{"id":303520,"date":"2026-01-12T21:33:16","date_gmt":"2026-01-12T21:33:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/303520\/"},"modified":"2026-01-12T21:33:16","modified_gmt":"2026-01-12T21:33:16","slug":"giovani-violenti-sembrerebbe-di-si-lospite-inquietante-del-nichilismo-una-forma-culturale-senza-adeguate-risposte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/303520\/","title":{"rendered":"Giovani violenti? Sembrerebbe di s\u00ec. L&#8217;ospite inquietante del nichilismo, una forma culturale senza adeguate risposte"},"content":{"rendered":"<p>\t\t<img width=\"720\" height=\"405\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/shutterstock_1294729543-720x405.jpg\" class=\"skip-lazy wp-post-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" fetchpriority=\"high\"  \/>\t<\/p>\n<p>Giovani violenti? Sembrerebbe di s\u00ec dai recenti fatti di cronaca, anche in un periodo di feste come quello natalizio: a Bari un uomo senza fissa dimora \u00e8 stato malmenato da una baby-gang; a Roma rissa di capodanno tra due gruppi di giovani per dei fuochi d\u2019artificio sparati ad altezza d\u2019uomo; risse anche a San Benedetto e Fano con feriti da arma da taglio; e questo solo per citare alcuni episodi.<\/p>\n<p>Dobbiamo essere consapevoli che c\u2019\u00e8 un malessere di fondo nei nostri giovani, Galimberti, riprendendo Nietzsche, lo chiama l\u2019ospite inquietante, ovvero il nichilismo. \u00c8 un malessere al quale il mondo degli adulti, ed in particolare la famiglia, non riesce a dare adeguate risposte, anche perch\u00e9 non \u00e8 una semplice questione psicologica, che riguarda la singola persona, ma una forma culturale che coinvolge tutti i giovani.<\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 la violenza?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 importante comprendere cosa ha portato i ragazzi a compiere un determinato gesto violento: a Roma la rissa \u00e8 scoppiata per il lancio di un petardo, quindi in risposta ad un atto ritenuto provocatorio; ma perch\u00e9 aggredire un uomo senza fissa dimora che dorme per strada? Senza una vera motivazione? Ed \u00e8 proprio questo aspetto estremamente pericoloso, perch\u00e9 cos\u00ec facendo scompare il <strong>nesso di causalit\u00e0<\/strong>, del gesto compiuto in risposta ad uno stimolo, ma compiuto per il gusto di farlo o per provare qualcosa ed \u00e8 un aspetto sempre pi\u00f9 frequente tra i nostri giovani; ma se si rompe questo nesso tutto diventa indecifrabile, incomprensibile, viene a mancare il perch\u00e9 delle cose, resta il fatto che l\u2019azione violenta nasce da un impulso al quale non si \u00e8 riusciti a dare uno sfogo diverso che permettesse di trattenersi dal compiere un gesto sbagliato. Per portare un esempio, \u00e8 quello che \u00e8 successo in un episodio del 2023 quando alcuni ragazzi, durante una festa di compleanno, hanno ucciso una capretta a calci. Tutto ci\u00f2 ci porta a chiederci se oggi i ragazzi sono in grado di riconoscere le proprie emozioni ed i sentimenti oppure questi vivono dentro di loro a loro insaputa. In particolare, riescono a gestire i conflitti? Hanno la consapevolezza delle azioni che compiono? Hanno una risonanza emotiva?<\/p>\n<p><strong>Le emozioni si ereditano<\/strong><\/p>\n<p>Per dare una risposta a queste domande dobbiamo innanzitutto capire cosa sono le emozioni. Spesso parliamo di emozioni in termine generale, come se fossero tutte uguali ma soprattutto uguali per tutti, invece, per quanto riguarda le emozioni, dobbiamo distinguere tra emozioni primarie, quelle di specie e riconoscibili da tutti, come la gioia, la rabbia o il disgusto, e quelle secondarie, quelle caratterizzate dal contesto sociale ed espresse in maniere differenti, come ad esempio la vergogna, la gelosia o il senso di colpa; mentre un aspetto interessante che riguarda il modo di sentire le emozioni \u00e8 il suo carattere ereditario, perch\u00e9 se \u00e8 vero che le emozioni sono un\u2019eredit\u00e0 di specie, dal punto di vista filogenetico, ovvero che appartengono a tutti gli esseri umani, il modo in cui le sentiamo e viviamo \u00e8 caratterizzato dall\u2019eredit\u00e0 genetica delle nostre generazioni precedenti, quindi legato alla storia familiare. Questo vuol dire che la memoria emozionale \u00e8 influenzata dall\u2019eredit\u00e0 dei nostri genitori e dei nostri nonni, infatti nel DNA viene tramandato come i nostri antenati hanno vissuto ad esempio la paura, la gioia o la rabbia ed \u00e8 per questo che alcune persone possono essere pi\u00f9 paurose di altre, oppure vivere in maniera pi\u00f9 gioioso o pi\u00f9 triste la realt\u00e0 che affrontano. Le informazioni scritte nel DNA sono influenzate dal nostro vissuto che attiva, inibisce o modula l\u2019espressione genica. In pratica \u00e8 l\u2019insieme di reazioni biochimiche che lascia un\u2019impronta nel DNA che viene trasmesso alle generazioni successive. I nostri antenati ci lasciano in eredit\u00e0 modelli e strategie per affrontare le sfide quotidiane, gli stessi modelli che poi riprogrammiamo e tramanderemo ai nostri discendenti.