{"id":305472,"date":"2026-01-14T09:54:14","date_gmt":"2026-01-14T09:54:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/305472\/"},"modified":"2026-01-14T09:54:14","modified_gmt":"2026-01-14T09:54:14","slug":"street-art-e-minoranza-arbereshe-a-piana-degli-albanesi-in-sicilia-piana-degli-albanesi-la-street-art-come-ultima-difesa-della-minoranza-arbereshe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/305472\/","title":{"rendered":"Street art e minoranza arb\u00ebresh\u00eb a Piana degli Albanesi in Sicilia Piana degli Albanesi: la street art come ultima difesa della minoranza arb\u00ebresh\u00eb"},"content":{"rendered":"<p>Quando arrivi a <strong>Piana degli Albanesi<\/strong> (non lontano da Palermo) e sali verso il quartiere storico Sheshi, non ti aspetti di trovare un museo. Ti aspetti case vuote, finestre chiuse, quel silenzio particolare dei borghi che si spopolano. Invece, dal 2023, nove murales e diverse sculture hanno trasformato questo quartiere storico in qualcosa che l\u2019amministrazione comunale chiama \u201c<strong>museo a cielo aperto\u201d<\/strong>. Ma questa definizione \u00e8 limitante. Quello che sta accadendo qui \u00e8 ben pi\u00f9 complesso: \u00e8 un tentativo di <strong>occupare uno spazio simbolico <\/strong>prima che sparisca del tutto.\u00a0<\/p>\n<p><strong>La minoranza arb\u00ebresh\u00eb a Piana degli Albanesi<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Gli arb\u00ebresh\u00eb sono una minoranza linguistica e culturale presente in Italia dal XV Secolo, arrivati in Sicilia, Calabria e altre regioni del Sud in fuga dall\u2019avanzata ottomana. Piana degli Albanesi, fondata nel 1488, \u00e8 uno dei centri pi\u00f9 vitali di questa comunit\u00e0 in Italia, anche se la vitalit\u00e0 rimane relativa. Lo spopolamento avanza, l\u2019economia fatica, la pressione omologante della cultura dominante continua. La lingua arb\u00ebresh\u00eb resiste, i costumi tradizionali escono per le feste, le icone bizantine brillano nelle chiese. Ma fuori dai momenti rituali, il presente \u00e8 incerto.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>                    <a class=\"c-image_wrap\" href=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/andrea-buglisi-il-dono-piana-degli-albanesi-2023-courtesy-dellartista-scaled.jpeg\" data-pswp-width=\"1920\" data-pswp-height=\"2560\" data-cropped=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                        <img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/andrea-buglisi-il-dono-piana-degli-albanesi-2023-courtesy-dellartista-768x1024.jpeg\" class=\"attachment-medium_large size-medium_large\" alt=\"Andrea Buglisi, Il Dono, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l'artista\"  \/>                        1 \/ 2<br \/>\n                        Andrea Buglisi, Il Dono, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l\u2019artista<br \/>\n                    <\/a><br \/>\n                    Andrea Buglisi, Il Dono, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l\u2019artista<\/p>\n<p>                    <a class=\"c-image_wrap\" href=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/andrea-buglisi-piana-degli-albanesi-2023-courtesy-dellartista.png\" data-pswp-width=\"1170\" data-pswp-height=\"2071\" data-cropped=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                        <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1359\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/andrea-buglisi-piana-degli-albanesi-2023-courtesy-dellartista-768x1359.png\" class=\"attachment-medium_large size-medium_large\" alt=\"Andrea Buglisi, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l'artista\"  \/>                        2 \/ 2<br \/>\n                        Andrea Buglisi, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l\u2019artista<br \/>\n                    <\/a><br \/>\n                    Andrea Buglisi, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l\u2019artista<\/p>\n<p>                    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"113\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/andrea-buglisi-il-dono-piana-degli-albanesi-2023-courtesy-dellartista-113x150.jpeg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"Andrea Buglisi, Il Dono, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l'artista\"  \/>                <\/p>\n<p>                    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"85\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/andrea-buglisi-piana-degli-albanesi-2023-courtesy-dellartista-85x150.png\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"Andrea