{"id":304987,"date":"2026-01-14T02:15:11","date_gmt":"2026-01-14T02:15:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304987\/"},"modified":"2026-01-14T02:15:11","modified_gmt":"2026-01-14T02:15:11","slug":"il-nuovo-cinema-di-guerra-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/304987\/","title":{"rendered":"Il nuovo cinema di guerra americano"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">Assieme alle apocalissi \u2013 nucleari o derivanti da invasioni aliene -, il tema della guerra civile \u00e8 particolarmente adatto alla trasposizione cinematografica. E negli ultimi due anni molta produzione statunitense vi si \u00e8 dedicata. <strong>In tempi di autoritarismo di destra e di sconquasso dell<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>ordine internazionale, <\/strong>nel paese di Hollywood, con un autocrate democraticamente eletto come Trump, <strong>il lato violento della politica <\/strong>\u2013 il conflitto fratricida, su cui gli stessi Stati Uniti contemporanei sorgono, e una fine catastrofica della pi\u00f9 antica democrazia al mondo \u2013 <strong>non pu\u00f2 che essere un ottimo argomento filmico.<\/strong><\/p>\n<p>Guerre civili e nazionalismi<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\"><a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.rivistastudio.com\/civil-war-alex-garland\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Civil War<\/a><strong> (2024) di Alex Garland, uscito pochi anni dopo l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>assedio di Capitol Hill (2021) da parte dei trumpisti \u00e8 in questo senso quasi documentaristico, oltre che predittivo di quel che \u00e8 possibile avvenga nel futuro pi\u00f9 prossimo.<\/strong> Nel film, due fotoreporter \u2013 una Kirsten Dunst lacerata e livida e un Wagner Moura bello &amp; dannato \u2013 si aggirano negli Stati Uniti dilaniati da un conflitto tra stato federale e secessionisti, con milizie suprematiste che uccidono arbitrariamente chi non \u00e8 \u201camericano\u201d. Il Paese \u00e8 allo sbando e la politica \u00e8 solo scontro armato: le idee tra i due gruppi di potere sono praticamente indistinguibili. E anche il senso del film non \u00e8 chiarissimo, oscillando come fa tra un videoclip con ottima musica \u2013 i Suicide e i Silver Apples \u2013, un cartone animato fantapolitico e un principio di riflessione sull\u2019etica della fotografia \u2013 davanti ad un uomo che fucila qualcuno, si tenta di impedirlo (vanamente) o lo si fotografa per denunciare al mondo?<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Successivamente \u00e8 uscito <strong>The Order (2024) <\/strong>di Justin Kurzel, meno ambizioso e forse perci\u00f2 pi\u00f9 riuscito, su un dolente agente FBI (Jude Law), che indaga su un gruppo di suprematisti bianchi nell\u2019Idaho a inizio anni \u201980, una sorta di genealogia dell\u2019estrema destra statunitense contemporanea \u2013 nel film politicamente marginali, ma oggi, nell\u2019amministrazione Trump, non molto distanti dal potere: per dire, pare che il 30% dello staff ascolti il podcast del misogino, razzista e antisemita nazionalista bianco <strong>Nick Fuentes<\/strong>, e, ci azzardiamo ad ipotizzare, non per farsi un\u2019idea ma in larga parte per affinit\u00e0. Oltre al segno razzista impresso alle politiche migratorie, recentemente \u00e8 stata fondata una comunit\u00e0 per <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2025\/08\/19\/realestate\/arkansas-white-housing-return-to-land.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">soli bianchi<\/a> in Arkansas e l\u2019evento non ha destato grande scandalo.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Un buon controcanto all\u2019incubo nazionalista attuale \u00e8 rappresentato dalla potentissima scena iniziale di The Brutalist (2024) di Brady Corbet, con il lager e la condizione migrante che si confondono. Tuttavia, purtroppo, le tre ore e mezza \u2013 pur senza fallire \u2013 non reggono l\u2019ambizione di fare un film indimenticabile, pensato per \u201crimanere\u201d. Ma, oltre che film storico-politico, \u00e8 un doloroso interrogarsi sul patto col diavolo che si fa in nome dell\u2019ambizione \u2013 giustificata anche dal voler riscattare il nulla a cui Buchenwald prov\u00f2 a ridurre il protagonista Adrien Brody e gli altri internati.