{"id":298077,"date":"2026-01-09T09:02:14","date_gmt":"2026-01-09T09:02:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/298077\/"},"modified":"2026-01-09T09:02:14","modified_gmt":"2026-01-09T09:02:14","slug":"francesco-ciusa-in-mostra-da-spazio-ilisso-a-nuoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/298077\/","title":{"rendered":"Francesco Ciusa in mostra da Spazio Ilisso a Nuoro"},"content":{"rendered":"<p>Massimo interprete della scultura sarda del Novecento, <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/francesco-ciusa\/\" data-type=\"artist\" data-id=\"433569\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Francesco Ciusa<\/a><\/strong> (Nuoro, 1883 \u2013 Cagliari, 1949) fonde il verismo di fine Ottocento con la corrente simbolista e richiami Dec\u00f2. Nella statuaria donne in costume e riti millenari perdono quella connotazione folcloristica per assurgere ad icone di un\u2019umanit\u00e0 senza tempo. Evocando l\u2019anima profonda e la forza primitiva della sua terra. Pioniere anche delle arti applicate \u00e8 stato portatore di una bellezza accessibile a tutti.\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u201cLa Madre dell\u2019Ucciso\u201d: l\u2019opera pi\u00f9 celebre di Francesco Ciusa<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Era il 1907 quando Francesco Ciusa appena ventiquattrenne vince il <strong>Premio Internazionale della Scultura alla VII Biennale di Venezia<\/strong> con l\u2019opera che lo consacra: La Madre dell\u2019Ucciso. Potente simbolo archetipico della maternit\u00e0, l\u2019opera trae spunto da un evento realmente accaduto a Nuoro in seguito a una faida che port\u00f2 all\u2019omicidio di un adolescente nel 1897. \u201cIl volto della donna impietrito dal dolore, accompagnava cupo le parole che lente, rauche, uscivano a stento dalla bocca malferma. \u2018Oh! No, certo me l\u2019hanno finito. Peggio di cagna rognosa, misera mi sento, e smarrita, smarrita e persa sono nel mondo\u2019\u201d, si legge in Pagine per una autobiografia mai conclusa. L\u2019opera \u00e8 <strong>un capolavoro di sintesi<\/strong>. La figura indossa l\u2019abito tradizionale nuorese e la sua postura ricalca quella della veglia funebre dove le donne si accovacciavano per terra davanti al defunto. Il mutismo, la solennit\u00e0 e la chiusura simboleggiano un dolore talmente insostenibile da non poter essere espresso e per la sua dignit\u00e0 diventa presto simbolo della Sardegna arcaica, della sua tradizione e delle sue tragedie. La resa del dolore si collega al verismo espressivo di fine Ottocento ma con un distacco da quel Naturalismo accademico per via della semplificazione formale e volumetrica che ne fanno un\u2019opera di rottura nel contesto regionalista.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/francesco-ciusa-la-forma-del-mito-installation-view-a-spazio-ilisso-nuoro-2026-1024x683.webp.webp\" alt=\"Francesco Ciusa. La forma del mito, installation view a Spazio Ilisso, Nuoro, 2026\" class=\"wp-image-1204887\"  \/>Francesco Ciusa. La forma del mito, installation view a Spazio Ilisso, Nuoro, 2026<strong>La formazione di Francesco Ciusa<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Nato a Nuoro nel 1883, Francesco Ciusa si forma all\u2019Accademia di Belle Arti di Firenze assorbendo gli insegnamenti di maestri come <strong>Domenico Trentacoste<\/strong>, <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/giovanni-fattori\/\" data-type=\"artist\" data-id=\"395215\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Giovanni Fattori<\/a><\/strong> e <strong>Adolfo De Carolis<\/strong>. Frequenta il Caff\u00e8 Michelangelo venendo in contatto con <strong>Galileo Chini<\/strong> e <strong>Lorenzo Viani<\/strong> e a Torre del Lago \u00e8 spesso ospite di <strong>Giacomo Puccini<\/strong>. La ricerca di Ciusa si concentra sulla riscoperta della tradizione rinascimentale, in particolare modo a quella di <strong>Donatello<\/strong>, alla quale coniuga verismo e simbolismo. Al rigore della scuola fiorentina l\u2019artista accosta una narrazione della pi\u00f9 cruda e identitaria realt\u00e0 sarda dando vita ad uno stile unico. Ma la sua insofferenza lo porta nel 1904 a lasciare Firenze per tornare in Sardegna, prima a Sassari, dove stringe amicizia con <strong>Giuseppe Biasi,<\/strong> e subito dopo a Nuoro dove realizza le prime sculture realiste, tra cui L\u2019Acquaiola.