{"id":305316,"date":"2026-01-14T07:39:10","date_gmt":"2026-01-14T07:39:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/305316\/"},"modified":"2026-01-14T07:39:10","modified_gmt":"2026-01-14T07:39:10","slug":"intervista-alla-storica-dellarte-e-curatrice-letizia-ragaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/305316\/","title":{"rendered":"Intervista alla storica dell&#8217;arte e curatrice Letizia Ragaglia"},"content":{"rendered":"<p>Figura di spicco a livello internazionale, <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/curatore-critico-arte\/letizia-ragaglia\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Letizia Ragaglia<\/strong> <\/a>(Montebelluna, 1969) ha recentemente lasciato la direzione del Kunstmuseum Liechtenstein di Vaduz, cedendo il testimone alla storica dell\u2019arte <strong>Christiane Meyer-Stoll.<\/strong><br \/>Si chiude cos\u00ec un capitolo importante del suo percorso professionale: la storica dell\u2019arte e curatrice veneta assumer\u00e0 infatti la direzione del <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/arte-contemporanea\/2025\/06\/letizia-ragaglia-masi\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">MASI di Lugano<\/a><\/strong> a partire da met\u00e0 marzo 2026. Volevamo saperne di pi\u00f9 sulle esperienze passate e sugli obiettivi futuri, e le abbiamo quindi rivolto qualche domanda.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/240229kumubethanhuwsvernissge-37-1024x683.jpg\" alt=\"Letizia Ragaglia. Photo: Sandra Maier, \u00a9 Kunstmuseum Liechtenstein\" class=\"wp-image-1205890\"  \/>Letizia Ragaglia. Photo: Sandra Maier, \u00a9 Kunstmuseum Liechtenstein<strong>Intervista alla storica dell\u2019arte e curatrice Letizia Ragaglia<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dopo quasi cinque anni alla direzione del Kunstmuseum Liechtenstein, quali aspetti del lavoro svolto a Vaduz sente oggi come pi\u00f9 significativi?<br \/><\/strong>Ho ribadito molte volte di essere una persona \u201cmuseale\u201d, nel senso che mi interessano profondamente le collezioni, la ricerca e i progetti a esse connessi. All\u2019interno dei musei abbiamo imparato tutte e tutti a essere pi\u00f9 sostenibili, a incrementare il lavoro sul patrimonio per cercare di ridurre i prestiti a lunga distanza, ma forse non \u00e8 ancora passato del tutto il messaggio di quanto la ricerca sulle collezioni possa essere gratificante e arricchente. Io la ritengo il cuore di ogni museo.<br \/>Al Kunstmuseum Liechtenstein ho trovato un patrimonio composto da diversi nuclei tematici significativi, molto specifici e ben delineati, ma ho avuto anche la possibilit\u00e0 di \u201cripensarli\u201d e ampliarli, rendendo la collezione pi\u00f9 inclusiva.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><strong>Ci spieghi meglio\u2026<br \/><\/strong>Nell\u2019ambito della commissione acquisti, che si riuniva tre volte l\u2019anno, abbiamo innanzitutto analizzato le visioni e i punti di forza delle opere acquisite nel corso degli anni dal museo; successivamente abbiamo puntato su posizioni nuove, anche giovani, che potessero integrare il patrimonio museale riprendendo le storie gi\u00e0 presenti, ma raccontandole anche in maniera nuova e inedita.<br \/>All\u2019interno della programmazione espositiva ho inoltre invitato diversi artisti a lavorare con la collezione, talvolta anche nel ruolo di curatori, attraverso un format chiamato semplicemente Artist Choice, partendo dal presupposto che ogni collezione sia materia viva, ricca di potenzialit\u00e0 sempre nuove.<\/p>\n<p>Al contempo, per me era importante che nel pubblico, soprattutto in quello locale, crescesse la consapevolezza che la collezione \u00e8 un bene condiviso. Lo staff museale non \u00e8 il detentore di un certo numero di opere da spolverare e mostrare occasionalmente: chi lavora in un museo ha il privilegio e la responsabilit\u00e0 di gestire un patrimonio con una storia specifica e il dovere di renderlo accessibile e fruibile a un pubblico eterogeneo, attraverso modalit\u00e0 sempre nuove, capaci di dimostrarne la vitalit\u00e0 e la dinamicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il museo secondo Letizia Ragaglia<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ha spesso parlato del museo come di un luogo aperto, dinamico e di sperimentazione: come questa visione ha preso forma concreta nella programmazione espositiva?<br \/><\/strong>I musei sono luoghi di incontro a diversi livelli: tra opera e pubblico, tra artisti e pubblico, ma anche tra le persone che li frequentano. Questi incontri possono avvenire in modo intimo e contemplativo, ma anche sotto forma di vere e proprie contaminazioni positive.<br \/>In questo senso, a Vaduz ho cercato di \u201caprire\u201d il museo attraverso operazioni molto semplici, come l\u2019introduzione del mercoled\u00ec gratuito. Da questa iniziativa \u00e8 nata la proposta del team di organizzare un \u201cmercoled\u00ec XL\u201d circa ogni sei settimane. Questo appuntamento speciale prevedeva il coinvolgimento di associazioni del territorio, che prendevano spunto dalle mostre in corso per organizzare performance, talk e happening, spesso culminanti in serate danzanti.