{"id":305331,"date":"2026-01-14T07:49:11","date_gmt":"2026-01-14T07:49:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/305331\/"},"modified":"2026-01-14T07:49:11","modified_gmt":"2026-01-14T07:49:11","slug":"la-strana-folla-ai-funerali-della-madre-il-colpo-di-un-cecchino-perche-luccisione-di-orsoni-segna-la-fine-dei-codici-mafiosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/305331\/","title":{"rendered":"La strana folla ai funerali della madre, il colpo di un cecchino: perch\u00e9 l&#8217;uccisione di Orsoni segna la fine dei codici mafiosi"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Roberto Saviano<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">L\u2019ex dirigente  del Fronte di liberazione  \u00e8 stato ucciso al funerale della madre. Nella logica d\u2019onore le esequie sono  uno spazio inviolabile<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cimitero di Vero, a pochi chilometri da Ajaccio.<\/b> \u00c8 il 12 gennaio, poco dopo le 16.30. Il funerale di Marinette Orsoni, novantadue anni, ha richiamato una cinquantina di persone, un numero anomalo per un piccolo paese corso dove, quando muoiono i vecchi, i cortei sono sparuti e raramente superano la decina di presenze. Qui no.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma quelle persone non sono venute solo per lei. Sono venute per suo figlio. <b>Marinette Orsoni \u00e8 la madre di Alain Orsoni<\/b> e infatti, contro ogni previsione, <b>Alain Orsoni<\/b> \u00e8 l\u00ec, esposto, riconoscibile, presente senza alcun tentativo di nascondersi. Si avvicina e si allontana dal feretro con quel movimento irrequieto che hanno i figli quando il dolore non trova una posizione stabile nel corpo e nello spazio.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Poi una fitta improvvisa al petto. Non c\u2019\u00e8 rumore, non c\u2019\u00e8 confusione, non c\u2019\u00e8 avvertimento. Un solo colpo. <b>Un cecchino appostato a distanza ha sparato in modo chirurgico, colpendo il cuore<\/b> con una precisione che non lascia margini all\u2019errore. <b>Alain Orsoni cade a terra e <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_gennaio_12\/corsica-orsoni-leader-nazionalista-assassinato-al-funerale-della-madre-ef4a1a5b-6ffc-4745-bf9d-5129ee406xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">muore l\u00ec<\/a><\/b>, davanti alla bara di sua madre.<br \/>\u00a0<br \/><b>Uccidere a un funerale non appartiene alla logica d\u2019onore mafiosa<\/b>. \u00c8 il suo rovesciamento. <b>Nella tradizione mafiosa classica il funerale \u00e8 uno spazio sacro e inviolabile<\/b>, un tempo sospeso in cui il lutto segna un limite e oltre quel confine la violenza smette di essere regolazione del conflitto per diventare distruzione totale. Per questo, <b>storicamente, le mafie non colpivano mai in quel contesto<\/b> e anzi spesso accadeva l\u2019opposto, perch\u00e9 l\u2019uomo d\u2019onore che aveva ucciso si presentava al funerale della vittima, portava la corona di fiori pi\u00f9 imponente e faceva le condoglianze alla famiglia.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non era ipocrisia, era un messaggio codificato, perch\u00e9 nulla di personale voleva dire che si eliminava una funzione di potere senza distruggere la persona, che il colpo non si estendeva alla memoria e che il lutto segnava il punto esatto in cui la violenza doveva fermarsi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quando Gaetano Badalamenti uccide Cesare Manzella<\/b>, <b>il 26 aprile 1963, l\u2019omicidio segna l\u2019atto d\u2019apertura della prima guerra di mafia palermitana<\/b>, combattuta per il controllo delle rotte internazionali del traffico d\u2019eroina.  \u00c8 il modo per dire rispetto a don Cesare, ma ora \u00e8 il mio turno, perch\u00e9 la violenza ha colpito il ruolo che incarnava e non la sua persona, segnando un passaggio di potere senza trasformare l\u2019omicidio in annientamento.