{"id":306746,"date":"2026-01-15T04:01:10","date_gmt":"2026-01-15T04:01:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/306746\/"},"modified":"2026-01-15T04:01:10","modified_gmt":"2026-01-15T04:01:10","slug":"alzheimer-scoperto-il-gene-che-espone-a-un-maggiore-rischio-ecco-quale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/306746\/","title":{"rendered":"Alzheimer, scoperto il gene che espone a un maggiore rischio: ecco quale"},"content":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 l&#8217;eziologia del <strong>morbo di Alzheimer <\/strong>sia ancora in gran parte sconosciuta, la scienza ritiene che la <strong>componente genetica<\/strong> sia un fattore predisponente importante. Tra i geni incriminati figurano: APOE2, APOE3, APOE4, APP, PSEN1, PSEN2, C4A, PVRL2 e APC1. In particolare APOE4 sarebbe il fattore di rischio pi\u00f9 forte per l&#8217;insorgenza tardiva della malattia.<\/p>\n<p>Ora i ricercatori dell&#8217;University College di Londra guidati dallo scienziato Dylan Williams hanno scoperto che<strong> APOE4 <\/strong>e <strong>APOE3<\/strong> potrebbero avere un ruolo ancora pi\u00f9 importante nell&#8217;avvento della patologia di quanto si pensasse in precedenza. Lo studio \u00e8 stato pubblicato su &#8220;<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s44400-025-00045-9\" rel=\"nofollow noopener\" title=\"The proportion\" data-datalayer-click-event-target=\"external\" target=\"_blank\"><strong>npj Dementia<\/strong><\/a>&#8220;.<\/p>\n<p>Cos&#8217;\u00e8 il morbo di Alzheimer<\/p>\n<p>Il morbo di Alzheimer \u00e8 una malattia neurodegenerativa caratterizzata da una progressiva e irreversibile <strong>perdita delle funzioni<\/strong> <strong>cognitive<\/strong>. Nella maggior parte dei casi colpisce individui con pi\u00f9 di 65 anni. Diversamente si parla di demenza precoce o meglio di disturbo neurocognitivo maggiore.<\/p>\n<p>I diversi gradi di <strong>atrofia<\/strong> del cervello di un paziente alzhameriano comportano non solo una degenerazione continua, ma anche una riduzione della reattivit\u00e0 dei neurotrasmettitori (in particolare dell&#8217;acetilcolina) e diverse anomalie del tessuto cerebrale. Si pensi, ad esempio, ai depositi di beta-amiloide, alle placche senili, ai grovigli neurofibrillari e agli alti livelli di proteina tau.<\/p>\n<p>Tra i fattori di rischio anche l&#8217;obesit\u00e0<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 detto che attualmente le cause del morbo di Alzheimer non sono note con precisione. Il 90% dei casi si manifestano in <strong>assenza di ereditariet\u00e0 <\/strong>e solo nel 10% delle diagnosi si riscontra un&#8217;effettiva familiarit\u00e0. Tuttavia sappiamo bene che la componente genetica svolge un ruolo determinante.<\/p>\n<p>Nel 2022 gli scienziati del Centro Tedesco per le malattie neurodegenerative hanno individuato un legame tra la patologia e la <strong>proteina Medin<\/strong>. Quest&#8217;ultima si deposita nei vasi sanguigni del cervello e si aggrega alla proteina beta-amiloide.<\/p>\n<p>Attenzione a non sottovalutare anche i fattori di rischio: ipertensione, diabete di tipo 2, ipercolesterolemia, traumi cranici, abuso di alcol, fumo di sigaretta. Ancora traumi cranici, isolamento sociale e depressione. Esiste poi una stretta relazione tra il disturbo e l&#8217;<strong>obesit\u00e0<\/strong> individuata dagli studiosi dello Houston Methodist Academic Institute e approfondita in <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/benessere\/morbo-alzheimer-lobesit-pu-essere-fattore-rischio-2549158.html\" title=\"Alzheimer\" data-datalayer-click-event-target=\"internal\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>questo articolo<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Il ruolo dei geni APOE3 e APOE4<\/p>\n<p>Il team del dottor Williams, per scoprire quante diagnosi di Alzheimer fossero collegati ai geni APOE3 e APOE4, hanno analizzato i dati sanitari di oltre 450mila persone. L&#8217;analisi ha suggerito che APOE3 e APOE4 potrebbero spiegare oltre 7 casi su 10 della patologia. Inoltre si \u00e8 giunti alla conclusione che le due<strong> varianti geniche<\/strong> potrebbero essere collegate a quasi la met\u00e0 (45%) di tutti i tipi di demenza.<\/p>\n<p>I geni APOE3 e APOE4 si identificano attraverso <strong>test genetici<\/strong> specifici la cui esecuzione pu\u00f2 essere richiesta per i soggetti a rischio da un neurologo o da un genetista. Per la loro esecuzione \u00e8 necessario un campione di sangue venoso e non serve nessuna preparazione particolare.<\/p>\n<p>Nessun allarmismo ingiustificato<\/p>\n<p>I ricercatori precisano che avere una o pi\u00f9 copie di APOE3 e APOE4 non significa sviluppare necessariamente l&#8217;Alzheimer. Pertanto non \u00e8 disponibile il <strong>test APOE<\/strong> a carico del sistema sanitario nazionale per coloro che temono di ammalarsi in futuro. La strada \u00e8 ancora in salita e servono ulteriori approfondimenti.<\/p>\n<p>Secondo gli scienziati, oltre a comprendere meglio il ruolo dell&#8217;APOE nell&#8217;avvento della malattia, \u00e8 essenziale concentrarsi anche su altri<strong> fattori di rischio<\/strong>. Infatti diverse ricerche dimostrano che quasi la met\u00e0 dei casi globali di demenza potrebbe essere prevenuta o ritardata affrontando o gestendo problematiche quali l&#8217;isolamento sociale, l&#8217;ipercolesterolemia e l&#8217;obesit\u00e0.<\/p>\n<p>A tal proposito citiamo uno studio pubblicato su &#8220;Nutritional\n<\/p>\n<p>Neuroscience&#8221; e approfondito <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/dieta-e-alimentazione\/limportanza-delle-fibre-contro-rischio-alzheimer-2329345.html\" title=\"Alzheimer\" data-datalayer-click-event-target=\"internal\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>in questo articolo<\/strong><\/a>, secondo cui il consumo quotidiano di <strong>fibre solubili<\/strong>, nel contesto di una dieta sana e variegata, \u00e8 in grado di proteggere dalla possibilit\u00e0 di soffrire di Alzheimer.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Bench\u00e9 l&#8217;eziologia del morbo di Alzheimer sia ancora in gran parte sconosciuta, la scienza ritiene che la componente&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":306747,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[239,1537,90,89,48747,240,32478],"class_list":{"0":"post-306746","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-health","9":"tag-it","10":"tag-italia","11":"tag-italy","12":"tag-morbo-di-alzheimer","13":"tag-salute","14":"tag-studi-scientifici"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115897124974681522","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/306746","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=306746"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/306746\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/306747"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=306746"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=306746"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=306746"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}