{"id":305791,"date":"2026-01-14T14:24:32","date_gmt":"2026-01-14T14:24:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/305791\/"},"modified":"2026-01-14T14:24:32","modified_gmt":"2026-01-14T14:24:32","slug":"a-pordenone-la-fotografia-e-protagonista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/305791\/","title":{"rendered":"A Pordenone la fotografia \u00e8 protagonista"},"content":{"rendered":"<p>In attesa di diventare, l\u2019anno prossimo, Capitale italiana della Cultura, Pordenone in questi giorni si propone come capitale della fotografia: alla Galleria Harry Bertoia, al Museo Civico d\u2019arte e ai Mercati Culturali la citt\u00e0 offre al suo pubblico ben quattro mostre dedicate a questa arte espressiva, un progetto culturale teso a creare un dialogo tra i grandi maestri della scena contemporanea internazionale accomunati dal titolo \u201cSul leggere\u201d.<\/p>\n<p>A Pordenone un omaggio a Robert Doisneau<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Autoritratto-Doisneau-rotated.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78248 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/1024;\"\/><\/p>\n<p>La pi\u00f9 importante \u00e8 quella intitolata \u201cRobert Doisneau. Lo sguardo che racconta\u201d, dedicata al noto maestro francese (1912-1994), curata da Gabriel e Chantal Bauret mentre la selezione delle opere \u00e8 stata in gran parte effettuata dall\u2019Atelier Robert Doisneau. L\u2019allestimento segue un percorso cronologico che, assieme a opere molto note, include una serie inedita dedicata a un reportage realizzato dall\u2019autore nel 1945 presso i laboratori di arazzi di Aubusson (Creuse). Questa parte della mostra \u00e8 arricchita dalla proiezione di un estratto dal documentario di Patrick Cazals,\u00a0Doisneau delle citt\u00e0, Doisneau delle campagne\u00a0(1993), nel quale gli spettatori possono seguire l\u2019artista nel suo viaggio verso Aubusson. La mostra si avvale, inoltre, di alcune fotografie a colori realizzate a Palm Springs per la rivista \u201cFortune\u201d, un progetto sulla Loira e un altro sulla periferia urbana.<\/p>\n<p>La strada come palcoscenico<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"78249\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Il-riposo-del-combattente-delle-Forze-Francesi-dellInterno-1944-rotated.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78249 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/1024;\"\/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"78250\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/I-pani-di-Picasso-1952-rotated.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78250 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/1024;\"\/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" data-id=\"78251\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Il-bacio-dellHotel-de-Ville-1950.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78251 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 1024px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 1024\/768;\"\/><\/p>\n<p>La strada \u00e8 il contesto preferito dall\u2019artista, che trasforma in un vero e proprio palcoscenico, rivelando la sua indole giocosa: tra questi scatti ricordiamo l\u2019ormai leggendario\u00a0Baiser de l\u2019H\u00f4tel de Ville. Accanto a personaggi anonimi non mancano grandi artisti come Pablo Picasso e personaggi dello spettacolo come Sabine Az\u00e9ma, ma anche momenti storici importanti come la Liberazione di Parigi.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 completata da opere e reportage che risalgono all\u2019ultimo periodo della sua carriera. Nell\u2019allestimento \u00e8 presente un montaggio fotografico di forte impatto, cos\u00ec come dettagli ingranditi di diverse fotografie con l\u2019intento di invitare i visitatori a interagire con la\u00a0texture\u00a0delle immagini.<\/p>\n<p>A Pordenone si racconta una storia<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Caffe-in-bianco-e-nero-1948.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78252 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 1024px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 1024\/768;\"\/><\/p>\n<p>Le stampe, per la maggior parte in bianco e nero alla gelatina d\u2019argento su carta baritata sono per lo pi\u00f9\u00a0vintage, alcune realizzate dal fotografo stesso e quindi di inestimabile valore. Alcune delle stampe pi\u00f9 recenti sono state realizzate dal suo stampatore abituale.<\/p>\n<p>Altri due video arricchiscono il precorso espositivo: una conversazione del curatore Gabriel Bauret con le due figlie di Doisneau, Francine e Annette, condotta nello studio dove lavorano per promuovere l\u2019eredit\u00e0 del padre, e un\u2019intervista, sempre al curatore Bauret, nella quale descrive la mostra e le scelte operate sul vasto materiale conservato nell\u2019Atelier.<\/p>\n<p>Le prime fotografie<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"78263\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Atelier-di-arazzi-1945-1-rotated.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78263 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/1024;\"\/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"78262\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/La-sposa-sullaltalena-da-Gegenes-1946-rotated.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78262 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/1024;\"\/><\/p>\n<p>La mostra si apre con una sezione dedicata alle prime fotografie (1929-1939), che gi\u00e0 dimostrano la sua caratteristica principale: quella di offrire una rappresentazione della realt\u00e0 umana e sociale in continuo mutamento. All\u2019inizio, come ricordava l\u2019artista stesso, la sua osservazione del mondo era caratterizzata da una certa timidezza: le sue inquadrature riprendono le persone da una certa distanza. Comincer\u00e0 poi a fotografare i bambini con i quali riesce a creare pi\u00f9 facilmente maggiore complicit\u00e0. Sar\u00e0 il suo impiego, nel 1934, come fotografo industriale per le fabbriche Renault, che lo avviciner\u00e0 al mondo operaio: uomini e donne che in seguito popoleranno anche le immagini che scatter\u00e0 nei quartieri periferici di Parigi. Come ha scritto Jean-Claude Renard (2003):\u00a0\u00abEsseri che parlano di se stessi, che raccontano, che Doisneau segue non con voyerismo, ma con complicit\u00e0, con comunione, in un faccia a faccia senza artifici.\u00bb.