{"id":303083,"date":"2026-01-12T13:52:10","date_gmt":"2026-01-12T13:52:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/303083\/"},"modified":"2026-01-12T13:52:10","modified_gmt":"2026-01-12T13:52:10","slug":"quel-16-gennaio-1979-quando-con-lo-shah-lasciammo-liran-chi-e-lex-imperatrice-farah-diba-madre-dellerede-al-trono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/303083\/","title":{"rendered":"\u00abQuel 16 gennaio 1979 quando con lo Shah lasciammo l&#8217;Iran\u00bb. Chi \u00e8 l&#8217;ex imperatrice Farah Diba, madre dell&#8217;erede al trono"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Enrica Roddolo<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Terza moglie di Reza Pahlavi ultimo Shah di Persia, Farah Diba, \u00e8 rimasta sempre in contatto con i sostenitori a Teheran. Il suo racconto al Corriere<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Era il 16 gennaio 1979 quando lo Shah e Farah Diba lasciarono Tehera<\/b>n.\u00a0La folla gridava \u00abIl tiranno \u00e8 scappato, il popolo ha vinto\u00bb. Dopo la fuga, quell\u2019inverno di violenza che tanto ricorda i momenti drammatici di questo gennaio, <b>lo Shah e la Shahbanu, sono stati in esilio in Egitto, Marocco, Bahamas, Messico, Usa, inseguiti da una condanna a morte in contumacia<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ha avuto paura, chiesi all\u2019ex imperatrice anni fa, incontrandola a Parigi.<\/b> \u00abPaura? No. Non ho paura di morire. Anni fa scrissero al Guardian che mi avrebbero uccisa, allora il ministro degli Interni francese mi diede la scorta. Meglio morire cos\u00ec, colpita a morte, che di cancro&#8230; in ospedale\u00bb. Gli occhi di Farah Diba si riempirono di tristezza, forse il ricordo degli ultimi giorni con lo Shah malato di cancro. Morir\u00e0 in Egitto.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La shahbanu, oggi 87 anni<\/b> &#8211; che in queste ore drammatiche ha pubblicato un video in cui parla della \u00abluce che trionfer\u00e0 sull&#8217;oscurit\u00e0 e l&#8217;Iran risorger\u00e0 dalle sue ceneri\u00bb &#8211; <b>mi aspettava a Parigi<\/b>. Ero partita senza avere un indirizzo preciso, solo un giorno per l\u2019incontro forse pi\u00f9 straordinario in tanti anni di giornalismo. Un incontro, quell\u2019intervista per La Lettura del Corriere, che in queste ore decisive per il futuro di Teheran, aiuta a capire chi \u00e8 la madre di Reza Pahlavi, erede al trono del Pavone che adesso qualcuno vede come candidato alla nuova guida di Teheran. L\u2019appuntamento con la donna che \u00e8 stata imperatrice di Persia, era per le 16.30 di un pomeriggio di pioggia all\u2019inizio di marzo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nessun gioiello per lei che sedeva al fianco dello shah sul leggendario Trono del Pavone<\/b>, solo una spilla che riprendeva i confini dell\u2019Iran, nei colori della bandiera.    La donna amata da Reza Pahlavi, che dopo la Rivoluzione islamica del 1979 ha condiviso il destino dello shah, ha conservato il fascino di ieri: alta, regale, i capelli stretti in una coda da un fiocco di gros grain. \u00abBella io? Se guardo le immagini di quand\u2019ero giovane, a sedici-diciassette anni, non lo ero affatto, poi nel tempo credo di essere diventata pi\u00f9 raffinata\u2026 ed \u00e8 quel che dicevo sempre a mia figlia Leila, che ora purtroppo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, lei che non si trovava abbastanza bella\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019imperatrice ferm\u00f2 lo sguardo, come per catturare i sogni di una vita.