{"id":301273,"date":"2026-01-11T10:15:18","date_gmt":"2026-01-11T10:15:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/301273\/"},"modified":"2026-01-11T10:15:18","modified_gmt":"2026-01-11T10:15:18","slug":"moto-guzzi-elena-bagnasco-la-mia-gp-dalle-iniziali-del-nonno-giorgio-parodi-news","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/301273\/","title":{"rendered":"Moto Guzzi. Elena Bagnasco: \u201cLa mia GP dalle iniziali del nonno: Giorgio Parodi\u201d &#8211; News"},"content":{"rendered":"<p>\n            La storia della Moto Guzzi viene riscritta in un nuovo libro della signora Bagnasco. Nella ricostruzione, che si avvale di documenti inediti, il prototipo della prima moto nacque a Varazze, quando Carlo Guzzi non era ancora comparso sulla scena. E GP non stava per Guzzi e Parodi\n        <\/p>\n<p>              9 gennaio 2026<\/p>\n<p><strong>Elena Bagnasco<\/strong>, signora genovese appassionata di storia e cultura, <strong>\u00e8 la discendente di quei Parodi che come \u00e8 noto fondarono la Moto Guzzi nel marzo del 1921 insieme a Carlo Guzzi e Ravelli<\/strong>. Per l\u2019esattezza, <strong>Giorgio Parodi<\/strong> &#8211; consigliere nell\u2019atto fondativo come Carlo Guzzi e figlio del presidente Emanuele Vittorio Parodi &#8211; <strong>era il nonno materno di Elena<\/strong>. Giustamente orgogliosa della sua famiglia &#8211; imprenditori, armatori, industriali conservieri di grande successo fin dall\u2019Ottocento &#8211; Bagnasco vuole riparare a una ingiustizia. Nella sua prospettiva, <strong>la storia ufficiale del marchio ha tolto ai Parodi il ruolo adeguato<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel primo suo libro, \u201cGiorgio Parodi, le ali dell\u2019aquila\u201d, quattro anni fa Bagnasco metteva in ordine le cose e sottolineava soprattutto l\u2019aspetto economico della faccenda: <strong>i Parodi e soltanto loro avevano le risorse, investirono nella Moto Guzzi e la fecero grande<\/strong> con la collaborazione dei fratelli Guzzi. Ora va pi\u00f9 a fondo e dopo tre anni di ricerche in vari archivi, documenti alla mano, ricostruisce tanti aspetti. Racconta <strong>perch\u00e9 alla fine fu scelto il nome di Guzzi<\/strong> e non quello di Parodi per il nuovo marchio, perch\u00e9 per la sede della fabbrica <strong>si scelse Mandello del Lario e non Genova<\/strong>. In particolare tiene a sostenere che <strong>il prototipo della prima moto, motore compreso, nacque prima che Carlo Guzzi comparisse<\/strong> sulla scena.<\/p>\n<p>Su questo tema, Bagnasco non ha prove inoppugnabili, si avvale di testimonianze di famiglia e procede per deduzione scavando tra i pochi documenti e incrociando le date. <strong>Il prototipo, nella sua tesi, si chiamava GP dalle iniziali di Giorgio Parodi <\/strong>e non, come si \u00e8 sempre creduto, per Guzzi e Parodi. Il motore sarebbe <strong>derivato da un De Giorgi fuoribordo costruito a Varazze.<\/strong> E forse della prima moto fu realizzato pi\u00f9 di un esemplare.<\/p>\n<p>            Parodi, Baglietto e Ravelli autori del primo \u201cesperimento\u201d<\/p>\n<p>Il nuovo libro \u00e8 titolato \u201c<strong>La mia GP, storia e racconti a quattro tempi<\/strong>\u201d. L\u2019autrice presenta testimonianze orali, lettere, documenti, foto e brevetti che supportano la sua tesi e la rendono credibile. Nel racconto, il prototipo (che \u00e8 esposto nel museo di Mandello) nasce gi\u00e0 nel 1919 a Varazze nella fabbrica della CIVES, che nella prima guerra mondiale costruiva gli idrovolanti motorizzati Isotta Fraschini. Fu un \u201cesperimento\u201d che poteva anche finire l\u00ec e invece <strong>si trasform\u00f2 nella Normale, la prima Guzzi di serie<\/strong>, un esperimento finanziato dal padre di Giorgio. Chi lo realizz\u00f2? Un gruppo di giovani amici appassionati di aerei, di moto e motori: <strong>Giorgio Parodi, Stefano Baglietto degli omonini cantieri, Ravelli e\u00a0altri<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una notizia da poco anche perch\u00e9 <strong>ridimensiona il ruolo dei due fratelli Guzzi, Giuseppe (il maggiore, ingegnere) e Carlo<\/strong>, quest\u2019ultimo co-fondatore ma senza capitali. Intendiamoci, Carlo doveva avere una bella mente: \u201ceccellente telaista, era anche la persona giusta per la gestione tecnica e produttiva dell\u2019azienda\u201d. Bagnasco cita due brevetti depositati da lui. Il primo del 1919 relativo a una particolare \u201cstruttura dei motocicli\u201d, il secondo del \u201827 per \u201cuna forcella elastica anteriore per motocicli e biciclette a motore, con molle di compensazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019apporto di Carlo Guzzi, il libro lo riconosce, fu molteplice<\/strong>: sugger\u00ec il posizionamento orizzontale del motore monocilindrico nel telaio, introdusse la soluzione del parafango posteriore portante (che per\u00f2 fu abbandonato nel \u201924 perch\u00e9 costoso da produrre), defin\u00ec e mise a punto i telai, disegn\u00f2 le linee delle moto. E anim\u00f2 e diresse la fabbrica, naturalmente.