<\/p>\n<p>Quando si chiedeva a Doisneau dei suoi inizi nella fotografia, egli menzionava subito la scuola della strada:\u00a0\u00ab\u00c8 l\u00ec che bisogna andare.\u00bb. Era molto pi\u00f9 ricca e affascinante di qualsiasi altra formazione scolastica, vi trovava bellezza, disordine e bagliore che lo seducevano. Ebbe a dire, infatti: \u00abSi arriva in un luogo che sembra giusto, dove le cose si compongono armoniosamente nello spazio. Ci si delimita l\u2019inquadratura\u2026 E poi si aspetta, con una sorta di speranza completamente folle, irragionevole, che le persone vengano a mettersi dentro.\u00bb.<\/p>\n<p>A Pordenone gli anni \u201940 di Doisneau<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" data-id=\"78255\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/La-macchina-bruciata-1968.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78255 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 1024px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 1024\/768;\"\/><\/p>\n<p>Una seconda sezione \u00e8 intitolata \u201cLa nascita di uno stile. Gli anni Quaranta\u201d. Qui i suoi scatti rappresentano una societ\u00e0 che rinasce dopo la guerra: il suo sguardo si sofferma sugli ambienti modesti e popolari con i quali mantiene uno stretto contatto. Si tratta di uno sguardo empatico che \u00e8 stato definito \u201cumanista\u201d, perch\u00e9 metteva sempre al centro l\u2019uomo (e la donna, naturalmente).<\/p>\n<p>La terza sezione \u00e8 dedicata, come si \u00e8 accennato, al reportage ad Aubusson, una cittadina della Francia centrale famosa all\u2019epoca per i suoi laboratori tessili. Doisneau documenta il lavoro degli operai, seguendo le varie fasi che costituiscono la catena di produzione degli arazzi.<\/p>\n<p>In mostra a Pordenone Mademoiselle Anita<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"78257\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Mademoiselle-Anita-1951-1-rotated.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78257 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/1024;\"\/><\/p>\n<p>Una sezione si intitola \u201cI capolavori degli anni Cinquanta\u201d. Qui le sue fotografie catturano le atmosfere dei bistrot che l\u2019artista frequenta con amici come Robert Giraud. Da ricordare il ritratto di Mademoiselle Anita: una delle immagini pi\u00f9 emblematiche di quel mondo.<\/p>\n<p>Ai paesaggi e ai ritratti \u00e8 dedicata la sezione successiva: qui sono esposte le fotografie scattate sulla Loira, che saranno pubblicate all\u2019interno della collana \u201cJournal d\u2019un voyage\u201d, diretta dal fotografo Jeanloup Sieff.<\/p>\n<p>Il passaggio al colore<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/I-cigni-gonfiabili-1960.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78258 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 1024px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 1024\/768;\"\/><\/p>\n<p>L\u2019ultima sezione documenta il passaggio dal bianco e nero al colore, in occasione del gi\u00e0 citato incarico affidato a Doisneau dalla rivista \u201cFortune\u201d al fine di documentare la vita quotidiana in una ricca residenza di Palm Springs in California. Nonostante l\u2019artista non si trovi a suo agio in questo ambiente benestante, o proprio per questo, alcuni scatti rivelano la sua caratteristica ironia.<\/p>\n<p>Sempre a Pordenone da Doisneau a Palazzo Ricchieri<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Seiichi-Furuya.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78259 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/768;\"\/><\/p>\n<p>Conclusa la visita alla mostra di Doisneau basta attraversare la strada per entrare a Palazzo Ricchieri, dove ha sede il Museo Civico d\u2019Arte, che ospita le altre tre mostre fotografiche del progetto \u201cSul leggere\u201d: una dedicata al fotografo giapponese Seiichi Furuya (1950), intitolata \u201cFace to Face\u201d, legata alla perdita della moglie Christine e alla sua memoria, che sar\u00e0 aperta al pubblico fino all\u20198 febbraio prossimo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Olivia-Arthur.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78260 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/768;\"\/><\/p>\n<p>Fino al 6 aprile in questa sede si potr\u00e0 visitare la mostra della fotografa britannica Olivia Arthur (1980), conosciuta per il suo lavoro documentaristico e per l\u2019approccio personale, intimo e umanista con cui racconta le sue storie, concentrando la sua ricerca su temi legati alla condizione femminile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Stefanie-Moshammer.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78261 lazyload\"  data- style=\"--smush-placeholder-width: 768px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 768\/768;\"\/><\/p>\n<p>Dal 14 febbraio al 6 aprile sar\u00e0 aperta sia a Palazzo Ricchieri che ai Mercati Culturali, invece, la mostra di opere dell\u2019austriaca Stefanie Moshammer (1988), un percorso multiforme e intimo, tra le tracce della memoria familiare e il valore affettivo delle cose quotidiane. Il suo lavoro fonde l\u2019esperienza personale con l\u2019osservazione sociale, esplorando temi legati all\u2019identit\u00e0, ai ruoli di genere, all\u2019ambiente.<\/p>\n<p><strong>Info:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.comune.pordenone.it\/it\/vivere-pordenone\/eventi\/mostre-sul-leggere-robert-doisneau-olivia-arthur-seiichi-furuya-e-stefanie-moshammer\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">https:\/\/www.comune.pordenone.it\/it\/vivere-pordenone\/eventi\/mostre-sul-leggere-robert-doisneau-olivia-arthur-seiichi-furuya-e-stefanie-moshammer<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In attesa di diventare, l\u2019anno prossimo, Capitale italiana della Cultura, Pordenone in questi giorni si propone come capitale&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":305792,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-305791","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115893912625964886","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305791","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=305791"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305791\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/305792"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=305791"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=305791"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=305791"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}