<\/p>\n<p>Secondo la definizione ICOM, i musei \u201coperano e comunicano in modo etico e professionale e con la partecipazione delle comunit\u00e0, offrendo esperienze diversificate per l\u2019educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze\u201d. Ritengo anche il ballo un momento di incontro, di scambio e di \u201cpiacere\u201d, capace di contribuire all\u2019abbattimento delle barriere che molti avvertono ancora nel varcare la soglia di un museo.<\/p>\n<p><strong>E per quanto riguarda la sperimentazione?<br \/><\/strong>Tornando al concetto di sperimentazione: al Kunstmuseum Liechtenstein abbiamo iniziato a introdurre la performance all\u2019interno delle sale come strumento per dinamizzare le mostre; abbiamo realizzato progetti come Il parlamento delle piante, che affrontavano tematiche di rilevanza sociale e coinvolgevano in modo capillare e continuativo il territorio; e abbiamo dato vita a numerose mostre di piccolo formato che sperimentavano, ogni volta in modo diverso, con la collezione.<br \/>Credo che il peggio che possa accadere a un museo sia trasmettere un senso di staticit\u00e0. Un museo deve saper sorprendere, mostrarsi sotto vesti sempre nuove, senza per questo intaccare la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Letizia Ragaglia e la direzione del MASI di Lugano<\/strong><\/p>\n<p><strong>Da met\u00e0 marzo assumer\u00e0 la direzione del MASI di Lugano: cosa rappresenta per lei questo nuovo incarico e quali continuit\u00e0 immagina con l\u2019esperienza appena conclusa?<br \/><\/strong>Innanzitutto sono davvero felice di poter lavorare al MASI, un museo giovane e ricco di potenzialit\u00e0. Questo nuovo incarico rappresenta per me la possibilit\u00e0 di mettere a frutto le esperienze maturate a Bolzano e in Liechtenstein, ma anche di crescere insieme a una nuova squadra, avviando percorsi che nascono dall\u2019approfondimento e dalla specificit\u00e0 del contesto ticinese.<br \/>Ho ascoltato recentemente una bella intervista al noto regista tedesco Wim Wenders, che sottolineava come, per ogni nuovo film, si sia sempre imposto di spingersi in territori sconosciuti per evitare la ripetizione di ci\u00f2 che gi\u00e0 conosce. Credo sia fondamentale non adagiarsi su un\u2019\u201cexpertise\u201d gi\u00e0 acquisita, ma intraprendere un percorso di crescita, personale e istituzionale, dando vita a progetti nuovi. Questo, naturalmente, pu\u00f2 avvenire solo dopo un attento periodo di conoscenza e approfondimento del contesto in cui si opera.<br \/>In questo senso, anche la vicinanza del LAC mi stimola molto e auspico possano nascere collaborazioni proficue. Dall\u2019esperienza appena conclusa, invece, porter\u00f2 con me soprattutto la voglia di continuare a sperimentare con le collezioni.<\/p>\n<p><strong>Guardando al futuro, quale pensa debba essere oggi il ruolo di un museo d\u2019arte contemporanea all\u2019interno della societ\u00e0?<br \/><\/strong>In un recente articolo sul futuro dei musei apparso su Artforum, il direttore del Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, Eric Crosby, ha proposto che i musei inizino a pensarsi come neighborhood museums, musei di quartiere capaci di diventare una risorsa vitale e necessaria per individui e comunit\u00e0. Anch\u2019io credo nell\u2019importanza di un museo conviviale, in cui il pubblico si senta accolto.<br \/>\u00c8 fondamentale dedicare grande attenzione allo sviluppo di formati diversi, in grado di attrarre nuovi pubblici e di fare del museo un luogo di incontro e di arricchimento non solo artistico, ma anche umano.<br \/>Ritengo inoltre essenziale che all\u2019interno delle istituzioni la visione della direzione venga condivisa in modo trasparente con il team: lo spirito di un museo aperto \u00e8 innanzitutto vissuto da chi ci lavora e solo successivamente trasmesso e percepito dal pubblico. Infine, sono dell\u2019idea che i musei debbano agire come istituzioni globali con aspirazioni locali.<\/p>\n<p>Valentina Muzi<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Figura di spicco a livello internazionale, Letizia Ragaglia (Montebelluna, 1969) ha recentemente lasciato la direzione del Kunstmuseum Liechtenstein&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":305317,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-305316","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115892319901993347","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305316","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=305316"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305316\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/305317"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=305316"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=305316"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=305316"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}