{"id":304819,"date":"2026-01-13T23:59:09","date_gmt":"2026-01-13T23:59:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304819\/"},"modified":"2026-01-13T23:59:09","modified_gmt":"2026-01-13T23:59:09","slug":"the-ruins-of-beverast-tempelschlaf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304819\/","title":{"rendered":"THE RUINS OF BEVERAST &#8211; Tempelschlaf"},"content":{"rendered":"<p>                <img src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=\" http:=\"\" class=\"attachment-band-image size-band-image wp-post-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" fetchpriority=\"high\" data-lazy- data-lazy- data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/THE-RUINS-OF-BEVERAST-Tempelschlaf-2026-500x500.jpg\"\/>                <\/p>\n<p>voto<br \/><b>8.0<\/b><\/p>\n<p>Il moniker The Ruins of Beverast nel panorama black\/death e doom del 2026 \u00e8 ancora sinonimo di qualit\u00e0 assoluta e vagabondaggi immaginifici in grado di trascendere il concetto di tempo e spazio.<br \/>Sono trascorsi ormai ventitr\u00e9 anni dal demo \u201cThe Furious Waves of Damnation\u201d, primo anello di una catena di opere via via sempre pi\u00f9 dense, plumbee e strutturate, oltre che celebratissime a livello underground, e in questi primi giorni di gennaio ritroviamo il progetto del cantante\/polistrumentista Alexander von Meilenwald nuovamente in grande spolvero, come sempre ispirato, meticoloso e sicuro della via su cui instradare la propria creatura musicale.<\/p>\n<p>Ogni uscita della one-man band tedesca si configura puntualmente come un lungo viaggio sensoriale, un palazzo strabordante di atrii, corridoi e stanze da esplorare senza la smania di giungere in fretta e furia alla fine del percorso, e \u201cTempelschlaf\u201d non intende rinnegare questa tradizione, muovendosi parallelamente in un solco sonoro mai cos\u00ec levigato e accessibile.<br \/>Gi\u00e0 nel 2021 il precedente \u201cThe Thule Grimoires\u201d aveva iniziato a versare elementi gothic rock e post-punk nel calderone lisergico del progetto, portando giocoforza l\u2019insieme a snellirsi e sviluppare una sensibilit\u00e0 melodica pi\u00f9 decisa e suadente, ma \u00e8 solo con i sette atti di questo nuovo capitolo \u2013 licenziato come da consuetudine da V\u00e1n Records \u2013 che l\u2019intuizione di von Meilenwald, da crisalide, spiega le ali di farfalla, librandosi su uno scenario in cui un certo tipo di retaggio anni Ottanta si compenetra perfettamente con le processioni atmospheric black\/death\/doom del Nostro, fra definitiva metamorfosi e ulteriore rilancio di una carriera gi\u00e0 di per s\u00e9 compiuta e sopraffina.<\/p>\n<p>Al primo ascolto, il disco colpisce per la sua variet\u00e0 e \u2013 allo stesso tempo \u2013 per la sua coerenza espressiva: i brani sono piuttosto diversi tra loro a livello di struttura e dosaggio delle influenze, con l\u2019opener\/title-track a colpire immediatamente grazie al suo incedere controllato e dominato dalla voce pulita, ma hanno tutti in comune un mood darkeggiante e ritualistico; un\u2019atmosfera umbratile che si dipana ora prendendo una piega pi\u00f9 aggressiva e malvagia (ma non per questo disattenta alla melodia e alla fluidit\u00e0 delle ritmiche), ora pi\u00f9 morbida e orecchiabile, richiamando distintamente l\u2019operato di gente come Christian Death, Killing Joke e The Sisters of Mercy.<br \/>Un flusso in cui ogni nota viene calibrata, meditata, soppesata, e ogni suono \u2013 da quelli di chitarra\/basso\/batteria a quelli prodotti dai synth \u2013 viene portato diligentemente al suo massimo grado di purezza, con gli echi tribali e sciamanici introdotti a partire da \u201cExuvia\u201d (2017) a fare capolino dallo sfondo e traghettare la raccolta tra le forme e i vapori di una dimensione atemporale di rara eleganza e bellezza.<\/p>\n<p>Pur tenendo conto della durata complessiva e della densit\u00e0 delle trame, non era mai capitato che la band di Aquisgrana si esprimesse in modo cos\u00ec emotivo e diretto, n\u00e9 che i suoi brani riuscissero a sedimentarsi tanto in fretta nella memoria, secondo un processo di semplificazione del linguaggio da non confondersi ovviamente con impoverimento dei contenuti.<br \/>Al contrario, \u201cTempelschlaf\u201d pu\u00f2 essere visto come l\u2019ordito pi\u00f9 ricco intrecciato dai The Ruins of Beverast durante il loro cammino artistico; un album sinuoso e ammaliante, confezionato con cura monastica sia nella foggia (basti sentire la produzione di Michael Zech e V. Santura, organica e dettagliatissima) che nella sostanza, e suggellato superbamente dalla conclusiva \u201cThe Carrion Cocoon\u201d, tredici minuti all\u2019interno dei quali \u00e8 racchiusa l\u2019essenza stessa dell\u2019opera, la sua brillante miscellanea di spunti, l\u2019innata capacit\u00e0 di passare da un registro all\u2019altro quasi si trattasse della cosa pi\u00f9 semplice e naturale del mondo.<br \/>In definitiva, un ritorno imperdibile per i fan del gruppo e di chiunque abbia apprezzato i pellegrinaggi compiuti da B\u00f6lzer, Esoteric, Secrets of the Moon e Triptykon, da ascrivere gi\u00e0 \u2013 nonostante il larghissimo anticipo \u2013 fra i dischi dell\u2019anno appena iniziato.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"voto8.0 Il moniker The Ruins of Beverast nel panorama black\/death e doom del 2026 \u00e8 ancora sinonimo di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":304820,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[203,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-304819","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-entertainment","9":"tag-intrattenimento","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-music","14":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115890511142523855","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/304819","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=304819"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/304819\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/304820"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=304819"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=304819"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=304819"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}