{"id":307052,"date":"2026-01-15T09:02:13","date_gmt":"2026-01-15T09:02:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/307052\/"},"modified":"2026-01-15T09:02:13","modified_gmt":"2026-01-15T09:02:13","slug":"viaggio-tra-i-guerriglieri-al-confine-tra-venezuela-e-colombia-qui-ce-la-piu-alta-concentrazione-di-campi-di-coca-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/307052\/","title":{"rendered":"Viaggio tra i guerriglieri al confine tra Venezuela e Colombia: \u00abQui c\u2019\u00e8 la pi\u00f9 alta concentrazione di campi di coca al mondo\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Sara Gandolfi<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Fra terreni minati e droni assassini, il terrore dei contadini vittime dello scontro fra ELN e FARC. \u00abTrump e Petro ora potrebbero decidere un attacco militare congiunto con Caracas\u00bb. E i Cartelli si allontanano<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">DALLA NOSTRA INVIATA\u00a0<br \/>TIBU&#8217; (COLOMBIA) &#8211; La prima attrazione su Calle 5, uscendo da Tib\u00fa verso El Refugio, sono i bordelli. Qui li chiamano Chonga o postri-bar: gli uomini bevono birra sulle sedie in plastica, <b>poi s\u2019appartano su materassi luridi<\/b> in stanzette che somigliano a celle carcerarie. Molti sono guerriglieri. Quindici-venti minuti, 60.000 pesos colombiani (meno di 14 euro). E 10.000 finiscono al gestore del locale.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le ragazze sono perlopi\u00f9 drogate o ubriache. Magdalena \u00e8 incinta di sette mesi ma non smetter\u00e0, \u00absenn\u00f2 chi mi mantiene\u00bb. Camila pensa alle due figlie che ha lasciato altrove, <b>\u00abqui guadagno 540 dollari a settimana; quando cucinavo per i cocaleros non arrivavo a 70\u00bb<\/b>. Sono tutte venezuelane, migranti in un Far West di frontiera, a caccia di sopravvivenza.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tib\u00fa \u00e8 a tre ore di macchina da C\u00facuta e a pochi minuti dal Venezuela, nella regione di Catatumbo. <b>Sulla rotta del contrabbando e del narcotraffico<\/b>. Una strada trivellata di buche e carica di pericoli, circondata da oleodotti da cui si estrae illegalmente il petrolio e piantagioni di palma da olio che inquinano la terra. Pi\u00f9 su, verso le montagne, c\u2019\u00e8 la coca.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Viaggio nei campi di coca della guerriglia, al confine tra Colombia e Venezuela\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/69680f1168eee.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/69680f1168eee.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oggi, in Catatumbo, c\u2019\u00e8 la pi\u00f9 alta concentrazione di coltivazioni di coca al mondo (42.000 ettari) e il comune di Tib\u00fa ne \u00e8 la &#8220;capitale&#8221;, con 22.000 ettari. Terra di sequestri e affari sporchi, dove in passato i paramilitari hanno fatto i peggiori massacri. \u00abIl controllo sul narcotraffico e sull&#8217;attivit\u00e0 mineraria illegale \u00e8 il motore di un conflitto iniziato un anno fa, con almeno 300 morti e un numero imprecisato di desaparecidos\u00bb, <b>spiega Junior Maldonado, portavoce dell\u2019Associazione contadina del Catatumbo<\/b>, 17 leader assassinati negli ultimi anni. \u00c8 una lotta all\u2019ultimo sangue fra i guerriglieri del Fronte 33 delle FARC dissidenti, che nel 2016 non firmarono la pace con il governo di Bogot\u00e0, e quelli dell\u2019Esercito di liberazione nazionale (ELN), che ha sempre rifiutato di smobilitare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abL&#8217;ELN con il tempo \u00e8 diventato un gruppo armato binazionale, che opera su entrambi i lati di un confine <b>lungo oltre 2.200 chilometri<\/b>. Sono guerriglieri in Colombia e paramilitari in Venezuela, sponsorizzati e sostenuti dal governo di Caracas. Sono arrivati da Arauca, attraverso la frontiera, a bordo di veicoli della Guardia nazionale bolivariana, per cacciare i dissidenti delle FARC dal Catatumbo. Hanno massacrato decine di persone, con la piena consapevolezza di Nicol\u00e1s Maduro\u00bb, sostiene <b>l\u2019ex ministro degli Interni colombiano Fabio Valencia Cossio<\/b>, che oggi siede al tavolo dei negoziati di pace con le Farc dissidenti, in rappresentanza del Centro democratico di opposizione. \u00abIl governo venezuelano voleva una retroguardia di gruppi armati illegali con doppia nazionalit\u00e0, per controllare il confine dove passano la droga e i proventi delle economie illegali\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Filomarxista e filo-chavista, l\u2019ELN ha