{"id":298875,"date":"2026-01-09T20:00:08","date_gmt":"2026-01-09T20:00:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/298875\/"},"modified":"2026-01-09T20:00:08","modified_gmt":"2026-01-09T20:00:08","slug":"andare-in-burnout-in-nord-europa-o-in-italia-non-e-la-stessa-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/298875\/","title":{"rendered":"Andare in burnout in Nord Europa o in Italia non \u00e8 la stessa cosa"},"content":{"rendered":"<p>Caricamento player<\/p>\n<p>Da trent\u2019anni a questa parte istituti di ricerca pubblici e privati in tutti i principali paesi avanzati sottolineano l\u2019aumento costante di una specifica sindrome psicologica che colpisce i lavoratori e le lavoratrici di molti settori diversi: il burnout. \u00c8 una condizione psicologica caratterizzata da stanchezza cronica ed esaurimento delle energie, sentimenti di negativit\u00e0 e distacco dal lavoro e riduzione dell\u2019efficacia professionale che colpisce un numero crescente di persone in molti ambiti, e ha grosse conseguenze sia sugli individui che ne soffrono che sull\u2019economia dei paesi in cui vivono.\u00a0<\/p>\n<p>Comparare con precisione i tassi di burnout a livello internazionale \u00e8 sostanzialmente impossibile, perch\u00e9 ogni stato lo misura e lo definisce in maniera diversa. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che alcune culture del lavoro si sono adeguate, e quindi hanno cominciato a riconoscere la gravit\u00e0 del burnout e a offrire aiuto a chi ne soffre, e altre molto meno.\u00a0<\/p>\n<p>Molti italiani che si trasferiscono in posti come Belgio, Paesi Bassi, Danimarca o Svezia, per esempio, raccontano con stupore quanto \u00e8 facile e frequente chiedere e ottenere congedi per il burnout, o anche solo per prendersi cura dello stress prima che la situazione peggiori. <a href=\"https:\/\/www.swissinfo.ch\/eng\/business\/is-switzerland-becoming-the-burn-out-nation\/49022698\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">In Svizzera,<\/a> poi, le diagnosi sono cos\u00ec sdoganate che \u00e8 abitudine usare il burnout come giustificazione per altri problemi personali che si preferisce invece tenere per s\u00e9. Nel paese si trovano peraltro le migliori cliniche private per guarire dal burnout in Europa, naturalmente molto costose.<\/p>\n<p>Carlos Montes, professore di Psicologia del lavoro all\u2019Universit\u00e0 di Santiago de Compostela, racconta che l\u2019aumento generalizzato del burnout nei paesi occidentali dipende molto da come si \u00e8 trasformato il mercato del lavoro negli ultimi trent\u2019anni. \u00abOggi molte pi\u00f9 persone lavorano con la mente pi\u00f9 che con il corpo: sono lavori che richiedono apprendimento costante, capacit\u00e0 di svolgere pi\u00f9 compiti contemporaneamente e adattarsi a cambiamenti continui. Inoltre, la tecnologia ha eroso i confini tra vita personale e lavorativa, creando un\u2019aspettativa secondo cui dovremmo essere sempre raggiungibili\u00bb. A tutto questo si somma il fatto che il lavoro, oggi, \u00e8 tendenzialmente molto pi\u00f9 precario, \u00abil che aggiunge una componente di stress cronico\u00bb.<\/p>\n<p>Sono particolarmente a rischio le persone con carichi di lavoro eccessivi, soprattutto se combinati con ritmi insostenibili e mancanza di controllo sui tempi e sulle decisioni. La situazione peggiora se il lavoro non viene riconosciuto e premiato, se si percepiscono ingiustizie ripetute come mobbing o favoritismi o se ci si trova a fare per lavoro cose che contraddicono i propri principi etici o professionali. Le categorie pi\u00f9 colpite sono medici, infermieri, insegnanti, persone impiegate nei servizi sociali, avvocati, programmatori, project manager, giornalisti e chi lavora in settori con ritmi intensi e condizioni precarie.<\/p>\n<p>Se non viene trattato, il burnout pu\u00f2 innescare molte altre difficolt\u00e0. Tra le conseguenze fisiche ci sono disturbi cardiovascolari, insonnia cronica, abbassamento delle difese immunitarie e disturbi gastrointestinali. Sul piano economico, chi ne soffre pu\u00f2 sperimentare cali della produttivit\u00e0, assenteismo, maggiori rischi di errori gravi, fino all\u2019abbandono del lavoro. Le conseguenze sociali sono altrettanto gravi: includono isolamento progressivo e un aumento del rischio di depressione maggiore e ideazione suicidaria. A livello sistemico, poi, si lega a costi sanitari elevati, perdita di competenze nel mercato del lavoro e danni economici anche per le aziende.