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il rientro in Sardegna<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Il ritorno a Nuoro non fu facile. La condizione artistica in citt\u00e0 lasciava il tempo che trovava: \u201cvinto dagli stenti e dagli scoraggiamenti, stava quasi per essere travolto nella mediocrit\u00e0 paesana quando preso dalla febbre creatrice plasma in creta la Madre dell\u2019Ucciso\u201d, ricorda in terza persona nell\u2019autobiografia. Nonostante ci\u00f2, dopo il trionfo della Biennale rifiuta l\u2019incarico di dirigere una bottega d\u2019arti applicate a New York e ritorna in Sardegna. Sposa Vittoria Cocco e nel 1908 si trasferisce a Cagliari. Furono pressanti le sollecitazioni da parte della famiglia e dei protagonisti dell\u2019ambiente intellettuale sardo, tra cui <strong>Sebastiano Satta<\/strong>, suo mentore, e <strong>Grazia Deledda<\/strong>. Quest\u2019ultima, nonostante non ci avesse pensato due volte a lasciare Nuoro per Roma, lo esort\u00f2 a restare: \u201cSalute e gloria al frutto e all\u2019albero, il frutto col seme in terra propria\u201d. Ma questa fu una scelta d\u2019amore che ne limit\u00f2 l\u2019ascesa. Inutile dire quanto ne fu danneggiato sia sul piano pratico che su quello della creativit\u00e0 a causa di opportunit\u00e0 e contatti sociali e culturali estremamente limitati nell\u2019isola che resero impossibile replicare quel successo di critica e pubblico che nel 1907 lo consacra tra i protagonisti del rinnovamento plastico dell\u2019epoca.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Le opere dopo la Biennale<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Lo stesso anno crea Il Pane, una donna seduta per terra intenta a compiere il rito della panificazione. Seguono Il Dormiente, giovane pastore sdraiato, estremamente magro, simbolo della rassegnazione a un destino tragico e immutabile. La Filatrice, figura allegorica, emblema di creazione e destino e il Nomade dove l\u2019artista inizia ad abbandonare la <strong>crudezza iniziale<\/strong> che col tempo lascer\u00e0 posto all\u2019<strong>afflato simbolista<\/strong>. Le ultime due saranno esposte alla Biennale di Venezia del 1909 con risultati lontani da quelli ottenuti con La madre dell\u2019Ucciso.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/francesco-ciusa-la-forma-del-mito-installation-view-a-spazio-ilisso-nuoro-2026-3-1024x683.webp.webp\" alt=\"Francesco Ciusa. La forma del mito, installation view a Spazio Ilisso, Nuoro, 2026\" class=\"wp-image-1204890\"  \/>Francesco Ciusa. La forma del mito, installation view a Spazio Ilisso, Nuoro, 2026<strong>Il Simbolismo di Francesco Ciusa<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Al 1910 appartiene l\u2019opera pi\u00f9 drammatica e violenta dell\u2019artista: <strong>Dolorante anima Sarda<\/strong>. In origine rappresentava la vedova di un pastore ucciso con le braccia incrociate protese verso l\u2019alto e le mani racchiuse nel tentativo di fare le \u201cfiche\u201d, gesto apotropaico che in questo frangente assume il significato di rivolta per la sorte riservatale. Braccia che l\u2019artista in un secondo momento mutila per evitare accuse di blasfemia. In questi anni al realismo mescola la poetica simbolista evidente ne <strong>Il Cainita<\/strong>, ossia seguace di Caino, espressione della pi\u00f9 cruda vendetta barbaricina per un\u2019offesa che si traduce con l\u2019ostentazione raccapricciante della testa appena mozzata del suo nemico.