{"id":302765,"date":"2026-01-12T09:39:12","date_gmt":"2026-01-12T09:39:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/302765\/"},"modified":"2026-01-12T09:39:12","modified_gmt":"2026-01-12T09:39:12","slug":"fotografare-per-scoprire-se-stessi-e-gli-altri-intervista-a-sofia-uslenghi-artista-fotografa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/302765\/","title":{"rendered":"Fotografare per scoprire s\u00e9 stessi e gli altri. Intervista a Sofia Uslenghi, artista-fotografa\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Artista, <strong><a href=\"https:\/\/www.sofiauslenghi.it\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.sofiauslenghi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Sofia Uslenghi<\/a><\/strong> (Reggio Calabria, 1985) si esprime mediante la <strong>fotografia<\/strong> per sviluppare una indagine sulla sua storia, quella della sua famiglia, dei suoi luoghi di origine e delle persone che ne hanno fatto parte. Predilige le possibilit\u00e0 offerte dalle <strong>stratificazioni visive<\/strong> e dalle combinazioni di pi\u00f9 strumenti \u2013 mappe, porzioni di fotografie satellitari, screenshot di Google Street View \u2013 per elaborare opere che sono al confine tra fotografia e arte. Ricorrono nei suoi scatti le sovrapposizioni e il suo <strong>interesse per l\u2019autoritratto e la narrazione<\/strong>. Uslenghi \u00e8 stata menzionata dalla critica dei Sony World Photography (nelle edizioni 2011, 2013, 2014); con la Heillandi Gallery ha partecipato nel 2017 a Wopart, nel 2018 a Mia Photo Fair; nel 2021 e nel 2022 alle edizioni di Paris Photo rappresentata dalla Galleria Valeria Bella di Milano. Ha esposto le sue opere nella mostra collettiva Fotografe! (Villa Bardini, Firenze, 2022 curata da Emanuela Sesti e Walter Guadagnini). Nel 2023 Sky Arte ha presentato un documentario dedicato al suo lavoro, per la regia di Francesco Raganato. In questo dialogo vengono portati alla luce alcuni dei principali aspetti della poetica di Uslenghi: la manipolazione visiva come atto per non ridurre fotografia a immagine, l\u2019idea della fotografia come risultato aperto, il suo rapporto con la pittura e la musica, il ruolo dell\u2019autoritratto e delle sovrapposizioni.\u00a0<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/sofia-uslenghi-artnoject-27-2022-683x1024.jpg\" alt=\"Sofia Uslenghi, artNOject 27, 2022\" class=\"wp-image-1205376\"  \/>Sofia Uslenghi, artNOject 27, 2022<strong>Intervista a Sofia Uslenghi<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il modo che hai di fare fotografia, penso in particolare alla manipolazione delle immagini, la rende fortemente indirizzata: come se, in fondo, oltre a ci\u00f2 che ritrae essa possa offrire anche una sorta di guida per lo sguardo.<\/strong>\u00a0<br \/>Capisco cosa intendi. S\u00ec, mi piace che chi guarda le mie foto lo possa fare attraverso i miei interventi sull\u2019immagine. Li penso un po\u2019 come se fossero dei suggerimenti. Poi, certo, ognuno si far\u00e0 l\u2019idea che vuole. Ma quell\u2019indirizzo visivo \u00e8 qualcosa che prediligo senza per\u00f2 renderlo una costrizione.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Che cosa ti muove a lavorare in questo modo?<\/strong>\u00a0<br \/>Principalmente la mia necessit\u00e0 di non ridurre tutto alla sola forza che pu\u00f2 avere una immagine. Chiudere la fotografia nell\u2019immagine per me vorrebbe dire costringerla a essere i suoi soggetti: un corpo, un viso, un dettaglio di paesaggio. Ma questo non mi interessa.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9?<\/strong>\u00a0<br \/>Io ho bene in chiaro che la fotografia \u00e8 un mezzo, non un fine. Il mio modo di usarla \u00e8 guidato da una grande libert\u00e0, dalla possibilit\u00e0 di riuscire a conservare qualcosa come una alchimia. Fin dall\u2019inizio ho coltivato un approccio che mi consente di pormi con una certa morbidezza per condividere ci\u00f2 che mostro nei miei lavori con le altre persone, ma senza impormi.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"707\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/sofia-uslenghi-earth-diptychs-lo-stretto-di-messina-2019-1024x707.jpg\" alt=\"Sofia Uslenghi, Earth Diptychs, Lo Stretto di Messina, 2019\" class=\"wp-image-1205377\"  \/>Sofia Uslenghi, Earth Diptychs, Lo Stretto di Messina, 2019<\/p>\n<p><strong>Eppure, la tua \u00e8 una fotografia fortemente improntata dal ruolo dell\u2019autoritratto.<\/strong>\u00a0<br \/>\u00c8 vero. Ma non me ne servo con l\u2019intenzione di impormi. L\u2019obiettivo \u00e8 piuttosto di ristabilire un ordine di relazioni ammettendo anche che quella immagine di me possa non essere cos\u00ec importante come sembra.