<\/p>\n<p><strong>Le emozioni si formano nel contesto di vita<\/strong><\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che ereditiamo le emozioni, l\u2019approccio epigenetico ci spiega che \u00e8 l\u2019ambiente che caratterizza il nostro potenziale, compreso quello emotivo, che poi porta ad alla riprogrammazione di tale potenziale. Tutti i nostri sistemi e apparati sono influenzati dal contesto in cui viviamo; l\u2019ambiente che ci circonda e le esperienze che viviamo determinano il modo di esprimersi del potenziale genetico e questo influenza anche il modo di sentire e vivere le emozioni. In particolare le emozioni secondarie si caratterizzano e si differenziano a seconda del contesto sociale che viviamo. Ad esempio emozioni come vergogna e senso di colpa sono sentite e vissute in modo diverso se siamo cresciuti in un paese nord europeo o in Italia o nella penisola arabica. Inoltre l\u2019ambiente nel quale crescono i nostri ragazzi \u00e8 un ambiente ibrido, formato dal reale e dal virtuale, il cui confine non \u00e8 facilmente identificabile. Crescere nell\u2019onlife, appunto questo ambiente ibrido e sempre connesso, determina nuovi modi di svilupparsi che le generazioni pi\u00f9 adulte non conoscono. \u00c8 la prima volta nella nostra storia evolutiva che si sperimenta un cambiamento cos\u00ec netto a che le generazioni adulte non sono in grado di affrontare, se non per tentativi.<\/p>\n<p><strong>Imparare dall\u2019esperienza<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo detto che secondo la visione epigenetica il potenziale genetico delle emozioni si realizza all\u2019interno del contesto sociale in cui ognuno di noi vive, ma che vuol dire questo? Per cercare di capire meglio facciamo un paragone prendendo ad esempio il sistema immunitario; \u00e8 risaputo che il sistema immunitario \u00e8 un sistema complesso caratterizzato da varie barriere di difesa per il nostro corpo a cominciare da una prima linea di difesa fisica costituita dalla pelle e delle mucose, una seconda linea composta da cellule, come ad esempio i fagociti, che intervengono per eliminare gli invasori, sistema immunitario innato, e una terza linea formato dal sistema immunitario adattivo, che fornisce una risposta finale e pi\u00f9 specifica, composto da unit\u00e0 \u201caddestrate\u201d sul posto, ovvero che vengono create a seguito di una risposta provocata da un agente patogeno che il nostro organismo non ha mai visto prima e memorizza gli antigeni, sostanza che attiva la risposta del sistema immunitario, in modo tale da essere preparato successivamente e fare in modo che l\u2019organismo reagisca in maniera pi\u00f9 rapidamente e pi\u00f9 duramente, insomma ci immunizziamo reagendo agli stimoli esterni e creando i giusti anticorpi. In conclusione, pi\u00f9 il nostro sistema immunitario viene stimolato e pi\u00f9 diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 in grado di rispondere efficacemente alle varie situazioni, quindi sar\u00e0 sempre pi\u00f9 performante. Per le emozioni \u00e8 la stessa cosa, il nostro potenziale emotivo viene stimolato dal contesto e genera una risposta; per ognuno di noi \u00e8 importante sperimentare le emozioni, comprenderle, capirle e decifrarle in modo da reagire in maniera adeguata allo stimolo. Ci\u00f2 vuol dire imparare a gestire i conflitti, saper disinnescare situazioni emotive critiche, compiere sempre azioni legate ad un nesso di causalit\u00e0, cio\u00e8 avere la consapevolezza di ci\u00f2 che si sta facendo, e cos\u00ec via; ma l\u2019aspetto pi\u00f9 importante \u00e8 che le emozioni si sperimentano nella relazione, nel contatto e nel confronto con gli altri, non \u00e8 possibile creare un vocabolario di azioni legato alle emozioni senza interagire con le altre persone, ed \u00e8 particolarmente importante che ci\u00f2 avvenga fin dalla tenera et\u00e0. Umberto Galimberti ci spiega che le mappe emotive si formano nei primi anni di vita attraverso la cura e il riconoscimento dei bisogni del bambino, ci\u00f2 porta a determinare il modo in cui ogni singola persona percepisce e reagisce agli stimoli esterni, una mancata formazione porta a rimanere a livello di risposte impulsive, ostacolando lo sviluppo di emozioni e sentimenti pi\u00f9 evoluti e cognitivi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019importanza delle emozioni in ambito educativo<\/strong><\/p>\n<p>In un recente articolo su <a href=\"https:\/\/www.orizzontescuola.it\/la-rete-nazionale-per-leducazione-emotiva-la-nuova-infrastruttura-culturale-della-scuola-italiana\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Orizzonte Scuola<\/a> Antonio Fundar\u00f2 ci spiega come in un mondo della scuola in difficolt\u00e0, alcune realt\u00e0 hanno saputo reagire collaborando e creando la <strong>Rete Nazionale per l\u2019Educazione Emotiva<\/strong>, un progetto