{"id":303312,"date":"2026-01-12T17:29:12","date_gmt":"2026-01-12T17:29:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/303312\/"},"modified":"2026-01-12T17:29:12","modified_gmt":"2026-01-12T17:29:12","slug":"un-disegno-imperiale-la-guerra-di-putin-non-finirebbe-a-kyiv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/303312\/","title":{"rendered":"Un disegno imperiale. La guerra di Putin non finirebbe a Kyiv"},"content":{"rendered":"<p>Altri possibili fronti, soprattutto dopo lo smantellamento della Nato avviato da Trump. La necessit\u00e0 di vedere le cose in una prospettiva strategica<\/p>\n<p>Se ci si ricorda la storia come la imparavamo al liceo non possiamo non osservare che si trattava di epopee secolari di imperi che emergevano dalle nebbie, per occupare il ruolo di protagonista sul palcoscenico, per poi essere a loro volta rimpiazzati da un nuovo impero sbucato da altre nebbie. Poca attenzione, se non per fatti episodici, veniva riservata a specifici capitoli, se non per rilevarne la coerenza con un pi\u00f9 ampio disegno che il distanziamento \u00a0storico ha permesso di \u00a0porre in una prospettiva comprensibile, secondo criteri di razionalit\u00e0 che oggi ai nostri occhi appaiono perfettamente consequenziali.<\/p>\n<p>E\u2019 accaduto cos\u00ec per Roma, fin dagli inizi. Qualcuno pu\u00f2 ragionevolmente sostenere che i vari episodi che hanno visto contrapposti gli eredi di Romolo alle popolazioni etrusche insediate nell\u2019Alto Lazio fossero vissute dai protagonisti come capitoli di una sequenza storica che avrebbe portato a Traiano, a un impero di circa 5 milioni di kmq? E\u2019 certamente vero che l\u2019enorme vastit\u00e0 del mondo, come allora veniva percepito, dettava le prospettive, ma \u00e8 altrettanto vero che solo con l\u2019epopea delle guerre puniche la proiezione imperiale divenne consapevolezza sufficientemente diffusa, consapevolezza peraltro non unanimemente condivisa se non dagli attori maggiori, coloro che erano dotati di una visione, mentre per la maggioranza si trattava di singoli episodi, motivati da ragioni contingenti, spesso tra loro non coerenti.<\/p>\n<p>Ma la volont\u00e0 imperiale di qualche specifica personalit\u00e0, vista nella prospettiva storica di lungo termine, oggi ci appare indiscutibile: <a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/tag\/alessandro-magno\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Alessandro Magno<\/a> voleva oggettivamente creare un dominio sulla gran parte del mondo conosciuto, su cui esercitare un potere autocratico, ma quanti capirono all\u2019epoca il suo disegno? Un suo primo obiettivo fu Dario, ma quanti si illusero che sconfitta la Persia si sarebbe fermato? Invece continu\u00f2 la sua spinta verso l\u2019India, i cui reggitori locali si pensavano sostanzialmente sicuri.<\/p>\n<p>Napoleone avvi\u00f2 le campagne d\u2019Italia con scopi apparentemente limitati, conseguiti i quali in molti pensavano si sarebbe fermato, dopo avere sostanzialmente ridimensionato il ruolo di Vienna nella regione. Ma <a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/cultura\/2023\/12\/11\/news\/un-impero-per-sorelle-e-cognati-il-metodo-napoleone-5989329\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">lui aveva un\u2019idea pi\u00f9 grande, cos\u00ec grande che nessuno avrebbe ritenuto possibile concepirla<\/a>. Per fermarlo \u00a0furono necessari la Beresina e Waterloo. Se il suo disegno fosse stato intuito dopo Magenta, forse avrebbe potuto essere fermato prima; risparmiando qualche centinaio di migliaia di morti, mentre i princ\u00ecpi maturati a partire dalla Rivoluzione francese (e pochi anni prima dalla ribellione delle colonie americane al dominio di Londra) si sarebbero comunque diffusi, per quei fenomeni di inarrestabile osmosi sociale che caratterizzano l\u2019evoluzione culturale.