<\/p>\n<p>    La dichiarazione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quando ti uccidono a un funerale non \u00e8 un eccesso n\u00e9 una perdita di controllo. \u00c8 una dichiarazione. Significa innanzitutto che non ti trovavano da nessun\u2019altra parte, che eri protetto dalla casa, dalle abitudini, dal silenzio, dalle relazioni, e allora l\u2019operativit\u00e0 scavalca la regola non perch\u00e9 la regola non conti pi\u00f9 ma perch\u00e9 ucciderti conta di pi\u00f9.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma c\u2019\u00e8 qualcosa di ancora pi\u00f9 profondo, perch\u00e9 <b>uccidere a un funerale significa che sei stato espulso dalla grammatica mafiosa<\/b>,<b> che non sei pi\u00f9 un uomo da rispettare<\/b>, <b>che non sei pi\u00f9 una famiglia da riconoscere, che sei diventato meno che niente<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo \u00e8 il messaggio non detto ma urlante lasciato sul corpo di <b>Alain Orsoni<\/b> ed \u00e8 qui che bisogna capire chi era davvero. <b>Alain Orsoni non era un boss della mafia<\/b> corsa ma non era nemmeno il suo contrario, perch\u00e9 non comandava un clan n\u00e9 gestiva traffici in modo diretto, ma allo stesso tempo non era una figura marginale o innocua. <b>Era stato un dirigente del Fronte di Liberazione Nazionale Corso<\/b>, uno dei quadri di quella generazione per cui l\u2019indipendentismo non era separabile dall\u2019uso della forza e la lotta armata veniva concepita come strumento di regolazione del potere territoriale prima ancora che come gesto ideologico. Non era un teorico puro ma un uomo di territorio, capace di muoversi tra famiglie, relazioni, silenzi e fedelt\u00e0,<b> in un contesto in cui il movimento indipendentista non \u00e8 mai stato un blocco compatto<\/b> ma una costellazione di gruppi, correnti e rivalit\u00e0 interne.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quando negli anni successivi una parte dell\u2019FLNC tenta una normalizzazione politica e un\u2019uscita dalla lotta armata, Orsoni prende le distanze dal Fronte, si stacca dall\u2019organizzazione e si colloca in quell\u2019area nazionalista che cerca una legittimazione pubblica, senza per\u00f2 recidere del tutto i legami con il mondo che lo aveva prodotto.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel \u201890 fonda una formazione scissionista chiamata MPA (Movimento per l\u2019Autodeterminazione) ma si sfalda tutto in poco tempo perch\u00e9 ogni militante vuole il suo guadagno e MPA non ha troppo potere da distribuire, e Orsoni passa da investire in pizzerie a Miami e ai videopoker in societ\u00e0 catalane. <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_gennaio_12\/corsica-alain-orsoni-leader-nazionalista-ucciso-edc3acaf-8610-4e02-9add-394991a81xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Negli anni successivi resta una figura opaca ma centrale<\/a>, senza incarichi istituzionali di primo piano ma con relazioni trasversali che attraversano ex militanti, imprenditori, uomini della criminalit\u00e0 corsa e politici. \u00c8 anche presidente dell\u2019AC Ajaccio, e in Corsica il calcio non \u00e8 mai solo calcio ma uno strumento di visibilit\u00e0, protezione e influenza simbolica.<\/p>\n<p>    I precedenti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La sua storia personale \u00e8 segnata dal sequestro e dall\u2019uccisione del fratello Guy Orsoni. Guy viene sequestrato nel 1983 e ha una sola colpa, quella di essere il fratello di Alain, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 rivendicazione, non c\u2019\u00e8 richiesta di riscatto, non c\u2019\u00e8 trattativa. Non \u00e8 banditismo classico e non \u00e8 un\u2019operazione politica in senso stretto, ma un rapimento punitivo che lo tiene prigioniero per mesi fino alla sua uccisione nel 1984.