{"id":298778,"date":"2026-01-09T18:37:10","date_gmt":"2026-01-09T18:37:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/298778\/"},"modified":"2026-01-09T18:37:10","modified_gmt":"2026-01-09T18:37:10","slug":"woman-simulator-e-il-fallimento-culturale-del-videogioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/298778\/","title":{"rendered":"Woman Simulator \u00e8 il fallimento culturale del videogioco"},"content":{"rendered":"<p>Il videogioco, oggi pi\u00f9 che mai, \u00e8<strong> uno dei linguaggi culturali pi\u00f9 influenti del nostro tempo<\/strong>. Forma immaginari, normalizza comportamenti, costruisce modelli. Non \u00e8 pi\u00f9 soltanto intrattenimento, non \u00e8 pi\u00f9 un oggetto isolato dalla realt\u00e0 che lo circonda: \u00e8 un medium che racconta il presente, il passato e il futuro, li interpreta e spesso ci permette di scoprire nuovi mondi, culture o luoghi del mondo.<\/p>\n<p>Proprio per questo, ogni scelta narrativa e ogni rappresentazione proposta da un videogioco porta con s\u00e9 <strong>una responsabilit\u00e0 che non pu\u00f2 essere ignorata<\/strong>.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, viviamo in <strong>un&#8217;epoca che si potrebbe definire proprio della\u00a0rappresentazione.<\/strong> Mai come in questi anni si sono visti affiorare film, serie tv e videogiochi che narrano storie di minoranze o disabilit\u00e0, che trattano temi delicati come il bullismo, le malattie mentale e il lutto. Sia chiaro, non tutto pu\u00f2 n\u00e9 deve essere pensato per sensibilizzare gli utenti su un tema; i medium di intrattenimento devono in primis, (come chiaro sin dall&#8217;etimologia della parola), intrattenere, ma se si sceglie di simulare un certo mondo va da s\u00e9 che si sta decidendo di rappresentare qualcosa.<\/p>\n<p>Ecco, credo che <strong>rappresentare significhi prendere posizione<\/strong>. Significa decidere cosa \u00e8 normale, cosa \u00e8 marginale, cosa \u00e8 accettabile; e quando un gioco sceglie di raccontare l\u2019esperienza femminile riducendola a una funzione domestica, priva di autonomia e subordinata a uno sguardo maschile, non sta semplicemente \u201csimulando\u201d una realt\u00e0: sta legittimando una visione del mondo che la societ\u00e0 contemporanea ha gi\u00e0 ampiamente messo in discussione.<\/p>\n<p>Come si simula una donna?<\/p>\n<p>Ebbene, questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 successo con <strong>Woman Simulator,<\/strong> un titolo uscito pochi giorni fa su Steam. Se vi state chiedendo cos&#8217;\u00e8 un &#8220;simulatore di donna&#8221;, beh, \u00e8 qualcosa che a me ha fatto inorridire solo dalla descrizione, la quale vi riporto qui sotto:<\/p>\n<p>&#8220;Il gioco ti far\u00e0 sentire donna: pulizie, bucato, cucina e nemmeno un minuto di riposo. Immersione totale nel mondo delle preoccupazioni femminili.&#8221;<\/p>\n<p>Ora, non so il genere di tu che stai leggendo questo articolo, ma, nel caso in cui ti identificassi come donna, credo che concorderai con me sul fatto che<strong> non \u00e8 certamente fare pulizie, bucato e cucinare a legittimarci in questo genere sessuale<\/strong>. E, non so te, ma le mie preoccupazioni sono ben altre rispetto a svolgere unicamente tali mansioni domestiche.\u00a0<\/p>\n<p>Il problema del gioco non \u00e8 raccontare la casa, n\u00e9 il lavoro domestico in s\u00e9. Il problema \u00e8 <strong>farne l\u2019unica dimensione possibile per una donna<\/strong>, come se l\u2019identit\u00e0 femminile potesse esistere solo all\u2019interno di quelle mura e solo in relazione al giudizio di qualcun altro. \u00c8 una rappresentazione che sa di passato, di ruoli imposti, di dinamiche di controllo che la cultura contemporanea dovrebbe avere il coraggio di riconoscere come superate.<\/p>\n<p>Il gioco costruisce la propria identit\u00e0 su<strong> una visione estremamente ristretta e stereotipata della donna<\/strong>, ridotta a un insieme di compiti domestici da svolgere in modo efficiente e disciplinato. Cucinare, pulire, lavare, <strong>obbedire<\/strong>. Non c\u2019\u00e8 complessit\u00e0, non c\u2019\u00e8 profondit\u00e0, non c\u2019\u00e8 una reale possibilit\u00e0 di scelta come ad esempio in The Stanley Parable. Qui l\u2019esperienza femminile viene compressa in una routine asfissiante che non lascia spazio a qualsiasi cosa non sia fare la casalinga. La donna non \u00e8 un soggetto: \u00e8 una funzione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non chiamarlo semplicemente &#8220;home simulator&#8221; e permettere di scegliere il genere del proprio personaggio, oppure lasciarlo anonimo? D&#8217;altronde, oramai esistono infiniti simulatori di qualsiasi cosa dove la visuale in prima persona permette di immergersi totalmente nell&#8217;azione, senza la necessit\u00e0 di identificarsi in un genere o nell&#8217;altro.