{"id":297826,"date":"2026-01-09T04:35:12","date_gmt":"2026-01-09T04:35:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/297826\/"},"modified":"2026-01-09T04:35:12","modified_gmt":"2026-01-09T04:35:12","slug":"le-armonie-di-werckmeister-2000-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/297826\/","title":{"rendered":"Le armonie di Werckmeister (2000) &#8211; Recensione"},"content":{"rendered":"<p>Settimo lungometraggio per il grande schermo per B\u00e9la Tarr, <strong>Le armonie di Werckmeister<\/strong> rappresenta il centro dell\u2019esplorazione metafisica della condizione umana portata avanti dal cineasta ungherese. Una balena arriva sulla piazza di una gelida cittadina della pianura ungherese e tutto cambia; la danza cosmica iniziale, l\u2019omologazione del sistema tonale della musica a opera dell\u2019organista tedesco Andreas Werckmeister: sono i nuclei in cui si dipana la riflessione del regista sulle armonie e disarmonie del cosmo e della natura, sulla storia umana come alternanza di civilt\u00e0 e barbarie, sull\u2019Europa dell\u2019Est della seconda met\u00e0 del Novecento, tra socialismo e capitalismo. Un film sul vibrare del mondo, fatto di mesmeriche immagini in bianco e nero, ipnotici e lenti piani sequenza, <strong>Le armonie di Werckmeister<\/strong> cristallizza la cifra stilistica dell\u2019autore e della sua squadra consolidata: il soggetto e la sceneggiatura dello scrittore L\u00e1szl\u00f3 Krasznahorkai, tratta da una parte del suo romanzo Melancolia della resistenza; le musiche di Mih\u00e1ly Vig, la co-regia di fatto di \u00c1gnes Hranitzky. Si pu\u00f2 annoverare <strong>Le armonie di Werckmeister<\/strong> tra i grandi capolavori della settima arte.<strong>Nella balena<\/strong>La popolazione di una piccola citt\u00e0 di provincia della pianura ungherese, dove ci sono venti gradi sottozero, attende l\u2019arrivo della carcassa imbalsamata di una balena, esibita in un camion che staziona nella piazza principale. Il giovane J\u00e1nos Valuska percorre in lungo e in largo la citt\u00e0, consegnando giornali. L\u2019anziano musicologo Ezster espone la sua teoria che mira a ritrovare un\u2019armonia superiore precedente all\u2019impostazione impresa in epoca barocca da Andreas Werckmeister. Nel camion che contiene il cetaceo si nasconde anche il Principe, un personaggio misterioso di cui si vede solo l\u2019ombra inquietante. In una lingua sconosciuta, predice l\u2019imminente apocalisse. [sinossi]<\/p>\n<p>Il grande scrittore di fantascienza, nonch\u00e9 fisico e matematico, Arthur C. Clarke definiva le eclissi come un mistero del primo tipo. Nonostante siano fenomeni spiegabilissimi in termini scientifici, come l\u2019occultazione parziale o totale di una sorgente di luce da parte di un corpo celeste, non hanno esaurito il loro portato di magia e ancestrale arcano. Dall\u2019antica Cina alla mitologia induista, dai miti nordici alle credenze delle civilt\u00e0 precolombiane, dalle antiche culture africane e polinesiane, questo evento astronomico raro ha generato credenze, come quella di un drago che sta divorando il Sole o la Luna. L\u2019eclissi rappresenta un\u2019improvvisa, quanto temporanea rottura, di un ordine mentale precostituito, una rivincita dell\u2019empirismo sul razionalismo. Con la rappresentazione di un\u2019eclissi di Sole inizia <strong>Le armonie di Werckmeister<\/strong> (<strong>Werckmeister H\u00e1rmoni\u00e1k<\/strong>), settimo lungometraggio per il cinema di B\u00e9la Tarr, il suo terzo con la collaborazione dello scrittore, recente Premio Nobel, L\u00e1szl\u00f3 Krasznahorkai, dopo <strong>Perdizione<\/strong> e <strong>Satantango<\/strong>, che qui ha curato soggetto e sceneggiatura traendoli da una parte del suo stesso romanzo <strong>Melancolia della resistenza<\/strong>. L\u2019eclissi \u00e8 una messa in scena delle meccaniche celesti fatta dagli avventori di un bar di povera gente, di quelli che ricorrono nel cinema del Maestro ungherese, una danza \u2013 altro elemento costante nelle opere di Tarr \u2013 cosmica, ognuno dei quali \u00e8 chiamato a rappresentare un astro, coordinati dal protagonista del film, J\u00e1nos Valuska. Sono i beoni, gli avvinazzati, gli ultimi cari al regista, che tornano. A rappresentare il Sole, con un buffo movimento delle mani che simboleggia l\u2019irradiazione, ci sta