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gli esecutori sono banditi a prestito, perch\u00e9 a sequestrarlo \u00e8 Salvatore Contini, sardo dell\u2019Anonima sarda, mentre a commissionare l\u2019operazione \u00e8 Jean-Marc Leccia, figura di raccordo tra criminalit\u00e0 corsa e manovalanza esterna. Per molti, per\u00f2, l\u2019origine di quella stagione di violenza va cercata pi\u00f9 indietro, nella strategia dello Stato francese di colpire i vertici storici dell\u2019FLNC e di sostituirli, consapevolmente o meno, con forme di banditismo puro.<br \/>\u00a0<br \/>Dopo l\u2019uccisione di Guy, Alain Orsoni reagisce. Un commando dell\u2019FLNC entra nel carcere di Ajaccio travestito da guardie e uccide Contini e Leccia, in un\u2019azione che \u00e8 insieme vendetta e chiusura del cerchio, perch\u00e9 chi ha eseguito e chi poteva parlare viene eliminato. Da allora Alain Orsoni esiste e in certi sistemi questo \u00e8 gi\u00e0 troppo. Non comandava. Non denunciava. Non tradiva. Ma esisteva e restava come memoria, come soglia, come figura capace almeno simbolicamente di contenere e proteggere, anche rispetto al figlio entrato negli anni in una guerra criminale aperta e nemico storico del clan del Petit Bar.<\/p>\n<p>    La memoria<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Uccidere Alain Orsoni al funerale di sua madre significa dire che non esiste pi\u00f9 alcuna autorit\u00e0 residua<\/b>, n\u00e9 politica n\u00e9 genealogica, che la voce storica non deve pi\u00f9 parlare e che la protezione simbolica del padre non deve pi\u00f9 valere per il figlio. <b>Non \u00e8 un gesto di onore \u00e8 potere nudo<\/b>. Come nel Padrino Parte II, quando a Corleone Paolo, il fratello di Vito Andolini, viene ucciso durante la processione funebre del padre per impedirgli di vendicarsi. A Vero accade l\u2019inverso, perch\u00e9 si elimina il padre per impedire che possa ancora proteggere il figlio. <b>Uccidere Alain Orsoni davanti alla bara di sua madre non serve a eliminare un uomo ma a dire che la memoria non protegge pi\u00f9 e che la storia non garantisce pi\u00f9 nulla<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ora la Corsica non \u00e8 pi\u00f9 banditismo e politica intrecciati e non \u00e8 nemmeno quel luogo ambiguo in cui la violenza pretendeva una ragione, un\u2019ideologia, una genealogia. \u00c8 qualcos\u2019altro, uno spazio in cui la forza non ha pi\u00f9 bisogno di raccontarsi e in cui il passato non produce pi\u00f9 legittimit\u00e0. <b>Un tempo il banditismo aveva un codice e il nazionalismo, per quanto armato, aveva una narrazione<\/b>. Oggi resta solo l\u2019atto, secco, muto, definitivo. Non si colpisce per governare un conflitto, si colpisce per svuotarlo. Non si elimina un nemico, si elimina una possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>    Niente pi\u00f9 regole<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Con Alain Orsoni ucciso davanti alla bara di sua madre, la Corsica perde l\u2019ultima soglia tra violenza e senso<\/b>, non perch\u00e9 Orsoni fosse un giusto o un capo ma perch\u00e9 esisteva ancora come limite. Da quel colpo in poi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 banditismo politico n\u00e9 politica armata. C\u2019\u00e8 potere puro, che non chiede consenso, non riconosce lutti e non teme memoria. E quando una terra arriva a questo punto non \u00e8 pi\u00f9 una terra in conflitto. \u00c8 una terra senza pi\u00f9 regole da infrangere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. News, approfondimenti e l&#8217;assistente virtuale al tuo servizio.<\/p>\n<p>SCARICA L&#8217; APP<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/eco.png\"\/><\/a><\/p>\n<p>Iscriviti alle <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter de L&#8217;Economia<\/a>. 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