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\"><strong>Aprendosi con il tentativo di far evadere dei migranti incarcerati, il pi\u00f9 recente <\/strong><a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.rivistastudio.com\/una-battaglia-dopo-laltra-paul-thomas-anderson-recensione\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">One Battle After Another<\/a><strong> \u2013 eletto film dell<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>anno da <\/strong><a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.bfi.org.uk\/sight-and-sound\/features\/winner-one-battle-after-another-best-film-2025\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Sight and Sound<\/a> <strong>e fresco di quattro Golden Globes \u2013 ha molte scene e temi che sembrano presi da un telegiornale<\/strong>: Sean Penn assomiglia al ministro decerebrato e nazi Pete Hegseth che ha arringato i propri soldati poco pi\u00f9 di un mese fa, i centri di detenzione per migranti rimandano a quelli riempiti a dismisura dalla destra MAGA al governo (ma esistevano anche prima e non solo l\u00ec), la citt\u00e0 occupata dai militari rimanda agli scontri a Los Angeles e Chicago, il klan di suprematisti bianchi nel film fa pensare a <strong>Steve Bannon<\/strong> e ai suoi sodali. La strumentalit\u00e0 dell\u2019attacco agli antifa in Usa risuona con quella con cui viene fatta un\u2019operazione anti-migranti per coprire gli obiettivi privati di Penn\/Hegseth \u2013 anche in Civil war, il massacro degli antifa viene rievocato come un episodio di svolta. Cos\u00ec come la fuga degli ex militanti radicali nel film pu\u00f2 essere associata a quella del professore di Rutgers University <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/us-news\/2025\/nov\/18\/death-threats-and-accusations-the-professor-targeted-by-the-us-far-right\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Mark Bray<\/a>, autore del <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/files.libcom.org\/files\/Antifa,%2520The%2520Anti-Fascist%2520Handbook.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Manuale dell\u2019antifascista<\/a>. Cos\u00ec come i rapimenti fatti dallo stato nel film di Anderson rimandano a quelli contemporanei nelle strade fatti dall\u2019ICE \u2013 la milizia anti-immigrazione che ha recentemente assassinato Renee Good. E Thomas Pynchon \u00e8 il romanziere che sembra inconsciamente ispirare i deliri di tanti dark maga e tecnofascisti come <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/a46cb128-1f74-4621-ab0b-242a76583105\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Peter Thiel<\/a> \u2013 di cui in Italia possiamo leggere <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.liberilibri.it\/le-nuvole\/il-momento-straussiano\/?srsltid=AfmBOopJawqZa6l9PVa31bR1laorJ8E7wYuKjzfq-o74zEK2PSKJjzXq\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un sunto<\/a> del pensiero politico.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\"><strong>La sinistra rivoluzionaria del film (che fa pensare al regista della nuova sinistra statunitense Robert Kramer), nel mondo, non c\u2019\u00e8<\/strong> \u2013 la frontiera sono i diritti umani, la libert\u00e0 di parola e le istituzioni liberal-democratiche nazionali e sovranazionali del secondo dopo guerra dal momento che l\u2019estrema destra \u00e8 all\u2019attacco e conquista posizioni ovunque. Ma se l\u2019aggrapparsi alla democrazia formale non \u00e8 entusiasmante, anche i ribelli del film non sembrano andare lontani, divisi tra repressione, tradimento e dipendenze e psicosi derivanti dalla sconfitta. <strong>Il terzo spazio tra velleitarismo destinato alla sconfitta e battaglie difensive ancora non si vede.<\/strong><\/p>\n<p>Tecnoutopie e guerre culturali<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Dalle parti delle trasformazioni postdemocratiche e oligarchiche e degli incubi della Silicon Valley si pu\u00f2 collocare <strong>Megalopolis<\/strong> (2024) di Francis Ford Coppola. Come un giovane americano che, dopo il college, viaggia in Europa e legge Marco Aurelio pensando di trovarvi verit\u00e0 eterne, cos\u00ec Coppola trasporta le sue utopie tecnocratiche e postumane su una sorta di impero romano. Caligola di Tinto Brass incontra Elon Musk che sfida Zuckerberg al Colosseo in salsa trash. La prospettiva, grazie a dio, \u00e8 comunque democratica (a la Daniel Liebeskind) invece che fascista (Thiel). Qualche scena rimanda a Children of Men o Cosmopolis ma poi prevale la profondit\u00e0 de Il Gladiatore di Ridley Scott \u2013 senza neanche la sua relativa godibilit\u00e0. Joe Biden, o chi per lui, pu\u00f2 vincere ma deve abbracciare un progetto ecologico-pedagogico che una \u00e9lite di illuminati prepara per l\u2019umanit\u00e0. Altrimenti la civilt\u00e0 occidentale perir\u00e0. Anche qui, con la rivolta finale, ci sono riferimenti a Capitol Hill e al fasciopopulismo trumpiano, che Coppola ci fa capire non apprezzare. <strong>Nella cinematografia politica statunitense, accanto al tema della guerra civile guerreggiata ci sono le cosiddette culture wars<\/strong><strong>, da <\/strong><a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.marsilioeditori.it\/libri\/scheda-libro\/3171062\/l-identit-non-di-sinistra\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">alcuni<\/a><strong> additate tra le cause della vittoria di Trump.