{"id":303539,"date":"2026-01-12T21:59:12","date_gmt":"2026-01-12T21:59:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/303539\/"},"modified":"2026-01-12T21:59:12","modified_gmt":"2026-01-12T21:59:12","slug":"la-guerra-in-ucraina-e-la-necessita-di-una-svolta-strategica-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/303539\/","title":{"rendered":"La guerra in Ucraina e la necessit\u00e0 di una svolta strategica europea"},"content":{"rendered":"<p>La guerra d\u2019Europa e il divario transatlantico rendono fatalmente urgenti le ragioni di una politica strategica europeista. La guerra d\u2019Europa \u2013 provocata dall\u2019invasione dell\u2019Ucraina da parte dello Stato pi\u00f9 grande del mondo \u2013 \u00e8 la prova del fuoco per questa politica; il divario transatlantico, sancito dall\u2019egemone americano, la rende ancor pi\u00f9 grave. \u00c8 un fuoco che brucia sul fronte est e balugina sul versante occidentale, perch\u00e9 oggi esiste una seria divergenza d\u2019interessi tra gli Stati europei e il loro protettore americano.<\/p>\n<p>Il fatto che il governo statunitense vorrebbe sacrificare l\u2019Ucraina sull\u2019altare delle grandi potenze \u00e8 un dramma esistenziale per l\u2019Europa unita, specie quella che si crede fuori dalla politica di potenza. Il problema europeo non \u00e8 l\u2019abolizione della potenza, ma la sua sistemazione. \u00c8 quello di creare le condizioni per il suo dispiegamento e la sua proiezione al servizio di scopi comuni europei, com\u2019\u00e8 la difesa collettiva. A ben vedere, la politica europea per l\u2019Ucraina \u00e8, nei fatti, una sorta di prima applicazione rudimentale dell\u2019articolo 42 del Trattato sull\u2019Unione Europea: \u00abQualora uno Stato membro subisca un\u2019aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso\u00bb. I mezzi sono importanti e i mezzi fondamentali per la difesa da un\u2019aggressione armata sono le armi, quelle necessarie alla difesa dell\u2019Europa in Ucraina. Su questo punto s\u2019innesca una parte cruciale del divario transatlantico in atto.<\/p>\n<p>Oggi, per gli Stati Uniti, il sacrificio del pi\u00f9 grande Stato europeo \u00e8 considerato utile per la gestione delle relazioni reciproche con la Russia. Essa, a sua volta, intende imporre il proprio predominio in Europa orientale, come se fosse per natura la potenza dominante in Europa, contro cui l\u2019Europa stessa non pu\u00f2 costituire alcun contrappeso senza aiuti esterni. Questa idea, molto recente e molto imprecisa, non \u00e8 un assioma incontestato nella politica europea. Gli europei sanno che \u00e8 contro ogni evidenza storica immaginare che le societ\u00e0 possano sopravvivere senza destinare una parte sostanziale della loro ricchezza alla propria sicurezza.<\/p>\n<p>Per questo, all\u2019alba del 19 dicembre scorso, dopo un anno di confronto e 17 ore di riunione, il Consiglio europeo ha deciso il ricorso al debito comune europeo, garantito dai contributi di 24 Stati membri, per sostenere la resistenza ucraina e la difesa europea nel prossimo biennio. Per l\u2019Italia sono 12 miliardi su 90 totali, ma questa cooperazione rafforzata dovr\u00e0 proseguire almeno finch\u00e9 la Russia non cesser\u00e0 il fuoco. Se invece la guerra di conquista in Europa orientale continuer\u00e0, allora non basteranno 90 miliardi a fronteggiarla.