{"id":304022,"date":"2026-01-13T10:51:13","date_gmt":"2026-01-13T10:51:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304022\/"},"modified":"2026-01-13T10:51:13","modified_gmt":"2026-01-13T10:51:13","slug":"lavagnetta-granata-toro-non-sara-il-tuo-anno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304022\/","title":{"rendered":"Lavagnetta Granata: Toro, non sar\u00e0 il tuo anno\u2026"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNuovo anno nuovi inizi\u201d, o almeno cos\u00ec dicono. Ma in casa granata seppur sia iniziato un nuovo anno il copione rimane sempre lo stesso, con il rischio che la delusione lasci spazio a qualcosa di peggio: l\u2019indifferenza.<\/p>\n<p><strong>Entzauberung der Welt<\/strong>: queste le parole con cui il filosofo tedesco Max Weber, nel 1919, descrive il disincantamento del mondo. Per riassumere il concetto in poche parole, ci\u00f2 che Weber intendeva era il fatto che nel mondo moderno non ci fosse pi\u00f9 posto per la magia, ma solamente per la razionalit\u00e0. Ed \u00e8 infatti attraverso il gioco del calcio che, almeno per 90 minuti, le persone si scordano tali teorie e tornano a sognare come fossero bambini. Ci\u00f2 che sta accadendo oggi al popolo granata non pu\u00f2 essere infatti fatto passare come una semplice fase negativa. Perch\u00e9 a poco pi\u00f9 di cento anni dalle riflessioni di Weber, il disincanto sembra aver raggiunto anche ci\u00f2 che per sua natura dovrebbe esserne immune: il Torino. Una realt\u00e0 che, per definizione, non \u00e8 mai stata razionale. Un toro non calcola, non pianifica, non attende: si scaraventa contro l\u2019ostacolo, incarna un\u2019emotivit\u00e0 pura, viscerale, fatta di forza, appartenenza e istinto. Ed \u00e8 forse proprio in questa irrazionalit\u00e0 che vive quello che da anni i tifosi chiamano a gran voce come \u201cSpirito Toro\u201d, quel vecchio cuore granata da risvegliare. Il problema \u00e8 che oggi, tutto questo, sembra sgretolarsi prima ancora di fare i conti con la realt\u00e0. Non si tratta solo di risultati o classifiche, ma di qualcosa di pi\u00f9 profondo: della progressiva perdita dell\u2019identit\u00e0 emotiva che da sempre ha contraddistinto i granata, della sensazione che anche uno degli ultimi spazi in cui era concesso essere irrazionali stia cedendo alla rassegnazione. E quando nemmeno il Toro riesce pi\u00f9 a \u201cincornare\u201d cieco contro il mondo, allora il disincanto non \u00e8 pi\u00f9 un concetto filosofico, ma una ferita aperta pi\u00f9 grande di quanto non si immagini. So di poter sembrare ripetitivo insistendo su questo concetto, ma \u00e8 necessario approfondirlo. Perch\u00e9 il calcio, prima ancora di essere tattica, risultati o lucro, \u00e8 emblema di gioia ed emozioni allo stato puro, soprattutto nel tifo. Il tifo \u00e8 qualcosa che non si spiega razionalmente: \u00e8 un legame che spesso nasce quando si \u00e8 troppo piccoli per comprenderlo davvero, ma consapevoli abbastanza da sentire che quella passione accompagner\u00e0 un\u2019intera vita. Il Toro non si sceglie, si tramanda. E proprio per questo \u00e8 unico.<\/p>\n<p>Ogni volta che una persona guarda una partita di calcio, forse, in fondo, lo fa per tornare quel bambino spensierato che guardava le partite con suo padre. Perch\u00e9, a prescindere da tutto, associa inconsciamente la nascita della propria passione a qualcosa di positivo. Ed \u00e8 per questo che le emozioni contano pi\u00f9 dei risultati: anche nella sconfitta, anche nella rabbia, anche nella delusione. Perch\u00e9 sono emozioni. Perch\u00e9 ci fanno sentire vivi, parte di qualcosa di pi\u00f9 grande, uniti da una causa che va oltre il singolo individuo. Ed \u00e8 proprio qui che nasce la vera paura. Perch\u00e9 l\u2019idea che il disincanto e la razionalit\u00e0 possano raggiungere un\u2019intera realt\u00e0 come quella del Torino non \u00e8 pi\u00f9 astratta: \u00e8 ci\u00f2 che sta accadendo. L\u2019opposto dell\u2019amore non \u00e8 l\u2019odio, ma l\u2019indifferenza. Perdere una partita genera rabbia, frustrazione, dolore, ma genera qualcosa. Lo racconta perfettamente anche il cantante Bresh in Guasto d\u2019amore, una dedica al Genoa che descrive meglio di qualsiasi analisi cosa significhi tifare: \u201cHo un guasto d\u2019amore se vedo il Grifone, mi trema la pancia e mi vibra la voce\u201d. \u00c8 questo il punto: il tifo \u00e8 un corto circuito emotivo che ti scuote dentro e a prescindere da tutto ti fa sentire vivo. L\u2019indifferenza, invece, \u00e8 il vuoto. Ed \u00e8 questo il pericolo pi\u00f9 grande che il popolo granata sta vivendo. Questa tifoseria che, anno dopo anno, si sta rimpicciolendo proprio perch\u00e9 si tramanda di padre in figlio: se i padri smettono di provare emozioni, non ci saranno figli pronti a ereditarle. E questo sarebbe infinitamente pi\u00f9 grave di qualsiasi sconfitta, di qualsiasi classifica, di qualsiasi stagione sbagliata. Sarebbe la sconfitta definitiva di ci\u00f2 che il Toro ha sempre rappresentato.<\/p>\n<p><strong>Testa a marted\u00ec<\/strong>\u2014 \u00a0<\/p>\n<p>Il tredici gennaio, all\u2019Olimpico della capitale, si giocheranno gli ottavi di Coppa Italia fra Roma e Torino in quella che, per i granata, pi\u00f9 che una semplice partita: \u00e8 l\u2019ultimo scoglio a cui potersi aggrappare nell\u2019ennesima stagione che rischia di scivolare di nuovo nella sterile met\u00e0 classifica, figlia di una pianificazione disastrosa. La speranza sar\u00e0 sempre l\u2019ultima a morire, ma il vero obbiettivo sar\u00e0 un altro: non lasciare che questa possa spegnersi.<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cNuovo anno nuovi inizi\u201d, o almeno cos\u00ec dicono. 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