile \u201ccarburante\u201d dei processi patologici di neurodegenerazione. \u201cI meccanismi alla base del legame fra obesit\u00e0 e malattia di Alzheimer sono complessi, ma dati convergenti indicano un ruolo centrale della neuroinfiammazione \u2013 conferma l&#8217;esperto. Si tratta di un processo aggravato dall&#8217;obesit\u00e0, capace di alterare il metabolismo dell&#8217;amiloide e la funzione di neuroni e astrociti, cellule chiave nella patogenesi dell&#8217;Alzheimer\u201d.<\/p>\n<p><a class=\"aprev aprev--acor aprev--acor-small aprev--shline\" href=\"https:\/\/areautente.ilsole24ore.com\/#newsletter\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/258x258.png\" alt=\"Scopri di pi\u00f9\"\/><\/a><a class=\"aprev aprev--acor aprev--acor-small aprev--shline\" href=\"https:\/\/abbonamenti.ilsole24ore.com\/exco\/addToCart?sku=Z.SP_AXXAY8&amp;tipoAbbonamento=annuale&amp;tipoConsegna=noConsegna&amp;utm_medium=posizioni_marketing\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/258x258.png\" alt=\"Scopri di pi\u00f9\"\/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ascolta la versione audio dell&#8217;articolo Non solo metabolismo alterato con maggiori probabilit\u00e0 di sviluppare diabete di tipo 2,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":297307,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[239,1537,90,89,240],"class_list":{"0":"post-297306","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-health","9":"tag-it","10":"tag-italia","11":"tag-italy","12":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115861381692140699","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/297306","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=297306"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/297306\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/297307"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=297306"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=297306"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=297306"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}