<\/strong><\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Su questo, <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.rivistastudio.com\/after-the-hunt-luca-guadagnino-recensione\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">After the Hunt<\/a> \u00e8 un film ambiguo come deve essere ma appesantito da fintamente dotte discussioni e citazioni, da Agamben a Adorno. E, a tratti, purtroppo, sembra uno spot della Ralph Lauren \u2013 il logo \u00e8 visibile su ogni camicia indossata da Andrew Garfield, almeno tre \u2013 in cui si discutono i problemi che la wokeness pone alla Ivy League. Pesa la volont\u00e0 di restituire dialoghi brillanti, cinici e caustici \u2013 nonch\u00e8 il fatto che siamo in tempi trumpiani e non politicamente corretti. Come\u00a0Challengers, il tema \u00e8 l\u2019immoralit\u00e0 delle persone di successo ma lo stile, la forma \u00e8 ipnotizzato dall\u2019oggetto trattato. Forse Guadagnino \u00e8 pi\u00f9 simpatetico con le ragioni e il clima culturale del MeToo di quanto lo possano essere Philip Roth, con lo splendido La macchia umana \u2013 che per\u00f2, pi\u00f9 che una polemica sugli eccessi puritani del politicamente corretto, era soprattutto una tristissima riflessione esistenziale \u2013 o di Percivall Everett (American fiction), o, da ultimo, di Bret Easton Ellis con <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.rivistastudio.com\/bret-easton-ellis-white\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Bianco<\/a>. E senz\u2019altro pi\u00f9 di David Mamet con il suo The Penitent \u2013 film reazionario ma non privo di interesse. Ma <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.rivistastudio.com\/after-the-hunt-luca-guadagnino-recensione\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">After the Hunt<\/a> \u00e8 soprattutto indebolito dalla fascinazione verso le \u00e9lite progressiste La pi\u00e8ce di Mamet \u2013 portata al cinema da Lucas Barbareschi \u2013 ha alcune buone intuizioni, ammazzate dalla banale verbosit\u00e0, che, a sua volta, stecchisce lo spettatore \u2013 che pure non vorrebbe fare alcuna penitenza dal momento che il suo unico peccato \u00e8 quello di aver dedicato due ore a Barbareschi.<\/p>\n<p>Catastrofi atomiche e fine dell\u2019ordine americano: il caso di A House of Dynamite<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Un\u2019altra forma di conflitto distruttivo, non civile ma internazionale \u00e8 quello della minaccia atomica, su cui si concentra il mediocre <strong>A <\/strong><strong>House of Dynamite<\/strong> \u2013 la cui regista Kathrine Bigelow invece bordeggiava la questione della guerra civile in Strange Days.\u00a0Qui il protagonista cercava di sventare una rivolta derivante dall\u2019omicidio di un rapper nero da parte della polizia \u2013 erano gli anni dopo le rivolte per Rodney King a Los Angeles. A House of Dynamite sembra un blockbuster pacifista nella forma intellettualizzata di Independence Day. Al posto degli alieni, nel film di Bigelow, il nemico invisibile \u00e8 da individuare tra le nazioni che contendono l\u2019egemonia agli Stati Uniti.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Attraverso la scomposizione e moltiplicazione dei punti di vista sugli stessi venti minuti, Bigelow ci guida dentro la Casa Bianca nei minuti immediatamente precedenti all\u2019atterraggio di un razzo atomico sopra una citt\u00e0 statunitense. Generali e politici non sanno da dove venga e si interrogano su come e contro chi reagire \u2013 Cina, Russia, Corea del Nord? Sudano, chiamano, fanno ipotesi, imprecano e falliscono. I pezzi grossi fuggono e chi pu\u00f2 (deve) rimane collegato in videoconferenza a riflettere se l\u2019antico principio del chi colpisce per primo colpisce due volte sia ancora valido o meno. In media, i soldati scalpitano e i politici frenano. Gli Stati Uniti non sono pi\u00f9 quelli di una volta. Lo spunto politico \u00e8 l\u2019aggressione russa all\u2019Ucraina \u2013 in una scena compare anche una foto di Volodymyr Zelens\u2019kyji \u2013 e il ritorno del problema della deterrenza nucleare.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Bigelow non \u00e8 nota per la capacit\u00e0 di analisi politica, nonostante spesso i temi dei suoi film la richiederebbero. Nota \u00e8 la polemica su <strong>Detroit <\/strong>(2017), sulla rivolta del \u201967 e la violentissima repressione razzista della polizia, che fu <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.newyorker.com\/culture\/richard-brody\/the-immoral-artistry-of-kathryn-bigelows-detroit\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">criticato<\/a> per l\u2019immoralit\u00e0 dello sguardo nell\u2019esibizione della violenza. Al contempo Bigelow, prima di girare il divertente <strong>Point Break<\/strong>, fece la comparsa come femminista venduta allo Stato autoritario in <strong>Born in Flames <\/strong><a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Lizzie_Borden_(director)\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">(Lizzie Borden<\/a>, 1983), film politico e sperimentale su un gruppo di femministe ribelli che attacca il potere fintamente socialdemocratico e di fatto reazionario e patriarcale.