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Incarichi pubblici e la Manifattura SPICA<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Dopo una serie di incarichi pubblici, tra cui la decorazione del Palazzo Civico di Cagliari, <strong>affiancato dai pittori Filippo Figari e<\/strong> <strong>Felice Melis Marini<\/strong> e il Monumento a Sebastiano Satta, il cui progetto venne inizialmente abbandonato perch\u00e9 troppo ambizioso per poi essere inaugurato nel 1934 e in seguito vandalizzato, nel dopoguerra <strong>fonda la Manifattura SPICA (Societ\u00e0 per l\u2019Industria Ceramica Artistica)<\/strong>. Ma l\u2019intento non \u00e8 quello di produrre oggetti funzionali bens\u00ec opere d\u2019arte, tant\u2019\u00e8 che alcuni esemplari esposti alla I Biennale Internazionale delle Arti Decorative a Monza nel 1923 gli valgono il Diploma d\u2019Onore. \u201cA partire da Ciusa esisteranno due culture ceramiche: quella applicata colta, per pochi,\u00a0 e un\u2019altra popolare e diffusa, attenta al mantenimento di un impiego pratico\u201d, si legge in Cento Anni di Ceramica. Ispirate alla lavorazione tradizionale locale di tessuti, oggetti e ricami sono ampiamente influenzate dall\u2019Art Dec\u00f2 incarnando un capitolo fondamentale per la storia dell\u2019arte sarda del Novecento.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ciusa e la ceramica<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>La SPICA, attiva fino al 1924, nasce con l\u2019obiettivo di giungere ad un <strong>compromesso tra ricerca personale e cultura materiale sarda<\/strong>. Vasi, stoviglie, statuette, bomboniere e cofanetti sono ispirati ad intagli decorativi lignei, a figure in costume, a cestini e filigrana sarda, soprattutto ai bottoni tradizionali. Antitetiche alla scultura, le opere ceramiche, aggraziate e raffinatissime, sono contraddistinte da smalti dai cromatismi squillanti e indagano scene di vita quotidiana come il Sacco di orbace. Celebri sono le testine di donne in costume sardo, ognuna caratterizzata da un\u2019estrema precisione dei dettagli, che rappresentano uno dei vertici della produzione ceramica dell\u2019artista.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"703\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/francesco-ciusa-la-forma-del-mito-installation-view-a-spazio-ilisso-nuoro-2026-2-1024x703.webp.webp\" alt=\"Francesco Ciusa. La forma del mito, installation view a Spazio Ilisso, Nuoro, 2026\" class=\"wp-image-1204889\"  \/>Francesco Ciusa. La forma del mito, installation view a Spazio Ilisso, Nuoro, 2026<strong>Le opere degli anni Venti e Trenta<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Sensuale e<strong> <\/strong>fortemente simbolista, nel 1922 nasce il celebre Bacio dove l\u2019artista abbandona momentaneamente il tema del dolore per esplorare il sentimento dell\u2019amore. Nel 1925 si trasferisce ad Oristano e per tradurre la tradizione locale in linguaggio moderno avvia la prima scuola statale d\u2019arte della Sardegna. Ebanistica, ferro battuto, ceramica, decorazione pittorica e a stucco erano le discipline impartite. Il <strong>1928<\/strong> segner\u00e0 <strong>l\u2019ultima presenza dell\u2019artista alla Biennale veneziana<\/strong> con l\u2019opera l\u2019Anfora Sarda, ispirata a un episodio vissuto in prima persona da bambino dove una madre che allattava il proprio neonato si disseta direttamente da un\u2019anfora.\u00a0<br \/>A Cagliari riprende a produrre ceramiche, lavora a monumenti funebri e progetta palazzi, tra questi il Palazzo Lixi, in stile Dec\u00f2, impreziosito da decorazioni in stucco rosa che imitano il marmo e dalla magnifica testa della Gorgone Rondanini. Nel 1934 Cagliari gli dedica una grande antologica alla Galleria Comunale e un quinquennio dopo si sposta ad Orgosolo dove realizza Il Fromboliere, un adolescente che con la sola tensione del corpo emula il lancio di una pietra con una fionda.