<\/p>\n<p><b>\u2013 Leggi anche:\u00a0<\/b><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2023\/11\/26\/stress-perdita-capelli\/?utm_source=ilpost&amp;utm_medium=leggi_anche&amp;utm_campaign=leggi_anche\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Lo stress fa cadere i capelli?<\/a><\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che il burnout \u00e8 in aumento in tutti i paesi avanzati, per\u00f2, \u00e8 altrettanto vero che ci sono paesi dove il tema \u00e8 preso con una seriet\u00e0 molto maggiore rispetto ad altri.<\/p>\n<p>In Italia, per esempio, un sistema per chiedere malattia per stress lavorativo esiste, e l\u2019Istituto nazionale per l\u2019assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) riconosce il burnout come patologia la cui origine lavorativa deve essere provata caso per caso. Nella pratica, vuol dire che ogni volta l\u2019INAIL valuta un dossier medico-legale che dimostri il nesso causale tra lavoro e patologia e, se la riconosce, eroga un indennizzo.<\/p>\n<p>Il riconoscimento teorico si scontra per\u00f2 con ostacoli pratici e culturali. Chiedere un congedo viene generalmente percepito come ammissione di debolezza, con conseguenze reputazionali e di carriera. Chi non ha un contratto a tempo indeterminato, poi, sa che rischia di perdere la collaborazione e quindi la fonte di reddito. \u00c8 molto comune anche l\u2019idea che stare male per il lavoro sia normale, e che quindi non richieda particolare cura. Ottenere le certificazioni mediche necessarie, capire come interfacciarsi con l\u2019INPS e il datore di lavoro e dimostrare il nesso causale tra lavoro e burnout richiede poi energie che una persona in burnout spesso non ha.<\/p>\n<p>Beatrice, che lavora da pi\u00f9 di un decennio per un grande e prestigioso studio legale internazionale e che preferisce rimanere anonima nel raccontare la sua esperienza con un problema di salute mentale, spiega di essere andata in burnout dopo aver seguito per mesi un caso particolarmente complesso. \u00abCredo che se mi fosse successo in Italia avrei cambiato completamente lavoro\u00bb, racconta. <\/p>\n<p>Lei, per\u00f2, da qualche tempo si era trasferita nella sede belga dell\u2019azienda, ed \u00e8 stata strabiliata dalla loro reazione, \u00absubito organizzatissima\u00bb. Dopo la diagnosi del medico di base ha ottenuto un congedo pagato di 35 giorni, e l\u2019azienda l\u2019ha orientata verso una psicologa del lavoro, coprendone i costi. Al rientro le hanno chiesto quanto volesse rimanere coinvolta nei progetti per tornare lentamente alla normalit\u00e0. Per mesi, poi, ha incontrato la responsabile delle risorse umane: \u00abmi diceva che mi dovevo dare la possibilit\u00e0 di recuperare completamente le energie fisiche e mentali per poi prendere qualsiasi tipo di decisione a mente lucida. Dopo dieci anni di lavoro in Italia, non potevo crederci\u00bb.<\/p>\n<p>Questo non vuol dire necessariamente che lavorare in questi paesi sia pi\u00f9 rilassante: anche l\u00ec la percentuale di lavoratori che riporta situazioni di forte stress quotidiano \u00e8 in crescita da anni, ed \u00e8 talvolta pi\u00f9 alta che altrove. Anche se in questi paesi \u00abpu\u00f2 sembrare che i dati siano peggiori rispetto a paesi come l\u2019Italia o la Spagna\u00bb, spiega per\u00f2 il professor Montes, \u00abquel che sta accadendo in realt\u00e0 \u00e8 che il problema viene identificato pi\u00f9 spesso, e che quindi i meccanismi di rilevamento stanno funzionando. Sono paesi pi\u00f9 aperti nel parlare di salute mentale, dove i lavoratori sono pi\u00f9 disposti a segnalare lo stress e lo stigma \u00e8 molto meno forte\u00bb.<\/p>\n<p>Molto spesso, anche qui, la risposta non \u00e8 preventiva \u2013 come sarebbe ideale \u2013 ma <a href=\"https:\/\/www.beyondo.se\/news\/burnout-and-beyond-nordic-insights?hs_amp=true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u00e8 quanto meno<\/a> <a href=\"https:\/\/www.enterpriseresearch.ac.uk\/what-can-we-learn-from-swedish-approaches-to-workplace-mental-health\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">reattiva<\/a>. Helsinki, la capitale della Finlandia, mette per esempio a disposizione delle aziende locali un servizio chiamato \u201cwork ability support path\u201d, che forma i manager in modo che sappiano riconoscere precocemente i segnali di stress nei dipendenti e offrire loro delle soluzioni perch\u00e9 si sentano pi\u00f9 autonomi e felici. In varie regioni del Belgio esistono centri pubblici specializzati a cui possono rivolgersi le persone che cercano aiuto contro il burnout.