Buglisi, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l'artista\"  \/>                <\/p>\n<p><strong>La street art a Piana degli Albanesi<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/andrea-buglisi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong>Andrea Buglisi<\/strong><\/a><strong> <\/strong>(Palermo, 1974) direttore artistico del progetto Bashk\u00eb in Art e autore del murale \u201cIl Dono\u201d, usa un verbo che suona strano nel linguaggio della street art: \u201c<strong>accarezzare\u201d<\/strong>. Un luogo dove la street art non \u00e8 mai esistita, dove la popolazione non conosce certe tendenze dell\u2019arte contemporanea, richiede un approccio delicato. Milano o Berlino possono sostenere un linguaggio dirompente, spiega Buglisi, ma qui bisogna considerare il paesaggio, la comunit\u00e0, la memoria. Il suo murale raffigura un <strong>gioiello tradizionale degli orafi locali<\/strong>, circondato da gazzelle dorate e uccelli che dialogano attivamente con il paesaggio del lago. \u201cHo voluto dialogare con temi legati alla natura, questi colori che riprendono i colori del lago, delle montagne in lontananza, creando quasi un tratto di unione fra il paesaggio e l\u2019architettura\u201d. Quando gli chiedo se un linguaggio cos\u00ec dolce possa funzionare come protezione di una cultura a rischio, risponde che lo stimolo \u00e8 proprio mantenere viva un\u2019identit\u00e0 culturale che rischia di diventare sempre pi\u00f9 marginalizzata. \u201cHo conosciuto anche gli artigiani Lucito, sono stati proprio gentilissimi, sono andato a trovarli al loro laboratorio, erano felicissimi, sono venuti durante la realizzazione mentre dipingevo il gioiello, erano veramente estatici. Si \u00e8 creato un ponte di relazioni molto interessanti con il luogo\u201d. Non si tratta di arrivare, dipingere e andare via. \u00c8 costruire qualcosa che la comunit\u00e0 possa riconoscere come proprio.\u00a0<\/p>\n<p><strong>L\u2019oro nel murales di Igor Scalisi Palminteri per Piana degli Albanesi<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/igor-scalisi-palminteri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong>Igor Scalisi Palminteri<\/strong><\/a><strong> <\/strong>(Palermo, 1973) porta il ragionamento su un diverso piano di profondit\u00e0. Nel suo San Giorgio, un filo d\u2019oro attraversa anche il drago, considerato simbolo del male. \u201cPiana degli Albanesi rappresenta come artista un punto di riferimento legato alla tradizione dell\u2019icona sacra. Nella mia ricerca iniziale su tela ho fatto oro di questa tradizione, quando ho pensato al San Giorgio ho pensato che dovesse esserci il colore oro\u201d. Poi la domanda: \u201cMi sono chiesto: ma nel male metto il colore oro, che \u00e8 un colore del divino? Ma io mi sono anche risposto: un drago, un male, prima di essere un male, cos\u2019\u00e8 stato? Un uomo che da adulto commette un reato o del male, da piccolo che cos\u2019\u00e8 stato? Che storia ha? In ognuno di noi c\u2019\u00e8 quel filo, quella filigrana, anche nelle persone pi\u00f9 malvagie, ma chiaramente \u00e8 stato soffocato dalla sofferenza e dal dolore\u201d. Non \u00e8 solo teologia, \u00e8 una <strong>lettura politica<\/strong> del margine: \u201cQuesto \u00e8 un pensiero che io ho ogni volta che penso a qualcuno da mettere in galera o alla gogna sui social. Ci\u00f2 che vedo all\u2019interno dei quartieri emarginati di Palermo \u00e8 che quelle persone che vorremmo ammazzare tutti perch\u00e9 rovinano la nostra citt\u00e0 sono persone che da bambini hanno subito in primis l\u2019abbandono dalle istituzioni ma anche violenze. \u00c8 questa la storia della <strong>filigrana d\u2019oro<\/strong>, oltre che il segno che mi riconduce alle icone bizantine\u201d.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"724\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/igor-scalisi-palminteri-san-giorgio-il-trionfo-della-luce-piana-degli-albanesi-2023-courtesy-dellart.jpeg\" alt=\"Igor Scalisi Palminteri, San Giorgio: Il trionfo della luce, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l'artista\" class=\"wp-image-1205809\"  \/>Igor Scalisi Palminteri, San Giorgio: Il trionfo della luce, Piana degli Albanesi, 2023. Courtesy l\u2019artista<strong>Piana degli Albanesi e la questione dell\u2019identit\u00e0<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019oro diventa cos\u00ec la traccia di un\u2019<strong>umanit\u00e0 possibile<\/strong>, anche nei luoghi che lo Stato ha dimenticato. Ma cosa significa portare addosso un\u2019identit\u00e0 cos\u00ec forte, cos\u00ec