{"id":307102,"date":"2026-01-15T09:49:16","date_gmt":"2026-01-15T09:49:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/307102\/"},"modified":"2026-01-15T09:49:16","modified_gmt":"2026-01-15T09:49:16","slug":"radio-pop-ha-50-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/307102\/","title":{"rendered":"Radio Pop ha 50 anni"},"content":{"rendered":"<p>Cortei, gare demenziali, cacce al tesoro di una giornata intera, sit-in musicali, feste danzanti, funerali politici. Da cinquant\u2019anni Radio Popolare informa e orienta, provoca e diverte. Coinvolge gli ascoltatori, che da riceventi passivi diventano soggetti attivi: l\u2019informazione si trasforma in partecipazione. Gli ascoltatori, microcosmo del macrocosmo metropolitano milanese, sono rimasti gente di sinistra, e anche se poi ognuno ha una sua opinione, li unisce la certezza di sapere sempre il vero: perch\u00e9 l\u2019ha detto Radio Popolare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.fabbricadelvapore.org\/-\/50-e-50-la-mostra-radio-popolare-1975-2025\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">50 e 50 La mostra di Radio Popolare 1975-2025<\/a> \u2013 alla Fabbrica del Vapore, frequentatissima, aperta fino al 25 gennaio \u2013 \u00e8 un racconto in gran parte fotografico, (curato da Giovanna Calvenzi, in preparazione il catalogo per Contrasto), allestito su due piani, introdotto dai ritratti dei tecnici, dei fonici, dei giornalisti e dei conduttori (firmati da Laila Pozzo). Prosegue con gli scatti di decine di fotografi, tra cui Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Mario Dondero, Uliano Lucas, Liliana Barchiesi, Carlo Cerchioli. Su un grande tavolo testi e altre fotografie. Un ripasso, anno dopo anno, della cronistoria della radio, sensore consapevole di mezzo secolo di storia: non solo Milano ma anche Italia e ogni dove la redazione riusciva a scovare un corrispondente.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"10c91e0e-39e4-4633-93a2-bd744de5208f\" height=\"585\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2025_Calvenzi_Fabbrica.JPG\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n2025. La cronistoria della Radio e il \u201ctavolone\u201d alla Fabbrica del Vapore, foto di Pietro Fanti.<\/p>\n<p>Infine, un docufilm che saltabecca dalla nube di diossina sopra Seveso (luglio 1976), alla manifestazione contro gli scafisti del 2019, al funerale dei centomila per Fausto e Iaio del 18 marzo 1978, al flash mob Jesuismusique che nel dicembre 2015 ricorda i fatti del Bataclan, alle biciclettate di agosto, alle feste dove si mangia e si balla e intanto si raccolgono fondi. E ricorda i mitici scoop: Camilla Cederna che racconta dall\u2019interno del Piermarini le proteste durante la prima della Scala nel 1976, Renato Vallanzasca evaso e latitante, inseguito da poliziotti e cronisti, che telefona e rilascia, il 2 agosto 1987, un\u2019intervista esclusiva.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"e6756b5b-0246-4b42-bbbb-13264009872b\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1984_Redazione di Bar Sport con la Gialappa's e Sergio Ferrentino_Foto Lionel Pasquon.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n1984. Redazione di \u201cBar Sport\u201d. Da sinistra, Marco Santin, Edoardo Lazzarini, Sergio Ferrentino, Carlo Taranto\u00a0 (Gialappa\u2019s Band)e Giorgio Gherarducci. Foto di Lionel Pasquon.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"28192e9f-16bf-4a18-be8f-b9474d79981a\" height=\"510\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1984_Redazione_Radiopop.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n1984. La redazione di Popolare. Da sinistra, in senso orario: Agostino Zappia, Rossana Lacala, Michele Crosti, Giacomo Borella, Lapo Berti, Andrea Di Stefano, Rossella Rossini, Manuela Cartosio, Tiziana Ricci, Paolo Hutter, Ada Finardi, Paolo Caliari. Autore sconosciuto.<\/p>\n<p>La radio rivoluziona e inventa. La notizia si fa in diretta, sono sempre pi\u00f9 di uno i redattori che seguono la cronaca di piazza. Storico programma \u00e8 Microfono aperto che d\u00e0 voce agli ascoltatori su temi di attualit\u00e0, politica e vita quotidiana. \u00c8 uno spazio aperto a tutti \u2013 anche a chi la pensa diversamente. Il format \u00e8 cambiato pi\u00f9 volte, ora \u00e8 possibile intervenire via Sms o per mail.<\/p>\n<p>Le rubriche accompagnano e stimolano il dibattito del movimento delle donne, aprono alla cultura omosessuale, dedicano uno spazio ai bambini, parlano di libri \u2013 se si \u00e8 invitati a Radio Pop sembra di essere andati da Bernard Pivot per Apostrophes. La trasmissione Passati col rosso di Gino e Michele cambia il modo di fare satira in radio, con Bar Sport il trio della Gialappa&#8217;s ha sviluppato negli anni Ottanta uno stile di comicit\u00e0 radiofonica basato sul calcio che poi \u00e8 diventato il successo televisivo di Mai dire Gol. Il format Piovono Pietre di Alessandro Robecchi, undici minuti di battute e ironie sui fatti del giorno, ha prodotto un libro con il sottotitolo di Cronache marziane da un paese assurdo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"72a8d5b0-2422-42fe-a9d7-c6a65471b71f\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1977_Gino e Michele._Calvenzi.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n1977. Gino e Michele in redazione. Foto di Giovanna Calvenzi.