<\/p>\n<p>Invece Giuseppe, che era ingegnere civile, si sarebbe limitato a progettare per la Moto Guzzi \u201cil quartiere della case per i dipendenti, la prima versione della galleria del vento, la ristrutturazione della Canottieri, la centrale elettrica dello Zerbo ed altro\u201d.<\/p>\n<p>            Carlo Guzzi era insoddisfatto del trattamento economico<\/p>\n<p><strong>Carlo Guzzi \u201csapeva disegnare benissimo, \u00e8 merito suo se le moto Guzzi furono le pi\u00f9 belle dell\u2019epoca<\/strong>, e aveva una bella calligrafia\u201d, tuttavia dal libro esce con qualche ombra. Gi\u00e0 si sapeva che la sua era una famiglia della buona borghesia milanese, il padre era un professore universitario e un inventore che mor\u00ec presto nel 1906. La vedova, con quattro figli, si trasfer\u00ec allora nella casa di vacanza a Mandello. L\u00ec Carlo, che non aveva finito gli studi tecnici, fu prima apprendista in varie officine poi cre\u00f2 un\u2019officina meccanica con il fratello: adattavano motori gi\u00e0 esistenti agli svariati utilizzi, poi si mise in societ\u00e0 con una ditta di Milano (la Forloni &amp; Muggiani) che per\u00f2 fall\u00ec insieme a lui. <strong>Il fallimento, secondo le fonti della signora Bagnasco, fu nascosto ai Parodi<\/strong> e per questa ragione Carlo evit\u00f2 per anni di firmare i vari documenti ufficiali.<\/p>\n<p><strong>Insomma, non tutto \u00e8 filato liscio, nel racconto della storia della Moto Guzzi cos\u00ec come la conosciamo noi<\/strong>. Sapevamo che tre appassionati di volo si misero insieme fin dal 1919 per realizzare il sogno comune, che il terzo (Ravelli) mor\u00ec quasi subito e per celebrarlo fu scelta la \u201csua\u201d aquila per il marchio quando nacque la Guzzi nel \u201821. Par di capire invece che tra Carlo Guzzi e i Parodi, fin dall\u2019inizio, la sintonia non fosse perfetta.<\/p>\n<p>Colpisce la corrispondenza (allegata al libro) tra Carlo Guzzi e i Parodi. Il centro delle discussioni? Soldi. Nel 1921, alla fondazione della Moto Guzzi, si era deciso che gli utili sarebbero stati suddivisi cos\u00ec: 50% a Parodi, 25% a Guzzi e 25% al terzo socio. Ebbene, <strong>Carlo scrive a Giorgio lamentandosi del fatto che per anni ha ricevuto solo il 20% e che soltanto nel \u201931 ha visto il 24%<\/strong>. E ancora Carlo nel \u201945 sembra irritato quando scrive a Giorgio: \u201cadesso vuoi riportare al 20% la mia interessenza, ma guarda che tuo padre fin dal 1919 mi aveva promesso per iscritto il 30%&#8230;\u201d. Ahi ahi.<\/p>\n<p>A Carlo Guzzi spettava anche uno stipendio annuo, che nel 1928 figura di 150.000 lire. Poco, per lui, che quell\u2019anno chiese al presidente una correzione al rialzo. Stupenda la risposta di Emanuele V. Parodi, un vero capolavoro di diplomazia per dire elegantemente: stai sognando, nessun aumento e pedalare.<\/p>\n<p>            Nel nuovo museo c\u2019\u00e8 spazio per i Parodi?<\/p>\n<p>Carlo Guzzi \u00e8 morto nel 1964 ed \u00e8 sepolto a Mandello. Giorgio Parodi \u00e8 mancato nove anni prima, la nipote Elena non lo ha mai conosciuto e <strong>la famiglia genovese \u00e8 uscita definitivamente dalla Moto Guzzi nel \u201869<\/strong>. La sensazione \u00e8 che i Parodi si siano sentiti e tuttora si sentano sottovalutati nel loro ruolo storico. La Moto Guzzi \u00e8 stata per tanti anni la pi\u00f9 importante e vittoriosa casa motociclistica italiana, la massima espressione di efficienza, inventiva, fantasia, innovazione tecnologica. <strong>Sar\u00e0 interessante verificare se nel nuovo museo &#8211; ormai \u00e8 imminente l\u2019apertura &#8211; il racconto ufficiale dar\u00e0 spazio alle nuove rivelazioni<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La storia della Moto Guzzi viene riscritta in un nuovo libro della signora Bagnasco. 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