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Che cosa vuoi dire?<\/strong>\u00a0<br \/>Rispetto al risultato che posso ottenere con l\u2019autoritratto, mi riconosco fino a un certo punto. C\u2019\u00e8 sempre comunque una distanza che spicca, dovuta alla mia esigenza di mettere un filtro tra la mia immagine e il pubblico, attraverso gli altri elementi che compongono la fotografia.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il tuo uso dell\u2019autoritratto sembra essere guidato dalla possibilit\u00e0 di sottolineare le distanze.<\/strong> \u00a0<br \/>Un po\u2019 \u00e8 cos\u00ec. Ci sono pi\u00f9 ragioni alla base di questo approccio. Ho sempre pensato l\u2019autoritratto come un mettersi al centro delle cose in maniera un po\u2019 troppo prepotente e questo modo di porsi non lo condivido. Inoltre, il mio obiettivo \u00e8 usare l\u2019autoritratto per offrire elementi narrativi di me, per creare una comunicazione non troppo diretta in modo che le domande non siano solo sulla mia immagine ma su quegli elementi aggiuntivi che popolano la fotografia. La rappresentazione femminile pu\u00f2 essere vincolante. Per questo nel mio lavoro cerco costantemente di proporne una che sia meno convenzionale per riuscire a offrire una narrazione che non si limiti alla mia immagine ma offra semmai dettagli legati a me attraverso punti di vista emotivi e sentimentali.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/sofia-uslenghi-maps-1-2018-683x1024.jpg\" alt=\"Sofia Uslenghi, Maps 1, 2018\" class=\"wp-image-1205379\"  \/>Sofia Uslenghi, Maps 1, 2018<\/p>\n<p><strong>In queste scelte si riconosce anche il tuo profondo legame con un\u2019altra arte, per te necessaria, la pittura.<\/strong>\u00a0<br \/>Ne sono fortemente attratta. In pi\u00f9 occasioni lascio che essa influenzi l\u2019andamento e la riuscita del mio lavoro. Per me si tratta di una questione emozionale, vivo la pittura con passione. Ne ho avuto una conferma quando parecchi anni fa \u2013 era una delle prime volte che visitavo un museo, in occasione di una personale di Egon Schiele a Vienna \u2013 mi sono ritrovata in lacrime davanti ai suoi dipinti. L\u2019aspetto che piano piano mi \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 chiaro \u00e8 che quello che esprime un\u2019opera d\u2019arte pu\u00f2 riguardare anche chi la guarda. Ma all\u2019origine di tutto questo vi \u00e8 anche il mio modo di fare esperienza delle singole arti, attraverso il quale mi oriento anche grazie all\u2019immaginazione.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Che cosa comporta questo tuo orientamento?<\/strong>\u00a0<br \/>Che, per esempio, senta l\u2019influenza di un\u2019arte poich\u00e9 sollecita un senso pi\u00f9 degli altri: la vista (con la pittura) o l\u2019udito (con la musica). Cos\u00ec, davanti a un dipinto, mi capita di immaginare che suono potrebbe avere ci\u00f2 che vedo: spesso propendo per suoni bassi, sordi, quasi per il silenzio. Ma un suono non pu\u00f2 mancare. Ecco, il punto \u00e8 che quel singolo input offerto dall\u2019opera mi permette di aggiungere poi qualcosa di mio.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Per la riuscita della tua fotografia sono dell\u2019idea che il ruolo delle scoperte non sia trascurabile: delle tue, ma anche di quelle che possono fare le altre persone. <\/strong>\u00a0<br \/>Sono d\u2019accordo. Ma per me c\u2019\u00e8 un aspetto altrettanto importante che riguarda proprio la scoperta: nella gran parte dei casi \u00e8 determinata dalla spontaneit\u00e0, del mio lavoro e degli sguardi sulle opere.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Consideriamo la scoperta in relazione allo sguardo: che ruolo ha la spontaneit\u00e0?<\/strong>\u00a0<br \/>Spesso mi \u00e8 accaduto che elementi che non avevo visto mi sono stati mostrati dopo essere stati riconosciuti da qualcun altro. L\u2019aspetto interessante \u00e8 che quella scoperta per chi osserva diventa poi una scoperta per me. Ci sono cose che scopro attraverso lo sguardo degli altri.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"765\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/sofia-uslenghi-homesick-9-2017-765x1024.jpg\" alt=\"Sofia Uslenghi, Homesick 9, 2017\" class=\"wp-image-1205378\"  \/>Sofia Uslenghi, Homesick 9, 2017<\/p>\n<p><strong>Le tue fotografie pongono una questione: quello che sembra essere cruciale \u2013 un certo uso del colore, la tua presenza o un paesaggio \u2013 a ben vedere non lo \u00e8. C\u2019\u00e8 sempre dell\u2019altro. Ad accomunare i tuoi scatti ho infatti l\u2019impressione che sia la latenza, tutto ci\u00f2 che non appare subito ma arriva inaspettatamente in un altro momento.