<\/p>\n<p>Nel frattempo, l\u2019invasione \u00e8 giunta al quarto anno di guerra e il divario transatlantico si \u00e8 persino formalizzato. Prima in sede politica, col discorso di James D. Vance del 14 febbraio 2025 al Bayerischer Hof; poi in sede diplomatica, con la prima risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite presa il 24 febbraio 2025, dopo tre anni d\u2019invasione: gli Stati Uniti l\u2019hanno condivisa con Russia e Cina, non con gli alleati europei; infine in sede dottrinale, il 4 dicembre 2025, con la Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti d\u2019America. Sono tre momenti distinti che confluiscono nella \u00abdisordinata e ingiustificata aggressione nei confronti dell\u2019Unione Europea\u00bb, di cui ha parlato il presidente Sergio Mattarella il 15 dicembre scorso, di fronte alle ambasciatrici e agli ambasciatori d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Si sa che le grandi potenze sono la giunta suprema delle relazioni internazionali. Questa caratteristica, per\u00f2, s\u2019aggrava nell\u2019odierna prospettiva europea, quando l\u2019egemone americano appare, ancora una volta, come la desolante parodia di una potenza democratica responsabile. Poich\u00e9 non sar\u00e0 l\u2019ultima volta, si pone il problema di scelte politiche difficili, quelle decisioni ostiche che gli europei devono assumere per una politica strategica europeista.<\/p>\n<p>La prima riguarda l\u2019ineluttabile vulnerabilit\u00e0 dell\u2019Europa come soggetto politico, finch\u00e9 resta priva d\u2019indipendenza strategica, ossia, anzitutto, di forza armata convenzionale e nucleare condivisa e coordinata. Per questo il Trattato di Kensington del 17 luglio 2025, tra Germania e Regno Unito, primo nel suo genere, stabilisce anche \u00abscambi approfonditi sugli aspetti strategici della politica di sicurezza, comprese la deterrenza e la difesa, nonch\u00e9 le questioni nucleari\u00bb.<\/p>\n<p>La seconda decisione concerne invece il modo di colmare il divario transatlantico, prendendo atto che non esistono alleanze inevitabili e gli alleati possono essere rivali. L\u2019alleanza atlantica \u00e8 un interesse vitale; tuttavia, persino gli interessi vitali possono essere erosi dal tempo, perch\u00e9 gli interessi stessi, come ogni altra cosa, sono soggetti al passare del tempo. Si tratta di un fulcro di verit\u00e0 espresso in parte nel monito del primo ministro danese Mette Frederiksen: \u00abSe gli Stati Uniti decidessero di attaccare militarmente un altro Paese della NATO, verrebbe meno ogni cosa, inclusa la NATO stessa e, con essa, la sicurezza costruita dalla fine della Seconda guerra mondiale\u00bb.<\/p>\n<p>Di certo l\u2019Europa unita \u00e8 sorta dalla guerra: prima quella mondiale, poi quella \u00abfredda\u00bb. La prossima Europa, se ci sar\u00e0, non far\u00e0 eccezione: sorger\u00e0 dalla guerra d\u2019Europa. L\u2019urgenza europea \u00e8 pertanto quella di fortificare una politica strategica europeista, nei margini di libert\u00e0 che il divario transatlantico e l\u2019espansione russa concedono oggi. <\/p>\n<p>\u00c8 fronteggiare insieme i vincoli all\u2019azione politica indipendente europea, stabilendo perimetri nuovi di responsabilit\u00e0 tra soggetti politici diversi, ossia chi pretende di comandare e chi, al comando, pu\u00f2 disobbedire se \u00e8 capace di rispondere. Le grandi potenze, diceva Martin Wight, possono essere grandi irresponsabili. Oggi sembra questo il caso e va affrontato con una politica strategica europeista.<\/p>\n<p>Michele Chiaruzzi \u00e8 autore con Sofia Ventura del volume <a href=\"https:\/\/store.linkiesta.it\/prodotto\/perche-l-ucraina-combatte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">\u201cPerch\u00e9 l\u2019Ucraina combatte\u201d (Linkiesta Books),<\/a> un\u2019analisi sulla comunicazione di guerra, la libert\u00e0 politica e il futuro dell\u2019Europa democratica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La guerra d\u2019Europa e il divario transatlantico rendono fatalmente urgenti le ragioni di una politica strategica europeista. 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