definita? Igor lo dice senza filtri: \u201cLavorare a Piana \u00e8 stato come lavorare a casa. La comunit\u00e0 di Piana ha una forza, quella di questa grande identit\u00e0, definita, potente, e hanno il bisogno di manifestarla. Questa \u00e8 un\u2019arma a doppio taglio: pu\u00f2 manifestare chiusura e a volte l\u2019ho percepita, ma pu\u00f2 manifestare grande senso di accoglienza. Sono stato fortunato perch\u00e9 ho vissuto l\u2019aspetto dell\u2019accoglienza, del servizio. Ho visto persone che si sono messe completamente a disposizione, persone che facevano i volontari e non ci guadagnavano niente, persone che credono in questa identit\u00e0, che si spendono e si continuano a spendere per questo progetto\u201d. \u00c8 esattamente questo il<strong> punto di tensione<\/strong>, l\u2019identit\u00e0 che ti tiene insieme pu\u00f2 anche chiuderti. L\u2019accoglienza che offri pu\u00f2 invece diventare una gabbia. Ma per ora, a Piana, sembra prevalere la prima opzione.\u00a0<\/p>\n<p><strong>La street art come collante tra margini e istituzioni<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Quando chiedo a Igor se l\u2019arte urbana pu\u00f2 sostituirsi alle istituzioni per dare importanza a un luogo, la risposta \u00e8 netta: \u201cIo penso che niente e nessuno possa sostituirsi alle istituzioni. Se c\u2019\u00e8 un\u2019associazione o qualcuno che si sostituisce alle istituzioni significa che <strong>le istituzioni stesse hanno fallito<\/strong>. Allora io registro il fallimento delle istituzioni\u201d. Il fallimento di cui parla Igor ha nomi e cognomi concreti: sono i fondi per le minoranze linguistiche che non arrivano, le scuole dove l\u2019arb\u00ebresh\u00eb non si insegna pi\u00f9 sistematicamente, i giovani che partono perch\u00e9 non trovano lavoro. Ma cosa succederebbe se quelle istituzioni che hanno fallito tornassero davvero a fare la loro parte? \u201cSe davanti non ho dei politici che tentano di raccogliere voti ma se ho davanti degli uomini e donne di buona volont\u00e0 che tentano di governare un territorio, credo nel dialogo e nella collaborazione. Questo progetto ha senso perch\u00e9 mira al dialogo. Io credo comunque nella potenza della street art. Io tento di essere un collante tra le istituzioni e i luoghi e le persone emarginate. La street art pu\u00f2 essere questo ponte, questo faro che si accende su un luogo ormai dimenticato\u201d. Il sindaco <strong>Rosario Petta<\/strong>, dal canto suo, parla di investimenti finanziati dall\u2019amministrazione comunale con progetti della <strong>Regione Siciliana<\/strong> e della <strong>Citt\u00e0 Metropolitana<\/strong>, e sottolinea il ritorno turistico: \u201cI bar di Piana sono giornalmente pieni di visitatori che vengono a visitare il museo a cielo aperto\u201d. Ma \u00e8 questo il parametro di successo? I caff\u00e8 venduti misurano davvero la riappropriazione di uno spazio? Igor racconta qualcosa di diverso: \u201cIn quella settimana ho visto centinaia di persone affollate nel quartiere Sheshi e molte di quelle con cui ho dialogato mi dicevano: \u00e8 bello ci\u00f2 che stiamo facendo\u201d. Non \u201cstate facendo\u201d, ma \u201cstiamo facendo\u201d. \u00c8 questa la sostanziale differenza tra turismo e appartenenza.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il quartiere Sheshi torna a vivere<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Buglisi spiega il<strong> senso politico dell\u2019operazione<\/strong>: quest\u2019idea non deve rimanere chiusa all\u2019interno di chi gi\u00e0 la conosce, ma diventare quasi un manifesto, raccontato attraverso la visione di artisti che reinterpretano con altra sensibilit\u00e0, con altre culture, dando nuova vita e nuova linfa a queste narrazioni identitarie. Gli chiedo se interventi come il suo possano davvero funzionare come strumenti di resistenza per la comunit\u00e0 arb\u00ebresh\u00eb. \u201cAssolutamente s\u00ec. Questo \u00e8 uno dei motivi per cui noi abbiamo scelto questo tema. Lo stimolo di questa operazione \u00e8 proprio quella di mantenere viva un\u2019identit\u00e0 culturale importantissima, che altrimenti rischia sempre di divenire pi\u00f9 marginalizzata. Un conto \u00e8 che lo riconoscono noi che viviamo la comunit\u00e0, per\u00f2 un conto \u00e8 che lo riconoscono anche persone dall\u2019esterno\u201d.