l\u2019attore che in <strong>Satantango<\/strong> interpretava il buffone al caff\u00e8, mentre la Terra \u00e8 incarnata dal fisarmonicista del film precedente. L\u2019eclissi \u00e8 un fenomeno che genera sgomento tra gli animali che scappano o si nascondono, come a prefigurare un senso dell\u2019apocalisse, il mistero di cui sopra. La solennit\u00e0 drammaturgica di Valuska nel raccontare quell\u2019evento cosmico, che si ripercuote sulla Terra, ricorda il celebre monologo escatologico di Nina del Gabbiano di \u010cechov sull\u2019angoscia di una cosmica fine del mondo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 gi\u00e0 tutto in quel prologo che inizia con un\u2019inquadratura che non sembra memorabile come le immagini del cinema di Tarr. \u00c8 la stufa che genera il calore in quel locale, mentre all\u2019esterno la temperatura pu\u00f2 arrivare a meno venti. Il motore propulsore, l\u2019innesco di energia per un film che indaga sull\u2019entropia, sull\u2019oscillazione tra ordine e caos, armonie e loro rotture, che governano i sistemi naturali come quelli umani. Propulsore di energia, anche luminosa, \u00e8 il Sole. Nella fotografia in bianco e nero tonale, con una continuit\u00e0 luminosa, della seconda parte della filmografia del regista ungherese, abbiamo il corrispettivo visivo dei principi che illuminano o oscurano nella sua visione del mondo. In una scena successiva, che precede l\u2019enunciazione delle teorie di Werckmeister, Valuska, passeggiando, occulta con la testa il Sole, reso come un fascio di raggi tagliente con la fotografia del film, frapponendosi tra questa fonte interna (che in una visione in sala rappresenta come uno specchio rispetto al fascio della proiezione) e lo spettatore, generando agli occhi del quale un effetto analogo a quello di un\u2019eclissi. In un\u2019eclissi totale di sole succede che il buio piomba all\u2019improvviso solo quando il disco lunare arriva a combaciare perfettamente con quello solare, per poi ridare spazio alla luce appena dopo. Questo \u00e8 proprio quello che succede al passaggio di Valuska, che muta cos\u00ec ruolo dalla messa in scena iniziale, in cui giocava la parte del regista, scegliendo gli attori e gli facendo loro interpretare le parti. Dopo quel prologo \u00e8 ormai calato nei panni di uno dei personaggi. Il prologo finisce con l\u2019oste, altro viso ricorrente nel cinema del regista, che scaccia quelli che considera dei semplici ubriaconi. Valuska si oppone invano, protestando perch\u00e9 non avevano ancora finito. Valuska, il postino che consegna giornali di quel villaggio nella pianura ungherese, \u00e8 l\u2019idiota dostoevskijano, l\u2019uomo radicalmente buono, compreso soltanto dai derelitti della societ\u00e0, capace di vedere istintivamente oltre, come se fosse una figura sciamanica. Di nome fa J\u00e1nos, richiamando alla figura biblica del profeta Giona che visse nel ventre del grande pesce. Il volto di Valuska, con quegli occhi infossati, con quell\u2019espressione di ingenuit\u00e0, \u00e8 quello dell\u2019eroe belatarriano che contempla il mondo e la sua bellezza. <\/p>\n<p>Non a caso il regista, che gi\u00e0 aveva iniziato a lavorare con lo scrittore Krasznahorkai, ha deciso di adattare <strong>Melancolia della resistenza<\/strong> solo dopo aver incrociato per caso alla Berlinale l\u2019attore giusto per quel ruolo, ovvero il tedesco Lars Rudolph. L\u2019immagine iconica del film \u00e8 quello dello sguardo reciproco del giovane uomo con il grande occhio del cetaceo, che lo guarda con la sua purezza arcaica, che arriva dopo un lungo piano sequenza che esplora la superficie rugosa, coriacea di quell\u2019animale gigantesco. Il protagonista \u00e8 l\u2019unico del villaggio a provare empatia per quella creatura ancestrale che vive nella profondit\u00e0 degli abissi. L\u2019uomo che guarda, che scruta il mondo, figura tipica di Tarr, qui si sdoppia in uno sguardo reciproco. L\u2019altra figura messianica del villaggio, l\u2019uomo che guarda, contempla e capisce, del film, \u00e8 quella del musicologo anziano Ezster, che Valuska aiuta in casa. Lui \u00e8 il contraltare intellettuale. Il suo anelito a una purezza primigenia \u00e8 una riflessione sulle armonie di Andreas Werckmeister, il teorico della musica che, a fine Seicento, ide\u00f2 il buon temperamento, ripreso poi da Bach dando