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di una sperimentazione anticonformista ha favorito i progetti e le idee originali. Ha convinto che la colonna sonora \u2013 il brano musicale di Eugenio Finardi se una radio \u00e8 libera, ma libera veramente piace ancor di pi\u00f9 perch\u00e9 libera la mente \u2013, poteva diventare realt\u00e0. Nel corso del tempo inevitabili i conflitti tra rigide posizioni ideologiche, esigenze di mercato e pressioni politiche \u2013 ma la radio ha resistito. Radio Popolare, come il quotidiano il manifesto, si \u00e8 rivelata un\u2019esperienza dalla lunga durata, che ha superato l\u2019epoca dei movimenti dai quali ha avuto origine.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"e36a1d89-f128-457d-bf2e-79b607f83d37\" height=\"522\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2011_Sesto per Mille_Marco_Becker.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n2011. Sesto per Mille, in ricordo dei Mille a Sesto San Giovanni. Foto di Marco Becker.<\/p>\n<p>Registrata al tribunale di Milano la vigilia di Natale del 1975 \u2013 la svolta nel mondo della comunicazione avviene per\u00f2 il 28 luglio 1976, quando la Corte Costituzionale stabilisce che il monopolio statale non poteva estendersi alle trasmissioni locali via etere \u2013, Radio pop nasce dal sodalizio di un gruppo di giovani della sinistra extraparlamentare, soprattutto militanti di Lotta continua, di Avanguardia operaia, del Movimento lavoratori per il socialismo. Il capitano di questo particolarissimo equipaggio \u2013 fuori lo scontro tra le diverse linee politiche era spesso violento \u2013, \u00e8 Piero Scaramucci, giornalista con esperienza in Rai, desideroso di battagliare, ma devoto alla qualit\u00e0 dell\u2019informazione \u2013 e della controinformazione. \u201cRp nasceva per far parlare chi non aveva strumenti per farlo e dare informazioni in primo luogo a uno strato sociale che subiva i mezzi di comunicazione del sistema e non aveva mezzi propri per veicolare notizie e idee. Bisognava smarcarsi sia dal linguaggio paludato della Rai che dalla verbosit\u00e0 e dal politichese della sinistra. Il risultato \u00e8 stato un ibrido fatto di parole semplici, a volte imprecise, ma efficace e nuovo. La nostra utopia era mettere in comunicazione diversi soggetti; la radio nasce subito come non unidirezionale \u2013 dall\u2019alto al basso \u2013 ma bidirezionale. Popolare, appunto\u201d scriver\u00e0 in occasione del trentennale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"a3512dbf-7619-4b5a-99df-0ba9bbc22535\" height=\"1191\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1977_Marzia Malli - festa delle donne Palalido.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n1977. Festa dell\u20198 marzo al Palalido di Milano. Foto di Marzia Malli.<\/p>\n<p>La sede delle origini \u00e8 quello che diventer\u00e0 celebre come il metrocubo in corso Buenos Aires: due stanze e una piccolissima sala mixer sempre intasata di fumo. L\u2019esordio simbolico \u00e8 il 9 settembre 1976, con la prima corrispondenza italiana dalla Cina sulla morte di Mao.<\/p>\n<p>Anche la redazione \u00e8 una folla di volti e di nomi. Nella mostra incontriamo visi giovanissimi di chi a Rp ha scoperto la vocazione del mestiere e poi \u00e8 approdato in Rai, di chi \u00e8 diventato famoso ma \u00e8 rimasto sempre nell\u2019area della sinistra, i nomi di chi \u00e8 stato un collaboratore rapsodico per fare poi altro. Per anni i compensi sono stati poco pi\u00f9 che simbolici, il lavoro volontario \u00e8 tuttora significativo e le sottoscrizioni fanno la differenza \u2013 17 mila sono oggi i sostenitori.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"796d499f-23dc-4b6f-9506-83bf3f47e71c\" height=\"521\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1984_Paola Bensi_Trasloco.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n1984. Trasloco da via Pasteur a piazza Santo Stefano. Da sinistra, Umberto Gay, Sergio Ferrentino, Massimo Cirri, Andrea Di Stefano, Agostino Zappia, Ivano Casamonti Lapo Berti. Nello scatolone Biagio Longo. Foto di Paola Bensi.<\/p>\n<p>Intanto le lotte per i diritti sono mutate: riguardano chi ha attraversato il Mediterraneo, le culture Lgbt, le condizioni schiavistiche dei rider. Per la prima volta nella sua storia la radio ha una direttrice donna, Lorenza Ghidini, che ha iniziato a lavorare nel 1998 con Piero Scaramucci. La mostra mette in scena una narrazione che assume una forte valenza generazionale. I visitatori pi\u00f9 anziani si ritrovano e si riconoscono, i giovani si stupiscono della dimensione collettiva \u2013 mentre si avverte il ritmo del tempo che segna gli abitanti della Citt\u00e0. Perch\u00e9, come scrive Georg Simmel in La metropoli e la vita dello spirito, \u201cIl tipo dell\u2019uomo metropolitano, che come tale si muove ogni giorno tra migliaia di cambiamenti individuali, tende insomma a sviluppare un organo protettivo contro lo sradicamento per cercare di tutelarsi da un ambiente esterno in costante stato di flusso e discrepanza interna\u201d.<\/p>\n<p>In copertina, 2000. Piero Scaramucci nelle nuova redazione di via Ollearo con Silvia Giacomini, William Geroli e Massimo Bacchetta. Foto di Matteo Bergamini 2011. Sesto per Mille, in ricordo dei Mille a Sesto San Giovanni. Foto di Marco Becker.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Cortei, gare demenziali, cacce al tesoro di una giornata intera, sit-in musicali, feste danzanti, funerali politici. 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