<\/strong>\u00a0<br \/>Penso sia qualcosa che \u00e8 radicato nella mia pratica fin dai suoi esordi, perch\u00e9 io a priori non riesco a individuare che cosa voglio dire con la fotografia. Una questione che \u00e8 stata posta a me, ormai parecchi anni fa, era infatti che questo mio modo di lavorare \u00e8 rischioso perch\u00e9 per riuscire a fare bene fotografia \u00e8 fondamentale avere un progetto, sviluppare un\u2019idea, lavorare con metodo. Ma io, non faccio cos\u00ec. Quando inizio a lavorare non parto da quegli elementi, piuttosto mi baso su una suggestione, una scintilla indefinita; su una massa informe che inizio a lavorare e che mi permette di trovare gradualmente una forma per quello che faccio. I miei progetti fotografici nascono da processi che non controllo, le loro motivazioni le individuo eventualmente solo quando sono conclusi. Credo allora sia forse per questo motivo che poi le cose rimangono leggermente non dette e che si palesano in un altro momento, come dici tu.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Dunque, la latenza nella tua fotografia andrebbe pensata come un potenziale effetto dovuto al tuo lasciarti coinvolgere dall\u2019andamento della pratica che svolgi.<\/strong>\u00a0<br \/>S\u00ec, opero in un flusso di lavoro spontaneo e la mia comprensione di ci\u00f2 che sto facendo arriva durante se non alla fine del processo. Il suo svolgimento \u00e8 orientato da numerose ipotesi. Quando ne individuo una che funziona continuo a lavorarci soprattutto perch\u00e9 mi attira l\u2019idea di poterla condividere, trattandosi di qualcosa che non riguarda solo me, essendo piuttosto una sorta di riflesso dei modi di fare le cose e di vivere anche di altre persone.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2, nelle tue fotografie vi sono comunque delle costanti: per esempio, il ricorso alle sovrapposizioni.<\/strong>\u00a0<br \/>Offrire degli strati aggiuntivi mi consente una maggiore espressione, una riuscita narrativa pi\u00f9 soddisfacente per la mia fotografia. Quegli elementi sovrapposti ci sono e possono avere maggiore o minore importanza in rapporto allo sguardo che li considerer\u00e0 o meno.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Una tua serie, My Grandmother and I, sintetizza entrambe le vie: l\u2019ipotesi \u00e8 quella del tuo riposizionamento nella tua storia familiare, una relazione parentale che mostri attraverso l\u2019uso della sovrapposizione.<\/strong>\u00a0<br \/>Quella serie \u00e8 nata dalla mia esigenza di comprendere l\u2019aspetto dei cambiamenti, di riuscire a sistemare il mio modo di affrontarli. Quei cambiamenti sono avvenuti nella mia vita e sono legati da una parte al trasferimento, per me doloroso, della mia famiglia dalla Calabria alla Lombardia quando io avevo dodici anni; dall\u2019altra, alla mia idealizzazione della figura di mia nonna. Allo strappo che avevo vissuto con l\u2019avvio di quella nuova vita a nord avevo reagito cercando quel calore umano che mia nonna mi trasmetteva con l\u2019affetto, la quiete, il ritiro. Penso che quella idealizzazione si sia poi mischiata alla mia esigenza profonda di poter appartenere di nuovo a una comunit\u00e0. In questo vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di mostrare qualcosa che pur essendo parte della mia storia, pu\u00f2 esserlo anche per quella di altre persone.<\/p>\n<p>Davide Dal Sasso\u00a0<\/p>\n<p>            <strong>Libri consigliati:<\/strong><br \/> <br \/>\n            (Grazie all&#8217;affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)        <\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Artista, Sofia Uslenghi (Reggio Calabria, 1985) si esprime mediante la fotografia per sviluppare una indagine sulla sua storia,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":302766,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-302765","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115881467229360668","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/302765","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=302765"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/302765\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/302766"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=302765"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=302765"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=302765"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}