<\/p>\n<p>In Norvegia molte aziende hanno cominciato a somministrare controlli regolari ai dipendenti in modo da essere consapevoli dei loro livelli di stress e dello stato della loro salute mentale, e altre includono il benessere psicologico dei membri di un team tra i valori da considerare quando si valuta l\u2019efficacia dei manager. E secondo i dati dell\u2019istituto di ricerca britannico Enterprise Research Centre, il 78 per cento dei datori di lavoro svedesi ha adottato qualche tipo di iniziativa per sostenere la salute mentale dei propri dipendenti, contro il 52 per cento dei datori di lavoro inglesi. In molti casi, le aziende hanno un responsabile della salute mentale che lavora a contatto con il consiglio di amministrazione per identificare eventuali misure correttive utili a ridurre lo stress tra i dipendenti.<\/p>\n<p>Questo approccio culturale si riflette anche sul piano legislativo. In Belgio, per esempio, esistono leggi che proteggono la salute mentale sul lavoro dal 1996, e nel 2022 il governo ha introdotto una legge che impone ai dipendenti pubblici di non rispondere a email o telefonate fuori dall\u2019orario contrattuale. Nei paesi nordici e in Belgio, poi, \u00e8 molto frequente che i sindacati in sede di negoziazione inseriscano negli accordi collettivi richieste relative alla salute mentale e alla compensazione in caso di burnout.<\/p>\n<p><b>\u2013 Leggi anche: <\/b><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2025\/04\/19\/paesi-bassi-omtzigt-lascia-politica-burnout\/?utm_source=ilpost&amp;utm_medium=leggi_anche&amp;utm_campaign=leggi_anche\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Un importante politico dei Paesi Bassi e il suo burnout<\/a><\/p>\n<p>La dottoressa Irene Houtman, ricercatrice dell\u2019Organizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata, aggiunge che secondo le ricerche ci sono grosse differenze nella salute mentale tra i lavoratori di paesi in cui i datori di lavoro riconoscono l\u2019impatto psicologico che il molto lavoro pu\u00f2 avere sulle persone, e agiscono di conseguenza, e quelli in cui invece questo impatto viene sottovalutato.<\/p>\n<p>A suo avviso, il ruolo del datore di lavoro e dei manager \u00e8 fondamentale. \u00abSono loro che possono fornire margini di manovra e opportunit\u00e0 di controllo sul proprio tempo\u00bb e che possono aiutare molto a ridurre il rischio di burnout, spiega. \u00abMa possono anche aggravare la situazione aumentando le richieste o causando una mancanza di controllo\u00bb.<\/p>\n<p>La cosa curiosa, aggiunge Montes, \u00e8 che esistono moltissimi studi che dimostrano che gli interventi organizzativi che agiscono alla fonte del problema \u2013 e che quindi diminuiscono il carico di lavoro o aumentano l\u2019autonomia del lavoratore \u2013 funzionano straordinariamente bene per prevenire stress e burnout, \u00abma sono ancora sottoutilizzati\u00bb. A loro si preferiscono programmi individuali come la terapia ed eventuali corsi di mindfulness o di gestione dello stress, meno strutturali e, <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2020\/03\/19\/smarter-living\/coronavirus-emotional-support.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">secondo<\/a> <a href=\"https:\/\/assets.publishing.service.gov.uk\/media\/5a81a3aee5274a2e8ab55122\/25022016_Burnout_Rapid_Review_2015709.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">varie ricerche<\/a>, meno efficaci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caricamento player Da trent\u2019anni a questa parte istituti di ricerca pubblici e privati in tutti i principali paesi&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":298876,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-298875","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115866922057833532","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/298875","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=298875"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/298875\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/298876"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=298875"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=298875"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=298875"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}