condannato<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_gennaio_03\/nicolas-maduro-cilia-flores-catturati-ritratto-b8a55483-855d-4a84-9daa-a6f522f5bxlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> l\u2019intervento degli Stati Uniti in Venezuela e l\u2019arresto di Maduro e, dal 3 gennaio<\/a>, si sta riposizionando in Colombia, per timore di perdere la copertura delle forze armate venezuelane. \u00abNon \u00e8 escluso che il presidente americano Donald Trump e <b>il colombiano Gustavo Petro<\/b>, nell\u2019incontro che si terr\u00e0 a febbraio alla Casa Bianca, decidano un attacco congiunto contro l&#8217;ELN, magari coinvolgendo anche la presidente venezuelana Delcy Rodr\u00edguez\u00bb, afferma Maldonado. \u00abD\u2019altra parte, gli attacchi Usa contro le imbarcazioni nei Caraibi stanno gi\u00e0 minando il business del narcotraffico. I Cartelli si stanno spostando perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 redditizio rimanere nel Catatumbo\u00bb. La guerriglia invece resta, e semina morte.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Campi minati, bombardamenti, scioperi armati, massacri e sparizioni sono all\u2019ordine del giorno. \u00abIl primo attacco, il 16 gennaio 2025, provoc\u00f2 in pochi giorni oltre 80 morti e 87.000 sfollati, il pi\u00f9 grande esodo interno nella storia colombiana\u00bb, racconta <b>monsignor Israel Bravo, vescovo di Tib\u00fa e membro della Commissione umanitaria <\/b>che media con i gruppi armati per liberare i sequestrati o i minori reclutati con la forza. \u00abIl governo ha promesso e non ha mantenuto, alla fine molti sono tornati alle uniche cose che possedevano: le fattorie, la loro terra\u00bb. Ma il conflitto per il controllo del territorio \u00e8 continuato, a ondate, e da Natale \u00e8 tornato ad intensificarsi. \u00abL&#8217;uso di droni artigianali sta peggiorando le cose. Li fanno volare sopra i mercati, uccidono molti civili\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Viaggio nei campi di coca della guerriglia, al confine tra Colombia e Venezuela\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/696810fb0baaa.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/696810fb0baaa.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli ultimi giorni una quarantina di persone sono scappate dalla comunit\u00e0 di La Gabarra. <b>Jaime Botero, presidente delle 36 associazioni di quartiere, le juntas di Tib\u00f9<\/b>, ci accompagna tra gli sterrati polverosi del quartiere La Esperanza a visitare gli sfollati accolti dalle famiglie del posto, \u00abCampesinos che lasciano tutto dietro di s\u00e9, polli compresi, con la speranza di tornare\u00bb. Tra di loro c\u2019\u00e8 Yuley, madre sola, scappata guidando una moto malridotta con in sella anche i suoi tre bambini e le valigie. Ora ha gli occhi congestionati dalla tristezza. \u00abLa gente del monte (i guerriglieri, ndr) sganciano le bombe appena i droni vedono qualcosa in movimento. Non so se \u00e8 l\u2019ELN, le FARC o l\u2019esercito, ma sotto ci siamo noi\u00bb. A Gabarra vende bocce di \u201cpat\u00e9 grillo\u201d, benzina che si estrae dal petrolio greggio per lavorare la coca. Ora vorrebbe restare a Tib\u00fa, seguire un corso di manicure, togliere i figli dall\u2019inferno. \u00abDa lass\u00f9 stanno scappando tutti\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I guerriglieri lottano per il controllo del Catatumbo e delle sue risorse. Non solo coca:<b> il sottosuolo contiene oro, nichel, petrolio, carbone, uranio, coltan, smeraldi, diamanti<\/b>. Il centro di Tib\u00fa \u00e8 l\u2019unico luogo \u00abquasi sicuro\u00bb, dice l\u2019autista, oltre non prosegue. Sono dieci isolati, attraversati da un\u2019unica strada asfaltata e brulicante di attivit\u00e0. Bar, ferramenta, vendo-oro, supermercati, l&#8217;ospedale. I migranti venezuelani vendono caramelle, street food, sacchi della spazzatura e calzini. Camion, auto e motociclette passano carichi di cibo, fertilizzanti e taniche di benzina. Dietro tutto questo, c\u2019\u00e8 il terrore.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Viaggio nei campi di coca della guerriglia, al confine tra Colombia e Venezuela\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6968143c4a293.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6968143c4a293.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sulla calle 5, dopo i bordelli, si arriva alla \u201cfrontiera invisibile\u201d. Oltre la polizia non entra e perfino Botero qui si ferma. \u00c8 la zona controllata dalle FARC. Lo si capisce dai pali della luce colorati a strisce rosse, blu e gialle. L&#8217;ELN, invece, \u00e8 rossonero. Si prosegue con Jesus, ex soldato che oggi protegge <b>gli \u201cobiettivi militari\u201d della guerriglia, perlopi\u00f9 leader sociali. Ne hanno uccisi 70 nel Catatumbo<\/b>. Saluta con un colpo di clacson il Comandante che controlla l\u2019ingresso nel \u201csuo\u201d territorio e prosegue a 30 chilometri all\u2019ora, \u00abdi pi\u00f9 \u00e8 vietato\u00bb, fino a El Refugio di Bertrania, ex centro ricreativo lungo il fiume diventato da un anno l\u2019accampamento di decine di famiglie sfollate.