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Non basta infatti la costruzione narrativa ispirata a Rashomon di Kurosawa a salvare un film tanto privo di idee quanto gonfio di retorica. Albe e tramonti si sprecano. A un certo punto, un marine turgido e muscoloso emerge in ralenti dall\u2019acqua in un\u2019isola del Pacifico \u2013 location unknown. I \u201ccazzo, generale\u201d e i \u201cporca puttana, comandante\u201d abbondano. Cos\u00ec come le chiamate a casa, alle mogli amate ma anche alle figlie distanti che vanno in terapia perch\u00e9 pap\u00e0 ha pensato alla carriera invece che a volergli bene. Ma prima di salutarsi \u2013 e che la bomba cada su ognuno \u2013 si dicono, infine, definitivamente, \u201cti voglio bene\u201d. Non mancano anche i generali che da duri e inflessibili affondano, come da tradizione, in ginocchio nella sabbia con la testa a ciondoloni e imprecando dio, di cui giungono a dubitare dopo una vita di cristiana devozione e machismo<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Ad ogni modo, tanto <strong>One Battle After Another<\/strong> di Anderson riesce a raccontare il nostro tempo assurdo e fascista \u2013 oltre che intrattenere e divertire \u2013 quanto questo film, che si vorrebbe distopico e attualissimo, pur aderendo ad un dato di fatto del nostro tempo (l\u2019emergere di un caos internazionale multipolare e il declino dell\u2019egemonia statunitense), intrappolato nella sua debolezza di scrittura, fallisce completamente. Bigelow accenna, come detto, all\u2019inadeguatezza statunitense (e il Pentagono ci ha tenuto a <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/film\/2025\/oct\/29\/kathryn-bigelow--pentagon-house-of-dynamite-netflix\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">smentire<\/a>) ma il tono marziale, serio, preoccupatissimo fa pensare che sia un surplus di disciplina \u2013 magari comunque autocontenitiva e non volta alla reciproca distruzione atomica \u2013 quel che desidera (lo sceneggiatore <a class=\"link-article\" href=\"https:\/\/www.independent.co.uk\/arts-entertainment\/films\/news\/netflix-house-of-dynamite-pentagon-kathryn-bigelow-b2855058.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Noah Oppenheim<\/a> ha ribadito che no, il film \u00e8 fedele, il sistema di difesa antiatomico degli USA \u00e8 debole, lo dicono gli esperti).<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Bigelow quasi tradisce una malinconia per i tempi di Air Force One in cui Harrison Ford, presidente degli Stati Uniti, sparava ai terroristi russi: il cattivo veniva punito, l\u2019eroe salvava se stesso e il suo popolo e tutto finiva per il meglio. Un altro antidoto contro retrotopie animate da buone intenzioni come A House of Dynamite pu\u00f2 essere il recente tragico e al contempo caustico <strong>The Shrouds<\/strong> (2024) di David Cronenberg dove russi e cinesi non sono i cattivi di cui leggiamo sui quotidiani di centro-sinistra del \u201cmondo libero\u201d ma incarnano le proiezioni di una persona affetta da paranoia, pericolosa per s\u00e9 e per gli altri. Ovviamente i pericoli non vengono solo dall\u2019autoritarismo che produciamo in occidente ma anche da quello delle potenze che si candidano a sostituire il dominio statunitense \u2013 come mostra l\u2019attuale santa alleanza Putin-Trump contro l\u2019Ucraina invasa. <strong>Tuttavia non sar\u00e0 la nostalgia per l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>ordine n<\/strong><strong>\u00e9 <\/strong><strong>un ripristino di una buona difesa militare della vecchia potenza imperiale a evitare l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>esplosione della casa comune, ma semmai ad accelerarla.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Assieme alle apocalissi \u2013 nucleari o derivanti da invasioni aliene -, il tema della guerra civile \u00e8 particolarmente&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":304988,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-304987","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115891045889207857","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/304987","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=304987"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/304987\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/304988"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=304987"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=304987"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=304987"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}