ambizioso e strutturato che mira a dotare la scuola italiana di un modello condiviso per integrare l\u2019educazione emotiva nei percorsi didattici e organizzativi. L\u2019effetto positivo delle emozioni in ambito educativo \u00e8 un aspetto attenzionato da tempo e che si sta facendo strada con maggiore frequenza. Sempre nell\u2019articolo di Fundar\u00f2 si legge che \u201cLa vision della Rete parte da un presupposto semplice ma rivoluzionario: la scuola non \u00e8 solo un luogo di apprendimento delle conoscenze, bens\u00ec un contesto in cui si cresce come persone. Questo comporta un ripensamento radicale dell\u2019idea di educazione, che non pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere dalla dimensione emotiva e relazionale.\u201d Un concetto fondamentale gi\u00e0 espresso da Rousseau ne l\u2019Emilio quando ragionando sull\u2019allievo afferma: \u201cChe il mio alunno sia destinato alle armi, alla Chiesa o alla toga, poco m\u2019importa. Prima che i genitori scelgano per lui una professione, la natura lo chiama alla vita umana. Ed io intendo insegnargli l\u2019arte del vivere. Uscendo dalle mie mani, lo ammetto, egli non sar\u00e0 magistrato, n\u00e9 soldato, n\u00e9 sacerdote, sar\u00e0 innanzi tutto uomo; a tutti i doveri propri di un uomo egli sar\u00e0 in grado di far fronte al pari di qualsiasi altro e, per quanto la fortuna possa fargli mutar condizione, egli si sentir\u00e0 sempre al suo posto.\u201d Concetto rafforzato anche da Morin che ci ricorda che vivere lo impariamo attraverso le nostre esperienze con l\u2019aiuto dei genitori e degli insegnanti, ma lo impariamo anche attraverso la lettura, la poesia e le relazioni.<\/p>\n<p><strong>L\u2019educazione emozionale<\/strong><\/p>\n<p>Quindi abbiamo capito che per formarsi le emozioni partono dalla nostra eredit\u00e0 e si sviluppano nell\u2019ambiente, oggi ibrido, tramite le nostre esperienze. Ma come si realizza tutto questo nella societ\u00e0 moderna? Nell\u2019ambiente le esperienze si sviluppano con il vissuto e le relazioni, ma proprio quest\u2019ultimo aspetto oggi \u00e8 molto critico, le relazioni sono sempre meno frequenti e si sviluppano prevalentemente in ambiente formale, ovvero la scuola, o in ambienti preorganizzati, come le attivit\u00e0 sportive o altri tipi di attivit\u00e0 strutturate. Per questo la scuola ha il compito di formare la persona nella sua interezza, sopperire alle tante mancanze che colpevolmente ha la societ\u00e0 moderna. A volte alcuni docenti si giustificano affermando che loro non sono degli psicologi, questo \u00e8 vero, ma il compito di un insegnante non \u00e8 quello di formare la persona, nella sua interezza, e non semplicemente trasmettere dei contenuti? Ritengo che un buon docente \u00e8 proprio quello che riesce a lasciare un segno nei propri alunni, ad in-segnare, a dare la luce, perch\u00e9, come ha detto <a href=\"https:\/\/www.orizzontescuola.it\/la-nostra-e-una-societa-che-sputa-sulla-figura-del-maestro-nel-nome-di-una-uguaglianza-che-annulla-le-differenze-intervista-a-massimo-recalcati\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Recalcati in una nostra recente intervista<\/a>, \u201cOgni maestro \u00e8 una figura della luce perch\u00e9 la sua parola allarga gli orizzonti del mondo. Essa non trasmette comando, non \u00e8 espressione di un potere, ma illumina. In questo senso si pu\u00f2 dire che ogni maestro allarga la nostra vita.\u201d E oggi pi\u00f9 che mai, in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 complessa, \u00e8 importante questo tipo di approccio, aiutare i giovani a formarsi correttamente per prevenire i fenomeni di devianza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Giovani violenti? Sembrerebbe di s\u00ec dai recenti fatti di cronaca, anche in un periodo di feste come quello&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":303521,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[14,93,94,1537,90,89,7,15,11,84,91,12,85,92],"class_list":{"0":"post-303520","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-italia","8":"tag-cronaca","9":"tag-cronaca-italiana","10":"tag-cronacaitaliana","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-news","15":"tag-notizie","16":"tag-ultime-notizie","17":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","18":"tag-ultime-notizie-italia","19":"tag-ultimenotizie","20":"tag-ultimenotizieenewsdioggi","21":"tag-ultimenotizieitalia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115884274951058915","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/303520","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=303520"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/303520\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/303521"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=303520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=303520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=303520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}