<\/b> Si sporse per prendere da un tavolino <b>un blocco di asfalto dalla Green Revolution: \u00abMe l\u2019hanno mandato dall\u2019Iran,<\/b> cos\u00ec verniciato \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte. Parlammo della situazione a Teheran. \u00abMi d\u00e0 speranza, ora le donne di Teheran sanno che cos\u2019era l\u2019Iran, prima. E sono proprio i giovani, <b>le donne, ad aver sofferto di pi\u00f9: insultate, imprigionate, con leggi che sono state cambiate a loro sfavore. Quando il re mi mise sul capo la corona nel 1967 in cuor mio era come se l\u2019avesse messa sul capo di tutte le donne<\/b> iraniane: fui incoronata imperatrice e poi anche nominata reggente. Adesso chiunque ti pu\u00f2 insultare in strada se non indossi il velo. Sogno per il mio Iran una democrazia laica\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>I festeggiamenti per i 2500 anni dell\u2019Impero persiano, nel 1971, furono un\u2019esagerata esibizione di ricchezza<\/b>: una spesa di 200 milioni di dollari, brindisi in calici Baccarat e banchetti firmati dal parigino Maxim\u2019s. \u00abCi criticarono per tante cose\u2026 le uova di quaglia con il caviale\u2026 ma le celebrazioni erano state volute dallo shah per far capire al mondo che cos\u2019era l\u2019Iran, la sua ricchezza e la sua storia\u201d, si giustific\u00f2 lei.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E la prima sorpresa di quell\u2019incontro fu scoprire che <b>Farah Diba aveva studiato da bambina in una scuola italiana<\/b>. <b>\u00abS\u00ec, a Teheran, quand\u2019ero molto piccola, frequentai per un paio d\u2019anni la scuola italiana, <\/b>credo gestita da suore italiane e gesuiti, prima di passare alla scuola francese Jeanne D\u2019Arc\u00bb mi svel\u00f2, anche se non ricordava pi\u00f9 nulla della lingua di Dante. \u00abOh no, ero piccola e in realt\u00e0 a scuola insegnavano il francese e il persiano. Per la verit\u00e0 mia madre, Aridah, mi iscrisse l\u00ec perch\u00e9 avevano un bel pianoforte, voleva che studiassi musica ma a casa il pianoforte non c\u2019era, e cos\u00ec mi esercitavo su quello del collegio, nel seminterrato. <b>Sono stata fortunata, sono stata cresciuta in modo moderno: mia madre, pi\u00f9 di sessant\u2019anni fa, mi fece fare la scout, praticare nuoto, giocare a basket<\/b>, ero capitano della squadra, numero 10, come Maradona\u2026 e Baggio. Mio figlio Reza, che vive negli Stati Uniti, \u00e8 un grande appassionato di calcio\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Le ho chiesto di Reza, l\u2019erede del trono che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9<\/b>. \u00abCerco di trascorrere in America due mesi in primavera e altri due in autunno, per stare accanto ai miei due figli, Reza e Farahnaz\u2026 e ai miei quattro nipoti. Questo cagnolino me l\u2019ha regalato mia nipote Noor\u2026 il cane che mi ha fatto compagnia per diciassette anni \u00e8 morto tempo fa e non avrei avuto il coraggio di prenderne un altro. Il resto del tempo qui, a Parigi, vado per gallerie d\u2019arte, coltivo le mie passioni, amo pittura, scultura e musica. Ho ascoltato Pavarotti a teatro, quand\u2019ero giovane a Teheran compravo i dischi di Caruso. Sono affezionata alla Biennale d\u2019arte di Venezia\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Galeotta fu proprio l\u2019arte per quel suo appuntamento con il destino, l\u2019amore, la storia. \u00abStudiavo Architettura a Parigi e abitavo nella Cit\u00e9 universitaire a sud della capitale, ma non nel padiglione degli studenti iraniani \u2013 non c\u2019era \u2013, in quello olandese. Ricordo giornate sempre piene: lezioni, disegni da realizzare, visite ai musei\u2026 Il primo incontro con lo shah avvenne all\u2019ambasciata iraniana: quando visitava i Paesi stranieri incontrava sempre alcuni studenti iraniani all\u2019estero. Ci fu un ricevimento, avevo comprato di corsa un abito nuovo. Ricordo che avevo imparato a fare l\u2019inchino. Lui scambi\u00f2 qualche parola con gli invitati e quando si avvicin\u00f2 mi chiese: \u201cChe cosa studi a Parigi?\u201d Era sorpreso quando dissi che frequentavo Architettura. Allora c\u2019erano davvero poche donne architetto, non solo a Teheran; non erano studi molto comuni per una ragazza\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Farah Diba sorrise, gli occhi si accesero di luce e continu\u00f2: \u00abPoi mi dissero che lui mi aveva seguita con lo sguardo mentre uscivo dalla stanza\u00bb. Chiesi cosa l\u2019avesse conquistata dello shah. \u00abIl sorriso\u00bb rispose senza esitazione \u00abbellissimo. Ma i suoi occhi erano tristi. E un giorno, anni dopo quel nostro primo incontro e poi le nozze, gli domandai: \u201cPerch\u00e9 io?