{"id":304851,"date":"2026-01-14T00:23:11","date_gmt":"2026-01-14T00:23:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304851\/"},"modified":"2026-01-14T00:23:11","modified_gmt":"2026-01-14T00:23:11","slug":"lultima-risata-di-oliviero-toscani-nel-documentario-sulla-sua-storia-patti-smith-ha-fotografato-chi-ero-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304851\/","title":{"rendered":"L\u2019ultima risata di Oliviero Toscani nel documentario sulla sua storia. Patti Smith: \u00abHa fotografato chi ero davvero\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Gian Antonio Stella<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Sguardi e battaglie, il ricordo di Benetton. Il documentario sar\u00e0 presentato oggi al Maxxi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abO se ne va questa carta da parati o me ne vado io\u00bb, pare abbia detto Oscar Wilde sul letto di morte esorcizzandola con l\u2019ultima battuta. Vero? Falso? Boh&#8230; <b>Oliviero Toscani <\/b>no, non voleva forse rischiare che gli fosse attribuito un addio non \u00absuo\u00bb. E se Carlo V aveva minuziosamente descritto come dovevano essere le proprie esequie a Yuste, lui ha scelto coi collaboratori pi\u00f9 stretti l\u2019ultima scena del film che avrebbe raccontato la sua vita.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E quando ancora era in grado di farlo, si sdrai\u00f2 nel cerchio di cipressi che aveva piantato sulla sua collina di Campigallo, la Maremma toscana eletta come piccola patria di una patria grande come il mondo intero, e fece levare in volo un drone che da lass\u00f9 lo riprendesse, in<b> sandali, bermuda, maglietta<\/b> rossa, mentre diceva: \u00abQuando mi sento vicino a situazioni finali mi vien da ridere. La morte mi fa ridere&#8230;\u00bb. <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/25_gennaio_13\/ulitma-intervista-oliviero-toscani-malattia-incurabile-98c90118-0346-4ca5-ab76-bd5616159xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">L\u2019ultima risata.<\/a> In faccia a tutti. Quelli che non lo sopportavano e quelli, tantissimi, che gli volevano bene.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ecco l\u2019ultimo regalo di Oliviero: un documentario che sar\u00e0 presentato questa sera, alle 19, al Maxxi, per poi andare in onda alle 21 su Sky Arte. Un film firmato da Fabrizio Spucches e costruito con il gruppetto di discepoli e amici di \u00abFabrica\u00bb, il vivaio di talenti fondato anni fa a Villorba dal fotografo e da<b> Luciano Benetton<\/b>, ma che in ogni immagine, ogni clip, ogni intervista, ogni botta di colore e fantasia, ha l\u2019impronta fin dal titolo (Chi mi ama mi segua) del protagonista. Il quale finch\u00e9 ha potuto, ricorda lo stesso regista, ha indirizzato il lavoro e indicato i testimoni da coinvolgere per ricostruire la sua storia. Pi\u00f9 unica che rara.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Basti dire che Oliviero, figlio del fotoreporter del Corriere Fedele Toscani, fece<b> il suo primo scoop a 14 anni<\/b>. Quando, portato da pap\u00e0 a Predappio e appollaiato su una cappella per vedere nel 1957 la tumulazione della salma del Duce, immortal\u00f2 una donna in nero.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abLa foto pi\u00f9 importante l\u2019hai fatta tu\u00bb, gli disse Fedele dopo aver visto i rullini: era Rachele Mussolini. Un debutto folgorante. Che tuttavia non avvi\u00f2 il rampollo, fatta un po\u2019 di gavetta e inviato alla scuola di fotografia di Zurigo, al fotogiornalismo. <b>Dotato di uno straordinario talento per i ritratti,<\/b> adocchiato subito dal mondo della moda e in particolare da Vogue, finito a New York con un viaggio premio della Pan Am, racconter\u00e0 d\u2019aver fatto subito una scelta: \u00abCapii che ero diventato un grosso pesce in un piccolo stagno e scoprii che era molto meglio essere un piccolo pesce nell\u2019oceano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dormiva al <b>Chelsea Hotel<\/b>: \u00abCostava poco perch\u00e9 era pieno di scarafaggi. Una notte il pavimento era nero\u00bb. Ogni sera era al Max\u2019s Kansas City: \u00abGli artisti della controcultura passavano da l\u00ec. Io, in un angolo, fotografavo tutti, con nome e cognome. Ne ho fotografati a migliaia\u00bb. Tra loro c\u2019era Patti Smith: \u00abMi vestivo come immaginavo si sarebbe vestito Marco Polo: cappello marocchino e vecchio cappotto di velluto. Era uno stato mentale. E lui ha fotografato \u201cchi ero\u201d davvero\u00bb. <b>Quella era la sua arte: cogliere l\u2019anima delle persone. Da Andy Warhol a Muhammad Al\u00ec, da Federico Fellini a Mick Jagger, da David Bowie a Carmelo Bene<\/b>: \u00abArriv\u00f2 con delle pantofole di feltro e indossava una giacca inguardabile, tutta spiegazzata, tutta sbagliata, e mi disse: \u201cC\u2019\u00e8 qualcosa che non va?\u201d. Io lo guardavo: era perfetto\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"L\u2019ultima risata di Oliviero Toscani, cos\u00ec il fotografo ha scelto di raccontare la sua storia\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/69655c680893d.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/69655c680893d.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Era curioso degli altri. Voleva capire. Entrare nella loro testa. Fino a sviluppare il progetto Razza Umana. \u00abCol suo fondo bianco\u00bb, ricorda Nicolas Ballario, tra i collaboratori e amici pi\u00f9 stretti, \u00abOliviero ha girato il mondo fotografando chiunque passasse. <b>Almeno centomila persone<\/b>\u00bb. Dalla City ai tuguri in Somalia.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Spinto dalla stessa idea: \u00abL\u2019unico scopo dell\u2019arte \u00e8 la condizione umana\u00bb. Alla larga dalle cose scontate: \u00abGuardavo i cataloghi di moda e vedevo solo top model&#8230; A me interessava fotografare quelli che nessuno vuole guardare. Sono andato a Corleone. Invece dei mafiosi ho fotografato ragazzi e ragazze bellissimi. <b>Poi Israele e Palestina. <\/b>Abbiamo trovato amici, coppie che avevano risolto il problema della convivenza\u00bb. Foto che tolgono il fiato, a rivederle adesso.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00abOggi tutti scattano delle foto\u00bb, spiega l\u2019icona newyorkese Fran Lebowitz<\/b>, \u00abScrivere la lista della spesa, per\u00f2, non vuol dire essere scrittori\u00bb. La tesi di Toscani: \u00abEssere fotografo vuol dire avere un\u2019opinione sulla realt\u00e0. Fotografare non \u00e8 maneggiare una macchina fotografica. Bisogna inventare un modo di vedere\u00bb. Saper \u00abvedere\u00bb. Ed ecco le immagini \u00abscandalose\u00bb (due anni prima che venisse girato Philadelphia) del giovane malato di Aids morente tra le braccia del padre, la maglietta inzuppata di sangue del soldato bosniaco a Mostar, la distesa di croci bianche in Normandia, il prete che bacia la suora, il detenuto bianco e quello nero ammanettati dagli stessi ceppi, la madre bianca che allatta il bambino nero, lo smisurato profilattico infilato sull\u2019obelisco di Place de la Concorde a Parigi&#8230;<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abProvocazioni\u00bb? Troppo facile liquidarle cos\u00ec: \u00abHo sempre cercato di far riflettere\u00bb. Una vera provocazione semmai, ricorder\u00e0, la sub\u00ec lui quando gli fu chiesto di raccontare la strage nazista di <b>Sant\u2019Anna di Stazzema<\/b>: \u00abUn reportage su un avvenimento di sessant\u2019anni prima\u00bb. Ne usc\u00ec un libro geniale e struggente: le foto degli occhi di vecchi ancora pieni dell\u2019orrore visto quando erano bambini. Ennesimo esempio di battaglie civili combattute da un uomo nemico della banalit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-01-13T07:47:00+01:00\">13 gennaio 2026 ( modifica il 13 gennaio 2026 | 07:46)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Gian Antonio Stella Sguardi e battaglie, il ricordo di Benetton. 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