il via alla concezione musicale in vigore ancora oggi, pi\u00f9 piacevole all\u2019orecchio, piegata dalla dittatura del pianoforte che impone un compromesso, quello strumento musicale falso che dovrebbe avere due tasti neri tra due bianchi e invece ne ha uno solo. Un\u2019arroganza dell\u2019uomo volta a impossessarsi dell\u2019armonia divina delle ottave semplicemente dividendole in dodici parti uguali. Ezster teorizza la necessit\u00e0 di un ritorno all\u2019accordatura naturale e a un sistema musicale primigenio, religioso, divino. A differenza di Valuska, lui non capisce l\u2019importanza dell\u2019apparizione di quella balena, fino a che non \u00e8 troppo tardi. L\u2019amico e aiutante gli aveva consigliato di andare a vedere quella misteriosa creatura marina arrivata da oceani lontani. Dimostrazione di quanto imperscrutabile sia il volere del Signore, capace di creare quel leviatano. Associato alla balena per\u00f2 c\u2019\u00e8 anche il Principe, che scatena la furia umana, l\u2019impazzimento, la devastazione, la barbarie. Elementi connaturati all\u2019umanit\u00e0 che possono sgorgare all\u2019improvviso e scatenare morte e distruzione. La guerra \u00e8 una regressione infantile come rappresentata dai bambini che saltano sul letto sbattendo a ritmo coperchi di pentole, sulle note della Marcia di Radetzky di Johann Strauss padre. Oppure \u00e8 un gioco di potere, intrighi shakespeariani e tradimenti verso il pi\u00f9 forte come nella scena del ballo della moglie di Ezster e il capitano suo amante, per il quale ha ormai lasciato il marito. C\u2019\u00e8 un\u2019eco delle tragedie dell\u2019Europa in quelle scene di guerra con i carri armati, dove a far le spese sono sempre i poveri. Ricordano le guerre nella ex-Jugoslavia, o la repressione sovietica della primavera ungherese del 1956. Si crea un\u2019orda barbarica che mette a ferro e fuoco l\u2019ospedale, devastando le stanze da letto e picchiando gli inermi degenti. Una scena terribile che si dipana in un altro magistrale piano sequenza. La furia devastatrice si arresta alla visione di un uomo anziano nudo, rachitico. Sembra un\u2019immagine dei campi di sterminio nazisti. C\u2019\u00e8 la storia dell\u2019Europa, della cultura occidentale in quel piano sequenza, capace di generare Bach e Beethoven come i fascismi, per poi vergognarsene. La folla defluisce lentamente, nell\u2019acquisita consapevolezza dell\u2019orrore che stava perpetrando. Il piano sequenza arriva sul volto di Valuska che, di nascosto, aveva visto tutta la scena. Ancora l\u2019eroe di B\u00e9la Tarr che osserva, impotente, in questo caso l\u2019orrore. Valuska sar\u00e0 l\u2019obiettivo da eliminare di questo sistema militare, dispotico, fascista che si \u00e8 instaurato. Rimane fuori campo la sua cattura mentre \u00e8 in fuga, inseguito da un elicottero. Si presume sia stato sottoposto a tortura, come si vede nella penultima scena, ricoverato in ospedale e raggiunto dall\u2019amico Ezster che gli racconta di avere riaccordato il pianoforte, cos\u00ec da guadagnare qualche soldo. Il film si chiude con il fallimento delle utopie, degli ideali e dei sogni, piegati al sistema capitalista.<\/p>\n<p><strong>Info<\/strong><br \/><strong>Le armonie di Werckmeister<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-tJVdq_G_Go\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">un trailer<\/a>.<\/p>\n<p>Le armonie di Werckmeister was last modified:  Gennaio 8th, 2026 by Raffaele Meale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Settimo lungometraggio per il grande schermo per B\u00e9la Tarr, Le armonie di Werckmeister rappresenta il centro dell\u2019esplorazione metafisica&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":297827,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-297826","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115863284923650840","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/297826","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=297826"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/297826\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/297827"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=297826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=297826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=297826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}