{"id":304982,"date":"2026-01-14T02:11:23","date_gmt":"2026-01-14T02:11:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304982\/"},"modified":"2026-01-14T02:11:23","modified_gmt":"2026-01-14T02:11:23","slug":"diane-arbus-una-costellazione-di-istantanee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304982\/","title":{"rendered":"Diane Arbus, una costellazione di istantanee"},"content":{"rendered":"<p class=\"p3\">Le gemelle Cathleen and Colleen Wade non hanno smesso di fissarci e neanche quelle di Shining,\u00a0 Lisa and Louise Burns, diretta inspirazione dall\u2019originario ritratto fatto da Diane Arbus nel 1966.\u00a0Dopo la morte della fotografa americana nel 1971 l\u2019interesse per il suo lavoro non si \u00e8 spento. La mostra Konstellationen (al Gropius Bau di Berlino fino al 18 gennaio) riunisce 454 stampe, montate\u00a0 a caso su strutture scarne a graticcio, senza altre spiegazioni che non siano il titolo e l\u2019anno. Le\u00a0 fotografie sono abitate da figure eccentriche, travestiti, bambini spaesati e coppie anonime che sembrano\u00a0 parlare di un\u2019 America che forse non esiste pi\u00f9 e insieme del nostro presente, dove l\u2019identit\u00e0 \u00e8 spettacolo, la malattia una serata di gala e la differenza uno show senza fine. La Arbus rivive nello spazio del museo come in uno specchio deformante: l\u00e0 dove la fotografia smette di essere documento e torna a interrogare chi guarda.<\/p>\n<p class=\"p3\">Dopo la morte della Arbus, Neil Selkirk, ex studente e suo occasionale consulente tecnico, nonch\u00e9 a\u00a0 sua volta fotografo,\u00a0 \u00e8 stata l\u2019unica persona autorizzata a produrre nuove stampe dal suo lascito e per oltre trent\u2019anni ha conservato una stampa di ogni fotografia. Queste 454 immagini sono state\u00a0 acquisite nel 2011 dalla collezionista svizzera\u00a0Maja Hoffmann ed esposte per la prima volta nel 2023 nel suo museo privato ad Arles. A Neil Selkirk abbiamo fatto qualche domanda sul corpus della fotografa, senza omettere aspetti come la vulnerabilit\u00e0 e la rappresentazione e del perch\u00e9, oggi, Arbus non smette di disturbarci.<\/p>\n<p class=\"p3\"><b>Lei \u00e8 stato abbastanza vicino al lavoro della Arbus, cosa significa vedere oggi le sue opere tornare nello spazio museale \u2014 in questo particolare allestimento e contesto \u2014 e come ci si sente nel vedere come le sue immagini vengano reinterpretate? <\/b><\/p>\n<p class=\"p3\">Nel corso della stampa delle sue opere sono diventato un grande ammiratore del suo lavoro e sono rimasto stupito nel vedere quanto sia riuscito l\u2019allestimento al Gropius Bau: le singole immagini non mi erano mai sembrate cos\u00ec accessibili. I visitatori sono invitati a soffermarsi su ogni fotografia, e lo\u00a0 fanno come mai prima d\u2019ora. La reazione, inevitabilmente affascinata dello spettatore, \u00e8 semplicemente una testimonianza dell\u2019unico e particolare legame che Diane \u00e8 stata capace di instaurare sia con i suoi soggetti sia con il suo pubblico.<\/p>\n<p><img alt=\"\" loading=\"lazy\" width=\"1031\" height=\"1024\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"h-auto w-full cursor-zoom-in object-contain\" style=\"color:transparent;object-position:center\"  src=\"\/cdn-cgi\/image\/format=auto,width=1400\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2026\/01\/gropius-bau-94134-gb25-diane-arbus-tripblets-in-their-bedroom-nj-1963-c-the-estate-of-diane-arbus-collection-maja-hoffmannluma-foundation.jpg\"\/>Triplets in their bedroom, N.J. 1963 \u00a9The Estate of Diane Arbus (Maja Hoffmann\/LUMA Foundation Collection)<\/p>\n<p class=\"p3\"><b>Arbus cercava il \u201cmostruoso\u201d non per esporlo, ma per rivelarne la normalit\u00e0. Nel mondo di oggi, in cui la diversit\u00e0 \u00e8 spesso celebrata come valore sociale o culturale, pensa che il suo sguardo ci disturbi ancora \u2014 o \u00e8 stato, in qualche modo, addomesticato da queste nozioni contemporanee di inclusione e marginalit\u00e0?