\u201d Lui rispose: \u201cMi sei piaciuta perch\u00e9 eri vera, autentica\u201d\u00bb. Quel \u00abs\u00ec\u00bb, il 21 dicembre 1959, fece il giro del mondo. Indossava un abito di seta firmato Yves Saint Laurent per Dior, sul suo capo una corona di brillanti da due chilogrammi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E nei lunghi anni di esilio \u00e8 stata l\u2019arte a tenerla in contatto anche con Teheran, mi ha raccontato l\u2019ex imperatrice. <\/b>\u00abIniziai acquistando arte iraniana, alla prima Biennale di Teheran del 1962. A Teheran c\u2019erano poche gallerie d\u2019arte. E prima del progetto Teheran Museum of Contemporary Art lavorai all\u2019idea di un museo del tappeto e un museo per la pittura Qajar, la dinastia (1796-1925) che precedette quella dei Pahlavi (1925-1979). In quegli anni avevamo dato vita a molte attivit\u00e0 culturali, le libraries for children, gratuite, dove insegnare a leggere, dipingere\u2026 L\u2019Iran \u00e8 un Paese di grande cultura e storia, volevo preservare tutto questo patrimonio ma volevo allargare l\u2019orizzonte. Ancora oggi ricevo mail e lettere da artisti iraniani underground\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Chiesi se fosse vero che negli anni aveva collezionato 1.500 opere\u2026 Degas, Picasso, Pollock, Bacon e Warhol? Il Financial Times ne ha stimato il valore in tre miliardi di dollari. \u00abNon ricordo quante, tante\u2026 s\u00ec. Il prezzo del petrolio era salito, e i prezzi delle opere in quegli anni erano molto interessanti. Organizzai un comitato nel mio ufficio, prendevamo contatto con gallerie, fondazioni: iniziammo dagli impressionisti e continuammo con i moderni e i contemporanei. Pensai a un museo d\u2019arte contemporanea a Teheran, ne parlai con l\u2019architetto Kamran Diba, mio cugino, e rilanciai: \u201cPerch\u00e9 riunire in un museo solo opere iraniane? Perch\u00e9 non allargarlo alla creativit\u00e0 di altri Paesi? E anche alla pittura moderna?\u201d\u00bb.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Meno di due anni dopo l\u2019inaugurazione del museo, la Rivoluzione. \u00abEro molto preoccupata, ma Mehdi Kowsar, che poi si sarebbe preso cura del museo, stil\u00f2 una lista con nome e prezzo di tutte le opere custodite nei seminterrati\u00bb continu\u00f2 a raccontare la shahbanu. \u00abDisse di volersi occupare dei dipinti come fossero suoi figli, di volerli accudire. <b>E quando seppi che volevano sbarazzarsi di un De Kooning che avevo acquistato, mi finsi una studentessa iraniana di arte e chiamai al telefono il muse<\/b>o, ma era venerd\u00ec ed era chiuso. Allora chiamai di nuovo il giorno dopo e implorai: \u201cPer favore non scambiate il dipinto\u201d. Mi risposero che erano obbligati a farlo. Lo scambiarono con un\u2019opera iraniana, Il libro dei re (Shah-nameh), con miniature e dipinti. Vendettero il De Kooning a David Geffen per 20 milioni di dollari. Dissero che quel nudo non era islamico, ma io avevo collezionato anche dei Francis Bacon, se \u00e8 per questo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Chiesi del sentiment a Teheran verso l\u2019ex Shah<\/b>, verso di lei e suo figlio l\u2019erede al trono che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. \u00abCredo che molti in Iran siano pentiti di quanto \u00e8 accaduto. Ricevo spesso lettere e mail dall\u2019Iran, persino ritratti miei e dello Shah, immagino realizzati di nascosto, con un certo rischio. Alcuni vogliono parlarmi e mi dicono: \u201cGrazie di questa telefonata, mi rende felice per tre mesi\u201d; ma sono loro che mi rendono felice.<b> E quando telefono e dico: \u201cPronto, posso parlare con il signor\u2026\u201d, riconoscono la mia voce. Non pronuncio mai il mio nome\u2026E ora mi sanguina il cuore\u00bb.\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-01-12T12:53:26+01:00\">12 gennaio 2026 ( modifica il 12 gennaio 2026 | 12:53)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Enrica Roddolo Terza moglie di Reza Pahlavi ultimo Shah di Persia, Farah Diba, \u00e8 rimasta sempre 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