<\/p>\n<p>Queste osservazioni dovrebbero farci riflettere sulla nostra capacit\u00e0 di vedere oggi le vicende della politica internazionale in una prospettiva strategica, senza una miope focalizzazione su vicende contingenti, facili da analizzare e commentare, soprattutto se viste con le lenti deformanti di una partigianeria pi\u00f9 o meno interessata, ma che impedisce di vedere i grandi disegni imperiali perseguiti da alcuni leader. La conseguenza \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di impostare e perseguire politiche che pongano limiti credibili \u00a0alle ambizioni di dominio che talune personalit\u00e0 possono nutrire allo scopo di passare alla storia.<\/p>\n<p>Si tratta di disegni che oggi trovano strumenti sconosciuti nel passato. Fino all\u2019inizio degli anni 20 del secolo scorso la forza militare, sia applicata sia minacciata, era lo strumento insostituibile per affermare, se non il dominio, quanto meno il controllo di un territorio e delle relative popolazioni, indirizzando le reazioni politiche, con tutte le relative conseguenze economiche, nella direzione desiderata dalla potenza dominante.<\/p>\n<p>Dalla Prima guerra mondiale in poi gli scenari hanno visto l\u2019irruzione degli aspetti politico-ideologici che da un lato hanno condizionato e permesso la strumentalizzazione delle masse (fino a quel momento apparentemente ininfluenti), dall\u2019altro hanno aperto la strada alla progressiva crescita dell\u2019importanza dei mezzi di comunicazione di massa come strumento per plasmare e indirizzare il sentire delle opinioni pubbliche e quindi delle classi dirigenti che finalmente a tali opinioni pubbliche dovevano rispondere, magari strumentalizzandole.<\/p>\n<p>Ecco dunque nascere le grandi promesse: leader con una propria visione del destino cui si sentivano chiamati che sono riusciti, e riescono tuttora, a guadagnare consensi che consentono loro di perseguire i propri disegni, manipolando fatti e situazioni di cui per\u00f2 sono in pochi a percepire la valenza strategica, perch\u00e9 focalizzati sul momento particolare e sulla questione specifica in discussione.<\/p>\n<p>E\u2019 invece necessario, a livello delle opinioni pubbliche, avere la consapevolezza del fatto che \u00a0il problema contingente non \u00e8 il destino di Pokrovs\u2019k o a chi sia diretto il carico di petrolio venezuelano \u00a0della Marinera, che peraltro dalle foto in circolazione appare scarica, su cui per\u00f2 viene consapevolmente indirizzato l\u2019interesse di chi legge, o guarda la tv, o si perde nei meandri dei social. L\u2019attenzione dovrebbe essere invece indirizzata al disegno perseguito dagli autocrati di turno, i quali, peraltro, raramente hanno nascosto e nascondono il loro grande disegno strategico.<\/p>\n<p><strong>Putin il suo lo ha inequivocabilmente espresso a partire dall\u2019ormai famoso discorso tenuto alla conferenza \u00a0sulla sicurezza di Monaco del febbraio 2007<\/strong>. E l\u2019ha chiaramente ed esplicitamente ribadito pi\u00f9 volte, nei suoi interventi e nei suoi scritti, fino al novembre del 2021, quando indirizz\u00f2 alla Nato e agli Stati Uniti due proposte di accordo, assolutamente coerenti fra di loro, in cui proponeva, o meglio c<strong>hiedeva, che la situazione politica e militare in Europa tornasse a quella del 1997, con un abbandono dei paesi che avevano liberamente scelto di far parte del mondo occidentale al loro destino di satelliti di Mosca<\/strong>.