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il tramonto di un maestro<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>I <strong>bombardamenti del 1943<\/strong> a Cagliari distruggono il laboratorio di via Alghero con tutto ci\u00f2 che conteneva compreso il gesso de L\u2019Ucciso, al quale era particolarmente legato. Fu un durissimo colpo per Ciusa. Tra il 1943 e il 1944 insegna disegno nella Facolt\u00e0 di Ingegneria a Cagliari e nel 1948 da vita all\u2019ultima scultura significativa: Il Falconiere.<strong> <\/strong>Non \u00e8 chiaro se l\u2019artista fu emarginato o ci fu la volont\u00e0 di scegliere l\u2019oblio, sta di fatto che trascorre gli ultimi anni di vita in <strong>completa solitudine<\/strong>. Ammalato da tempo muore a Cagliari il 26 febbraio del 1949.\u00a0<\/p>\n<p><strong>La mostra in corso a Nuoro<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Con il sostegno della Fondazione di Sardegna e ospitata dallo spazio Ilisso a Nuoro, l\u2019esposizione \u00e8 curata da <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/curatore-critico-arte\/elena-pontiggia\/\" data-type=\"curator\" data-id=\"391616\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Elena Pontiggia<\/a><\/strong> con l\u2019obiettivo di scardinare la visione riduttiva dell\u2019artista e restituirgli quella visibilit\u00e0 ancora relegata alla dimensione regionale. Sono circa 90 le opere tra sculture, ceramiche, manufatti e grafica che insieme alla grande statuaria (La Madre dell\u2019ucciso, Il Pane, Il Cainita, La Filatrice, Il Nomade, Il Bacio, L\u2019Anfora sarda e II Fromboliere) ripercorrono l\u2019intero percorso dell\u2019artista oltre ad opere meno note provenienti da collezioni pubbliche e private e a un documentario del regista Enrico Pinna con la colonna sonora di Enzo Favata.<strong> <\/strong>La mostra rappresenta <strong>un atto di giustizia culturale<\/strong>. Per troppo tempo la sua figura \u00e8 stata cristallizzata su un\u2019unica opera e raramente presa in considerazione per il resto della sua immensa produzione. Oggi, restituire dignit\u00e0 alla produzione di Ciusa riconoscendogli il ruolo di protagonista del modernismo europeo attraverso un linguaggio universale \u00e8 un dovere morale e intellettuale che trascende i confini dell\u2019isola.\u00a0<\/p>\n<p>Roberta Vanali\u00a0<\/p>\n<p>Nuoro \/\/ fino al 5 aprile <br \/>Francesco Ciusa. La forma del mito<br \/>SPAZIO ILISSO<br \/><a href=\"https:\/\/www.distrettoculturaledelnuorese.it\/it\/news\/notizia\/Spazio-Ilisso-Francesco-Ciusa.-La-forma-del-mito\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.distrettoculturaledelnuorese.it\/it\/news\/notizia\/Spazio-Ilisso-Francesco-Ciusa.-La-forma-del-mito\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Scopri di pi\u00f9<\/a><\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Massimo interprete della scultura sarda del Novecento, Francesco Ciusa (Nuoro, 1883 \u2013 Cagliari, 1949) fonde il verismo di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":298078,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-298077","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115864334725767982","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/298077","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=298077"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/298077\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/298078"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=298077"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=298077"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=298077"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}