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"666\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/il-fabbro-daniele-paternostro-piana-degli-albanesi-2025-courtesy-bashke-in-art-1024x666.jpg\" alt=\"Il fabbro, Daniele Paternostro, Piana degli Albanesi, 2025. Courtesy Bashk\u00eb in Art\" class=\"wp-image-1205810\"  \/>Il fabbro, Daniele Paternostro, Piana degli Albanesi, 2025. Courtesy Bashk\u00eb in Art<strong>Il progetto Bashk\u00eb UrbanArt a Piana degli Albanesi<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Giuliana Riolo, presidente dell\u2019associazione <strong>Bashk\u00eb in Art<\/strong>, parla di un processo lento ma visibile: \u201cIl quartiere Sheshi sta vivendo una rinascita che parla di identit\u00e0, memoria e futuro. Grazie al progetto<strong> Bashk\u00eb UrbanArt<\/strong>, le sue strade e le sue piazze si sono trasformate in un museo a cielo aperto, dove murales e sculture non sono semplici opere artistiche, ma racconti visivi che danno voce alla <strong>cultura arb\u00ebreshe<\/strong>. Qui l\u2019arte non invade, ma dialoga: valorizza il quartiere senza snaturarlo, intrecciando passato e presente\u201d. E continua: \u201cOggi il quartiere \u00e8 tornato a essere un luogo che attrae, che richiama persone, sguardi e nuove possibilit\u00e0. Anche gli abitanti stessi, che un tempo guardavano altrove, verso le zone pi\u00f9 moderne del paese, iniziano a riscoprire il centro storico come spazio di vita e di futuro. \u00c8 un percorso lento, fatto di piccoli passi e di molta determinazione, ma dopo tre anni di lavoro si cominciano finalmente a vedere i primi segni di cambiamento\u201d. I segnali sono concreti, anche se piccoli: \u201cGi\u00e0 dal primo anno il quartiere ha iniziato a cambiare volto. Il cambiamento pi\u00f9 significativo, per\u00f2, \u00e8 quello umano e quotidiano. Oggi capita di vedere giovani che passeggiano tra le vie del quartiere, si fermano a chiacchierare o a scattare qualche foto davanti ai murales. Anche gli abitanti del posto hanno ricominciato a vivere lo Sheshi: sedersi all\u2019aperto, sorseggiare un caff\u00e8 in compagnia, godersi il tempo e lo spazio. Sono piccoli gesti, ma rappresentano segnali concreti di riappropriazione del territorio\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Piana degli Albanesi: un cambiamento duraturo?<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Resta la domanda pi\u00f9 scomoda: <strong>quanto pu\u00f2 durare tutto questo?<\/strong> I finanziamenti pubblici arrivano a progetto, l\u2019energia volontaria si usura, il turismo dei murales rischia di consumare quello che dovrebbe preservare. Riolo stessa parla di un\u2019associazione attiva dal 2014, di \u201cenergie messe in campo perch\u00e9 ogni progetto diventi un\u2019esperienza condivisa, non solo un evento\u201d. Ma l\u2019energia dei volontari basta? Servono anche scuole che funzionino, lavoro che trattenga i giovani, case accessibili, servizi. Serve che lo Stato smetta di considerare le minoranze linguistiche un patrimonio da celebrare nelle ricorrenze e cominci a trattarle come cittadini con diritti concreti. Per ora, sui muri storici dello Sheshi, l\u2019oro continua a brillare. \u00c8 l\u2019oro delle icone bizantine, dei gioielli Lucito, del filo che attraversa anche il drago di San Giorgio. \u00c8 l\u2019oro che dice: siamo ancora qui, noi resistiamo ed esistiamo, nonostante tutto. La domanda \u00e8: per quanto, ma soprattutto, a quali condizioni? Quando Igor dice che tenta di essere \u201cun collante tra le istituzioni e i luoghi emarginati\u201d, sta descrivendo un lavoro che non dovrebbe spettare agli artisti. Ma in assenza di alternative, <strong>l\u2019arte diventa l\u2019ultima forma di resistenza possibile<\/strong>. Resta da capire se occupare simbolicamente uno spazio \u2013 per quanto potente, per quanto necessario \u2013 possa bastare affinch\u00e9 una comunit\u00e0 storica come quella arb\u00ebresh\u00eb continui a rivendicare il suo diritto non solo di sopravvivenza culturale, ma di esistenza piena.<\/p>\n<p>Giulia Ortaggio\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando arrivi a Piana degli Albanesi (non lontano da Palermo) e sali verso il quartiere storico Sheshi, non&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":305473,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-305472","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115892850849440692","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305472","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=305472"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305472\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/305473"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=305472"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=305472"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=305472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}