<\/p>\n<p>Questa pretesa venne ovviamente respinta al mittente, ma non sfugg\u00ec a qualche analista che il fatto potesse essere interpretato come la preparazione di un alibi, come purtroppo poi confermato dall\u2019avvio della \u201coperazione speciale\u201d, l\u2019aggressione all\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Si tratta dunque di una operazione perfettamente in linea con l\u2019intendimento strategico di <strong>Putin<\/strong>, che <strong>vorrebbe porre rimedio al crollo dell\u2019Unione Sovietica, da lui stesso definita come il pi\u00f9 grande disastro del XX secolo<\/strong>. Coloro che osservassero queste vicende con l\u2019occhio del breve periodo, possono quindi illudersi che l\u2019episodio Ucraina sia un elemento a s\u00e9 stante, archiviato il quale si potrebbe riavviare un rapporto non conflittuale con Mosca, con la ripresa di vantaggiose relazioni commerciali. Ma se ci si astrae dall\u2019immediato e si osserva il processo storico in una prospettiva di lungo termine, ci si rende conto che la caduta di Kyiv sarebbe solo un passo nel processo della realizzazione del disegno imperiale di Putin, da lui stesso espressamente dichiarato.\u00a0<\/p>\n<p>I primi obiettivi sarebbero ovviamente i paesi che facevano parte dell\u2019Urss, a partire dalla Moldavia, dove si ripropone lo schema del Donbass, con la regione della Transnistria autoproclamatasi repubblica indipendente, forte di una consistente guarnigione russa.<\/p>\n<p>\u00a0A temere sono anche le repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, dove vivono consistenti minoranze linguistiche russofone: si tratta di paesi che dalla fine del XVIII secolo facevano parte dell\u2019impero zarista, \u00a0che guadagnarono l\u2019indipendenza nel 1918 e vennero annesse all\u2019Urss nel 1940, in base \u00a0al protocollo segreto del patto Molotov- Ribbentrop. Come si pu\u00f2 facilmente intuire, ci sono tutti gli ingredienti per consentire a Putin di avviare una nuova \u201coperazione speciale\u201d, soprattutto dopo lo smantellamento della Nato avviato da Trump. Dal punto di vista militare, in assenza di un intervento statunitense nel quadro dell\u2019art. 5 del Trattato, alle forze di Mosca basterebbe bloccare il varco di Suwalki, confine tra Polonia e Lituania, 65 km stretti tra l\u2019exclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia; cos\u00ec facendo si impedirebbe l\u2019afflusso di rinforzi di terra verso i Baltici, le cui forze non sono sicuramente in grado di opporre una efficace resistenza.<\/p>\n<p>Per i paesi che facevano parte del Patto di Varsavia, per i quali non \u00e8 possibile addurre pretesti etnico-linguistici, la strategia di Mosca \u00e8 gi\u00e0 in atto, con capillari campagne di disinformazione sul leit motiv del \u201cCaro lei, quando c\u2019era lui\u2026\u201d, che hanno gi\u00e0 dato risultati significativi in Ungheria, Romania, Slovacchia e perfino in Polonia e in Cechia e che stanno gradualmente plasmando le opinioni pubbliche \u00a0anche in altri paesi europei, come il nostro.<\/p>\n<p>Detto cos\u00ec, per sommi capi, tutto ci\u00f2 potrebbe apparire una fantasia da Risiko, non foss\u2019altro \u00a0perch\u00e9 questo disegno sembra richiedere risorse militari di alta qualit\u00e0 che la Russia non sembra avere dimostrato di possedere, ma nell\u2019ipotesi, purtroppo non irrealistica, di un disimpegno Usa dall\u2019Europa, non servono certamente eclatanti operazioni militari, n\u00e9 truppe d\u2019occupazione: basta sapientemente operare nel dominio cognitivo, con pazienza e determinazione, come Mosca ha dimostrato di saper fare, con l\u2019obiettivo di creare una sfera di influenza che inglobi le risorse tecnologiche e industriali di cui ha un evidente bisogno.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Vincenzo Camporini<\/strong><br \/>ex \u00a0capo di stato maggiore della\u00a0Aeronautica militare e della Difesa<\/p>\n<p>\u00a0 \u00a0\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Altri possibili fronti, soprattutto dopo lo smantellamento della Nato avviato da Trump. 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