\u00a0<\/p>\n<p>Nel 2026, proporre un\u2019immagine della donna cos\u00ec limitata non \u00e8 una provocazione interessante, n\u00e9 una riflessione intelligente. \u00c8 una scorciatoia narrativa che si appoggia a <strong>stereotipi vecchi, logori, gi\u00e0 ampiamente criticati<\/strong>. \u00c8 il sintomo di una mancanza di visione, di un&#8217;incapacit\u00e0 di confrontarsi con la complessit\u00e0 del presente e con il modo in cui il videogioco \u00e8 cambiato.\u00a0<\/p>\n<p>Cucinare, pulire, lavare, obbedire.<\/p>\n<p>Non sto dicendo, ovviamente, che ci sia qualcosa di male se una donna si occupa davvero delle faccende domestiche. Queste azioni fanno parte della vita quotidiana di qualunque adulto che si deve occupare di una casa, ma credevo (male, a quanto pare) che fosse ormai sfatato il fatto che fossero compiti prettamente femminili.\u00a0<\/p>\n<p>Sappiamo benissimo che storicamente e fino al secolo scorso era normale che fosse unicamente la donna a occuparsi della casa e dei figli, mentre il marito pensava a lavorare e mantenere la famiglia. E sappiamo benissimo anche che venivamo punite se l&#8217;uomo non era soddisfatto, con violenze verbali o fisiche. Fortunatamente, per\u00f2, negli ultimi decenni le cose sono cambiate, e oggi, si spera, la parit\u00e0 dei sessi dovrebbe regnare per lo meno nell&#8217;Occidente.\u00a0<\/p>\n<p>Una visione corrotta<\/p>\n<p>Facendo una breve indagine sul team che ha sviluppato il gioco, Sebasa Games, <strong>non \u00e8 difficile capire che tipo di individui siano<\/strong>. Un altro dei loro titoli si chiama &#8220;Sex any cost but free&#8221; e l&#8217;obiettivo \u00e8 quello di riuscire a ottenere del sesso gratuito da delle studentesse. Insomma, siamo dalla parte opposta dello spettro rispetto all&#8217;emancipazione femminile: qui le donne sono meri oggetti, utili solo per garantire piacere e occuparsi della casa.\u00a0<\/p>\n<p>Peccato, per\u00f2, che l\u2019emancipazione delle donne non sia uno slogan, n\u00e9 un concetto astratto buono solo per il dibattito social che al giorno d&#8217;oggi ci piace tanto; \u00e8 il risultato di decenni di lotte per il riconoscimento dei diritti, della dignit\u00e0 e della possibilit\u00e0 di autodeterminazione. \u00c8 la rottura con l\u2019idea che esista un ruolo naturale, unico e immutabile legato al genere. Ed \u00e8 proprio alla luce di questo percorso storico che Woman Simulator appare per quello che \u00e8: <strong>un prodotto profondamente fuori dal tempo.<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 il medium, nel frattempo, \u00e8 cresciuto. Ha dimostrato di saper raccontare storie intime, di saper affrontare temi sociali complessi, di saper dare spazio a identit\u00e0 diverse senza ridurle a caricature. Esistono giochi capaci di esplorare il lavoro, la famiglia, le relazioni e le pressioni sociali con sensibilit\u00e0 e intelligenza. Woman Simulator sceglie consapevolmente di non farlo, rifugiandosi in <strong>una visione piatta che non aggiunge nulla al dibattito culturale<\/strong> e che, onestamente, fatica anche a trovare un target nel mondo odierno.\u00a0<\/p>\n<p>Per quanto possa essere rilassante pulire nei videogiochi (chi ha mai giocato a <strong>Powerwash Simulator<\/strong> pu\u00f2 ben capire la soddisfazione di cui parlo), l&#8217;obiettivo di simulatori del genere dovrebbe essere rilassarsi. E invece qui no, perch\u00e9, come nella visione pi\u00f9 maschilista dell&#8217;universo, se una donna non svolge bene o in fretta le faccende domestiche\u00a0<strong>merita\u00a0<\/strong>di venire punita.\u00a0<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che la questione smette di essere puramente ludica, perch\u00e9 i videogiochi non vivono nel vuoto. <strong>Comunicano, influenzano, contribuiscono a costruire l\u2019immaginario collettivo, <\/strong>per cui continuare a proporre una donna definita esclusivamente dal servizio domestico significa normalizzare un modello che per anni ha limitato opportunit\u00e0, diritti e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Prendere una posizione<\/p>\n<p>Come detto in principio, non tutto deve piacere a tutti, e non ogni gioco deve essere \u201ceducativo\u201d. Ma nel momento in cui un titolo sceglie di rappresentare un genere in modo cos\u00ec riduttivo e unilaterale, diventa legittimo (anzi, necessario) interrogarsi sul messaggio che sta veicolando. Nel 2026, <strong>non possiamo pi\u00f9 fingere che certe rappresentazioni siano innocue o irrilevanti.<\/strong><\/p>\n<p>Woman Simulator non \u00e8 solo un gioco che guarda indietro, \u00e8 <strong>un gioco che ignora deliberatamente il percorso fatto dal medium e dalla societ\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Se vogliamo che il videogioco continui a essere riconosciuto come una forma culturale matura, capace di dialogare con il presente, allora \u00e8 anche nostro compito dire chiaramente quando qualcosa non funziona. E qui c&#8217;\u00e8 decisamente <strong>qualcosa che non funziona<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il videogioco, oggi pi\u00f9 che mai, \u00e8 uno dei linguaggi culturali pi\u00f9 influenti del nostro tempo. 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