<\/b><\/p>\n<p class=\"p3\">Ci\u00f2 che lei cercava poteva risultare \u201cmostruoso\u201d nella mente del pubblico pre-Arbus, ma mai nella sua. Fin dall\u2019infanzia era profondamente consapevole che ognuno aveva lo stesso diritto alla propria forma unica di umanit\u00e0 e, come lei stessa afferma, si limitava a rivelarne la normalit\u00e0. Il suo sguardo, la sua capacit\u00e0 non di giudicare, ma piuttosto di comprendere, sar\u00e0 inevitabilmente sospetto, sempre una sfida per la maggior parte di noi. Il suo messaggio \u00e8 universale e la capacit\u00e0 dell\u2019individuo di affrontarlo appartiene solo a ciascuno.<\/p>\n<p class=\"p3\"><b>Nell\u2019era delle identit\u00e0 curate e dei filtri digitali, cosa pensa rimanga di quell\u2019onest\u00e0 radicale nel suo\u00a0 approccio?<br \/><\/b><br \/>Diane faceva delle osservazioni sulla \u201cdifferenza tra intenzione ed effetto\u201d, nelle quali parlava della\u00a0 differenza tra come ogni individuo aspira a essere percepito e come invece pu\u00f2 essere osservato oggettivamente. Se la razza umana deve sopravvivere, l\u2019onest\u00e0 radicale sar\u00e0 uno degli elementi essenziali.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p><img alt=\"\" loading=\"lazy\" width=\"1039\" height=\"1024\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"h-auto w-full cursor-zoom-in object-contain\" style=\"color:transparent;object-position:center\"  src=\"\/cdn-cgi\/image\/format=auto,width=1400\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2026\/01\/gropius-bau-94136-gb25-diane-arbus-untitled-4-1970-71-c-the-estate-of-diane-arbus-collection-maja-hoffmannluma-foundation.jpg\"\/>Senza titolo, N.J. 1970-71 \u00a9The Estate of Diane Arbus (Maja Hoffmann\/LUMA Foundation Collection)<\/p>\n<p class=\"p3\"><b>Avendo trascorso anni lavorando con i suoi negativi e le sue stampe e lavorando anche come fotografo, ritiene che il suo ruolo sia quello di \u201ctradurre\u201d la sua opera per il pubblico di oggi, oppure piuttosto di preservarne la resistenza alla semplificazione, il suo mistero, la sua opacit\u00e0?\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"p3\">Non c\u2019\u00e8 alcuna interpretazione o \u201ctraduzione\u201d nel modo in cui stampo le fotografie di Diane. L\u2019unico\u00a0 obiettivo era la duplicazione: prima delle qualit\u00e0 fisiche, e quando ci\u00f2 non era possibile, allora\u00a0 dell\u2019intenzionalit\u00e0 evidente derivata dalla coerenza osservata nel suo metodo. Nessuno dovrebbe essere in grado di dire se una particolare stampa sia stata realizzata da lei o da me.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p class=\"p3\">Al di l\u00e0 della fame di vita della Arbus, nonostante il tragico epilogo della sua, c\u2019\u00e8 anche la gioia di vita. Il suo lavoro non \u00e8 una esposizione del mero freak, ma di tutta una esistenza di vite senza categorie. Ecco perch\u00e9 accanto all\u2019apparente mostro troviamo\u00a0Mae West, Jayne Mansfield, Marcel Duchamp, \u00a0 Frank Stella, James Brown e un futuro conduttore della CNN, Anderson Cooper, in veste di neonato\u00a0 dormiente, il quale alla domanda se avesse avuto problemi ad associare il suo nome alla foto, avrebbe risposto: \u201cBasta che non mi associate a quello con la granata\u201d. No, tranquillo, quello \u00e8 Colin\u00a0 Wood, diventato un agente assicurativo in California.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le gemelle Cathleen and Colleen Wade non hanno smesso di fissarci e neanche quelle di Shining,\u00a0 Lisa and&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":304983,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-304982","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115891030136556831","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/304982","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=304982"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/304982\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/304983"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=304982"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=304982"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=304982"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}