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ci ricevono <b>don Aldemar Pinilla e Paolo Telles<\/b>, leader sociali che non nascono il loro odio per l\u2019ELN. \u00ab\u00c8 la guerriglia che vessa i contadini: una tassa di 500.000 pesos (115 euro) su ogni chilo di pasta base di coca, che viene pagato al campesino 2,4 milioni (556 euro). Da l\u00ec, va ai narcotrafficanti che la trasformano in cloridrato di cocaina ad alta purezza per poi volare su piccoli aerei verso nord. Quando arriva in Guatemala o in Repubblica dominicana quel chilo vale gi\u00e0 28 milioni di pesos (quasi 6.500 euro). In strada negli Usa, il prezzo vola\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Come sradicare l\u2019industria della droga? \u00abNel Catatumbo servono le istituzioni, non pi\u00f9 truppe\u00bb, dice monsignor Israel. \u00abC\u2019\u00e8 bisogno di giudici e infrastrutture\u00bb. <b>Il governo di Bogot\u00e0 ha tentato la strada della riconversione.<\/b> \u00abHanno provato a piantare cacao, platani, manioca, ma non ci sono le strade per trasportarli. La coca non ha questo problema: i narcotrafficanti arrivano sul posto per comprarla. Lo Stato pensava che bastasse sovvenzionare per un anno, al costo di un salario minimo, la coltivazione del cacao. Non ha funzionato. Servono progetti pi\u00f9 ambiziosi\u00bb<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Viaggio nei campi di coca della guerriglia, al confine tra Colombia e Venezuela\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/696818999dfbb.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/696818999dfbb.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Opinione condivisa da Telles. \u00ab<b>Al contadino davano 600.000 pesos al mese per coltivare cacao, quando con la coca guadagna tra 7 e 10 milioni<\/b>. Ed \u00e8 una filiera enorme. Ci vive il contadino, il commerciante, il trasportatore, lo spacciatore, e soprattutto i Cartelli e le mafie che controllano l&#8217;intero traffico perch\u00e9 hanno completa libert\u00e0: piste di atterraggio, confini, imposizioni di tasse sulla droga e sulla birra. E chiunque non paghi viene ucciso\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 per\u00f2 un\u2019altra economia che non genera cos\u00ec tanti soldi, ma genera pace. \u00abInvece di spendere in interventi militari, quanti milioni di pesos avrebbero potuto essere investiti nelle comunit\u00e0 affinch\u00e9 i giovani potessero ricevere un&#8217;istruzione\u00bb, dice don Aldemar. \u00abQuando un giovane studia, non imbraccia pi\u00f9 il fucile\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 il motivo per cui <b>Lay Mogaly, 46 anni, \u00e8 fuggita da una finca nel Catatumbo<\/b>, dove lavorava come cuoca mentre marito e figli erano &#8220;raspuchin&#8221;, raccoglitori di foglie di coca, pagati 10.000 pesos ogni 12 kg. Non voleva che i suoi ragazzi di 15 e 20 anni venissero reclutati dalla guerriglia o dal cartello del Tren de Aragua. La incontriamo nella comunit\u00e0 di El Talento, alla periferia di Cucuta, dove \u00e8 beneficiaria, assieme ad altri 24.000 sfollati, di un progetto della Coperazione italiana, finanziato dalla Farnesina attraverso <a href=\"https:\/\/bogota.aics.gov.it\/\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Aics <\/a>e implementato dalle Ong CISP, Terre des Hommes e Fondazione Juventud Lider. \u00abI bambini l\u00e0 a scuola non andavano, la pi\u00f9 vicina era a tre ore di cammino. Sono venuta via quest&#8217;anno, per i miei figli. Gli armati avevano iniziato ad entrare nelle baracche di noi braccianti, in fattoria. Minacciavano di portarsi via i pi\u00f9 giovani.\u00a0 Iniziano a reclutarli gi\u00e0 a dodici anni\u00bb.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sara Gandolfi cura la newsletter Mondo Capovolto, su fatti ed protagonisti del Global South.\u00a0\u00c8 gratuita, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">iscrivendosi qui.\u00a0<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-01-15T08:31:58+01:00\">15 gennaio 2026 ( modifica il 15 gennaio 2026 | 08:31)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Sara Gandolfi Fra terreni minati e droni assassini, il terrore dei contadini vittime dello scontro fra 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