{"id":30064,"date":"2025-08-05T17:10:13","date_gmt":"2025-08-05T17:10:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/30064\/"},"modified":"2025-08-05T17:10:13","modified_gmt":"2025-08-05T17:10:13","slug":"addio-piero-melati-il-talento-del-cronista-dalla-mafia-ai-libri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/30064\/","title":{"rendered":"Addio Piero Melati, il talento del cronista dalla mafia ai libri"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ultima strambata della sua immaginazione lo aveva portato sulle rive del fantasy. Lola e Vlad si chiama il suo ultimo libro, edito da Polidoro, e racconta l\u2019amore nato in chat tra due giovani e la storia che ne discende che si snoda tra sette di vampiri e psichedelici scenari. <\/p>\n<p>A chi lo ha conosciuto e letto come rigoroso cronista e lucido intellettuale potrebbe apparire singolare, ma <strong><a href=\"https:\/\/palermo.repubblica.it\/cronaca\/2025\/08\/04\/news\/addio_a_piero_melati_il_fratello_maggiore_della_redazione_di_palermo-424770937\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Piero Melati,<\/a> <\/strong>che se ne \u00e8 andato ieri a 69 anni, era vasto. E, dunque, conteneva moltitudini. Celate dietro uno sguardo lieve, buono e incantato. Come dovrebbe restare sempre quello del cronista ad onta degli accadimenti che la vita e il mestiere gli scaraventano addosso. <\/p>\n<p>Il mestiere, Piero, lo aveva cominciato nella sua Palermo (che gi\u00e0 di suo \u00e8 una universit\u00e0 del giornalismo) in quel dipartimento di eccellenza assoluta che \u00e8 stato il giornale L\u2019Ora. Erano anni di mattanza mafiosa e di resistenza (sia pure \u201cdelegata\u201d dalla citt\u00e0 cannibale e indifferente a rare avanguardie del giornalismo, della politica, della magistratura) alla mafia stessa. Erano gli anni, per esempio, in cui si apriva il maxi processo alla mafia che fu il grande impegno di Melati da cronista. <\/p>\n<p>Ma la citt\u00e0 cannibale ti azzanna e ti fa male, soprattutto se dentro ti porti altri mondi siano essi la letteratura (con lui potevi parlare per ore degli scrittori americani), la musica (Piero amava il rock e sua moglie, la nostra collega <strong>Claudia Morgoglione<\/strong>, e la figlia Flavia hanno scelto le note degli amatissimi Grateful Dead per l\u2019ultimo saluto oggi dalle 12 alle 15 alla camera mortuaria dell\u2019ospedale San Camillo) o soltanto l\u2019idea di un finale diverso. <\/p>\n<p>E poi il giornale L\u2019Ora era un naturale vivaio di giornalisti talentuosi destinati, per nutrire il loro talento, a lasciare la Sicilia. Arrivederci Palermo, allora. Piero Melati va prima a Paese Sera e poi a Repubblica alla redazione di Napoli. Dove trova cibo per i mondi che alleva dentro di s\u00e9. <\/p>\n<p>Sono anni in cui c\u2019\u00e8 da raccontare l\u2019incanto disperato di Maradona (il calcio era un\u2019altra delle passioni di Piero che da interista tribolava e gioiva) e le nefandezze della camorra affarista e sanguinaria. Ma quello a Palermo era stato solo un arrivederci. Cos\u00ec, quando nel 1997, Repubblica decise di aprire la redazione nel capoluogo siciliano, <strong>Federico Geremicca<\/strong> lo volle al suo fianco. <\/p>\n<p>Erano anni in cui quel finale diverso della storia contorta e dolorosa della Sicilia pareva possibile: la resistenza alla mafia pareva aver assunto una dimensione quasi popolare, non pi\u00f9 affidata a pochi. Piero divenne lo zio saggio di quella redazione giovane e corsara, pronto a mettere a disposizione dei colleghi non solo il suo sguardo profondo sulle cose, ma anche la sapienza professionale accumulata negli anni e una ironia lieve che confinava col disincanto, ma che mai sconfinava nel cinismo rassegnato. <\/p>\n<p>Che poi, Palermo e la Sicilia difficilmente te li togli di dosso tanto che \u2014 dopo il ritorno a Roma al Venerd\u00ec di Repubblica dove gestiva la cultura e la pensione \u2014 la sua prima, vera prova letteraria \u00e8 stata un libro che merita un posto di assoluto rilievo tra i tanti che la Sicilia hanno provato a raccontarla. La notte della civetta, si chiama e gi\u00e0 dal titolo annuncia il suo spessore. Perch\u00e9 \u00e8 una controstoria della Sicilia, una narrazione sciascianamente eretica di quella nave alla deriva nella storia \u2014 a bordo della quale come nel vascello di Benito Cereno di <strong>Melville<\/strong> \u00e8 difficilissimo capire chi siano i buoni e i cattivi, gli ammutinati e i leali \u2014 che \u00e8 l\u2019Isola. Un viaggio avventuroso che solo un intellettuale come lui, capace di coniugare l\u2019alto e il basso, poteva compiere mantenendo la lucidit\u00e0 di analisi che quel libro restituisce. <\/p>\n<p>Di quel libro e di quasi tutti gli altri mondi che Piero conteneva parlavamo negli anni in cui si lanci\u00f2 in un\u2019altra avventura scritta dalla sua immaginazione quando accett\u00f2 di fare il direttore artistico di Una Marina di libri, rassegna letteraria che da Palermo riusc\u00ec a proiettare sulla scena nazionale. Sempre senza alzare la voce, solo con la forza del suo sguardo lieve con il quale adesso bussa alle porte del paradiso. Recando chiss\u00e0 perfino le note di <strong>Bob Dylan<\/strong>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019ultima strambata della sua immaginazione lo aveva portato sulle rive del fantasy. 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