{"id":298162,"date":"2026-01-09T10:07:10","date_gmt":"2026-01-09T10:07:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/298162\/"},"modified":"2026-01-09T10:07:10","modified_gmt":"2026-01-09T10:07:10","slug":"lautorita-non-puo-tenere-sotto-schiaffo-linformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/298162\/","title":{"rendered":"l\u2019Autorit\u00e0 non pu\u00f2 tenere sotto schiaffo l\u2019informazione"},"content":{"rendered":"<p>Sigfrido Ranucci parla di \u201csportellata\u201d. Ed \u00e8 difficile dargli torto. Il conduttore di <strong>Report<\/strong> commenta cos\u00ec una sentenza della <strong>Corte di Cassazione<\/strong> che non riguarda soltanto la sua trasmissione, ma incide direttamente sui <strong>confini dell\u2019azione del Garante della Privacy <\/strong>nell\u2019esercizio del diritto-dovere di cronaca. In questo contesto si inserisce la notizia, di queste ore, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2026\/01\/07\/bellavia-derubato-di-pc-e-dati-lautorita-se-la-prende-con-lui\/8248584\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dell\u2019<strong>apertura di un\u2019istruttoria-lampo sul caso Bellavia\u2013Report<\/strong><\/a>. La Cassazione ha per\u00f2 tracciato una linea. E questa volta vale per tutti.<\/p>\n<p>Con la sentenza <a href=\"https:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/08\/759-2025-Sentenza-Cassazione.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">n. <strong>759\/2025<\/strong>, pronunciata il <strong>16 dicembre 2025<\/strong>,<\/a> la Suprema Corte fissa un principio che va ben oltre il singolo caso: <strong>l\u2019Autorit\u00e0 non pu\u00f2 esercitare il proprio potere punitivo senza limiti di tempo<\/strong>, tenendo per anni sotto schiaffo chi fa giornalismo d\u2019inchiesta. La decisione chiude definitivamente una lunga partita tra Report, la Rai, il <strong>Garante per la Protezione dei Dati Personali<\/strong> e <strong>Armando Siri<\/strong>. E lo fa senza entrare nel merito dei contenuti giornalistici. La Cassazione sceglie un terreno pi\u00f9 sensibile: quello dei <strong>limiti giuridici del potere dell\u2019Autorit\u00e0<\/strong>, in una fase in cui il rapporto tra Garante e informazione \u00e8 diventato apertamente conflittuale.<\/p>\n<p><strong>Il caso Siri\u2013Report e il fattore tempo<br \/><\/strong>La vicenda nasce dal <strong>reclamo presentato da Armando Siri il 25 novembre 2020<\/strong>, relativo a due servizi andati in onda su Presa Diretta (28 settembre 2020) e Report (26 ottobre 2020). Il Garante apre una fase preistruttoria, chiede osservazioni alla Rai il <strong>1\u00b0 aprile 2021<\/strong>, riceve le memorie difensive il <strong>21 aprile 2021<\/strong> e procede con l\u2019audizione del titolare del trattamento il <strong>12 ottobre 2021<\/strong>. Solo il <strong>10 agosto 2021<\/strong> l\u2019Autorit\u00e0 comunica formalmente alla Rai l\u2019<strong>avvio del procedimento sanzionatorio<\/strong>, contestando presunte violazioni della normativa sul trattamento dei dati personali nell\u2019attivit\u00e0 giornalistica. \u00c8 da quel momento \u2013 chiarisce la Cassazione \u2013 che si apre la <strong>fase sanzionatoria in senso stretto<\/strong>, soggetta a un termine <strong>perentorio di 120 giorni<\/strong>, fissato dallo stesso regolamento del Garante. Quel termine scade tra novembre e dicembre 2021. Ma il provvedimento <a href=\"https:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/08\/GarantePrivacy-9916686-1.2.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">finale arriva soltanto il <strong>6 luglio 2023<\/strong>,<\/a> con il provvedimento n. <strong>297<\/strong>, che vieta l\u2019ulteriore diffusione delle mail mostrate in trasmissione. Quasi due anni dopo. Troppo tardi.<\/p>\n<p><strong>La sentenza di Roma e il ricorso in Cassazione<br \/><\/strong>La Rai impugna <a href=\"https:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/08\/Report-80-provvedimento-archiviazione.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">il provvedimento davanti al Tribunale di Roma, che con la sentenza n. <strong>14569\/2024<\/strong>, depositata il <strong>22 ottobre 2024<\/strong>,<\/a> annulla la sanzione del Garante ritenendo <strong>perentorio<\/strong> il termine di conclusione del procedimento sanzionatorio e dichiarando <strong>consumato il potere dell\u2019Autorit\u00e0<\/strong>. Contro quella decisione propone ricorso per Cassazione <strong>Armando Siri<\/strong>, mentre il Garante presenta <strong>ricorso incidentale<\/strong>, sostenendo che i termini previsti dal regolamento non avrebbero natura vincolante ma meramente ordinatoria. La Suprema Corte respinge <strong>entrambi i ricorsi<\/strong>. E lo fa con una motivazione che pesa come un macigno.<\/p>\n<p><strong>Una linea rossa per l\u2019Autorit\u00e0<br \/><\/strong>Secondo la Cassazione, la certezza del diritto e il diritto di difesa impongono che il potere punitivo della pubblica amministrazione <strong>sia esercitato entro confini temporali certi<\/strong>. In caso contrario, l\u2019Autorit\u00e0 finirebbe per occupare una posizione \u201cingiustificatamente privilegiata\u201d, incompatibile con i principi costituzionali. Il termine di 120 giorni per la fase sanzionatoria \u2013 scrive la Corte \u2013 ha <strong>natura perentoria<\/strong>. Il suo superamento comporta la <strong>\u201cconsumazione del potere\u201d<\/strong>. Il controllo \u00e8 legittimo, la vigilanza doverosa, la sanzione possibile. Ma solo <strong>entro regole precise e tempi certi<\/strong>. Oltre quel limite, l\u2019azione dell\u2019Autorit\u00e0 perde efficacia e legittimit\u00e0. Il risultato \u00e8 netto: <strong>la sanzione viene definitivamente annullata<\/strong>. Cade il divieto imposto a Report non perch\u00e9 la Cassazione entri nel merito della trasmissione, ma perch\u00e9 <strong>chi ha imposto quel divieto lo ha fatto fuori tempo massimo<\/strong>, oltre un anno e mezzo dopo la scadenza del termine.<\/p>\n<p><strong>Una sentenza che pesa sullo scontro in corso<br \/><\/strong>\u00c8 qui che la portata della decisione esce dall\u2019aula di giustizia e incrocia l\u2019attualit\u00e0. La sentenza arriva mentre tra il Garante e l\u2019informazione \u2013 in particolare il giornalismo d\u2019inchiesta \u2013 \u00e8 in atto uno scontro senza precedenti. Dalla <strong>multa record inflitta a Report<\/strong>, che ha segnato l\u2019innesco del conflitto, fino alla sequenza di iniziative successive, l\u2019Autorit\u00e0 \u00e8 diventata un attore centrale di una partita che non riguarda solo la privacy, ma il <strong>perimetro stesso del diritto di cronaca<\/strong>. La Cassazione ha per\u00f2 tracciato una linea. E questa volta, si spera, vale per tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sigfrido Ranucci parla di \u201csportellata\u201d. Ed \u00e8 difficile dargli torto. 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